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Benvenuto nel Blog letterario di Francesco Spina
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Appunti
Nel regno di Filosofia regnava un grande re, il re Modo. Al centro di Filosofia sorgeva il suo palazzo magnifico, popolato dalle sue fedelissime ancelle, le Leggi. Le Leggi erano guerriere invincibili, e così nulla accadeva a Filosofia che non fosse voluto dal re Modo. Vivevano a Filosofia due importanti tribù, la tribù del Tempo e la tribù dello Spazio. Un giorno il re Modo ordinò ai capi di queste tribù di spingersi lontano in una foresta intricatissima, alla ricerca di una fata meravigliosa che una leggenda narrava vivesse lì, perennemente nascosta tra le fronde: questa fata si chiamava Energia. I capi delle tribù non credevano alla leggenda, ma il re Modo la voleva alla propria corte a tutti i costi, e così partirono con due legioni nella foresta. Fu una ricerca molto difficile, soprattutto perché i due capi tribù litigavano sempre tra loro e proclamavano la superiorità della propria legione sull’altra. Ma un bel giorno, in un piccolo lago davanti a una caverna, videro Energia che faceva il bagno. I legionari subito si tuffarono per catturarla, ed iniziarono a contenderla. Ma la buona fata Energia disse: “verrò con voi, a patto che le vostre tribù facciano finalmente pace e diventino una sola.” Da quel giorno le due tribù si unirono, e la fata venne portata in trionfo alla corte del re Modo. Intanto la nuova tribù, che si chiamò Spaziotempo, aveva bisogno di un capo, e così venne eletto un valoroso giovane, Cronotopo. Il Re Modo allora volle condurre a corte Cronotopo perché sposasse la sempre giovane Energia. Nel palazzo presto si celebrarono le nozze e qualche anno dopo nacque un figlio semidivino, Universo. Universo crebbe nel palazzo del re Modo istruito nello studio e nell’arte militare dai genitori e dalle Leggi stesse, con cui amava trascorrere le giornate della giovinezza. Il regno di Filosofia viveva in pace, ma sempre più numerose iniziavano a divenire le scorribande di una popolazione barbara, la popolazione degli Umani. Gli Umani vivevano nella folle convinzione di poter ribellarsi alla volontà del Re Modo, e volevano instaurare i propri strampalati costumi nel regno di Filosofia, colonizzandola. Essi, combattendo vanamente le Leggi, veneravano delle divinità immaginarie che chiamavano Spiriti, e ritenevano essi stessi di essere tali. Ritenevano che questi Spiriti dessero loro per ispirazione delle regole di vita diverse da quelle dettate dal Re Modo, e così conducevano delle esistenze insalubri e assurde, spesso comicamente nocive per loro stessi. Si dice anche che durante certi riti sacrificassero delle giovani fanciulle agli Spiriti, uccidendole. Soffrivano moltissimo per queste loro usanze, ma cercavano di non darlo a vedere e nascondevano dentro di loro l’insostenibile peso di essere ribelli al re Modo. Allora l’ormai principe Universo e la fata Energia partirono per riportare gli umani al senno. Vedendo che la guerra era inutile a ridurre gli umani alla ragione, la fata suggerì a Universo di tentare di convincerli con l’astuzia, e fece un grande incantesimo: apparve all’improvviso nelle menti di tutti gli umani ed essi, riconoscendola nelle loro teste, smisero di credere agli Spiriti e crederono finalmente che in loro vi era solo lei, Energia, come in tutte le cose. Istruiti da Universo impararono a combattere il dolore e ad avvicinare le cose piacevoli allontanando quelle spiacevoli, con lungimiranza, in armonia con le Leggi. Gli umani ebbero allora come principe Universo stesso, che li governò con giustizia fino a quando non divenne vecchio e sul punto di morire. Ma Universo era un semidio, e invece di morire iniziò a ringiovanire fino a tornare bambino, pronto per nuove favolose avventure: ogni volta che arrivava la fine dei suoi giorni rinasceva fanciullo, e così fu per l’eternità.
