|
Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare
il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese,
e a scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai fariglioni
che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di Sant'Alfio,
e il giorno era apparso nero peggio dell'anima di Giuda. Insomma
una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che
vi lascia andare un colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata
fra i fichi d'india. Le barche del villaggio erano tirate sulla
spiaggia, e bene ammarrate alle grosse pietre sotto il lavatoio;
perciò i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando
si vedeva passare in lontananza qualche vela sbrindellata, in mezzo
al vento e alla nebbia, che pareva ci avesse il diavolo in poppa;
le donne invece si facevano la crose, quasi vedessero cogli occhi
la povera gente che vi era dentro.
Maruzza la Longa non diceva nulla, com'era giusto, ma non poteva
star ferma un momento, e andava sempre di qua e di là, per la casa
e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per far l'uovo.
Gli uomini erano all'osteria, o nella bottega di Pizzuto, o sotto
la tettoia del beccaio, a veder piovere, col naso in aria. Sulla
riva c'era soltanto padron 'Ntoni, per quel carico di lupini che
ci aveva in mare colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per
giunta, e il figlio della Locca, il quale non aveva nulla da perdere
lui, e in mare non ci aveva altro che suo fratello Menico, nella
barca dei lupini.

Analisi testuale
Titolo:
Il titolo lascia supporre che l'intero romanzo
tratti di un certo gruppo di persone, e in particolare di un gruppo famigliare
ben definito (dal nome). Si può dunque pensare che la vicenda raccontata
sia la vicenda, più o meno dettagliata, di questa famiglia.
Stile narrativo:
Il narratore parla in terza persona e dà
l'impressione di essere esterno alla vicenda. Tuttavia, l'uso di particolari
formule definisce questo narratore in maniera assai precisa, perché
mentre descrive la situazione egli dà anche dei giudizi personali
ed esprime la propria cultura. È il caso di espressioni quali «com'era
giusto» o «di quel settembre traditore che vi lascia andare
un colpo di mare tra capo e collo, come una schioppettata tra i fichi
d'india», che riportano direttamente il lettore all'esperienza e
alla cultura del luogo in cui è ambientata la vicenda.
Il narratore dà così per scontato che il lettore conosca
già l'ambiente della vicenda, le espressioni linguistiche del popolo,
e addirittura anche i personaggi, che non introduce in alcun modo e di
cui parla con i soprannomi con i quali sono conosciuti nel paese. In tal
modo, il lettore è chiamato a diventare parte della vicenda, come
fosse un abitante del luogo.
Campi
semantici:
- I rumori, i suoni: nel primo paragrafo
domina il rumore del vento che s'era messo a fare il diavolo; il mare
che muggisce; la schioppettata del settembre traditore; i monelli che
vociano e fischiano. Il secondo paragrafo, invece, crea un contrasto
col primo con la figura di Maruzza che non diceva nulla: un silenzio,
questo, che mostra il dolore e la preoccupazione del personaggio, ma
anche l'impotenza dell'essere umano di fronte alle forze della natura.
- Il movimento: tutto si muove in questi
due paragrafi, dal vento che s'era messo a fare il diavolo e a scuotere
le imposte, al mare agitato, all'immagine delle barche in mare con il
diavolo in poppa, alla Longa che andava di qua e di là, per la
casa e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per far l'uovo.
Similitudini
e modi di dire:
Come s'è detto sopra, il narratore utilizza numerose
espressioni e molti modi di dire che denunciano la sua cultura. Eccone
un elenco:
- il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero
tutti i gatti del paese
- pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di S. Alfio
- peggio dell'anima di Giuda
- settembre traditore che vi lascia andare un colpo tra capo e collo,
come una schioppettata tra i fichi d'india
- pareva ci avesse il diavolo in poppa
- pareva una gallina quando sta per far l'uovo
La cultura del narratore è popolare: lo dimostrano i riferimenti
agli animali d'allevamento (i buoi, le galline), al diavolo come spauracchio
collettivo, al paese con i suoi luoghi e momenti di ritrovo (l'osteria,
la caccia, ecc).
Osservazioni conclusive:
- Assieme a Luigi Capuana, Giovanni Verga è il
padre del Verismo,
il movimento italiano che traduce nel contesto e nella cultura della
penisola il Naturalismo francese,
di cui fu promotore Emile Zola. Seguendo questa poetica, il romanzo
è «lo studio sincero e spassionato» (citazione
tratta dalla prima frase della prefazione all'edizione originale del
romanzo) della ricerca del benessere da parte di una famiglia,
i Malavoglia appunto (la citazione è tratta dalla prefazione
al romanzo), le cui vicende vengono seguite da parte di un narratore
il più possibile obiettivo (parla in terza persona), ma anche
il più vicino possibile alla cultura e alla mentalità
dei personaggi (è "calato" nella cultura dei personaggi).
Questo studio si svolge nel più puro spirito positivista,
tipico della fine dell'Ottocento, secondo cui ogni fenomeno
(anche sociale) è analizzabile, riconducibile a leggi precise,
e quindi riproducibile sperimentalmente. Da questo punto di vista il
romanzo diventa come un vero e proprio laboratorio d'analisi, in cui
far muovere i personaggi-burattini a seconda dello studio umano e sociale
che vuol fare lo scrittore.
- Il rapporto tra autore e narratore è quindi
particolare: da un lato abbiamo un autore, il Verga, colto e di provenienza
agiata; dall'altro un narratore che, per cultura ed esperienze, condivide
la mentalità dei protagonisti popolani, i Malavoglia. Si capisce
che la ricerca formale (linguistica e narratologica) sia molto importante
in questo romanzo, e che sia frutto di uno studio attento, di un tentativo
di ricostruzione intellettuale. È questo il significato
di tutte le similitudini e i modi di dire di cui è pieno il testo,
tanto più che il verismo si distingue dalle altre correnti europee
proprio per l'interesse verso la vita multiforme delle popolazioni contadine
nelle diverse realtà regionali.
- D'altra parte, i campi semantici del rumore e
del movimento presenti nel passo analizzato mostrano bene quanto importante
sia stata, per il Verga, anche la ricerca stilistica
che potesse caricare il testo di forti emozioni. Assieme a Maruzza La
Longa, personaggio quasi sconosciuto ma nel quale già ci si immedesima,
il lettore prova l'angoscia del disastro temuto. Il movimento di tutta
la scena rende molto bene il senso di catastrofe naturale e umana veicolato
dal testo, così come il silenzio della Longa, accanto al frastuono
del vento e del mare, mostra l'impotenza dell'uomo davanti alle forze
del destino.

|
 |