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Perché chiamare insula di emozioni uno spazio dedicato a cinema e letteratura? Insula era «isola» per i latini, ma per i neurologi oggi è anche una parte della corteccia cerebrale tra il lobo temporale e quello frontale che gioca un ruolo importante in diverse funzioni legate alla sfera emotiva. E allora? Allora nell’estate del 2008 fu data notizia che tre scienziati di Groningen in Olanda avevano scoperto che per il cervello leggere un libro equivale a vedere un film, poiché entrambe le attività stimolano la stessa area cerebrale, appunto la parte anteriore dell’insula: quindi libri e film “possono entrambi farci sentire come se noi sentissimo fisicamente tutte le sensazioni che sta provando il protagonista della storia”. Che sia narrativa cinematografica o letteraria è soprattutto la storia con i suoi personaggi a far scattare l’dentificazione nel lettore/spettatore e a regalargli il piacere della lettura/visione. Nel 1817 Coleridge parlava di «sospensione momentanea dell’incredulità» come fattore determinante per godere di un’opera di fantasia: più o meno siamo lì.
Il cinema nasce con una storia: L'arroseur arrosé (L’innaffiatore innaffiato) dei fratelli Lumière, un cortometraggio di meno di un minuto, presentato il 28 dicembre del 1895 in occasione della prima proiezione per un pubblico pagante al Grand Café sul Boulevard des Capucines a Parigi; nell’ambiente del cinema si dice che le tre cose indispensabili per fare un buon siano : una buona storia, una buona storia, una buona storia. Naturalmente va da sé che raccontare una storia, anche la stessa, in un film e in un romanzo sono operazioni diverse: l’intreccio degli elementi narrativi risponde a criteri, linguaggi e «grammatiche» differenti; i diversi codici del linguaggio cinematografico modificano la natura di un racconto verbale in un testo multimediale di immagini e suoni e parole. Ma è anche vero, come diceva McLuhan, che «l’uomo tipografico ha subito accettato il cinema proprio perché offre, come il libro, un mondo interiore di fantasie e di sogni. Lo spettatore cinematografico è psicologicamente solo come il silenzioso lettore di libri». Calvino definisce cinema mentale il processo immaginativo cheavviene durante la lettura di un libro, quando ci creiamo l’immagine visiva della storia partendo dalle parole del testo che stiamo leggendo; similmente Umberto Eco sostiene che il processo di comprensione di un qualunque enunciato narrativo si attua mediante visualizzazioni, scenari degli eventi narrati, vere e proprie sceneggiature iconiche con le quali cooperiamo alla riuscita del testo colmandone le lacune di senso. In ogni caso cinema e letteratura assolvono alla medesima funzione conoscitiva articolata in due direzioni, come scrive Calvino: «Una è quella di darci una forte immagine del mondo esterno a noi che per qualche ragione oggettiva o soggettiva non riusciamo a percepire direttamente; l’altra è quella di forzarci a vedere noi stessi e il nostro esistere quotidiano in un modo che cambi qualcosa nei nostri rapporti con noi stessi». In questa area peninsulare di Letteratour si vuole quindi raccontare e commentare storie, in particolare storie che dalla pagina di un libro siano arrivate al lettore anche attraverso lo schermo cinematografico: storie che, come semi geneticamente modificati, abbiano fatto germogliare coppie di opere di fiction affini nella diversità. Un libro e un film, due strutture narrative differenti, due cibi diversi ma funzionali alla stessa dieta, come pensavano le capre di Hitchcock, secondo la storiella attribuita al maestro del thriller e di cui sono debitore a Stefano Sanjust: «Due capre in un prato mangiano in silenzio una pellicola cinematografica. Ad un certo punto una dice all’altra: – Beh, ti piace? E quella risponde: – Mah, non so. Preferivo il libro». A occhi ben chiusi La Fidanzata di Papà Le Mépris - Il Disprezzo Il cinema è un'invenzione senza futuro |
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