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Hernani è la famosa pièce
teatrale di Victor Hugo che ha suscitato scandalo nella Parigi perbenista
dell'800, rivoluzionando i rigidissimi canoni del teatro classico
francese. È simpatico vedere come i più giovani artisti
dell'epoca, che noi conosciamo soltanto come autori trovati nei
libri e nelle antologie, si siano alleati per portare avanti la
"rivoluzione estetica" del Romanticismo...
Questa testimonianza ci è raccontata
grazie alla moglie di Hugo, Adèle, che ha collezionato tutta la
serie di articoli scritti sul giornale parigino Le constitutionnel
a proposito di Hernani.
«Per attuare perfettamente
la loro strategia e assicurarsi del piano di battaglia, i giovani
chiesero di entrare in sala prima del pubblico. Questo fu loro concesso
a condizione che entrassero prima che si facesse la coda. Fu loro
dato come tempo fino alle tre. Sarebbe stato meglio se li si fosse
lasciati entrare, come per i claqueurs, dalla porticina del vicolo
oscuro, ora soppressa. Ma il teatro, che apparentemente non desiderava
nasconderli, assegnò loro la porta in via Beaujolais, che
era la porta reale; per paura di arrivare troppo tardi, gli eserciti
di giovani arrivarono troppo presto, la porta era chiusa, e a partire
dall'una gli innumerevoli passanti della via Richelieu videro accumularsi
una banda indomita e bizzarra di esseri barbuti, di capelloni vestiti
in tutte le maniere eccetto che secondo la moda, in vareuse, col
mantello alla spagnola, col gilet alla Robespierre, con la toga
alla Enrico III, con tutti i secoli e tutti i paesi sulle spalle
e sulla testa, in pieno Parigi, in pieno giorno. I borghesi si fermavano,
stupefatti e indignati. Il signor Théophile Gautier soprattutto
offendeva la vista con un panciotto di raso scarlatto e con una
capigliatura che gli arrivava alla vita. La porta non si apriva;
le tribù intralciavano la circolazione, e ciò li lasciava
indifferenti, ma una cosa rischiò di far loro perdere la
pazienza.
L'arte classica non sopportò
tranquillamente di vedere queste orde di barbari che stavano per
invadere il suo asilo; raccolse tutte le lordure e le spazzature
del teatro e li buttò in una volta sugli assedianti. Il signor
Balzac, per parte sua, ricevette un tronco di cavolo. La prima reazione
fu di collera; era forse quello che aveva sperato l'arte classica;
il tumulto avrebbe richiamato la polizia, che avrebbe arrestato
i perturbatori. I giovani sentirono che il minimo pretesto sarebbe
stato buono per loro, e non lo dettero.
La porta si aprì alle tre
e si richiuse. Soli nella sala, si organizzarono. Una volta regolata
l'attribuzione dei posti, non erano che le tre e mezza: che fare
fino alle sette? Si parlò, si cantò, ma la conversazione
e i canti si consumano. Per fortuna, come erano arrivati troppo
presto per avere cenato, allora avevano portato delle salsicce,
del prosciutto, del pane, ecc. Cenarono dunque, e le panchine servirono
da tavoli e i fazzoletti da tovaglioli. Come non c'era altro da
fare, cenarono tanto a lungo che erano sempre a tavola quando il
pubblico entrò. Vedendo questo ristorante, i possessori delle
logge si chiesero se stessero sognando. Intanto il loro olfatto
era offeso dall'odore di aglio delle salsicce. Questo non era niente
ancora; ma, su tanti, uomini, ce n'erano necessariamente che avevano
sentito altri bisogni oltre a quelli dello stomaco; avevano cercato
in quale luogo della casa di Molière si poteva "espellere
il superfluo della bevanda"; le operaie, non essendo ancora
arrivate, non avevano potuto aprire le porte dei bagni; avevano
provato ad andare sul teatro, la porta di comunicazione era chiusa,
il tendone abbassato, e c'era un divieto assoluto di passare. Rinchiusi
per delle ore, molti non avevano resistito ed erano andati in cima,
nel luogo più oscuro. Ma questo luogo oscuro si era improvvisamente
illuminato all'arrivo del pubblico; è stato visto, per quanto
ne ha scritto Mérimée, che per quel giorno le donne
le più eleganti salirono fino ai cappelli dei vescovi; si
può giudicare dello scandalo che dovette fare quell'umidità
sulla quale passarono abiti di seta e scarpette di raso. Quando
il signor Victor Hugo arrivò nel teatro, trovò gli
impiegati che sorridevano e il commissario reale sconvolto.