Quando cerchiamo di mettere in pratica la volontà, ci scontriamo con i nostri limiti. Qual è il segreto per trovare la “forza di volontà”? Volere una cosa in realtà non implica alcuno sforzo, anzi la volontà è estranea allo stesso concetto comune di forza, se non per la sua funzione motrice. Sono il corpo e la psiche a dover costituirsi in modo da realizzare in pratica quello che si vuole in teoria. Ciò richiede concentrazione, disciplina ed esercizio: bisogna imparare a sopportare la sofferenza. Bisogna focalizzare gli obbiettivi, e amarli. L’amore è la più grande forza di cui disponiamo. Se dobbiamo fare una cosa, concentriamoci sulla nostra rappresentazione di essa, e diamole valore. Tutto in fondo ha valore. Dare valore è un presupposto cruciale alla nascita dell’amore. Allo stesso modo se vogliamo allontanarci da qualcosa nulla è più potente dell’odio. L’odio e l’amore sono secondo Empedocle le due forze cosmiche che comportano l’allontanarsi e l’avvicinarsi degli elementi. Con tutto ciò non bisogna perdere di vista che solo con la pratica si impara la pratica. Riuscire ad avere il controllo su sé stessi è tuttavia lo sbocco finale della via della saggezza, come dimostrano i grandi maestri orientali. Nessuna virtù può concretizzarsi senza la “forza di volontà”. Nei Tarocchi di Marsiglia la Forza non è rappresentata da un uomo muscoloso, ma da una donna. Questa donna riesce però ad aprire le fauci di un leone, indicando la vittoria dello spirito sul corpo. Ma la forza è anche del leone, che con umiltà permette la naturalezza dell’azione alla donna. Ciò è un allegoria di come il corpo si deve conformare alla volontà, affinché l’azione abbia buon fine. Ma quale deve essere l’obbiettivo dell’azione? Fare la volontà di Dio, ovvero portare alla luce la natura che Dio ci ha conferito. Se è vero che l’uomo deve portare alla luce la propria natura, egli deve paradossalmente sospendere la volontà. Se si esercita a non volere smetterà di autodeterminarsi come qualcosa di diverso da quello che è, quindi la sua intera personalità emergerebbe naturalmente. La via per compiere la volontà divina passa dunque attraverso la “cessazione della volontà”, che allo stesso tempo è un livello superiore di libertà, poiché ne è l’essenza. Se proviamo a cessare la volontà, la nostra esistenza si esprimerà per ciò che è veramente. Ci scopriremo ancora a volere, ma in modo spontaneo. Dobbiamo essere vuoti per poter riempirci di Dio, e solo allora saremo forti. Quello che si intende nel significato più profondo quando si parla di “morte della volontà” è in definitiva la caduta dei confini che essa impone a sé stessa. Se la volontà intenzionale è debole, la cessazione della volontà fa sempre centro. Questa è la ragione dell’importanza di essere “vuoti” nelle arti marziali e in quell’arte senz’arte che è lo zen. Non si può negare tuttavia che a volte ci troviamo a dover superare la nostra natura per il nostro bene: in questo caso il segreto è la fermezza. La fermezza elimina l'esitazione e si trova anch'essa espressa dalla carta dei Tarocchi che abbiamo esaminato. Esercitiamoci a volere una stessa cosa per un periodo prolungato senza deviare: questo è il modo di liberare il nostro essere dalle imperfezioni e di conseguenza migliorare le nostre azioni.
In questo "trattato" l’autore affronta i principali quesiti su cui da millenni l’uomo si interroga, proponendo risposte e soluzioni in una rielaborazione originale. Accompagnato dal piacere di una lettura rigorosa e lineare, che spazia dalla gnoseologia all’etica, dalla metafisica alla filosofia della mente, senza tralasciare la filosofia dell’arte e della storia, ciascuno potrà trovare materia su cui percorrere un proprio cammino verso la verità, per migliorare il proprio comportamento, sentirsi più felice e soddisfare il proprio desiderio di conoscenza.
 
Francesco Spina nasce a Vicenza il 23 agosto 1984. Dimostra fin dall’infanzia propensione per la filosofia, che approfondisce durante gli studi superiori presso il Liceo scientifico Paolo Lioy e trova il tempo di coltivare anche mentre studia ingegneria all’università di Padova. Attualmente lavora in banca e nel tempo libero si dedica alla lettura e alla scrittura.
«Questo scritto propone un modello di verità, sperando possa essere utile. La trattazione, per la vastità degli argomenti, ha carattere generale e riassuntivo.
Premessa Gnoseologica
All’inizio di ogni riflessione filosofica ci si scontra con lo stato di "dubbio cosmico" e non sembra possibile esprimere alcuna verità in merito alla realtà: ogni argomentazione si basa infatti su ipotesi ed ogni ipotesi può essere messa in dubbio. Più precisamente nulla impedisce che si possa raggiungere una verità assoluta, ma non è possibile accertare con sicurezza se la si è raggiunta o no: le esperienze possono sempre essere ingannevoli e le nostre riflessioni essere fallaci. Perciò secondo il principio della prudenza l’insieme dei nostri giudizi sulla realtà va considerato un insieme di "pareri". Si tenga bene in conto che i pareri razionali sono influenzati dai pareri emotivi, e la loro sintesi è quello che viene definito "elaborazione", ovvero la filosofia stessa: essa è unione di razionalità ed irrazionalità, prodotto di entrambe gli emisferi cerebrali. Ciò che distingue il filosofo dalla persona comune è il suo affidarsi preferibilmente alle elaborazioni, quindi tutti filosofiamo nella misura in cui elaboriamo la realtà. I pareri razionali fanno propri gli assiomi fondamentali della logica: essi vanno considerati ottimi strumenti in virtù della loro continua verifica sperimentale e provata efficacia predittiva.
