Immagine
 Blog & Turismo letterario... di Admin
 
"
...ogni viaggio tracciato in anticipo ne cela un altro nascosto entro i suoi confini.

Jeannette Winterson
"
 
\\ Home Page : Articolo
Canada, un paese da scoprire
Di Admin (del 23/01/2009 @ 09:32:14, in Concorso, linkato 1527 volte)

Viaggio nell’estate 2008 di Rosella, Paolo, Rebecca (Becky)

Impressioni di viaggio

Il Canada è un paese immenso, vasto, incontaminato.

I suoi grandi spazi non riescono ad essere descritti con semplici parole, sembrano voler scappare via dalla penna, dispiegarsi davanti ai miei occhi, ansiosi di volersi raccontare da soli. Fuggono persino dalle foto: non ci stanno.

Come fare per darvi almeno un'idea di questo paese che resta, nel XXI secolo, un nuovo mondo ancora tutto da scoprire?

Proverò con qualche immagine, qualche bozzetto, che tenterò di trascrivere per voi, sperando che il ricordo dia forza e veemenza alle mie parole, perché il racconto, da solo, non basterebbe. Servirebbero decine e decine di lunghi papiri; ma il Canada non è fatto per i papiri: paese giovane, fresco, frizzante, saprà presentarsi al meglio anche con pochi flash. Immagini in scrittura.

Toronto, giovinetta "Lake & Towers"

La prima cosa che colpisce, lungo la strada che dall'Aeroporto vi porta alla zona "in" della città di Toronto, é la sua vastità. Case, strade, centri commerciali. Un dedalo di autostrade a sei corsie: e d'un tratto siete in mezzo ai più lussuosi grattacieli, le Towers, come qui sono chiamate. Altissime, imponenti, si stagliano dritte verso il cielo riflettendosi l'una nell'altra, rimandandosi il blu, il colore del lago.

Il Lago Ontario

Il lago Ontario non sembra un granché, visto sulla carta accanto ai cosiddetti Grandi Laghi; bisogna arrivare sulla costa: e la prospettiva cambia. Il Lago Ontario sembra più vasto del Mar Mediterraneo, più profondo e più blu. La sponda opposta non si scorge nemmeno nei giorni di sole; mi dicono che nei periodi di tempesta, le onde costiere possono superare i due metri. Ci credo.

Solo salendo sulla CN TOWER, il monumento più famoso della città si può scorgere il lago per intero: ha la forma di un'ellisse quasi perfetta, è un lago senza ramificazioni, promontori, o baie che ne disturbino la quiete. Vivere qui, in una Tower vicino all’Ontario, può essere magnifico. La costa meridionale fa parte di un altro grande paese: gli U.S.A.

Una città giovane

Toronto è una città in espansione: giovane, moderna, e pulita, si è sviluppata a partire dagli anni 1960-1970, surclassando Montreal, da quando gli indipendentisti del Quebec minacciarono una vera e propria secessione. Ora è difficile tornare indietro: la vicinanza con gli U.S.A. , la posizione centrale rispetto al paese, la lingua anglofona, hanno senz’altro contribuito a dare impulso a qualcosa che era già nell’aria. Questo suo sviluppo non sembra volersi fermare.

Turisticamente, Toronto è una piacevole scoperta. La megalopoli industriale e commerciale, è PULITA, abbellita da fiori. Almeno nella Downtown, non ci sono barboni e non ci sono miserie. Tanti hotel, ristoranti, e Towers.

Qui non si rischia di essere ammazzati o derubati per strada: la città è ricca, e si nota. Evitiamo volutamente quartieri come Chinatown o Little Italy: avremo modo di vederli altrove. Ammiriamo la folla multietnica, la modernità imperante.

Towers e Antiques

Un segno degli enormi spazi liberi di cui dispone il Canada, è dato dagli edifici più "antichi" e "nobili" di Toronto. La stazione urbana ha circa cent’anni, e serve per treni e metrò, abbinata agli autobus cittadini. Il fatto curioso è che anche questi ancient buidings d’inizio ‘900 sono GIA’ giganteschi. Neo-classici, o neo-gotici, poco importa: furono costruiti già allora pensando che qui c’era spazio, la città era un punto nevralgico di scambi e d’industrie, e quindi si doveva pensare in grande. Questi edifici sono trattati con il massimo rispetto. Molto orgogliosi della propria storia, i Canadesi non si sognano certo di abbatterli. Le guide li segnalano come attrazioni turistiche. Per me sono più che altro copie, ma permettono di avere, tra vari gruppi di towers, un po’ di spazio: il che rende le visioni dai piani alti davvero impagabili.

Anche le case private più vecchiotte, a meno che non siano realmente baracche fatiscenti, non vengono abbattute: qui si costruisce a fianco, (come per la City Hall, il municipio), oppure dietro, o anche dentro. La vecchia facciata diventa un tutt'uno con la nuova, che la prosegue, incastrandola in un magico gioco di specchi e di piani inclinati .

I grattacieli più belli, e più moderni, sono senz’altro quelli più vicini al lago Ontario.

Per gli appassionati d’ingegneria e d’architettura moderna, qui c'è davvero tanto da ammirare: un insieme quasi magico di costruzioni avveniristiche ed inconsuete. Piacciono persino a me, appassionata d’antiche mura. Sono attraenti, hanno fascino. Il fascino del futuro, come un film di fantascienza.

Certo, è un po’ impressionante: può apparire fin troppo grande, troppo dispersa, troppo esagerata: poche aree verdi, pochi punti di ristoro, e nessuna ”città vecchia”.

Non c'è mai stata. Siamo nel NUOVO mondo.

L'Ontario: natura selvaggia

Nel corso del nostro lungo, eppur troppo breve viaggio, L'Ontario è la Provincia Canadese che riesce a dare, meglio d’ogni altra, l'idea delle vastità sconfinate ed incorrotte di questo strano paese.

Alci o Cerbiatti?