-Che cosa è successo? Chiese.
- E' successo che il suo dramma è morto e che sono stati
i vostri amici ad averlo ucciso.
Il signor Victor Hugo, venuto a sapere dell'incidente, disse che
non era colpa dei suoi amici, ma di coloro che li avevano rinchiusi
per quattro ore. Perlomeno, la signorina Mars non ne sapeva niente;
il barone Taylor aveva avuto cura di raccomandarsi che la cosa gli
fosse tenuta nascosta. L'autore andò nella sua loggia.
- Beh, gli disse lei per prima cosa, lei ha degli amici graziosi!
Sa cosa hanno fatto!
La raccomandazione del signor Taylor non aveva impedito che i nemici
di Hernani andassero a raccontargli tutto. Era furiosa.
- Ho recitato davanti a innumerevoli pubblici, disse, ma me la pagherà
per avermi fatto recitare davanti a questo qua.
Il signor Victor Hugo le disse quello che aveva già detto
al commissario reale, e andò nelle quinte. Attori, comparse,
macchinisti, aiuti registi erano passati dalla freddezza all'ostilità.
Solo il signor Joanny venne a lui, e, splendido nel suo costume
da don Ruy Gomez, gli disse:
- Abbia fiducia! Per parte mia, non mi sono mai sentito meglio.
Il signor Victor Hugo guardò attraverso il buco del tendone.
Da cima a fondo, la sala non era che seta, gioielli, fiori, spalle
nude. In mezzo a questo splendore, due masse scure, in platea e
nella seconda galleria, agitavano abbondanti criniere.»
...Inutile aggiungere che, sorretto
da tutti questi giovani "alternativi", Hernani ebbe un
successo clamoroso!
Nota: può essere interessante,
per chi ha conoscenza degli artisti francesi del primo '800, sapere
alcuni dei nomi di coloro che si offrirono spontaneamente per aiutare
Victor Hugo a sostenere la sua prima rappresentazione di Hernani:
«Tutti gli amici dell'autore
e tutti coloro che desideravano il trionfo dell'arte nuova erano
venuti ad offrirsi. I signori Louis Boulanger, Théophile
Gautier, ancora quasi bambino per l'età ma già uomo
per il suo talento, Gérard de Nerval, Vivier, Ernest de Saxe-Cobourg,
figlio naturale del duca regnante, Achille e Eugène Devéria,
Français, Célestin Nanteuil, Edouard Thierry, Pétrus
Borel e i suoi due fratelli, Achille Roche, che sarebbe diventato
un pittore famoso se non fosse annegato nel Tigre, accorsero per
primi. Richiamarono a sé altri compagni nel campo della letteratura,
della musica, nelle botteghe dei pittori, degli scultori e degli
architetti. Tornarono con delle liste di nomi che avevano racimolato,
e chiesero di condurre ogni tribù al combattimento. Ho ritrovato
una lista delle tribù di Gautier, Gérard, Pétrus
Borel, ecc. Vi leggo i nomi seguenti: Balzac, Berlioz, Cabat, Augustus
Mac-Keat, Préault, Jehan du Seigneur, Joseph Bouchardy, Philadelphe
O'Neddy, Gigoux, Laviron, Amédée Pommier, Lemot, Piccini,
Ferdinand Langlé, Tolbecque, Tilmant, Kreutzer, ecc., mescolati
con appellazioni collettive: la bottega di architettura di Garnaud,
13 posti; la bottega di architettura di Labrouste, 5; la bottega
di architettura di Duban, 12; ecc. Il signor Victor Hugo comprò
numerosi fogli rossi, li tagliò in quadratini sui quali scrisse
la parola spagnola che significa "ferro": hierro. Distribuì
i quadratini ai capi-tribù.»

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