Ciò premesso, si preferisce alla logica classica la sua estensione del 1965 che prende il nome di "fuzzy logic" o "logica sfumata", il cui studio è affidato al lettore (in pratica si nega il postulato che una cosa debba essere o vera o falsa e si introducono in aggiunta sfumature di verità). Adottare questa logica, permettendo quindi una via di uscita dalla condizione del "tertium non datur", oltre che più completo scientificamente è anche utile al pensiero positivo.
Caratteristica propria del procedere razionale è anche l’esercizio del metodo scientifico: esso è estremamente naturale e consiste, secondo Galileo, in sensate esperienze e necessarie dimostrazioni. Entrando più nel dettaglio dall’esame dei fenomeni si astrae un modello ipotetico e lo si verifica con l’esperimento. Tre sono dunque le sue fasi: esperienza, elaborazione e verifica. Alcuni concetti derivano dall’esperienza e altri sono innati, in modo relativo alla struttura sensoriale e cerebrale umana (quest’ultima è plastica e si modifica nel corso della vita).
La nascita delle ipotesi non è un procedimento solo razionale, ma coinvolge anche l’emotività dello scienziato, il suo genio e la sua creatività: questa è una conferma di come anche la scienza necessiti di un apporto non razionale. Le teorie di Einstein non sono il prodotto esclusivamente della ragione di Einstein, ma della sua elaborazione, la quale coinvolge tutta la sua personalità. Non vi è alcuna differenza di principio tra scienza e filosofia, le quali si distinguono solo per mezzi e argomenti di studio. I pareri emotivi si basano sulla natura psichica umana: ad esempio i valori (vita, famiglia, amore, amicizia, ecc.) esistono anche perché risiedono all’interno dell’uomo stesso. Ognuno di noi sente cosa può renderlo felice e perciò attribuisce dei valori, soppesandoli con il proprio cuore. Il sentimento religioso, ad esempio, supera il razionalismo per arrivare alla credenza nell’una o nell’altra fede e ad assumere come ipotesi dei dogmi. Per descrivere i sentimenti non si può usare la ragione: possiamo forse descrivere ad un cieco il colore azzurro? Solo l’esperienza ce li fa provare (quello che possiamo analizzare sono semmai i comportamenti che da essi derivano ed i loro effetti fisiologici) e sono la poesia, la metafora ed il mito i migliori strumenti per tratteggiarli.
Tra le assunzioni pragmatiche di base della filosofia qui esposta vi è anche l’esistenza nostra e della realtà, interna ed esterna, di cui i nostri pareri forniscono un modello il più realistico possibile (inferendo dall’esame dei fenomeni, cioè dal mondo delle apparenze) e da esso estrapolano deduzioni razionali (così come dal movimento delle ombre è possibile interpretare il movimento degli oggetti proiettati). Il terzo termine che si aggiunge al soggetto e al mondo nella filosofia cartesiana, ovvero Dio, viene qui individuato tramite la prova fisico-teologica: se esiste un orologio deve esistere un orologiaio, ovvero se il mondo è congegnato in modo così mirabile qualcuno lo deve avere architettato. Facendo eco a Rousseau, il cieco caso non può aver prodotto un essere umano che pensa.
Per concludere, in linea con il criterio di falsificabilità, il lettore è invitato a smentire la filosofia qui esposta, provandola su se stesso e criticandola, sperando possa far nascere dei miglioramenti.»
Francesco Spina nasce a Vicenza il 23 agosto 1984. Dimostra fin dall’infanzia propensione per la filosofia, che approfondisce durante gli studi superiori presso il Liceo scientifico Paolo Lioy e trova il tempo di coltivare anche mentre studia ingegneria all’università di Padova. Attualmente lavora in banca e nel tempo libero si dedica alla lettura e alla scrittura.
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Trattato filosofico (1)

Trattato filosofico Autore: Francesco Spina Ed. Letteratour.it, Giugno 2010 28 pp. 10x15 cm spillato in costola € 6,50
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04/02/2012 @ 18.39.05
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