Per cominciare, l'Ontario è piatto. Assolutamente piatto, ma coperto da fitte foreste di conifere, tra le quali passano strade dritte come un immenso righello, con corsie larghe una volta e mezzo quelle delle nostre "grandi" autostrade. Velocità, 90 km/h. Nell'Algonquin Park, che siamo venuti a visitare, 70 km/h. Troppo lenti? Affatto! Qui il problema non è lo scontro con un altro automobilista, ma il possibile incontro con un Cervo, e, peggio ancora, con un Alce. Se per disgrazia lo investite, non è lui a correre rischi, siete voi! I cartelli di pericolo sono assolutamente veritieri: per fortuna noi incontriamo soltanto alcuni simpatici scoiattoli, e tre cerbiatte; gentili e un po' timide, ma non paurose. Sanno che nessuno può far loro del male, anche se sono passati i tempi in cui arrivavano a fianco delle auto per prendere gli zuccherini. Di quest’epoca è rimasta solo qualche foto, nel museo che racconta come vivessero qui prima gli Algonquin, gli indiani Nativi, poi l'uomo bianco, che in pochi decenni minacciò l'estinzione di specie millenarie. La presa di coscienza fu tuttavia assai veloce: già sul finire del XIX secolo nasceva il primo nucleo del parco, grazie ad osservatori lungimiranti, che si resero conto dell'immenso patrimonio che a loro era offerto di amministrare. Resta qualche rimpianto per le immagini dei boscaioli, (che saltano agilmente sui tronchi rotolanti tra i torrenti), dei vecchi treni a vapore, delle prime linee del telegrafo. Niente paura, si sono solo spostate un po'. Il Canada è così grande, che si trova spazio per tutti, Alci ed esseri Umani.

Le Acque

L'Ontario è delimitato a nord dalla baia di Hudson, a Sud/Ovest da una serie di laghi: Ontario, Erie, Huron, Winnipeg. Se volete vederli vi consiglio una mappa satellitare, o un giro in idrovolante, perché nemmeno il battello può darvi un'idea dell'immensa massa d’acqua che si estende da ogni lato. AD Est il confine con il Québec è segnato dal fiume Outaoutaie: provate a pronunciarlo. Come viene? Se sarò buona ve lo dirò alla fine del viaggio. In mezzo a tutta quest'acqua, foresta. Foresta di legno pregiato, che qui viene usato per costruire di tutto, comprese le graziose villette che di tanto in tanto si affacciano ai bordi delle strade, e che mi ricordano le casette di lego che costruivo da bambina. In alcune zone , il vicino dista sui 10 - 15 km; per raggiungerlo d'inverno, con circa 30 gradi sotto zero, e metri di neve, il mezzo migliore è una slitta; d'estate, un fuoristrada, oppure la canoa. Questa, infatti, è la regione dei laghi piccoli: ciò significa che se fate un picnic sulla spiaggia vedete una parte delle sponde, con isole e isolotti; il giro in auto si può fare in una giornata circa, attraversando minuscoli paesi in cui non si è mai visto un Europeo prima.

Il Caldo

La sorpresa più grande, per me, è il clima. Sapevo dei terribili inverni, e non mi stupisce che i graziosi villini siano costruiti non con lego, ma con legno interno + isolante + legno esterno, doppi vetri solo per i più vecchi, perché la doppia finestra è ormai uno standard. Non sapevo che tutto questo dovesse proteggere anche dal caldo estivo, e dalle zanzare. Perché l'Ontario è paludoso, una sterminata palude, interrotta da vaste distese d'acqua; il terreno è trattenuto dalle radici di altissimi abeti che nascono senza interruzione di continuità da canneti e ninfee.

Anche quando piove, piove acqua calda. Un clima e un territorio che mi fermerei a studiare per mesi. Paradiso non solo delle zanzare, ma di ogni sorta di animali, acquatici, volatili, mammiferi, in una catena alimentare che arriva fino al maestoso Alce.

Gli Algonquin s’inserirono perfettamente in questa catena vitale, accettandola così com'era: dura, implacabile, e ricca. Dopo i Pionieri, ora è arrivata una specie nuova: i Turisti. Si stanno integrando anche loro, a volte in campeggio, a volte in Hotel più o meno di lusso, con aria condizionata. Che ci vuole, caspita se ci vuole. Pensare che in Italia la spegnevo sempre.

Ottawa, la Capitale Salomonica

Scendendo lungo il fiume Outaoutaie, si arriva ad Ottawa, piccola capitale dell'immenso Canada. Si tratta di una capitale esclusivamente politica, sede del parlamento, delle Ambasciate, delle più importanti banche, aziende e società finanziarie. Una città costruita a tavolino.

Fu espressamente voluta dalla regina Vittoria, che scelse un villaggio qualsiasi per ragioni strategiche. Di lì a pochi anni le Province Canadesi di allora (molti territori erano ancora inesplorati, o quasi), avrebbero ottenuto l'indipendenza, e la caratteristica bandiera in cui campeggia la rossa foglia d'Acero. Ad Ottawa ci sono pochi grattacieli, una bella isola pedonale che funge da "città antica", la sede del Parlamento, imponente costruzione neogotica, suddivisa in tre edifici, e molti parchi a segnare il confine della città vera, oltre la quale si prosegue con i sobborghi ed i centri commerciali. Anche i parchi furono progettati per dare ad Ottawa un aspetto simile alle grandi capitali europee.

I turisti sono tantissimi, ma molto selezionati: per la prima volta da che siamo in Canada sentiamo parlare Italiano, ma anche Tedesco, Spagnolo, e le lingue nordiche. Tutti fanno foto, e chiedono gentilmente di avere la foto. L'edificio del parlamento si può vistare, salendo anche sulla "Pace Tower", da cui si può ammirare la città, con le sue centinaia di bandiere canadesi, i parchi, la confluenza dei fiumi. Al di là del San Lorenzo, la città prosegue; ma si chiama Gatineau, ed è in Québec.

Questo è forse l'unico luogo veramente bilingue di tutto il Canada, o Canadà, diviso abbastanza rigidamente tra anglofoni e francofoni.

E' una bella cittadina, non c'è che dire, in posizione magnifica, dove però, vicino al grande lusso, si trovano i barboni e i mendicanti. Una minuscola, decadente Chinatown, e una altrettanto minuscola Little Italy.

