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- A -

Atwood Margaret
L'altra Grace

Alias Grace è la storia, ispirata ad un fatto di cronaca, di una giovane donna che dall'Europa parte per il Canada all'epoca dei pionieri, e che si trova coinvolta suo malgrado in un omicidio. Ritenuta colpevole, è costretta a passare il fiore della sua giovinezza in carcere, ed è seguita a più riprese da medici della mente. Ma in mezzo alla piccola società che vive intorno a lei, tra la gente "libera", e soprattutto attraverso il racconto che lei stessa fa della propria vita al Dott. Jordan, emerge la natura al contempo dolce e forte, pratica e sognante, saggia e ingenua della protagonista, che da sé sola giustifica e personalizza tutto il romanzo.
Petali
«Mi piacere vedere. Oppure essere vista. Mi chiedo se, agli occhi di Dio, le due cose siano equivalenti. Com'è scritto nella Bibbia, Perché ora noi vediamo da un vetro, oscuramente; ma poi vedremo faccia a faccia. Ma se è faccia a faccia, devono esserci due sguardi.»


- B -

Baricco Alessandro
Oceano mare

Poisson è un pittore che dipinge ossessivamente il mare, Barteboom è uno scienziato che compie studi sulle onde per scoprire dove esse - e, quindi, il mare - finiscono ed Elisewin è una bambina affetta dalla paura di vivere alla quale il suo medico di fiducia consiglia la talassoterapia. E poi Ann Deverià, una donna bellissima, Thomas, un naufrago con alle spalle un'esperienza terribile e Dira, una bambina di una rara perspicacia sono tutti personaggi che condividono il soggiorno nella locanda Almayer e le cui vite si intrecciano con il sottofondo del mare.
Petali
«Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c'è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire, ma la vita, quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio»

Blixen Karen
Capricci del destino

L'ultima produzione della famosa scrittrice raccoglie cinque storie dove personaggi dal mondo interiore estremamente sviluppato e ricco si muovono in un mondo reale, spesso ostile o freddo. Il racconto più significativo è Il Pranzo di Babette, piccolo capolavoro retto sulla figura di una cuoca d'élite costretta all'esilio per motivi politici, che nell'universo frugale e grigio di un paesino di pescatori della Norvegia riesce a creare per un giorno la scena adatta alla massima realizzazione della propria bravura. Semplice e al contempo tenera e dolorosa, la storia di Babette trova espressione poetica nella quotidianità degli ambienti, nel linguaggio diretto e lineare della scrittrice, nei sentimenti provati dai personaggi.
Petali
«Povera?, disse Babette. Sorrise come a se stessa. "No. Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista. Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla.»

Dino Buzzati
La Boutique del mistero

La boutique del mistero (1968) di Dino Buzzati raccoglie trentuno racconti caratterizzati dai temi più cari allo scrittore di origine bellunese. Nella lettura coinvolgente immediate sono le tematiche trattate: l’inesorabilità e l'imprevedibilità del destino a cui non ci si può sottrarre, l'inesplicabilità di alcune presenze (Il mantello: "...chi fosse il misterioso individuo che passeggiava su e giù per la strada, in attesa, chi fosse quel sinistro personaggio..."), il mistero che avvolge l’esistenza, l’assurdità di certe situazioni "normali" (L’uovo, Questioni ospedaliere), la paura irrazionale del buio e di fenomeni che infrangono le leggi fisiche (La goccia: "Una goccia d'acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo aecano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode a intermittenza... Tic, tic, misteriosamente, di gradino in gadino. E perciò si ha paura."), la meraviglia di un immaginario mondo oltre la morte (L'assalto al Gran Convoglio), il flusso inarrestabile del tempo (I sette messaggeri), la vana attesa del futuro (Sette piani), l’angoscia metafisica, l’assenza di speranza (I topi, La giacca stregata), l’imminenza di una catastrofe (Eppure battono alla porta, Una cosa che comincia per elle), l’ignoto inquietante (Qualcosa era successo), l'assurdità (Il cane che ha visto Dio), la riflessione sul ruolo di intellettuale e poeta (Ricordo di un poeta, Riservatissima al signor direttore), l’incapacità di cogliere la felicità che la vita può offrire (Il colombre: "Stefano la prese fra le dita e guardò...che dà a chi la possiede fortuna potenza, aore e pace dell'animo. Ma ormai era troppo tardi.")... Le scelte stilistiche sono strettamente correlate ai contenuti espressi: l’indeterminatezza della dimensione spazio-temporale delle vicende; il linguaggio semplice e colloquiale che, paradossalmente, presenta una realtà assurda come quotidiana. Il surreale alimenta, dunque, il mistero della vita venduto in una "boutique", mistero fantastico, ironico se non grottesco, tragico o banale, che rimane insoluto: nella mente del lettore l’assurdo trova fantastica configurazione, libera ed opinabile se si penetra in profondità la superficie apparentemente banale e ovvia dell'esistente.


