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IV. Punti di vista e focalizzazione Negli articoli precedenti abbiamo più volte sottolineato il fatto che gli spot televisivi, mettendoci apparentemente in grado di vedere la realtà, e quindi di viverla direttamente, ci portano ad attribuire alle immagini la forza propria della concretezza e della verità: nel rappresentare un evento costruito che si mostra invece come del tutto rispondente alla realtà, si consolida il colpo di forza che squalifica il carattere concreto dell'evento, a tutto vantaggio della sua sola comunicazione. Questo meccanismo è alla base di ogni pubblicità e ce ne rendiamo forse conto ogni qual volta riflettiamo su come gli spot non dicano poi molto sui prodotti che intendono reclamizzare, il vero obiettivo è comunicare la presenza e dunque l'esistenza stessa del marchio, della casa produttrice. Le considerazioni avanzate in quest'ottica, ci hanno fatto inevitabilmente riflettere su aspetti che sono propri del mezzo televisivo. Diversi autori sono arrivati a dire che la stessa percezione sensibile della natura e del mondo (quello esterno e quello interno al soggetto umano) è demandata a tale mezzo, il quale in effetti non è più mezzo ma una fonte, la fonte totemica sia dell'ordine sociale sia del nostro immaginario. A questo punto è possibile muovere altre riflessioni,
la prima delle quali è proprio quella relativa alla problematica
del punto di vista. Parallelamente, per punto di vista si può intendere anche quello del recettore che, infatti, vede tale porzione di realtà dalla medesima prospettiva. E' evidente che questi due punti di vista concreti, quello dell'emittente e quello del recettore coincidono, e d'altro canto il punto di vista non si limita a questa doppia collocazione concreta, è anche qualcosa di più astratto, "dentro" l'immagine, e in quanto tale attribuibile a un autore e a uno spettatore impliciti. Questo perché il punto di vista è
la marca della nascita di un'immagine: segnala il passaggio da
un mondo semplicemente filmabile a un mondo così come è
stato filmato, da un insieme di possibilità a una scelta precisa.
In altre parole l'immagine "si fa" quando c'è un punto
di vista che la determina. Riassumendo e semplificando, esso indica una posizione rispetto al mondo e la porzione di mondo che da quella posizione si coglie. Queste porzioni di mondo possono essere colte con i sensi, con la razionalità o con quell'aspetto della sfera cognitiva a cui appartengono i sentimenti, le credenze, i valori di ognuno. Ecco, allora, che si può distinguere tra punti di vista percettivi, definiti da ciò che emittente e recettore vedono; punti di vista cognitivi, relativi a ciò che emittente e recettore sanno; e punti di vista valoriali o epistemici, che rivelano le convinzioni e le credenze di emittente e recettore. Infatti mediante un punto di vista si identifica una porzione
di realtà e non un'altra, si accede ad alcune informazioni e non
ad altre, ci si mette in una prospettiva e non in un'altra. Questa selezione,
tuttavia, è proprio ciò che permette anche di mettere in
rilievo quanto si è scelto: quando ci si concentra su qualcosa
e si esclude tutto il resto, automaticamente si mette anche in evidenza
questo qualcosa, gli si dà uno statuto particolare, lo si privilegia. Il fatto è che un testo narrativo - e si è affermato che le pubblicità lo sono - presuppone diverse "presenze", se così si può dire: vi è l'istanza narrante, vi sono i personaggi che si muovono al suo interno, vi è il destinatario cui esso è rivolto. Di ognuno si può cercare di evidenziare il particolare punto di vista, quindi, come si diceva, di ognuno si può sottolineare una prospettiva in base alla quale egli vede, sa e crede qualcosa che magari, anzi, spesso non coincide con quanto vedono, sanno e credono le altre "figure" presupposte dal racconto. Così, sempre secondo Genette, quando si è di fronte ad una narrazione, ci si può legittimamente porre due domande a cui cercare di rispondere attraverso lo studio del punto di vista. La prima è la seguente: "Qual è il personaggio il cui punto di vista orienta la prospettiva narrativa?" La seconda è la seguente: "Chi è il narratore?". Anche senza cercare di specificare meglio tali domande
da un punto di vista teorico, si capisce del tutto intuitivamente quanto
siano importanti all'interno del mondo pubblicitario. |
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