Strana città, strana capitale. Molto Europe Old Stile, forse troppo. La mia impressione? Una riproduzione. Una città finta. Doveva esistere, e fu costruita. Non potrà mai competere con alcuna, vera capitale del Vecchio Mondo.

Il viaggio nel nuovo mondo: considerazioni

A questo punto, mi sembra giusto dare qualche piccolo avvertimento, considerazioni personali riguardo ad un viaggio nel nuovo mondo, zona Nord.

Quando leggo quelle bellissime, prestigiose riviste patinate che illustrano Grandi Viaggi, o quando vedo un documentario TV altrettanto patinato, spesso mi prende la rabbia. Perché i viaggi NON sono così. C’è sempre qualcosa che va storto: l’aero ha ritardi mostruosi, la pioggia vi accompagna per tutto il tempo, qualcuno sta male, qualcuno si fa male (magari l’auto) , e noi ce ne stiamo lì a chiederci “ma chi ce l’ha fatto fare?”

Per il Canada la risposta è facile: lo spirito dei pionieri, la voglia di cercare, di scoprire cose nuove.

Avete uno spirito da Pionieri? Allora questo è un viaggio che fa per voi. Qui tutto è nuovo. Non sempre patinato, ma, proprio per questo molto più interessante.

Il mezzo migliore per viaggiare in questo vasto paese è sicuramente l’auto. Se siete giovani e forti, con un robusto zaino da trekking a testa, potete forse provare con i treni; poi spenderete una fortuna in taxi, perché spesso la stazione è distante dall’hotel parecchi chilometri (niente miglia); inoltre ci sono luoghi raggiungibili solo in auto. Il treno è per le merci: incontrerete pochi mezzi pesanti, e nessun TIR con rimorchio. Si viaggia sul lato destro della strada, ma le macchine hanno TUTTE il cambio automatico. Tutte queste sciocchezze le riviste patinate non le dicono; ma … chi l’ha mai visto un cambio automatico? Come si mette la retromarcia? E il freno a mano? Bello viaggiare, bello.

Noi abbiamo la sublime fortuna di vederci guastare in sequenza il NOSTRO navigatore satellitare, e la batteria del PC portatile: niente mappe on-line. Che meraviglia, trovarsi dispersi in un luogo sconosciuto, dove una mappa tradizionale non serve assolutamente a nulla! Per fortuna recuperiamo negli hotel alcune mappe pubblicitarie, piuttosto approssimative, ma locali; altre le avevo inserite tra il materiale-guida portato da casa. Così nel terzo millennio, maledicendo a dovere la tecnologia e tutto ciò che comporta, Paolo si mette alla guida, e Rosella a fare la navigatrice. Grazie al cielo non siamo novellini. Certo, qualche volta invoco a gran voce una bussola: gli antichi esploratori l'avevano, io No. Se torno , la prossima volta me la porto. Giuro.

Montreal: un'Isola, una Città

A Montreal, la città più grande del Québec, io gioco in casa.

Devo, a questo punto, rivelarvi il mio segreto: qui abita mio zio, con moglie, figlie, genero e nipoti. Avere una famiglia in Canada è letteralmente FANTASTICO. Non potremo fermarci un mese intero, come i miei parenti avrebbero desiderato, ma abbiamo l'occasione, con loro, di VIVERE una città, anziché vederla. E' un'esperienza unica.

Inoltre, abbiamo una guida eccezionale: la cugina più giovane lavora per la TV locale, e conosce storia e storie di tutta la città.

Mentre io mi rilasso, avendo finalmente trovato un’eccellente navigatrice, anche se non satellitare, lei ci spiega viale per viale, dove ci troviamo, come si chiama il quartiere, quando e come è stato costruito, la storia che ha avuto.

La Piccola Italia

La prima fermata è alla Little Italy, anzi, Piccola Italia, guai a sbagliarsi. Subito ci mostra una curiosità: una chiesa enorme, trasformata in condominio; ha mantenuto l'architettura esterna della chiesa, e ne sono stati ricavati appartamenti molto eleganti.

Il motivo? Era esagerata. Il cattolicissimo Québec ha subito verso gli anni '80 una "rivoluzione morbida", separando nettamente chiesa e stato. Del resto, gli edifici religiosi non mancano, e sono già molti. La Piccola Italia ha la "sua" chiesa, la chiesa italiana, una costruzione neobizantina con qualche libertà interpretativa.

Gli orari esposti indicano quali messe sono celebrate in francese, e quali in italiano. Nella piazza centrale, poco distante, c'è una festa con musiche quasi Italiane, accompagnata da panini con salsiccia e porchetta. Poco oltre il caffè dove si beve il migliore espresso del Québec: non dovrei, ma la tentazione è forte, e l’assaggio. Una delizia. Alle pareti, le squadre di calcio che hanno ottenuto i migliori risultati ai mondiali. La Piccola Italia è molto ben tenuta: dopo un periodo tutto rivolto verso gli U.S.A. , sta crescendo tra i giovani figli d’Italiani, il piacere del ricordo, della tradizione da continuare. Aiuta molto la moda Italiana, considerata la migliore; vediamo negozi di stilisti locali con nomi italiani; poi pizzerie, ristoranti , negozi con specialità tipiche. E' tutto molto gradevole, ed ora tenterò di spiegarvi il perché.

Mai più in alto del Monte!

Montreal sorge su di un'isola in mezzo al San Lorenzo, dominata al centro dal Mount Royal, sul quale saliamo ,in auto, per avere il panorama completo della città. Niente Tower. E' così, a Montreal ci sono pochissimi grattacieli, e non molto alti. Una legge vieta di costruire edifici che superimo in altezza l'emblema della città: il Mount Royal, con il suo parco. Il panorama è stupendo: siamo al tramonto, la giornata è magnifica ed il cielo si tinge di rosa e d'oro, mentre cominciano ad accendersi le prime luci. E fa freddo! Finalmente un poco di sana aria fresca, dopo le paludose atmosfere dell'Ontario. Si vede lontanissimo, fino ai limiti dell'isola, dove Paolo riconosce lo Stadio Olimpico. Ma è ora di cena, e dobbiamo scendere.

