Anche quando piove, piove acqua
calda. Un clima e un territorio che mi fermerei a studiare per mesi. Paradiso
non solo delle zanzare, ma di ogni sorta di animali, acquatici, volatili, mammiferi,
in una catena alimentare che arriva fino al maestoso Alce.
Gli Algonquin s’inserirono
perfettamente in questa catena vitale, accettandola così com'era: dura, implacabile,
e ricca. Dopo i Pionieri, ora è arrivata una specie nuova: i Turisti. Si
stanno integrando anche loro, a volte in campeggio, a volte in Hotel più o
meno di lusso, con aria condizionata. Che ci vuole, caspita se ci vuole. Pensare
che in Italia la spegnevo sempre.
Ottawa, la Capitale Salomonica
Scendendo lungo il fiume Outaoutaie, si arriva ad Ottawa, piccola capitale dell'immenso Canada. Si tratta di una capitale esclusivamente politica, sede del parlamento, delle Ambasciate, delle più importanti banche, aziende e società finanziarie. Una città costruita a tavolino.
Fu
espressamente voluta dalla regina Vittoria, che scelse un villaggio qualsiasi
per ragioni strategiche. Di lì a pochi anni le Province Canadesi di allora (molti
territori erano ancora inesplorati, o quasi), avrebbero ottenuto l'indipendenza,
e la caratteristica bandiera in cui campeggia la rossa foglia d'Acero. Ad Ottawa
ci sono pochi grattacieli, una bella isola pedonale che funge da "città antica",
la sede del Parlamento, imponente costruzione neogotica, suddivisa in tre edifici,
e molti parchi a segnare il confine della città vera, oltre la quale si prosegue
con i sobborghi ed i centri commerciali. Anche i parchi furono progettati per
dare ad Ottawa un aspetto simile alle grandi capitali europee.
I
turisti sono tantissimi, ma molto selezionati: per la prima volta da che
siamo in Canada sentiamo parlare Italiano, ma anche Tedesco, Spagnolo, e
le lingue nordiche. Tutti fanno foto, e chiedono gentilmente di avere la
foto. L'edificio del parlamento si può vistare, salendo anche sulla "Pace
Tower",
da cui si può ammirare la città, con le sue centinaia di bandiere canadesi,
i parchi, la confluenza dei fiumi. Al di là del San Lorenzo, la città prosegue;
ma si chiama Gatineau, ed è in Québec.
Questo è forse l'unico luogo veramente bilingue di tutto il Canada, o Canadà, diviso abbastanza rigidamente tra anglofoni e francofoni.
E' una bella cittadina, non c'è che dire, in posizione magnifica, dove però, vicino al grande lusso, si trovano i barboni e i mendicanti. Una minuscola, decadente Chinatown, e una altrettanto minuscola Little Italy.
Strana città, strana capitale. Molto Europe Old Stile, forse troppo. La mia impressione? Una riproduzione. Una città finta. Doveva esistere, e fu costruita. Non potrà mai competere con alcuna, vera capitale del Vecchio Mondo.
Il viaggio nel nuovo mondo: considerazioni
A questo punto, mi sembra giusto dare qualche piccolo avvertimento, considerazioni personali riguardo ad un viaggio nel nuovo mondo, zona Nord.
Quando leggo quelle bellissime, prestigiose riviste patinate che illustrano Grandi Viaggi, o quando vedo un documentario TV altrettanto patinato, spesso mi prende la rabbia. Perché i viaggi NON sono così. C’è sempre qualcosa che va storto: l’aero ha ritardi mostruosi, la pioggia vi accompagna per tutto il tempo, qualcuno sta male, qualcuno si fa male (magari l’auto) , e noi ce ne stiamo lì a chiederci “ma chi ce l’ha fatto fare?”
Per il Canada la risposta è facile: lo spirito dei pionieri, la voglia di cercare, di scoprire cose nuove.
Avete uno spirito da Pionieri? Allora questo è un viaggio che fa per voi. Qui tutto è nuovo. Non sempre patinato, ma, proprio per questo molto più interessante.
Il mezzo migliore per viaggiare
in questo vasto paese è sicuramente l’auto. Se siete giovani e forti, con un
robusto zaino da trekking a testa, potete forse provare con i treni; poi spenderete
una fortuna in taxi, perché spesso la stazione è distante dall’hotel parecchi
chilometri (niente miglia); inoltre ci sono luoghi raggiungibili solo in auto.
Il treno è per le merci: incontrerete pochi mezzi pesanti, e nessun TIR con rimorchio.
Si viaggia sul lato destro della strada, ma le macchine hanno TUTTE il cambio
automatico. Tutte queste sciocchezze le riviste patinate non le dicono; ma …
chi l’ha mai visto un cambio automatico? Come si mette la retromarcia? E il freno
a mano? Bello viaggiare, bello.