- C -

Camilleri Andrea
La forma dell'acqua

È il primo di una serie di romanzi gialli in cui il lettore è invitato a seguire le vicende di un commissario di polizia, Montalbano. Egli vive ogni giorno la realtà tutt'altro che facile del mondo siciliano, dove gli inghippi e i drammi familiari diventano il simbolo e il risultato di un antico problema sociale e culturale, quello della mafia. Le vicende, narrate secondo una struttura classica, grazie al riuscitissimo personaggio del commissario si mescolano all'espressione di un profondo amore per la propria isola natia, per il suo carattere peculiare, il suo odore, il suo sapore salino. Altra caratteristica del libro: la presenza, continua nel testo, di espressioni dialettali che immergono ancor di più il lettore nella sicilianità. Della serie è stato fatto anche un adattamento televisivo a puntate.
Petali
«Aprì il frigorifero, Adelina gli aveva preparato un piatto di gamberetti bolliti, abbondante, bastava per quattro. Adelina era la madre di due pregiudicati, il minore dei due fratelli l'aveva arrestato lo stesso Montalbano [...]. A luglio passato, quando era venuta a stare a Vigàta a trascorrere due settimane con lui, Livia, sentendo quella storia, si era terrorizzata. "Ma sei matto? Quella un giorno o l'altro decide di vendicarsi e ti avvelena la minestrina!" [...] "E che è colpa mia? Adelina lo sa benissimo che non è colpa mia ma di suo figlio che è stato così fesso da farsi pigliare. Io ho agito lealmente per arrestarlo, non ho fatto ricorso né a tranelli né a saltafossi. È stato tutto regolare"»

Coe Jonathan
La casa del sonno

Ashdawn è un'austera dimora sul mare dove si incrociano i destini di quattro ragazzi in un arco di tempo che va dal 1984 al 1996, periodo durante il quale la casa da college studentesco diviene una clinica per la cura dei disturbi del sonno. Sarah è una fragile ragazza amata a sua insaputa da Robert, suo tormentato coinquilino che le scrive poesie. Gregory, un tempo ragazzo di Sarah, diventa uno psichiatra ossessionato dai segreti del sonno, mentre Terry è un paziente della clinica, insonne e con la passione del cinema. Jonathan Coe sorprende per la tessitura di una trama abilmente orchestrata fra piani temporali diversi, coincidenze e colpi di scena e per il tono ironico talvolta non privo di polemica.
Petali
«"Raccontami i tuoi sogni", aveva detto una volta Gregory a Sarah; erano seduti su quello stesso terrazzo in una luminosa mattinata di Novembre di molti anni prima; "Dimmi da quanto tempo ti capita." Sarah si era scaldata le mani intorno alla tazza, era rabbrividita leggermente alla brezza dell'oceano e lo aveva guardato con passione. Erano i primi mesi della loro relazione, molto prima che si allontanassero.»