I Locali dei locali

Cena insolita: nel quartiere ebraico, un locale dall'aria equivoca mostra in vetrina enormi pezzi di manzo affumicato e speziato. Ripeto a me stessa: "I miei parenti hanno il cervello a posto, i miei parenti hanno il cervello a posto. Abbiamo due uomini robusti con noi". Il quartiere, e il locale sembrano una tana di malfattori, ma fuori fanno la fila per prendere la cena e portarla via, mentre noi dobbiamo attendere, che si liberi un tavolo. Credo che ,senza la guida locale, si debba essere molto coraggiosi e molto pionieri per arrivare sin qui, e non fuggire subito dopo aver visto il vecchissimo vetro opaco. Eppure è un locale famoso, dove servono un piatto tipico, un enorme panino con il manzo tagliato in modo assai particolare. Non è mai stato cambiato dagli anni '20, quando il primo proprietario ebbe l'idea di proporre questo pasto semplice, veloce e nutriente. Ed ebbe fortuna, fortuna che continua, perché il manzo è ottimo.

Usciamo: proprio di fronte c'è una gelateria; ma ... NO! Non è la migliore del Québec. Così via, verso il quartiere francese, per trovare un gelato che potrebbe farsi valere in una gara con i nostri. Ambiente diverso, locale diverso, persone diverse. Il quartiere francese è davvero molto chich, con larghi viali alberati, persone abbigliate con eleganza, edifici importanti.

Villini e appartamenti

I miei zii abitano in una zona residenziale, con ville e villini, a pochi passi dal San Lorenzo. Davanti a loro una piazzetta con una bell’aiola verde e fiorita, dove i bambini possono uscire tranquillamente a giocare. La porta di casa è sempre aperta, tranne la notte, quando tutti sono ormai a letto; le auto si lasciano aperte. Ciò che più mi colpisce è ... che non ci sono cancellate, a sbarrare l'accesso alle case. Nemmeno in quelle più lussuose, situate proprio sulla riva del fiume. Talvolta una siepe, bassa, giusto per delimitare il giardino. Tutto questo rende il quartiere accogliente, aperto, fiducioso. Vorrei vivere qui, per sempre... ma so che l'inverno è duro, molto duro. Gelido e terribile.

Le mie cugine abitano in zone più vicine al centro città, dove le abitazioni, disposte in fila lungo i viali, ad una prima occhiata appaiono poco più grandi dei villini singoli: in realtà si tratta di blocchi appartamenti, con quattro porte appaiate due a due. L'aspetto curioso è che una porta immette direttamente nell'appartamento inferiore, mentre l'altra si apre su una scala, che porta all'appartamento superiore. E' una costruzione tipica di Montreal, la città più europea di tutto il Canada. Le case più antiche, come ci spiega la nostra guida D.O.C. , hanno le scale esterne, tipicamente a chiocciola. Per mostrarcele, un giro in auto a cercare un vecchio quartiere, dove fervono lavori di restauro. Come ho detto, i Canadesi sono fieri del loro passato, e i Quebequesi lo sono ancor di più. Un altro particolare curioso è il barbecue: tutte queste abitazioni hanno un barbecue nel cortile, o direttamente sul balcone. Volete un po' di carne, una bella bistecca? Ecco pronta la griglia. Una svelta insalata, e il pranzo è servito. Ottima dieta: peccato che la colazione non sia altrettanto sana: dolci, dolci, e ancora dolci, e le famose crepes con lo sciroppo d'acero, prodotto nazionale. Un eccellente difesa dal freddo: ma non in estate.

Vieux Montreàl

Le città e le cittadine del Québec sono le più antiche del Canada, e ci tengono a dimostrarlo. Montreal ha un VERO centro storico, con la cattedrale, una copia discreta di Notre Dame de Paris, le case antiche, e persino un castello, la dimora di uno dei primi governatori, con quanto è restato dei giardini stile Versailles, sacrificati in epoche antiche, quando la cittadina doveva rinchiudersi fra mura e cannoni, per difendersi dagli Inglesi, dagli Americani, e poi di nuovo dagli Inglesi. Ora tutto è dimenticato, e Montreal è veramente una città multietnica, con forti elementi dell'Europa cattolica. Ma il centro resta sempre in ricordo di Parigi. Il Vieux Marchè, coperto, è stato trasformato in un centro di negozi di lusso, tra i quali spiccano quelli con i manufatti Inuit e Huron. Come resistere? Una signorina d’origine vietnamita ci spiega i loro significati nel miglio francese che abbia mai sentito: le faccio i complimenti, e compro. Il Quebec è francofono, ma è raro sentir parlare un buon francese. In un altro negozio sono esposti quadri d'autore, e mia cugina mi chiede di controllare se sono originali o riproduzioni: che onore! Sono riproduzioni. Allora mi trascina lungo una via antica, rallegrata da insegne in ferro battuto e variamente colorate, spesso con un ridicolo (per noi) "pizza e pasta".

Nella piazza vecchia, tutto ricorda Parigi: la vista sul fiume, gli artisti di strada, le botteghine sotto gli ombrelloni, i bistrot con i dehor. In un angolo nascosto, ecco la vera via dei pittori: qui sono esposte opere originali, di artisti non famosissimi ma locali. Ogni quadretto è un pezzo unico. Intendiamoci, sono disegni, schizzi, acquerelli, non certo tele pregiate; ma uniche, Un acquarello con le tipiche scale a chiocciola diventa il regalo per Paolo. Un caro ricordo.

Adieux, vieux Montreal, je te reverrai.

Ti rivedrò, lo prometto. Non so quando, ma ti rivedrò.

Riflessioni

Ci sono persone che riescono a correre da una costa all'altra del Canada, fermandosi una sola notte in ogni luogo, giusto per dormire, poi via, in auto, in treno, in battello, in aereo, di corsa a scattare foto con megateleobiettivi, per stupire gli amici una volta tornati a casa.

Liberi di farlo, naturalmente. Liberi di vedere di tutto e di più, liberi di correre la propria vita.

Questo non fa per me.