Noi abbiamo la sublime fortuna di vederci guastare in sequenza il NOSTRO navigatore satellitare, e la batteria del PC portatile: niente mappe on-line. Che meraviglia, trovarsi dispersi in un luogo sconosciuto, dove una mappa tradizionale non serve assolutamente a nulla! Per fortuna recuperiamo negli hotel alcune mappe pubblicitarie, piuttosto approssimative, ma locali; altre le avevo inserite tra il materiale-guida portato da casa. Così nel terzo millennio, maledicendo a dovere la tecnologia e tutto ciò che comporta, Paolo si mette alla guida, e Rosella a fare la navigatrice. Grazie al cielo non siamo novellini. Certo, qualche volta invoco a gran voce una bussola: gli antichi esploratori l'avevano, io No. Se torno , la prossima volta me la porto. Giuro.
Montreal: un'Isola, una Città
A Montreal, la città più grande del Québec, io gioco in casa.
Devo, a questo punto, rivelarvi
il mio segreto: qui abita mio zio, con moglie, figlie, genero e nipoti. Avere
una famiglia in Canada è letteralmente FANTASTICO. Non potremo fermarci un mese
intero, come i miei parenti avrebbero desiderato, ma abbiamo l'occasione, con
loro, di VIVERE una città, anziché vederla. E' un'esperienza unica.
Inoltre, abbiamo una guida eccezionale: la cugina più giovane lavora per la TV locale, e conosce storia e storie di tutta la città.
Mentre io mi rilasso, avendo finalmente trovato un’eccellente navigatrice, anche se non satellitare, lei ci spiega viale per viale, dove ci troviamo, come si chiama il quartiere, quando e come è stato costruito, la storia che ha avuto.
La Piccola Italia
La prima fermata è alla Little Italy, anzi, Piccola Italia, guai a sbagliarsi.
Subito ci mostra una curiosità: una chiesa enorme, trasformata in condominio;
ha mantenuto l'architettura esterna della chiesa, e ne sono stati ricavati
appartamenti molto eleganti.

Il motivo? Era esagerata. Il cattolicissimo Québec ha subito verso gli anni '80 una "rivoluzione morbida", separando nettamente chiesa e stato. Del resto, gli edifici religiosi non mancano, e sono già molti. La Piccola Italia ha la "sua" chiesa, la chiesa italiana, una costruzione neobizantina con qualche libertà interpretativa.

Gli orari esposti indicano quali messe sono celebrate in francese, e quali in italiano. Nella piazza centrale, poco distante, c'è una festa con musiche quasi Italiane, accompagnata da panini con salsiccia e porchetta. Poco oltre il caffè dove si beve il migliore espresso del Québec: non dovrei, ma la tentazione è forte, e l’assaggio. Una delizia. Alle pareti, le squadre di calcio che hanno ottenuto i migliori risultati ai mondiali. La Piccola Italia è molto ben tenuta: dopo un periodo tutto rivolto verso gli U.S.A. , sta crescendo tra i giovani figli d’Italiani, il piacere del ricordo, della tradizione da continuare. Aiuta molto la moda Italiana, considerata la migliore; vediamo negozi di stilisti locali con nomi italiani; poi pizzerie, ristoranti , negozi con specialità tipiche. E' tutto molto gradevole, ed ora tenterò di spiegarvi il perché.
Mai più in alto del Monte!
Montreal sorge su di un'isola in mezzo al San Lorenzo, dominata al centro dal Mount Royal, sul quale saliamo ,in auto, per avere il panorama completo della città. Niente Tower. E' così, a Montreal ci sono pochissimi grattacieli, e non molto alti. Una legge vieta di costruire edifici che superimo in altezza l'emblema della città: il Mount Royal, con il suo parco. Il panorama è stupendo: siamo al tramonto, la giornata è magnifica ed il cielo si tinge di rosa e d'oro, mentre cominciano ad accendersi le prime luci. E fa freddo! Finalmente un poco di sana aria fresca, dopo le paludose atmosfere dell'Ontario. Si vede lontanissimo, fino ai limiti dell'isola, dove Paolo riconosce lo Stadio Olimpico. Ma è ora di cena, e dobbiamo scendere.
I Locali dei locali
Cena
insolita: nel quartiere ebraico, un locale dall'aria equivoca mostra in vetrina
enormi pezzi di manzo affumicato e speziato. Ripeto a me stessa: "I miei parenti hanno il cervello a posto, i miei parenti hanno il cervello a posto. Abbiamo due uomini robusti con noi".
Il quartiere, e il locale sembrano una tana di malfattori, ma fuori fanno la
fila per prendere la cena e portarla via, mentre noi dobbiamo attendere, che
si liberi un tavolo. Credo che ,senza la guida locale, si debba essere molto
coraggiosi e molto pionieri per arrivare sin qui, e non fuggire subito dopo aver
visto il vecchissimo vetro opaco. Eppure è un locale famoso, dove servono un
piatto tipico, un enorme panino con il manzo tagliato in modo assai particolare.