Coelho Paulo
Veronika decide di morire

Veronika vuole morire. Non è stata vittima di qualche ferita profonda, non ha provato dolori devastanti. Vuole morire perchè non trova scopi nella vita e tutto le scivola fra le dita. Dopo aver ingurgitato una dose massiccia di barbiturici con la quale pensa di uccidersi, Veronika si sveglia, invece, in una clinica per malattie mentali, dove le comunicano che le rimangono pochi giorni di vita. Paradossalmente, sarà proprio questa notizia e la conoscenza di persone cosiddette "matte" che le darà la forza e l'energia di ritrovare il gusto di vivere.
Petali
«Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali»


- E -

Estés Clarissa Pinkola
Donne che corrono coi lupi

È un viaggio attraverso le favole ed il loro potere simbolico, utilizzato come strumento femminile (ma di tutto interesse anche per la controparte maschile) per un'indagine profonda dei sentimenti e delle emozioni. Con una raccolta certosina di miti e racconti provenienti da ogni parte del mondo, l'autrice ci guida alla scoperta di come alcune tematiche nodali in esse ritrovate possano essere utilizzate per dar voce alle parti più istintuali di noi stessi, talvolta represse e talvolta sepolte sotto secoli di preconcetti e luoghi comuni. E, finalmente, le fiabe non sono più appannaggio dei bambini, ma, come per i bambini, rivestono un'interessante funzione paideutica.
Petali
«Siamo pervase dalla nostalgia per l'antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l'ombra della donna selvaggia ancora si appiatta dietro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l'ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe»


- F -

Fielding Helen
Il diario di Bridget Jones

Esilarante cronaca della vita di una trentenne single che quotidianamente annota le calorie introdotte, le sigarette fumate e gli alcolici bevuti, il numero dei quali sembra essere strettamente legato alle sofferte vicende quotidiane che coinvolgono fidanzati alle prese con le cosiddette "cialtronerie sentimentali", amiche bisognose di consigli, madri in preda a crisi di mezza età.
Spaccato generazionale sdrammatizzato da uno stile comico ed estremamente vero che ritrae personaggi tipici e caratterizzati in modo tale che sarà difficile non riconoscersi od immedesimarsi in loro.
Petali
«Sabato 9 settembre: Kg 56,8 (grande vantaggio del nuovo lavoro con relativa tensione nervosa), alcolici 4, sigarette 10, calorie 1876, minuti passati ad avere conversazioni immaginarie con Daniel 24 (ottimo), minuti passati a immaginare repliche di conversazioni avute con mia madre dalle quali esco vittoriosa 94»

Fielding Helen
Che pasticcio Bridget Jones!

Continuano le avventure di Bridget Jones, trentenne in preda a crisi emotive ed amorose. Questa volta, però, Bridget non è più alle prese con chili di troppo e sigarette, ma con le mille difficoltà che comporta un rapporto a due serio e duraturo. L'equivoco, però, fa la parte del leone e Bridget per dimenticare parte con la sua migliore amica per la Thailandia, impresa che si rivela tutt'altro che rilassante. Ancora una volta Bridget Jones, grazie alla sua naturalezza e comicità, risulta così squisitamente reale che sarà difficile non amarla.
Petali
«7.15: Urrà! Gli anni selvaggi sono finiti. Da quattro settimane e cinque giorni ho una relazione funzionante con un maschio adulto a riprova che non sono un paria dell'amore come temevo»

Eric Fromm
Il linguaggio dimenticato. La natura dei miti e dei sogni

Saggio di psicologia, raccolta di conferenze e introduzione ai concetti di base della psicanalisi, da Freud a Jung, questo libro è al contempo un viaggio favoloso nei meandri della mente umana e del suo linguaggio dimenticato: il sogno, il mito, il racconto e la favola. Tale linguaggio, spesso dimenticato perché ignorato o incompreso, viene riscoperto dall'analisi lucida ma di agevole comprensione da uno dei più importanti rappresentanti della psicanalisi, che ripercorre i prodotti culturali e mentali delle più diverse culture per trovare un punto in comune tra tutti: un linguaggio profondamente simbolico, sempre lo stesso, frutto della stessa umanità.
Petali
«Il Talmud dice: "I sogni non interpretati sono lettere non aperte". E infatti tanto i sogni quanto i miti sono degli importanti mezzi di comunicare con noi stessi. Se non comprendiamo il linguaggio in cui si esprimono, va perduto per noi gran parte di ciò che sappiamo e di ciò che diciamo a noi stessi in quelle ore in cui non siamo alle prese con il mondo esterno»