I verbi non hanno significati casuali: vedere è diverso da osservare; sentire, è diverso da ascoltare. Io e la mia famiglia vogliamo osservare, ascoltare, capire.

Il viaggio mi appaga e mi arricchisce, solo se posso entrare in contatto con un mondo nuovo, una cultura diversa; confrontarmi, capirla, afferrarne i significati. Il Canada, in questo senso, è molto diverso sia dalla vecchia Europa, sia dai vicini U.S.A. E' un mondo da comprendere, poco a poco.

In alcuni luoghi si vive ancora come vivevano i vecchi pionieri, in altri si schizza oltre le soglie del terzo millennio. Ogni luogo ha la sua storia, una storia ricca e avventurosa, che in Europa conosciamo pochissimo, e che noi, invece, vogliamo imparare. Tornano alla mente vecchi romanzi: Herman Melville, Jack London, Mark Twain, non erano canadesi, ma di un tempo il cui, anche oltre il confine si viveva come oggi, in Canada, si può ancora vivere.Grandi battelli a vapore, gigantesche balene, foreste enormi per ricavarne legno pregiato, caccia ad animali per averne cibo e pellicce, fieri guerrieri indiani e ufficiali col cappello a tricorno.

La nostra storia Europea, troppo fitta di uomini e popoli, li ha seppelliti in una memoria lontana: in Canada sono ancora ben presenti, ovunque: e li abbiamo incontrati.

Il San Lorenzo: il fiume più pazzo del mondo

Il Quebec, altra enorme provincia, per noi vuol dire soprattutto San Lorenzo. Non che questo significhi che non c'è altro da vedere: al contrario, la provincia francofona del Canada è talmente varia e ricca di storia che si è costretti a fare delle scelte. A me e alla mia famiglia interessa soprattutto la Natura: quindi, San Lorenzo sia. Il fiume più pazzo del mondo.

Il Paesaggio

Conosco bene l’Europa e i suoi fiumi; ma se pure ho visto altri paesi, non ho visto altri grandi fiumi, neppure il Nilo. Quindi non so se esistano fiumi più larghi, o più particolari; ma cosa dovrei mai pensare di un fiume che inizia fra mille isole e finisce con l'oceano che gli si getta dentro, anziché, come ogni fiume che rispetti, gettandosi in mare, grande o piccolo che sia?

La concomitanza di acque salate ,più verdi, e acque dolci, più blu, in uno strano incavo largo circa 30 km, dovette creare non pochi problemi ai primi esploratori, che, infatti, chiamarono Fiordo un affluente, il Saguenay. Il mitico (qui) governatore Champlain, si fece aiutare dagli Amerindien, gli indiani nativi. Si trattava delle tribù degli Huron; ma i primi francesi li chiarono Mountaignard, i montanari, perché li vedevano scendere dalle montagne. Montagne? Si, il Quebec, nella sua zona a Nord-Est, è montagnoso. Io lo chiamerei collinoso, data l'altezza dei rilievi; ma il clima qui è finalmente simile a quello delle mie Alpi, e insieme a quello dei paesi nordici. Fresco, ventilato, con profumo di muschio e di resina di pini, accanto al rumore delle onde che s’infrangono sulle scogliere, mandando spruzzi di acqua salmastra. Una delizia, dopo le atmosfere paludose dell'Ontario: per la prima volta escono dalle valigie i maglioni pensanti.

Tadoussac, delizioso paese posto alla confluenza del Saguenay con il San Lorenzo, è da più di cent'anni un punto fisso per i moderni cacciatori di balene: ricercatori e turisti. Non c'è da fare molta strada per vederle, no davvero. Oltre che largo, il San Lorenzo è profondo, profondissimo, con una vallata subacquea che permette l'infiltrarsi delle acque oceaniche, con tutta la sua fauna, che va dal plancton alle balene. Il canale prosegue nel Fiordo del Saguenay, fino alla metà circa di quest’altro stravagante corso d'acqua.

Le Balene

I turisti vengono qui soprattutto per vedere le balene: il luogo, aveva già alla fine del XIX secolo una rinomanza tale, che la vera caccia a balene e foche, sostegno dei primi abitanti (Amerindien e Pionieri) fu vietata, perché l'odore non proprio gradevole dell'olio e della concia, dava noia ai ricchi signori in cerca d’emozioni. Poi la zona fu dichiarata Parco Naturale Marino, ed oggi ospita parecchi centri di ricerca e studio, per lo più privati.

Prima di andare a caccia di balene sul battello, ricordo dei "grand bateau blanch" che fino agli anni '60 gestivano vere e proprie crociere, in cui si rimaneva in nave parecchi giorni, decidiamo di studiare fauna e territorio. Fra le rocce, una pozza con alghe mai viste, e piccoli molluschi, viene chiamata, spontaneamente, micro-ecosistema: ed ecco che tutto cambia. Qui c'è l'origine della vita, da osservare, da capire, da fotografare. Il paesaggio è incredibile, sembra di essere sulla riva del mare; le rocce salgono scomposte, striate in colori diversi, dal rosa al grigio, ricoperte da alghe, licheni, muschio, e rigogliosi mirtilli. Subito dietro, la passeggiata nel bosco, popolato da scoiattoli e uccellini. Dietro al bosco, gabbiani striduli, e il padiglione del Centro Ricerche, che illustra ai turisti la vita delle balene, e le loro diverse tipologie. Alcune sono poco più grandi dei delfini: bianche e timide, si muovono in branco, e abitano proprio qui, tra il San Lorenzo e il Saguenay. Vederle però è difficilissimo, perché sono protette, e il battello non potrà avvicinarle. Solo la grande balenottera azzurra, qui rarissima, si nutre di plancton; le altre preferiscono molluschi, pesci, calamari giganti. La "Killer Whale", l’Orca Assassina, attacca addirittura altre balene, agendo come una muta di lupi affamati. Non abita qui e neppure la macrocefala, Moby Dick.