Non è mai stato cambiato dagli anni '20, quando il primo proprietario ebbe l'idea
di proporre questo pasto semplice, veloce e nutriente. Ed ebbe fortuna, fortuna
che continua, perché il manzo è ottimo.
Usciamo: proprio di fronte c'è una gelateria; ma ... NO! Non è la migliore del Québec. Così via, verso il quartiere francese, per trovare un gelato che potrebbe farsi valere in una gara con i nostri. Ambiente diverso, locale diverso, persone diverse. Il quartiere francese è davvero molto chich, con larghi viali alberati, persone abbigliate con eleganza, edifici importanti.
Villini e appartamenti
I miei zii abitano in una zona residenziale, con ville e villini, a pochi passi dal San Lorenzo. Davanti a loro una piazzetta con una bell’aiola verde e fiorita, dove i bambini possono uscire tranquillamente a giocare. La porta di casa è sempre aperta, tranne la notte, quando tutti sono ormai a letto; le auto si lasciano aperte. Ciò che più mi colpisce è ... che non ci sono cancellate, a sbarrare l'accesso alle case. Nemmeno in quelle più lussuose, situate proprio sulla riva del fiume. Talvolta una siepe, bassa, giusto per delimitare il giardino. Tutto questo rende il quartiere accogliente, aperto, fiducioso. Vorrei vivere qui, per sempre... ma so che l'inverno è duro, molto duro. Gelido e terribile.
Le mie cugine abitano in zone più vicine al centro città, dove le abitazioni, disposte in fila lungo i viali, ad una prima occhiata appaiono poco più grandi dei villini singoli: in realtà si tratta di blocchi appartamenti, con quattro porte appaiate due a due. L'aspetto curioso è che una porta immette direttamente nell'appartamento inferiore, mentre l'altra si apre su una scala, che porta all'appartamento superiore. E' una costruzione tipica di Montreal, la città più europea di tutto il Canada. Le case più antiche, come ci spiega la nostra guida D.O.C. , hanno le scale esterne, tipicamente a chiocciola. Per mostrarcele, un giro in auto a cercare un vecchio quartiere, dove fervono lavori di restauro. Come ho detto, i Canadesi sono fieri del loro passato, e i Quebequesi lo sono ancor di più. Un altro particolare curioso è il barbecue: tutte queste abitazioni hanno un barbecue nel cortile, o direttamente sul balcone. Volete un po' di carne, una bella bistecca? Ecco pronta la griglia. Una svelta insalata, e il pranzo è servito. Ottima dieta: peccato che la colazione non sia altrettanto sana: dolci, dolci, e ancora dolci, e le famose crepes con lo sciroppo d'acero, prodotto nazionale. Un eccellente difesa dal freddo: ma non in estate.
Vieux Montreàl
Le
città e le cittadine del Québec sono le più antiche del Canada, e ci tengono
a dimostrarlo. Montreal ha un VERO centro storico, con la cattedrale, una copia
discreta di Notre Dame de Paris, le case antiche, e persino un castello,
la
dimora di uno dei primi governatori, con quanto è restato dei giardini stile
Versailles, sacrificati in epoche antiche, quando la cittadina doveva rinchiudersi
fra
mura e cannoni, per difendersi dagli Inglesi, dagli Americani, e poi di nuovo
dagli Inglesi. Ora tutto è dimenticato, e Montreal è veramente una città multietnica,
con forti elementi dell'Europa cattolica. Ma il centro resta sempre in ricordo
di Parigi. Il Vieux Marchè, coperto, è stato trasformato in un centro di negozi
di lusso, tra i quali spiccano quelli con i manufatti Inuit e Huron. Come resistere?
Una signorina d’origine vietnamita ci spiega i loro significati nel miglio
francese che abbia mai sentito: le faccio i complimenti, e compro. Il Quebec
è francofono, ma è raro sentir parlare un buon francese. In un altro negozio
sono esposti quadri d'autore, e mia cugina mi chiede di controllare se sono
originali o riproduzioni: che onore! Sono riproduzioni. Allora mi trascina
lungo una via antica, rallegrata da insegne in ferro battuto e variamente colorate,
spesso con un ridicolo (per noi) "pizza e pasta".

Nella
piazza vecchia, tutto ricorda Parigi: la vista sul fiume, gli artisti di strada,
le botteghine sotto gli ombrelloni, i bistrot con i dehor. In un angolo nascosto,
ecco la vera via dei pittori: qui sono esposte opere originali, di artisti non
famosissimi ma locali. Ogni quadretto è un pezzo unico. Intendiamoci, sono disegni,
schizzi, acquerelli, non certo tele pregiate; ma uniche, Un acquarello con le
tipiche scale a chiocciola diventa il regalo per Paolo. Un caro ricordo.