- H -

Hornby Nick
Alta fedeltà

Rob Fleming è un trentacinquenne proprietario di un negozio di dischi a Londra e misura tutto in termini di classifiche. È appena stato lasciato dalla sua ragazza e dall'episodio trae spunto per frequentare di nuovo vecchie fiamme, quasi tutte delle cocenti e dolorose ferite. Dal viaggio catartico nel suo passato, Rob capirà che molti ricordi vengono sublimati con il tempo e che semplicemente ogni cosa doveva seguire il suo corso. Dal suo passato, descritto con stile fresco e divertente, Rob trarrà riflessioni per comprendere meglio il suo presente.
Petali
«Ma soprattutto la paura della morte mi ha impedito di legarmi mai veramente a qualcuno, perché se ti attacchi ad una relazione, e la tua vita comincia a dipendere dalla vita della persona con cui stai, e poi quella persona muore, come è destino di tutti, salvo casi eccezionali, per esempio se si tratta dei personaggi di un romanzo di fantascienza... bhè, dico, allora ti ritrovi in alto mare con una barca che fa acqua da tutte le parti, sbaglio?»


- J -

Jay Gould Stephen
Questa idea della vita!

Questa idea della vita è un interessantissimo libro di biologia, di scienza, e al contempo una raccolta di casi esemplari, unici e meravigliosi della vita. È un libro che raccoglie le storie universali di insetti, piante e animali, raccontate da un eccelso professore di Biologia e Paleoantropologia dotato di una grande capacità narrativa e divulgativa. È un viaggio all'interno della teoria darwiniana della vita, affrontato con la curiosità e la meraviglia degli scienziati di una volta, alla ricerca di piccoli o grandi miracoli, di stranezze e logiche ferree dell'esistenza. Il tutto racchiuso in invitanti capitoli intitolati, ad esempio, Il vero padre dell'uomo è il bambino, o Il problema della perfezione, ovvero come può un mollusco applicare un pesce alle sue estremità? o ancora Un eroe unicellulare dimenticato.
Petali
«Generalmente, quello che avviene in natura supera anche le più fantasiose tra le favole umane. La Bella Addormentata aspettò il suo principe per cent'anni [...]. Nell'anno 999 fiorì in Cina un bambù dal formidabile nome di Phyllostachys bambusoides. Da allora, con infallibile regolarità, questa pianta ha continuato a fiorire e a mettere i semi all'incirca ogni 120 anni. Dovunque viva, il P. bambusoides segue questo ciclo. Alla fine degli anni sessanta la varietà giapponese [...] fiorì contemporaneamente in Giappone, Inghilterra, Alabama e Russia. L'analogia con la Bella Addormentata non è azzardata, perché in questi bambù la riproduzione sessuale avviene dopo più di un secolo di celibato»
«La natura è così meravigliosamente complessa che vi accade quasi tutto il possibile. [...] Chi vuole risposte nette, definitive, globali ai problemi della vita non le cerchi nella natura»


- K -

Kristof Agota
Trilogia della città di K.

È la guerra che fa da tragico sfondo a questi tre racconti (Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna) che hanno come protagonisti due gemelli, o forse due anime in un solo corpo, i cui destini sono intrecciati e divisi come i loro nomi anagrammati. In un panorama dove la guerra non distrugge solo le città, ma appiattisce ogni sentimento umano, trasforma le madri in matrigne, le nonne in streghe, Lucas e Klaus si difendono costruendosi una filosofia di vita che diventa una macabra palestra fatta di esercizi sfibranti. La guerra più aspra si disputa nell'animo dei due fratelli, separati da bambini a causa di un dramma familiare, ed in quello dei personaggi che gravitano loro intorno.
Petali
«Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per niente altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.»
«Ognuno di noi nella vita commette un errore mortale, e quando ce ne accorgiamo è già successo l'irreparabile.»