Quando partiamo per la nostra crociera, sappiamo già come comportarci. Mentre una ragazza spiega, osservando da una consolle all'interno del battello, il capitano individua i caratteristici soffi, e punta in quella direzione. Le foche sono così comuni che qui non sono nemmeno nominate, ma a me piacciono, perché mostrano tutta la testa. La balena, invece, mostra solo il dorso, con la pinna. Tre volte: soffio, dorso, pinna. All'ultimo passaggio, maliziosa, la coda; la balena è salita in superficie per fare pranzo, saluta e se ne va. Con le foto si può solo dimostrare di averle viste realmente; ma nemmeno i filmati, da turista o professionali, possono descrivere l'eleganza di questi maestosi cetacei. Quelli che osserviamo sono i "petit rorqual" ed i "rorqual commune". Balene nere sopra e grigie sotto, di grandezza media, non minacciate d’estinzione.

Dune e Orsi

Il fascino del San Lorenzo sembra non finire mai. Ho già visto Dune di Sabbia, alle isole Canarie e in Marocco; ma lì c'era il deserto, e qualche Palma. Al fondo di Tadoussac, dove la strada va a finire, c'è una distesa di dune ... da cui nascono i Pini. Non solo: queste dune sono situate ad almeno cento metri di altezza rispetto al mare. Com'è bello il Canada. Quale fenomeno geologico, o geofisico, le avrà formate? Lo studierò a casa. C'è anche un punto d'osservazione per le Balene, ma il vento è gelido, e il sole sta tramontando: dobbiamo ritornare alla nostra dimora, che si trova nella zona più alta del paese.

Ci fermiamo poco prima, per osservare il menù di un ristorante, e facciamo invece una scoperta inquietante: le escursioni per le osservazioni degli Orsi partono da qui, in una strada a fianco della nostra, ed in prossimità di un campeggio. Ormai è buio, e ci guardiamo intorno circospetti: un Cervo l'avrei incontrato volentieri, un Alce quasi; le Balene non sono pericolose, ma gli Orsi sì. No, niente orsi nel nostro viaggio.

Le 1000 Isole

Purtroppo arriva il giorno della partenza da Tadoussac, il che vuol dire viaggio di ritorno. Lungo il San Lorenzo, ovviamente. Il Traghetto ci fa attraversare il Fiordo del Saguenay, su cui non si può costruire un ponte: è un Parco Marino. Risalendo, via terra, il corso del fiume, arriviamo al luogo in cui nasce, o meglio al Parco delle Mille Isole, dove il lago Ontario si trasforma nel San Lorenzo.

Siamo di nuovo nella paludosa e umida Provincia dell'Ontario, ma in un luogo da favola, che, non a caso, gli Huron chiamarono "Il giardino del Grande Manitou".

La cittadina in cui ci fermiamo è un vero "Centro Vacanze", in cui gli alberghi sono bassi, organizzati in modo che ognuno abbia la sua uscita personale (noi abbiamo anche una veranda), abbelliti da prati e piscine. Le vecchie case, piccoline, conducono al porto, da cui si possono vedere le prime isole. Una strada apposita consente di costeggiare questo nobile insieme di isole e isolotti, con parcheggi dai quali si può avere uno scorcio di vista. Ciò che più mi colpisce sono le abitazioni: direttamente sulla costa, sui bordi delle isole, alcune quasi fuori del bordo, sembrano palafitte! Non hanno paura delle piene? Probabilmente non c'è questo pericolo, come non c'era tra le quiete distese d'acqua quasi ferma dentro e accanto all’Algonquin Park. Qui però non c'è molta palude: i cartelli, sempre presenti, spiegano che, dopo le glaciazioni, un insieme di valli fu sommerso dalle acque. Le Mille Isole che oggi si vedono sono la punta delle montagne più alte.

Per vedere bene il Parco delle Mille Isole bisogna, anche qui, salire su una Tower, con l'ascensore più veloce del Canada. In cima, un piano coperto, uno protetto da vetrate ed in cima uno scoperto: finalmente vediamo l'immensità di questo strano paesaggio, da cui ha origine il San Lorenzo. La zona è incredibilmente vasta: insomma, il lago Ontario finisce, il Fiume San Lorenzo inizia, ed in mezzo si estende il Giardino di Manitou. Così, la descrizione acquista un senso. La Tower sorge anche in punto strategico, sull'isola più alta, che è anche l'ultima isola canadese. Fin qui siamo arrivati traversando un maestoso, avveniristico ponte: proseguendo, si arriverebbe negli U.S.A.

Basta, non è la prima volta che ce li troviamo davanti. Li salutiamo da lontano.

Dalla Tower facciamo un filmato: solo girando in tondo sull'anello più alto si può capire la grandiosità e l'unicità di questo parco. Certo, volete sapere se le isole sono davvero mille: ebbene, un cartello ci dice che sono, in realtà, 974; tuttavia, se si contano anche gli isolotti e le rocce, si arriva a superare le due-mila. Lasciamo al parco il suo nome suggestivo, senza troppi tecnicismi. Nel negozio di souvenir, mia figlia ed io compriamo due felpe con ricamo. Ogni volta che indosserò la mia, chiudendo gli occhi, ritornerò nel Giardino di Manitou: mai definizione fu più appropriata. Onore agli Huron.

Addio, definitivamente Addio, al Grande San Lorenzo. Lo salutiamo con affetto, come un vecchio amico. Mia figlia è sicura di ritornare: io, non so. Forse. Il Canada è troppo bello per poter dire semplicemente "Addio".

Le Village Quebequoise d'Antan

D'Antan: il villaggio dei Pionieri del Québec

La parola "museo" evoca spesso in me l'immagine di vecchie stanze polverose, stipate di reperti che vanno dalla preistoria ai giorni nostri, spesso con code interminabili per poter entrare, farsi venire il mal di schiena e il mal di testa, e un senso di soffocamento.

D'Antan può essere considerato a tutti gli effetti, un museo, perché qui non c'è nulla di ricostruito, ospita solo reperti autentici. E' un museo però molto particolare: anziché di sala in sala si va di casa in casa, incontrando la comare del villaggio, la suora che vuol portare tutti a scuola di catechismo, il giovanotto che vuole dichiararsi all'amata, e altri buffi personaggi, tutti in costume d'epoca.