Adieux,
vieux Montreal, je te reverrai.
Ti
rivedrò, lo prometto. Non so quando, ma ti rivedrò.
Riflessioni
Ci sono persone che riescono a correre da una costa all'altra del Canada, fermandosi una sola notte in ogni luogo, giusto per dormire, poi via, in auto, in treno, in battello, in aereo, di corsa a scattare foto con megateleobiettivi, per stupire gli amici una volta tornati a casa.
Liberi di farlo, naturalmente. Liberi di vedere di tutto e di più, liberi di correre la propria vita.
Questo non fa per me.
I verbi non hanno significati casuali: vedere è diverso da osservare; sentire, è diverso da ascoltare. Io e la mia famiglia vogliamo osservare, ascoltare, capire.
Il viaggio mi appaga e mi arricchisce, solo se posso entrare in contatto con un mondo nuovo, una cultura diversa; confrontarmi, capirla, afferrarne i significati. Il Canada, in questo senso, è molto diverso sia dalla vecchia Europa, sia dai vicini U.S.A. E' un mondo da comprendere, poco a poco.
In alcuni luoghi si vive ancora come vivevano i vecchi pionieri, in altri si schizza oltre le soglie del terzo millennio. Ogni luogo ha la sua storia, una storia ricca e avventurosa, che in Europa conosciamo pochissimo, e che noi, invece, vogliamo imparare. Tornano alla mente vecchi romanzi: Herman Melville, Jack London, Mark Twain, non erano canadesi, ma di un tempo il cui, anche oltre il confine si viveva come oggi, in Canada, si può ancora vivere.Grandi battelli a vapore, gigantesche balene, foreste enormi per ricavarne legno pregiato, caccia ad animali per averne cibo e pellicce, fieri guerrieri indiani e ufficiali col cappello a tricorno.
La nostra storia Europea, troppo fitta di uomini e popoli, li ha seppelliti in una memoria lontana: in Canada sono ancora ben presenti, ovunque: e li abbiamo incontrati.
Il San Lorenzo: il fiume più pazzo del mondo
Il Quebec, altra enorme provincia, per noi vuol dire soprattutto San Lorenzo. Non che questo significhi che non c'è altro da vedere: al contrario, la provincia francofona del Canada è talmente varia e ricca di storia che si è costretti a fare delle scelte. A me e alla mia famiglia interessa soprattutto la Natura: quindi, San Lorenzo sia. Il fiume più pazzo del mondo.
Il Paesaggio
Conosco bene l’Europa e i suoi fiumi; ma se pure ho visto altri paesi, non ho visto altri grandi fiumi, neppure il Nilo. Quindi non so se esistano fiumi più larghi, o più particolari; ma cosa dovrei mai pensare di un fiume che inizia fra mille isole e finisce con l'oceano che gli si getta dentro, anziché, come ogni fiume che rispetti, gettandosi in mare, grande o piccolo che sia?
La concomitanza di acque salate ,più verdi, e acque dolci, più blu, in uno
strano incavo largo circa 30 km, dovette creare non pochi problemi ai primi
esploratori, che, infatti, chiamarono Fiordo un affluente, il Saguenay. Il
mitico (qui) governatore Champlain, si fece aiutare dagli Amerindien, gli indiani
nativi. Si trattava delle tribù degli Huron; ma i primi francesi li chiarono
Mountaignard, i montanari, perché li vedevano scendere dalle montagne. Montagne?
Si, il Quebec, nella sua zona a Nord-Est, è montagnoso. Io lo chiamerei collinoso,
data l'altezza dei rilievi; ma il clima qui è finalmente simile a quello delle
mie Alpi, e insieme a quello dei paesi nordici. Fresco, ventilato, con profumo
di muschio e di resina di pini, accanto al rumore delle onde che s’infrangono
sulle scogliere, mandando spruzzi di acqua salmastra. Una delizia, dopo le
atmosfere paludose dell'Ontario: per la prima volta escono dalle valigie i
maglioni pensanti.

Tadoussac, delizioso paese posto alla confluenza del Saguenay con il San Lorenzo,
è da più di cent'anni un punto fisso per i moderni cacciatori di balene: ricercatori
e turisti. Non c'è da fare molta strada per vederle, no davvero. Oltre che largo,
il San Lorenzo è profondo, profondissimo, con una vallata subacquea che permette
l'infiltrarsi delle acque oceaniche, con tutta la sua fauna, che va dal plancton
alle balene. Il canale prosegue nel Fiordo del Saguenay, fino alla metà circa
di quest’altro stravagante corso d'acqua.
Le Balene
I turisti vengono qui soprattutto per vedere le balene: il luogo, aveva già alla fine del XIX secolo una rinomanza tale, che la vera caccia a balene e foche, sostegno dei primi abitanti (Amerindien e Pionieri) fu vietata, perché l'odore non proprio gradevole dell'olio e della concia, dava noia ai ricchi signori in cerca d’emozioni. Poi la zona fu dichiarata Parco Naturale Marino, ed oggi ospita parecchi centri di ricerca e studio, per lo più privati.