- L -

Lessing Doris
Racconti londinesi

Sono diciotto questi racconti ambientati nella Londra degli anni Ottanta, ma che per tematiche abbracciano qualsiasi altra città. La Lessing descrive un mondo intimo, privato e quotidiano, dove incontriamo mogli abbandonate o tradite, bambini, ragazze madri ed immigrati. La scrittrice con realismo e lirismo si tuffa delicatamente nell'animo dei personaggi e fa emergere gli aspetti più profondi del loro essere ed esistere.
Petali
«A questo punto, per quel ridicolo bisogno di far piacere agli altri quello che piace a noi, incomincia a raccontargli quanto amo Londra. È come un grande teatro, dissi: si può stare tutto il giorno a guardare quello che succede, e a volte lo faccio. Si può stare seduti per ore in un caffè o su una panchina, solo per guardare. Succede sempre qualcosa di straordinario, o divertente.»

Lessing Doris
Il Diario di Jane Somers

È la storia dell'amicizia che nasce tra Janna e Maudie, tra una donna giovane e bella, professionalmente affermata, con una signora vecchia e piccola, piena dei problemi tipici della senilità; è il racconto del contrasto tra due mondi vissuti separati; è l'incontro della salute, del successo sociale, della solitudine del mondo dei single con la vecchiaia, la malattia, la solitudine del mondo della terza età. È la meravigliosa storia dell'arricchimento reciproco e della crescita di due persone che imparano a conoscersi uscendo dall'egoismo del proprio stile di vita, delle proprie abitudini, dei propri problemi, raccontata in un libro impietoso e duro ma profondo e commovente.
Petali
«Si è accorta degli escrementi di gatto, dei piatti sporchi nel lavandino...? Maudie va a sedersi quietamente accanto al fuoco, dopo un sorriso di Janna che significa, Ci penso io. Janna pulisce il pavimento, lava i piatti, li ripone, e non pensa, perché è giovane e piena di salute, di lasciare qualche piattino, un cucchiaio e l'apriscatole sul tavolo della cucina, per evitare a Maudie di chinarsi, cercare, frugare. Maudie resta seduta ad ascoltare Janna che lavora, che si prende cura di me, pensa - e, oh, se non si accorge della comode...»


- M -

McCourt Frank
Le ceneri di Angela

Frank nasce a New York in una famiglia modesta e a quattro anni si trasferisce con la famiglia in Irlanda, il paese d'origine. Le aspettative di vita migliore vengono, però, presto deluse: il lavoro scarseggia ed il padre alcolizzato spende i pochi soldi guadagnati in birra. Vicenda autobiografica e strategie di sopravvivenza di una famiglia povera irlandese raccontate attraverso gli occhi disincantati di un bambino costretto a crescere troppo in fretta. E come sanno magicamente fare solo i bambini, le vicende crude e spesso drammatiche vengono raccontate con distacco, ironia e leggerezza e trasformate in quadretti di vita quotidiana che difficilmente non strappano un sorriso.
Petali
«Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è ancora peggio»

Mann Thomas
La montagna incantata

Simbolo della vastità delle conoscenze e delle esperienze umane, della difficoltà con cui si arriva alla maturazione, della lentezza con cui si prendono nuove abitudini e si aprono nuovi orizzonti per la mente, con la sua presenza discreta ma costante e massiccia la montagna di questo romanzo diventa il luogo in cui sorge un sanatorio per la ricca borghesia del primo Novecento. Qui, lontano dal mondo della salute, della produzione, del lavoro, il giovane Hans Castorp si trova ad entrare in contatto col mondo dell'amore, della malattia, della morte. Attraverso una conoscenza quasi alchemica della materia e della sua scomposizione, trasformazione e ricomposizione, il protagonista esperisce una sorta di purificazione che lo porta ad afferrare il mistero dell'uomo e della vita, sotto gli occhi delle "regioni geniali" di una montagna effettivamente incantata.
Petali
«Che cos'è dunque la vita? È calore, il prodotto calorico di una sostanza sostenitrice di forme, una febbre della materia che coinvolge inarrestabile e inarrestabile accompagna il processo d'un'incessante dissociazione e ricostruzione di molecole d'albumina disposte con arte. È l'essere del non poter essere, di ciò che, in questo complicato e febbrile processo di dissoluzione e di rinnovamento, sta a mala pena, con fatica dolce e penosa, in bilico sul punto dell'essere: non è materia e non spirito, è qualcosa d'intermedio, un fenomeno su base materiale come l'arcobaleno sopra la cascata e come la fiamma. Ma benché non materiale, è sensuale fino al piacere e alla nausea, l'impudenza della materia fattasi suscettibile ed eccitabile, la forma impudica dell'essere. È un segreto e sensibile agitarsi nel casto gelo del tutto...»

