Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Un libro e un fiore
Stanotte ho fatto un sogno strano:
lo scriverò cosi come viene, poesia, o brano.
C’era un libro E c’era un fiore.
Pieno di magie era il libro
Pieno di colori era il fiore
Strani oggetti uscivano dal libro,
Mutevoli colori uscivano dal fiore
Parole e fate uscivano dal libro
Profumi e farfalle uscivano dal fiore.
Che bello! Pensai, ma, all’improvviso
Si mostrò una mano, orrenda,
Pronta a ghermire il mio bel libro, e il fiore.
La mano era rossa, con lunghi artigli
Stillava sangue, stava per cadere
… !!!!! NO !!!!
Gridai, e la mano si mutò in ghiaccio
Si fece azzurra, trasparente, delicata.
Poi il ghiaccio si trasformò in cristalli,
I cristalli in fiori, e presero volare,
Bianche farfalle dalle ali traforate
Come pizzi da mani antiche lavorati.
“Che Bello, dissi, Lo scriverò in una fiaba.”
Ma all’ improvviso comparve un buffo nasone,
Rosso, con i baffi, ed un vocione.
“No, non si può, è vietato !“
“Allora, la scriverà mia figlia”
“No, non si può, è vietato !“
“la scriveranno i miei nipoti”
“No, non si può, è vietato !“
“Sai che ti dico? Mi hai seccato !“
Con queste parole mi svegliai
E sulla carta le parole lasciai.
Sciocco nasone, lo sai:
mai una fiaba fermerai.
Rosella, 14 giugno 2008



Poesia a colori: Un Sogno Pazzo
Che noia ascoltare.
Stanotte ho sognato di volare.
Mi siedo
In aula sono arrivata,
Raro per me, tutta trafelata
Farnetica: che dice quello laggiù?
Sono inquieta; non ne posso più!
Correvano tutti verso una Foresta,
Sembrava fosse una grande festa;
Invece arrivavano impazziti,
Soltanto per cadere disperati,
Nel Buio che tutto ingoia.
Non ha finito quello? Che noia.
Proprio non riesco ad ascoltare:
Stanotte ho sognato di volare.
C’ero anch’io, nel sogno: giocavo,
Fra tanti volti che più non ricordavo.
Poi tornarono familiari: persone amiche,
Di quando io ero ancora felice,
Bambina, già troppo sognatrice.
Vivevo in una catapecchia, lontano,
In alto, distante dal frastuono sovrano.
Il giocattolo era rotto, ma non importava,
Lassù nessun estraneo arrivava.
Eravamo poveri, ma felici:
Alla sera correvamo con gli amici
A prendere i dolci dai ricchi sdegnati
Che un buon signore ci aveva regalati.
E’ folle questo sogno, devo continuare?
Sì, perché fummo costretti a volare.
D’improvviso la folla sottostante
Cominciò a salire, ansimante.
Ci spinsero verso un dirigibile
Che doveva andare il più lontano possibile.
Lontano da dove? Vedevo vasti prati,
Incolti, di certo mai arati.
Pecore e bufali pascolavano insieme
Case grigie, antiche, erano un bell’insieme.
Voglio scendere, gridai, laggiù c’è pace!
Ma mi dissero: sei pazza, là si tace.
Non ascoltai:
In volo mi lanciai.
E trovai tutti, tutti i miei cari,
Che su questo mondo mai avranno pari.
“Sono contenta, sono qui, con voi”:
Uno di loro mi guardò e disse, “Non puoi.
Torna a casa, dalla tua bambina.”
“No, non voglio; con te desidero restare!”
Piangemmo. Mi esortò: “Devi andare.
Accanto al letto, lei ti guarda dalla foto,
Vi proteggerà, è il suo scopo”.
Infatti i suoi occhi, dolci e tristi, scuri
Da sempre mi sorvegliano, sicuri.
Mi sono alzata con la sveglia, maledetta!
Per arrivare in quest’aula troppo stretta.
E’ ancora là, quello, parla senza farsi capire
Ma cosa studio, a cosa mai potrà servire?
Mi alzo:
Ora basta, smetti di ciarlare:
Stanotte IO HO IMPARATO A VOLARE.
Rosella 2008