Prima
di andare a caccia di balene sul battello, ricordo dei "grand bateau blanch" che
fino agli anni '60 gestivano vere e proprie crociere, in cui si rimaneva in nave
parecchi giorni, decidiamo di studiare fauna e territorio. Fra le rocce, una
pozza con alghe mai viste, e piccoli molluschi, viene chiamata, spontaneamente,
micro-ecosistema: ed ecco che tutto cambia. Qui c'è l'origine della vita, da
osservare, da capire, da fotografare. Il paesaggio è incredibile, sembra di essere
sulla riva del mare; le rocce salgono scomposte,
striate
in colori diversi, dal rosa al grigio, ricoperte da alghe, licheni, muschio,
e rigogliosi mirtilli. Subito dietro, la passeggiata nel bosco, popolato da scoiattoli
e uccellini. Dietro al bosco, gabbiani striduli, e il padiglione del Centro Ricerche,
che illustra ai turisti la vita delle balene, e le loro diverse tipologie. Alcune
sono poco più grandi dei delfini: bianche e timide, si muovono in branco, e abitano
proprio qui, tra il San Lorenzo e il Saguenay. Vederle però è difficilissimo,
perché sono protette, e il battello non potrà avvicinarle. Solo la grande balenottera
azzurra, qui rarissima, si nutre di plancton; le altre preferiscono molluschi,
pesci, calamari giganti. La "Killer Whale", l’Orca Assassina, attacca addirittura
altre balene, agendo come una muta di lupi affamati. Non abita qui e neppure
la macrocefala, Moby Dick.
Quando
partiamo per la nostra crociera, sappiamo già come comportarci. Mentre una ragazza
spiega, osservando da una consolle all'interno del battello, il capitano individua
i caratteristici soffi, e punta in quella direzione. Le foche sono così comuni
che qui non sono nemmeno nominate, ma a me piacciono, perché mostrano tutta la
testa. La balena, invece, mostra solo il dorso, con la pinna. Tre volte: soffio,
dorso, pinna. All'ultimo passaggio, maliziosa, la coda; la balena è salita in
superficie per fare pranzo, saluta e se ne va. Con le foto si può solo dimostrare
di averle viste realmente; ma nemmeno i filmati, da turista o professionali,
possono descrivere l'eleganza di questi maestosi cetacei. Quelli che osserviamo
sono i "petit rorqual" ed i "rorqual commune". Balene nere sopra e grigie sotto,
di grandezza media, non minacciate d’estinzione.
Dune e Orsi
Il fascino del San Lorenzo sembra non finire mai. Ho già visto Dune di Sabbia, alle isole Canarie e in Marocco; ma lì c'era il deserto, e qualche Palma. Al fondo di Tadoussac, dove la strada va a finire, c'è una distesa di dune ... da cui nascono i Pini. Non solo: queste dune sono situate ad almeno cento metri di altezza rispetto al mare. Com'è bello il Canada. Quale fenomeno geologico, o geofisico, le avrà formate? Lo studierò a casa. C'è anche un punto d'osservazione per le Balene, ma il vento è gelido, e il sole sta tramontando: dobbiamo ritornare alla nostra dimora, che si trova nella zona più alta del paese.
Ci fermiamo poco prima, per osservare il menù di un ristorante, e facciamo invece una scoperta inquietante: le escursioni per le osservazioni degli Orsi partono da qui, in una strada a fianco della nostra, ed in prossimità di un campeggio. Ormai è buio, e ci guardiamo intorno circospetti: un Cervo l'avrei incontrato volentieri, un Alce quasi; le Balene non sono pericolose, ma gli Orsi sì. No, niente orsi nel nostro viaggio.
Le 1000 Isole
Purtroppo arriva il giorno della partenza da Tadoussac, il che vuol dire viaggio di ritorno. Lungo il San Lorenzo, ovviamente. Il Traghetto ci fa attraversare il Fiordo del Saguenay, su cui non si può costruire un ponte: è un Parco Marino. Risalendo, via terra, il corso del fiume, arriviamo al luogo in cui nasce, o meglio al Parco delle Mille Isole, dove il lago Ontario si trasforma nel San Lorenzo.
Siamo
di nuovo nella paludosa e umida Provincia dell'Ontario, ma in un luogo da favola,
che, non a caso, gli Huron chiamarono "Il giardino del Grande Manitou".
