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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Passò un anno. Ivano era bello forzuto. Aveva due balie, una beveva l’acqua rossa per il sangue, l’altra l’acqua bianca per le ossa, così sarebbe diventato un bambino grande e forte.
Viviana e Merlino vennero a trovarmi e Viviana era tutta radiosa: sembrava una luna d’argento. -Ci sposiamo!!!!!- disse felice.
Io fissai Merlino molto severamente; -Merlino- gli dissi, -sei sicuro di quello che fai?- -Molto sicuro!- rispose Merlino, -Però abbiamo un piccolo problema-. Allora mi voltai verso Viviana, ancora più severa: -Viviana, hai fatto un incantesimo per farlo innamorare?- -No! No! Io non ho fatto nessun incantesimo di Avalon, però… ho chiesto a Merlino se almeno per una volta poteva diventare un bel giovanotto- -Io l’ho fatto- disse Merlino, -una volta, poi due, poi tre… e mi sono trovato bene! Non mi va più di essere un vecchio dalla barba bianca- -E allora? Cosa pensate di fare?-
-Devo costruire un posto magico- spiegò Merlino, -dove poter restare per sempre giovane, ma da lì non potrò mai più uscire perché tornerei vecchio e canuto- E io chiesi: -E allora?- Viviana si strinse a Merlino e quasi piangeva: -E’ una cosa tanto pericolosa!-
-Vuol dire che non vi vedrò più!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!- esclamai.
-Tu potrai, perché sei magica, ma Artù e gli altri cavalieri no. Quindi, Morgana, devi promettere che non dirai mai a nessuno dove ci nasconderemo- mi tranquillizzò Merlino. -Ma io non ho mai mentito ad Artù!- -E non lo farai neanche stavolta, perché voglio costruire un vero castello, magico, con tanti paggi e damigelle. Poi informerò Artù e gli altri cavalieri.- -Artù e Galvano ti cercheranno per mare e per terra!- protestai ancora. -Li avvertirò.- promise Merlino. –Parlerò a Galvano, che, fra voi cugini, è il più forte e il più obbediente di tutti, e gli darò un messaggio per Artù. Tu, Morgana, promettimi che sarai molto vicina a tuo fratello. Viviana verrà a Camelot, di tanto in tanto, per portare i miei messaggi e i miei consigli, se sarà necessario. Vedi Morgana, questo è l’unico modo in cui posso continuare a vedervi, anche se da lontano: cosa accadrebbe se morissi davvero? Sono molto vecchio, ormai, e potrebbe capitare in ogni momento.-
Mi misi a piangere come una bambina. –Tu non puoi morire, tu verresti portato ad Avalon, nel riposo degli eroi e dei maghi!- -Ma dal sonno di Avalon non potrei fare nulla per aiutarvi.- spiegò paziente Merlino. – Invece in questo modo resterò con voi… fino alla fine.-
Viviana mi abbracciò, mi lasciò piangere, e disse una cosa molto giusta: -Merlino ha sempre dovuto vivere per la magia, aiutando gli altri, senza mai potersi fermare in una casa veramente sua, per avere una famiglia e un po’ di riposo. A me sarebbe bastata una casetta… ma quando vedrai come sarà bello il nostro luogo magico, capirai. E- mi rivelò in un sussurro –pensiamo anche di avere dei bambini!-
Capii allora che Merlino voleva tornare giovane per poter vivere i suoi ultimi anni senza malattie e senza andare fuori di testa, come capitva a tanti maghi molto vecchi. Abracciai Viviana, e le augurai tanta felicità.