Le case sono autentiche: costruite quasi tutte nel XIX secolo, abitate fino agli anni '60 circa, sono state donate dai proprietari per costruite questo villaggio. Ogni casa è arredata con mobili e oggetti d'epoca, per mostrare come vivevano, tanti anni fa, ma non tantissimi, gli abitanti del Québec.

La casa più antica è poco più che una capanna: solo le mura perimetrali, il sottotetto adibito a fienile, o granaio, e tende per separare le stanze. Un focolare nel mezzo della casa era tutto il riscaldamento disponibile, gli arredi sono poveri, e mostrano il primo, autentico patchwork: pezzi di stoffa recuperata cuciti alla buona. Ricordo di una vita dura, molto dura.

La casa più giovane, mostra al contrario i segni della modernità che avanza: i primi aspirapolvere, un fonografo, la luce elettrica, e la centralina telefonica. Al piano superiore, una piccola storia del telefono. Il divertimento però è assicurato dalla vivacissima ragazza che ci racconta la storia della casa e del villaggio: per fortuna mia cugina, con il marito, ci ha raggiunto partendo da Montreal. In questa regione del Quebec, arida e desolata, che sembra dimenticata da dio e dagli uomini, parlano una specie di dialetto che nemmeno mia cugina, insegnante di francese a Montréal, riesce a capire completamente. Io seguo la mimica ... e osservo.

Il villaggio è veramente completo: troviamo l'emporio, la bottega del sellaio, il fabbro ferraio, il fabbro utensile (non avevo mai pensato che fossero due mestieri così diversi!), la panetteria, la fabbrica del sapone, la scuola, e la chiesa, con vetrate nuove, donate da un artista famoso. E non è finita: la casa del medico, la bottega del farmacista, la casa del sindaco, quella della sarta, della tessitrice, e anche la dimora dei signori più ricchi del villaggio.

Rimango stupita dalla ricchezza di oggetti che vi sono stai trasportati per arredarle: armonium, pianoforti, letti, culle, bambole, coperte, candelabri, lampadari, lampade a petrolio, macchine per cucire ... tutte donazioni. Il valore di tutto questo materiale è incalcolabile! Io li riconosco a vista, e spesso le signore che illustrano le abitazioni ne sono molto compiaciute. Intanto io penso a come possano sorvegliare un simile patrimonio: ci saranno guardie notturne, d'accordo, ma resta in ogni caso un intero villaggio, che si estende anche con fattorie e boschi!

La visita più divertente è alla casa del fotografo, dove io e Becky ci facciamo fare una foto color seppia, vestite con abiti antichi. Lei è perfetta, io, un po' meno. Resta lo stesso un bel ricordo.

La cittadina nuova Drummondville, ci accoglie con l'albergo più lussuoso (e non caro) di tutto il viaggio. Mia cugina scopre che si tratta di una città sorta quasi per caso, un insieme di vecchi villaggi agricoli che si sono riuniti.

Questo è il vero Canada. Paese con forti contrasti, a metà strada tra un passato che non vuole scordare, perché ancora vicino e molto sentito, e il richiamo del nuovo, del futuro. Per ora convivono senza disturbarsi. Mi auguro che resti così per molti, molti anni ancora.

Québec capitale del Québec

Gli anglofoni la chiamano Quebec City, per distinguerla dalla provincia, che ha lo stesso nome. Per carità, non commettete questo errore!

La città più antica del Canada (ma non il più antico insediamento francese) festeggia nel 2008 i suoi 400 anni.

Ricorrenza straordinaria! L'Europa è lontana, molto lontana.

Una funicolare porta alla città alta: Becky si diverte, il panorama è stupendo. Il castello che troneggia sulla città, piccolina, come Ottawa, è in realtà un albergo ricostruito: però si possono visitare le rovine del vecchio, autentico forte, quest'anno popolato da guerrieri in divisa blu con cappello a tricorno, che raccontano le peripezie della cittadina che fu, fin dalla sua fondazione, avamposto strategico e militare.

 

Più realisti del re, sventolano una bandiera azzurra con gigli bianchi: la bandiera del Québec. Niente foglie d'acero. Cafè con croissant, restaurant a la française, nel menù sono compresi pizza e pasta, ma poche bistecche, e niente uova con bacon. Qualcuno di loro saprà che oggi la Francia è diversa da come la vogliono ricordare? Non credo: ma non ha importanza.

Québec è l'unica città sinceramente antica, l'unica a misura d'uomo, in cui si può girare tranquillamente a piedi: le distanze sono così brevi che ci stupiscono. La sua particolarità consiste nelle case affrescate, e sono queste che cerchiamo con molto impegno: trovarle è quasi una caccia al tesoro, ma con tenacia e costanza ci riusciamo. Siamo esploratori.

Per noi, europei viaggiatori, è questo che fa la differenza: qualcosa di mai visto altrove. I Quebequesi festeggiano le loro vetuste (?) mura della cittadella: noi sbirciamo tra le assi di un cortile in rifacimento per fotografare gli affreschi.

Punti di vista nettamente diversi: per tutti i nativi del nuovo mondo Québec è una rarità, per noi è... ordinaria amministrazione.

Resta comunque una cittadina deliziosa, come lo sono i suoi dintorni, troppi, per poterli raccontare in un battito d'ali. Una sola curiosità: qui si scia. D'inverno, sci alpino, sulle montagne poco distanti. Poca pendenza, tanta neve ... e buona fortuna.

Niagara: le cascate più famose del Mondo

Ho serbato per ultima la visita al luogo più famoso di tutto il Canada: le Cascate del Niagara.

Niagara è il nome di un breve fiume, di due cittadine, e di due cascate. Qui c'è un altro confine tra Canada e Stati Uniti, che si sono spartiti anche le cascate: i Canadesi hanno vinto le più imponenti.

Appena arrivati a Niagara City, prendiamo il famoso battello "Maid of the Mist", per breve tour sotto e dentro le cascate. Per prime si vedono le cascate americane, che sono più piccole (si fa per dire), ma sotto di loro hanno molte più rocce.