La
cittadina in cui ci fermiamo è un vero "Centro Vacanze", in cui gli alberghi
sono bassi, organizzati in modo che ognuno abbia la sua uscita personale
(noi abbiamo anche una veranda), abbelliti da prati e piscine. Le vecchie
case, piccoline, conducono al porto, da cui si possono vedere le prime
isole. Una strada apposita consente di costeggiare questo nobile insieme
di isole e isolotti, con parcheggi dai quali si può avere uno scorcio
di vista. Ciò che più mi colpisce sono le abitazioni: direttamente sulla
costa, sui bordi delle isole, alcune quasi fuori del bordo, sembrano
palafitte! Non hanno paura delle piene? Probabilmente non c'è questo
pericolo, come non c'era tra le quiete distese d'acqua quasi ferma dentro
e accanto all’Algonquin Park. Qui però non c'è molta palude: i cartelli,
sempre presenti, spiegano che, dopo le glaciazioni, un insieme di valli
fu sommerso dalle acque. Le Mille Isole che oggi si vedono sono la punta
delle montagne più alte.
Per vedere bene il Parco delle Mille Isole bisogna, anche qui, salire su una Tower, con l'ascensore più veloce del Canada. In cima, un piano coperto, uno protetto da vetrate ed in cima uno scoperto: finalmente vediamo l'immensità di questo strano paesaggio, da cui ha origine il San Lorenzo. La zona è incredibilmente vasta: insomma, il lago Ontario finisce, il Fiume San Lorenzo inizia, ed in mezzo si estende il Giardino di Manitou. Così, la descrizione acquista un senso. La Tower sorge anche in punto strategico, sull'isola più alta, che è anche l'ultima isola canadese. Fin qui siamo arrivati traversando un maestoso, avveniristico ponte: proseguendo, si arriverebbe negli U.S.A.
Basta, non è la prima volta che ce li troviamo davanti. Li salutiamo da lontano.
Dalla Tower facciamo un filmato: solo girando in tondo sull'anello più alto si
può capire la grandiosità e l'unicità di questo parco. Certo, volete sapere se
le isole sono davvero mille: ebbene, un cartello ci dice che sono, in realtà,
974; tuttavia, se si contano anche gli isolotti e le rocce, si arriva a superare
le due-mila. Lasciamo al parco il suo nome suggestivo, senza troppi tecnicismi.
Nel negozio di souvenir, mia figlia ed io compriamo due felpe con ricamo. Ogni
volta che indosserò la mia, chiudendo gli occhi, ritornerò nel Giardino di Manitou:
mai definizione fu più appropriata. Onore agli Huron.
Addio, definitivamente Addio,
al Grande San Lorenzo. Lo salutiamo con affetto, come un vecchio amico. Mia
figlia è sicura di ritornare: io, non so. Forse. Il Canada è troppo bello
per poter dire semplicemente "Addio".
Le Village Quebequoise d'Antan
D'Antan: il villaggio dei Pionieri del Québec
La parola "museo" evoca spesso
in me l'immagine di vecchie stanze polverose, stipate di reperti che vanno
dalla preistoria ai giorni nostri, spesso con code interminabili per poter
entrare, farsi venire il mal di schiena e il mal di testa, e un senso di
soffocamento.
D'Antan può essere considerato a tutti gli effetti, un museo, perché qui non c'è nulla di ricostruito, ospita solo reperti autentici. E' un museo però molto particolare: anziché di sala in sala si va di casa in casa, incontrando la comare del villaggio, la suora che vuol portare tutti a scuola di catechismo, il giovanotto che vuole dichiararsi all'amata, e altri buffi personaggi, tutti in costume d'epoca.
Le case sono autentiche: costruite quasi tutte nel XIX secolo, abitate fino agli anni '60 circa, sono state donate dai proprietari per costruite questo villaggio. Ogni casa è arredata con mobili e oggetti d'epoca, per mostrare come vivevano, tanti anni fa, ma non tantissimi, gli abitanti del Québec.
La casa più antica è poco più che una capanna: solo le mura perimetrali, il sottotetto adibito a fienile, o granaio, e tende per separare le stanze. Un focolare nel mezzo della casa era tutto il riscaldamento disponibile, gli arredi sono poveri, e mostrano il primo, autentico patchwork: pezzi di stoffa recuperata cuciti alla buona. Ricordo di una vita dura, molto dura.
La
casa più giovane, mostra al contrario i segni della modernità che avanza: i
primi aspirapolvere, un fonografo, la luce elettrica, e la centralina telefonica.
Al piano superiore, una piccola storia del telefono. Il divertimento però è
assicurato dalla vivacissima ragazza che ci racconta la storia della casa e
del villaggio: per fortuna mia cugina, con il marito, ci ha raggiunto partendo
da Montreal. In questa regione del Quebec, arida e desolata, che sembra dimenticata
da dio e dagli uomini, parlano una specie di dialetto che nemmeno mia cugina,
insegnante di francese a Montréal, riesce a capire completamente. Io seguo
la mimica ... e osservo.