-Viviana,- le chiesi seriamente. – perché diamine ti sei innamorata proprio di Merlino?-
-Perché è così magico, così, dolce, e ha degli occhi tanto belli! Sono neri, ma brillano, con il sole e con il buio. E’ tanto saggio, e ha visto tante cose. Io, invece, sono solo una damigella bianca, le mie magie sono ridicole al confronto delle sue!- e si rimise a piangere. Io, però ero più magica di lei, capii che mi nascondeva qualcosa, e glielo dissi. -E’ vero Regina Morgana. – rispose. –Ho sbirciato in uno specchio magico, e ho visto com’era Merlino da giovane: così bello, con i riccioli neri, e gli occhi neri! E così intelligente! Poteva ingannare ogni malvagio, e parlare con tutti gli animali, senza che nessuno glielo avesse insegnato. Ah! Perché sono nata così tardi?-
-Ora basta piangere!- esclamai decisa. – C’è solo un modo perché tu possa stare vicino a Merlino: chiedergli di diventare sua allieva. Ma dovrai distruggere quello specchio magico, tutte le tue pozioni magiche (ma non le medicine) e giurare che non farai mai più le magie delle Fate di Avalon, che a Merlino non piacciono. Io lo so che ha bisogno di una assistente. Dovrai superare tutte le prove che ti farà fare, anche se ti chiedesse di tagliarti i capelli!-
-Oh, i miei bei capelli! Noooo! E va bene, per Merlino lo farò!-
Viviana aveva dei capelli bellissimi, lunghi quasi fino ai piedi, lisci e biondi, di un biondo così chiaro che alla luce della Luna brillavano. Ero sicura che Merlino non glieli avrebbe fatti tagliare per davvero; ma che fece quella pazza? Li tagliò da sola, e con le trecce in mano mi pregò di accompagnarla da Merlino. Quando lui vide quei bellissimi capelli tagliati restò quasi di sale. -Ma cosa hai fatto, ragazza mia? Se vuoi diventare mia assistente devi superare prove di magia, non tagliarti i capelli!- Così, siccome era il più grande mago del mondo, li rimise al loro posto, cioè sulla testa di Viviana. Le fece fare un esame molto difficile, dovette distruggere tutte le pozioni con magie che facevano innamorare o perdere la testa (il cervello, eh!) e insieme partirono per non so dove. Anche lo specchio magico fu distrutto, però io, prima, avevo dato una sbirciatina… eh sì! Merlino era stato proprio un bellissimo giovane. Ma Viviana, dopo averlo visto così bello, si sarebbe accontentata di stare con vecchio signore dalla barba bianca?

Mentre ero ancora ad Avalon e aspettavo Ivano, veniva sempre a farmi compagnia una damigella bianca che mi portava l’acqua bianca per rinforzare le ossa del bambino. Veramente non era di molte parole: si sedeva vicino a me e faceva dei grandi sospiri, come “Ahhhh!” oppure “Ehhhh!” e così via. Quando Merlino veniva a trovarmi i sospiri aumentavano.
Io non ne potevo proprio più; stavo per chiederle se stava male quando finalmente cominciò a parlare: -Conosci bene Merlino?- oppure: -Sai quand’è nato?-, -Ha un’amica? Voglio dire, un’amica speciale…-, -Si è mai sposato?-.
Io le raccontai tutto quello che sapevo di Merlino, da quando era nato (sapendo già parlare), a come aveva aiutato il mio papà, poi Arthur e tutto il rimanente. A ogni parte della storia i sospiri aumentavano, finchè arrivò la domanda finale: -Allora Merlino non si è mai innamorato?- -Credo di no- risposi, -Però queste sono cose private. Certo da quando lo conosco io non si è mai innamorato-. -E non si potrebbe fare un incantesimo per farlo innamorare?- -Neanche per sogno: se ne accorgerebbe subito e si arrabbierebbe moltissimo-
Allora la damigella, che si chiamava Viviana, scoppiò a piangere: -Ah! Povera me, non ho speranze allora! Come posso sperare che Merlino mi noti! E soprattutto che si innamori! Di me!-
Viviana non era tanto giovane: aveva circa 25 anni, quindi aveva passato da un pezzo l’età da marito, però Merlino ormai aveva la lunga barba bianca e i lunghi capelli bianchi che si usavano tra i vecchi Druidi. Non che questo gli impedisse di sposarsi, semplicemente, non credo ne avesse più voglia. Viviana era così disperata, che mi venne un’idea.

La storia di Excalibur e del braccio che esce dall’acqua la sanno tutti, e non ho voglia di ripeterla ancora. Merlino e Artù partirono all’alba del giorno dopo, zitti zitti, e se qualcosa andò diversamente solo loro lo sanno.

