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di Reno Bromuro Antonietta Bozzella è nata a Paduli il 13.11.1953 e dopo aver conseguito la Maturità Artistica, si è subito inserita nel mondo dell'arte con mostre personali e collettive, riscuotendo successo di pubblico e di critica. È socia ordinaria della prestigiosa associazione «Cento Pittori di Via Margotta». L’incontro dei cento pittori durante le mostre organizzate nella celebre strada, rappresentano anche il punto d'incontro di un vasto pubblico internazionale. Le sue opere «messaggio di speranza nell'arte», in una libera espressione pittorica, hanno ricevuto riconoscimenti dalla critica internazionale e sono in numerose collezioni private in tutto il mondo.
Però queste funzioni provocano l'esteriorizzazione delle emozioni che l'avevano assalita, cosciente che le emozioni costituiscono gli elementi psichici reali da cui la personalità cosciente e morale esplode nelle figure cromatiche delle sue tele, perché sono nate conforme alle leggi naturali della fantasia. Cosi, mentre nella vita sociale assume un atteggiamento di controllo e di dominio, facendo astrazione delle intenzioni personali, nella costruzione dell'opera d'arte assume una condotta di ordine tecnico, come una scarica liberatrice di vari sentimenti.
Nella varietà dell’immaginazione fantastica, il volto di donna diventa nell'artista il punto di congiunzione per l'annullamento sessuale della creatura umana che stilla liquide perle in attesa dell'evento; cioè del giorno in cui questo si avvererà. In attesa che uomo e donna non saranno più distinti in sesso forte e debole.
Altrove, come ad esempio nelle «Due Teste» riesce ad essere mirabile e incisiva: due teste a mano a mano che si fondono spargono sulla terra un colore blu venato di rosso e la terra lo accoglie come linfa vitale per le radici dell'umanità. Oppure nel dipinto che ha intitolato «Chernobil» in cui il cielo e la terra si rimbalzano la nube radioattiva fino a stringerla in una morsa inesorabile, distruggendola. Ed è proprio in questa conflittualità che la Bozzella raggiunge l'equilibrio tra creatività fantastica predominante e razionalità, al punto da far vedere saltare dal quadro l'immagine che prende vita; ed è quindi il trapasso lirico. Ancora volti e volti e volti di donna, fusi e accavallati a formare montagne erette, quasi a fermare definitivamente l'avanzare della dissoluzione spirituale dell'amore e della morte per lasciare il passo alla beatitudine dell'amore, fino a richiamare l'attenzione di chi guarda, in modo che, finalmente, anche lui possa provare gli stessi sentimenti dell'artista e confondersi con lei, per capire queste figure dolenti costrette a lottare e vincere, con la forza dell’anima, gli ostacoli frapposti dalla società indifferente. Infatti, l’avanzare della scienza, le sue scoperte, devono essere rivolte al bello esistente e non a distruggerlo.
Solo dopo, incoraggiata dalla propria osservazione a riconoscere l'irrazionalità umana e dai propri impulsi, trae i vantaggi di cui abbiamo parlato, e riesce ad essere virile e pittorica raggiungendo la capacità di gustare l'unicità assoluta di ogni momento creativo: un atto di vero valore personale. Pittoricamente, quindi, è essenzialmente lirica, riuscendo a sfuggire dal simbolo per dare figure espressive, pur manifestando il suo pensiero in simboli. Sublime quando riesce a cogliere, accostandosi al reale, delicati passaggi di tono e di impostare i suoi quadri in modo originale e preciso. Specialmente nelle «Due Teste» e in «Chernobyl» possiede totalmente i termini essenziali della pittura moderna: le due teste sono ricavate nello spazio, come se intorno vi circolasse l’aria, quasi plasticamente da un fondo, che fa tutt'uno con esse, dove riescono a vivere.
In tutto è chiaro l'immanenza del fatto trascendente sul fatto presente, giustificati dall'austero sentimento pittorico, che, a volte, potrebbe indicare una rinascita di tendenze o idee del passato; un ritorno ai valori del mondo classico. Nella pittura, nella scultura e nell'architettura, Antonietta Bozzella caratterizza una preferenza per linea e simmetria, e il frequente ricorso a fonti classiche. La simmetria di qualche tela migliore fa pensare al neoespressionismo, ma è solo apparenza anche se qua e là riemergere qualche cenno caratteristico dell'espressionismo. Nel periodo in cui andava di moda l’arte concettuale, la Bozzella avrebbe potuto scegliere quella strada, ma… forse l’aver appreso l’arte del dipingere da un maestro come Palladino, e per esserne allieva degna ha seguito il suo istinto, che come abbiamo visto, anche se è passato anche per l’arte concettuale, dopo aver provato l’espressionismo e il neo espressionismo è approdata ad una libera espressione, riuscendo a mettere sulla tela i suoi concetti personalissimi i quali comunicano attraverso mezzi espressivi suoi, improntati ad un recupero della tradizione pittorica in chiave di citazione alle volte dolente altre aggressiva o affettiva, sempre marcatamente soggettiva, la poetica di questa pittrice si è poi evoluta nel tempo secondo modalità assai diverse tra loro anche a causa delle diverse esperienze di vita. A volte fortemente visionaria, mai alla ricerca di un segno e di un'invariante primordiale come in Palladino. Antonietta Bozzella pur giovanissima ha in ogni modo rappresentato un punto di svolta ed una riconquista del mercato internazionale per l'arte italiana degli anni novanta nonostante lo scarso successo commerciale nel nostro paese. |
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