Il villaggio è veramente completo: troviamo l'emporio, la bottega del sellaio, il fabbro ferraio, il fabbro utensile (non avevo mai pensato che fossero due mestieri così diversi!), la panetteria, la fabbrica del sapone, la scuola, e la chiesa, con vetrate nuove, donate da un artista famoso. E non è finita: la casa del medico, la bottega del farmacista, la casa del sindaco, quella della sarta, della tessitrice, e anche la dimora dei signori più ricchi del villaggio.
Rimango stupita dalla ricchezza di oggetti che vi sono stai trasportati per arredarle: armonium, pianoforti, letti, culle, bambole, coperte, candelabri, lampadari, lampade a petrolio, macchine per cucire ... tutte donazioni. Il valore di tutto questo materiale è incalcolabile! Io li riconosco a vista, e spesso le signore che illustrano le abitazioni ne sono molto compiaciute. Intanto io penso a come possano sorvegliare un simile patrimonio: ci saranno guardie notturne, d'accordo, ma resta in ogni caso un intero villaggio, che si estende anche con fattorie e boschi!
La visita più divertente è alla casa del fotografo, dove io e Becky ci facciamo
fare una foto color seppia, vestite con abiti antichi. Lei è perfetta, io, un
po' meno. Resta lo stesso un bel ricordo.
La cittadina nuova Drummondville, ci accoglie con l'albergo più lussuoso (e non
caro) di tutto il viaggio. Mia cugina scopre che si tratta di una città sorta
quasi per caso, un insieme di vecchi villaggi agricoli che si sono riuniti.
Questo è il vero Canada. Paese con forti contrasti, a metà strada tra un passato che non vuole scordare, perché ancora vicino e molto sentito, e il richiamo del nuovo, del futuro. Per ora convivono senza disturbarsi. Mi auguro che resti così per molti, molti anni ancora.
Québec capitale del Québec
Gli anglofoni la chiamano Quebec City, per distinguerla dalla provincia, che ha lo stesso nome. Per carità, non commettete questo errore!
La città più antica del Canada (ma non il più antico insediamento francese) festeggia nel 2008 i suoi 400 anni.
Ricorrenza straordinaria! L'Europa è lontana, molto lontana.
Una
funicolare porta alla città alta: Becky si diverte, il panorama è stupendo. Il
castello che troneggia sulla città, piccolina, come Ottawa, è in realtà un albergo
ricostruito: però si possono visitare le rovine del vecchio, autentico forte,
quest'anno popolato da guerrieri in divisa blu con cappello a tricorno, che raccontano
le peripezie della cittadina che fu, fin dalla sua fondazione, avamposto strategico
e militare.
Più realisti del re, sventolano una bandiera azzurra con gigli bianchi: la bandiera del Québec. Niente foglie d'acero. Cafè con croissant, restaurant a la française, nel menù sono compresi pizza e pasta, ma poche bistecche, e niente uova con bacon. Qualcuno di loro saprà che oggi la Francia è diversa da come la vogliono
ricordare? Non credo: ma non ha importanza.
Québec è l'unica città sinceramente antica, l'unica a misura d'uomo, in cui si può girare tranquillamente a piedi: le distanze sono così brevi che ci stupiscono. La sua particolarità consiste nelle case affrescate, e sono queste che cerchiamo con molto impegno: trovarle è quasi una caccia al tesoro, ma con tenacia e costanza ci riusciamo. Siamo esploratori.
Per noi, europei viaggiatori, è questo che fa la differenza: qualcosa di mai visto altrove. I Quebequesi festeggiano le loro vetuste (?) mura della cittadella: noi sbirciamo tra le assi di un cortile in rifacimento per fotografare gli affreschi.
Punti di vista nettamente diversi: per tutti i nativi del nuovo mondo Québec è una rarità, per noi è... ordinaria amministrazione.
Resta comunque una cittadina deliziosa, come lo sono i suoi dintorni, troppi, per poterli raccontare in un battito d'ali. Una sola curiosità: qui si scia. D'inverno, sci alpino, sulle montagne poco distanti. Poca pendenza, tanta neve ... e buona fortuna.
Niagara: le cascate più famose del Mondo
Ho serbato per ultima la visita al luogo più famoso di tutto il Canada: le Cascate del Niagara.
Niagara è il nome di un breve fiume, di due cittadine, e di due cascate. Qui c'è un altro confine tra Canada e Stati Uniti, che si sono spartiti anche le cascate: i Canadesi hanno vinto le più imponenti.
Appena arrivati a Niagara City,
prendiamo il famoso battello "Maid of the Mist", per breve tour sotto e dentro
le cascate. Per prime si vedono le cascate americane, che sono più piccole
(si fa per dire), ma sotto di loro hanno molte più rocce.

Vicino alla cascata principale c'è una cascatella indipendente, di cui nessuno parla mai: invece ha un suo fascino, la piccina. Le cascate sul lato U.S.A. sono piatte, e si prestano molto bene per foto, e immagini famose, che coinvolgono, la sera, luci e colori con effetti spettacolari.