Gwalchamay cominciò a cantare la sua storia, con il duello, la spada che si spezzava, la Dama del Lago, e accadde proprio come aveva predetto: dopo qualche luna la canzone era stata così impasticciata che ognuno voleva dire la sua, e si accapigliavano anche per le strade, a sostenere storie appena un po’ diverse.
Io decisi di non tornare mai più nel regno di Owayn: mi feci mandare indietro i miei vestiti e i miei gioielli, e i regali di nozze dei miei amici; ma di tutto che mi aveva regalato il mio ex marito non volli niente, solo il cavallino bianco, che chiamavo Pegaso, anche se non aveva le ali. Il nuovo re, che si chiamava Owayn come il padre (ed è per questo che molti fecero ancora più confusione), ne fu molto contento; giurò fedeltà ad Artù, e promise che avrebbe sempre aiutato a difendere il Vallo di Adriano. Era bello felice di essersi sbarazzato del fratello delinquente e del padre rompiscatole, altro che dispiaciuto. Che razza di famiglia!
Io decisi di Andare ad Avalon, per avere il bambino in segreto, e darlo a una coppia di sposi Britanni che lo avrebbero allevato in un piccolo castello vicino a Camelot, per farlo diventare, al momento giusto, un vero cavaliere degno della tavola rotonda. E infatti, dopo un po’ di anni, fu proprio così. E siccome io gli avevo lasciato anche un po’ di magia, divenne molto amico di un Leone, e fu chiamato “Ivano, il cavaliere col Leone”. Sposò anche una regina, ma questa è un’altra storia, non la mia.

Quindi, torniamo ad Avalon.
Tutti dormivano, a Camelot.
Tutti meno uno.
Accolon, zitto zitto, senza stivali per non farsi sentire , con una piccola candela in una mano, e un lungo pugnale nell’altra, si stava dirigendo verso la camera di Artù e Ginevra. Sapeva che la spada di Macsen era lì, appesa alla parete vicino al letto, dalla parte di Artù, e pensava, con il suo cervello bacato, di poterla prendere senza far rumore. Riuscì ad entrare facilmente: a Camelot nessuno chiudeva le porte con chiavi o paletti, perché tutti si fidavano l’uno dell’altro.
La spada era là, nella sua custodia di cuoio, bellissima, tutta lavorata a mano, e decorata con gemme preziose: era stato un regalo dei Cavalieri per festeggiare la fine delle Guerre contro i Sassoni. Accolon vide quella meraviglia, e decise di rubare tutto, spada e fodero. Provò a tirare, tirare… ma la Spada non veniva via: era come se fosse stata conficcata nella roccia di nuovo. Così, Accolon provò ad impugnarla per tirala fuori.
E successe il finimondo!
Spada e fodero cascarono per terra, con rumore tremendo. Ginevra urlò: -AHHHHHHHH- poi Artù gridò: –Cosa succede?- e cercò di prendere la spada, ma lei non era al suo al suo posto. Accolon strillò: –Ti ucciderò con un misero pugnale!- Ginevra, sempre urlando, corse fuori, mentre io correvo dentro, e sbattemmo l’una contro l’altra. La candela di Accolon si era spenta, e per un po’ non si capì più niente, finché non arrivò Merlino, seguito da Galvano, Bedwyre, Kay e Owayn. –Candele e fiaccole, accendetevi!- ordinò Merlino e finalmente si cominciò a vedere qualcosa. Artù teneva qualcuno ben stretto, avvolto in una coperta. – Non è nulla.- disse –Un vagabondo ha cercato di uccidermi.- Tolse la coperta e tutti videro Accolon che si sfregava la testa. –Mi dispiace, Pà!- disse. –Questa spada non voleva saperne di venire via!-
-Sei il solito cretino, Accolon!- gli rispose Owayn –Avresti dovuto aspettare che il bambino fosse nato! Arthur gli avrebbe dato la spada per giocare, e tu avresti potuto prenderla senza danno!-
-COOOOSA ?!?!?- urlai io più forte di tutti. Ero arrabbiata con Accolon, ma più ancora con Owayn; –Allora tu eri d’accordo! Volevate uccidere Artù, e far diventare il mio bambino re al suo posto, per continuare con le vostre malefatte! Ah, che rabbia!- E prima che chiunque altro potesse dire qualcosa, li trasformai in due rospi bitorzoluti, che sgusciarono via facendo “Cra Cra”. Nessuno li rivide mai più.

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