Vicino alla cascata principale c'è una cascatella indipendente, di cui nessuno parla mai: invece ha un suo fascino, la piccina. Le cascate sul lato U.S.A. sono piatte, e si prestano molto bene per foto, e immagini famose, che coinvolgono, la sera, luci e colori con effetti spettacolari.

Poi, il battello punta verso le cascate Canadesi. Il lago Erie si riversa nel lago Ontario con un dislivello di circa 400 metri, in cui l'acqua corre a più di cento km/H. Ciò che rende particolari le cascate canadesi, è la forma a ferro di cavallo: il battello arriva proprio nel mezzo, e manca il respiro nel sentirsi quasi in balia di tutta quell’enorme massa d'acqua, che, cadendo, solleva nuvole alte quanto le cascate stesse. Nel punto centrale non si vede quasi nulla (per fortuna).

Il giro in battello dura circa 45 minuti, e quando si scende viene proprio da dire "peccato". Sarei volentieri rimasta più a lungo. Però, bisogna vedere le cascate dall'alto. Così, si percorre una bella passeggiata lungo il Niagara River, guardando giù di tanto in tanto, ben riparati da un parapetto.

La passeggiata è lunga ma piacevole. Subito accanto al fiume c'è la zona pedonale, affiancata da una larga striscia d’erba verdissima dove ci si può riposare e fare un breve picnic. A buona distanza, la strada. Oltre la strada, il Parco vero e proprio, dove trovi gli scoiattoli che quasi ti vengono a chiedere la nocciolina dalle mani. Dietro al parco, Niagara City, la cittadina nuova, vero e proprio parco di divertimenti, tale da far concorrenza a Disneyland. Qui tutti gli hotel sono di lusso, e tutti propongono stanze panoramiche per i viaggi di nozze. Voi ci andreste? Io, a suo tempo, scelsi luoghi più tranquilli.

A noi interessano le cascate, non i mille divertimenti che la cittadina può offrire. Oltre allo spettacolo naturale, con il rombo dell'acqua che si fa via via più intenso, mentre saliamo, la mia attenzione è catturata dalla folla venuta da ogni parte del mondo: bianchi, neri, indiani, cinesi, giapponesi, arabi, sudamericani, filippini, e chissà quanti altri! Parlano quasi tutti Inglese, e non puoi sapere se sono Americani, Canadesi, o turisti arrivati davvero da oltre oceano.

Una volta giunti sul bordo delle cascate Canadesi, bisogna fare la coda per poter trovare un buon punto d'osservazione: seguendo il veloce vorticare delle onde, la testa comincia a girare, e sembra quasi di spostarsi, di volare.

Il battello che avevamo preso un'oretta prima, ora sembra un guscio di noce pronto a ribaltarsi da un istante all'altro tra le acque schiumanti. Ci guardiamo esterrefatti chiedendoci "ma siamo DAVVERO andati la sotto?". Tra "il ribollir dei flutti", preoccupati innanzitutto di tenersi stretto addosso l'impermeabile, non ci si rende conto pienamente di ciò che ti arriva addosso; ma, dall'alto, si ha una chiara visione d'insieme. Impressionante. Fantastica. Unica.

Mi avevano detto che questo è un luogo molto, troppo turistico, e che non rappresenta il vero Canada. Sono pienamente d'accordo. Ma non si può varcare l'Oceano Atlantico, ed ignorare un tale spettacolo, che mostra l'immensa forza della natura, ed insieme la sua stupefacente bellezza. E' una giornata piena di sole, e gli arcobaleni si susseguono uno dopo l'altro, uno dentro l'altro, sopra le cascate, sotto, all'interno delle nubi. Non ho mai visto cos' tanti arcobaleni tutti insieme, così grandi e così colorati.

Stanchi, ritorniamo indietro: noi abbiamo scelto la tranquillità di St. Catahrine, il paese prima di Niagara, per poter riposare, e abbiamo fatto bene. Prima di rientrare un breve gito in auto per vedere la cittadina più Antica, Niagara on the Lake: niente casinò o ruota panoramica, ma graziosi villini costruiti tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Anche qui, propongono suites per chi è in viaggio di nozze.

Noi torniamo al nostro tranquillo riparo. Ci aspetta un lungo viaggio. Stupiti, ci guardiamo allo specchio: siamo ABBRONZATI! Non avevamo pensato di guardare la cartina: Niagara è circa alla stessa latitudine di Roma. E noi, anziché a Lido di Ostia, siamo stati ...al Niagara River.

Al di là dell’Oceano

Un mondo nuovo.
Un mondo migliore?
Forse.
Profumo di resina,
di acqua salata.
L’Oceano.
Vaste Distese.
La Natura prevale,
mai doma.
Grandi città,
piccole case,
Attente.
Fattorie immense,
parchi selvaggi,
e i laghi.
Un mondo nuovo.
Un mondo diverso.
Canada.

Rosella Rapa

Le foto sono di Paolo Tasca e di Becky

Articolo Articolo Commenti Commenti (5) Storico Storico Stampa Stampa

< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             


Titolo
Attività Letterarie (7)
Attraverso il Canada (6)
Concorso (1)
Infinite Sfumature di Grigio (24)
Istruzioni di Viaggio (3)
La vera storia di Fata Morgana (3)
Uno spazio per Becky (1)

Ultimi commenti:
Hai ragione, cara Gn...
29/06/2010 @ 00:50:31
Di Rosella Rapa
Ciao Gavino. Nell'es...
29/06/2010 @ 00:49:03
Di Rosella Rapa
Grazie cari amici. S...
29/06/2010 @ 00:45:43
Di Rosella Rapa
Ho terminato il tuo ...
22/06/2010 @ 13:42:25
Di Silvia
Un po' in ritardo, m...
18/06/2010 @ 16:29:21
Di gavino

Titolo
Attraverso il Canada (1)
Copertina (1)
Le Foto di Paolo (7)


Titolo

Canada

Canada, un paese da scoprire
Autore: Rosella Rapa

Segnalazione di merito al concorso TOURISMI LETTERARI.

> Leggi il racconto


Titolo

Benvenuto nel blog letterario di Rosella Rapa




03/09/2010 @ 17.38.29
script eseguito in 140 ms