Poi, il battello punta verso le cascate Canadesi. Il lago Erie si riversa
nel lago Ontario con un dislivello di circa 400 metri, in cui l'acqua corre
a più di cento km/H. Ciò che rende particolari le cascate canadesi, è la forma
a ferro di cavallo: il battello arriva proprio nel mezzo, e manca il respiro
nel sentirsi quasi in balia di tutta quell’enorme massa d'acqua, che, cadendo,
solleva nuvole alte quanto le cascate stesse. Nel punto centrale non si vede
quasi nulla (per fortuna).
Il giro in battello dura circa 45
minuti, e quando si scende viene proprio da dire "peccato". Sarei volentieri
rimasta più a lungo. Però, bisogna vedere le cascate dall'alto. Così, si percorre
una bella passeggiata lungo il Niagara River, guardando giù di tanto in tanto,
ben riparati da un parapetto.
La passeggiata è lunga ma piacevole.
Subito accanto al fiume c'è la zona pedonale, affiancata da una larga striscia
d’erba verdissima dove ci si può riposare e fare un breve picnic. A buona distanza,
la strada. Oltre la strada, il Parco vero e proprio, dove trovi gli scoiattoli
che quasi ti vengono a chiedere la nocciolina dalle mani. Dietro al parco, Niagara
City, la cittadina nuova, vero e proprio parco di divertimenti, tale da far concorrenza
a Disneyland. Qui tutti gli hotel sono di lusso, e tutti propongono stanze panoramiche
per i viaggi di nozze. Voi ci andreste? Io, a suo tempo, scelsi luoghi più tranquilli.
A
noi interessano le cascate, non i mille divertimenti che la cittadina può offrire.
Oltre allo spettacolo naturale, con il rombo dell'acqua che si fa via via più
intenso, mentre saliamo, la mia attenzione è catturata dalla folla venuta da
ogni parte del mondo: bianchi, neri, indiani, cinesi, giapponesi, arabi, sudamericani,
filippini, e chissà quanti altri! Parlano quasi tutti Inglese, e non puoi sapere
se sono Americani, Canadesi, o turisti arrivati davvero da oltre oceano.
Una volta giunti sul bordo delle cascate Canadesi, bisogna fare la coda per poter trovare un buon punto d'osservazione: seguendo il veloce vorticare delle onde, la testa comincia a girare, e sembra quasi di spostarsi, di volare.
Il
battello che avevamo preso un'oretta prima, ora sembra un guscio di noce pronto
a ribaltarsi da un istante all'altro tra le acque schiumanti. Ci guardiamo esterrefatti
chiedendoci "ma siamo DAVVERO andati la sotto?". Tra "il ribollir dei flutti",
preoccupati innanzitutto di tenersi stretto addosso l'impermeabile, non ci si
rende conto pienamente di ciò che ti arriva addosso; ma, dall'alto, si ha una
chiara visione d'insieme. Impressionante. Fantastica. Unica.
Mi avevano detto
che questo è un luogo molto, troppo turistico, e che non rappresenta il vero
Canada. Sono pienamente d'accordo. Ma non si può varcare l'Oceano Atlantico,
ed ignorare un tale spettacolo, che mostra l'immensa forza della natura, ed
insieme la sua stupefacente bellezza. E' una giornata piena di sole, e gli
arcobaleni si susseguono uno dopo l'altro, uno dentro l'altro, sopra le cascate,
sotto, all'interno delle nubi. Non ho mai visto cos' tanti arcobaleni tutti
insieme, così grandi e così colorati.
Stanchi, ritorniamo indietro:
noi abbiamo scelto la tranquillità di St. Catahrine, il paese prima di Niagara,
per poter riposare, e abbiamo fatto bene. Prima di rientrare un breve gito
in auto per vedere la cittadina più Antica, Niagara on the Lake: niente casinò
o ruota panoramica, ma graziosi villini costruiti tra la fine del XIX secolo
e l'inizio del XX. Anche qui, propongono suites per chi è in viaggio di nozze.
Noi torniamo al nostro tranquillo riparo. Ci aspetta un lungo viaggio. Stupiti,
ci guardiamo allo specchio: siamo ABBRONZATI! Non avevamo pensato di guardare
la cartina: Niagara è circa alla stessa latitudine di Roma. E noi, anziché
a Lido di Ostia, siamo stati ...al Niagara River.
Al di là dell’Oceano
Un mondo nuovo.
Un mondo migliore?
Forse.
Profumo di resina,
di acqua salata.
L’Oceano.
Vaste Distese.
La Natura prevale,
mai doma.
Grandi città,
piccole case,
Attente.
Fattorie immense,
parchi selvaggi,
e i laghi.
Un mondo nuovo.
Un mondo diverso.
Canada.
Rosella Rapa
Le
foto sono di Paolo Tasca e di Becky