Maraini Dacia
La lunga vita di Marianna Ucrìa

Marianna, appartenente alla nobile famiglia degli Ucrìa, è sordomuta dalla nascita e a tredici anni è costretta ad andare in sposa allo zio che le aveva usato violenza quando era ancora una bambina, come lei stessa si ricorda dopo aver rimosso l'episodio per lungo tempo. Nonostante le difficoltà, però, Marianna è estremamente percettiva, sensibile e divora libri che la illuminano sul mondo esterno e sulle atmosfere della Sicilia del '700. Sarà proprio la sua forza interiore che le darà il coraggio per sottrarsi a quello che sembrava essere il suo destino di moglie e madre sottomessa e passiva.
Petali
«Marianna gustava la libertà. Il passato era una coda che aveva raggomitolato sotto le gonne e solo a momenti si faceva sentire. Il futuro era una nebulosa dentro a cui si intravvedevano delle luci da giostra. E lei stava lì, mezza volpe e mezza sirena, per una volta priva di gravami di testa, in compagnia di gente che se infischiava della sua sordità e le parlava allegramente contorcendosi in smorfie generose ed irresistibili»


- N -

Nin Anaïs
Henry e June

Questo libro è tratto dal diario di Anaïs Nin che ricopre un arco di tempo che va dal 1931 al 1932. In quegli anni la scrittrice si trova a Parigi dove incontra lo scrittore Henry Miller e sua moglie June. Attratta dall'uno per il carisma e la forte personalità e dall'altra per la bellezza e sensualità, la Nin dà vita ad un triangolo amoroso che traspone senza veli e censure nelle pagine del suo diario che la consacrano come una delle scrittrici più disinibite e provocatrici della sua generazione.
Petali
«Ci sono due modi per arrivare fino a me: con i baci o con l'immaginazione. Ma c'è una gerarchia: i baci da soli non funzionano»


- O -

O'Connor Flannery
Sola a presidiare la fortezza

Ad animare questa raccolta di lettere scritte da Flannery O'Connor dal 1948 al 1964 è un mondo interiore ricco e lucido che osserva il presente e ne ironizza con saggezza. La scrittrice è affetta da una malattia che la costringe a sembrare, come lei stessa dice, una struttura ad archi rampanti, ma questo non le impedisce di immaginare, leggere, scrivere ed interagire, talvolta in maniera pungente, con il prossimo. Le lettere divengono un mezzo per comunicare al mondo esterno le proprie idee, e ascoltare criticamente quelle degli altri, in fatto di religione, di scrittura e di emozioni.
Petali
«Quando scrivi un romanzo, se l'hai fatto onestamente e hai la coscienza a posto, sono dell'avviso che il resto devi lasciarlo nelle mani di Dio. Una volta lasciate le tue mani, il libro appartiene a Lui. Che può usarlo per salvare qualche anima o per metterne alla prova qualche altra, ma credo che preoccupandosi di questo lo scrittore si assuma un compito che compete a Dio»


- S -

Antoine de Saint-Exupéry
Terre des hommes

L'autore del famoso libro "Il piccolo principe" rende qui partecipe il lettore della sua grande esperienza come pioniere dell'aviazione, agli inizi del Novecento. La narrazione di queste numerose avventure procede con grande dolcezza, nel tentativo di ritrovare, rappresentandolo, il filo di un amore profondo per l'umanità, coltivato nella solitudine di grandi voli sui deserti africani e nel costante pericolo per la vita. L'amore per il proprio lavoro, la coscienza dell'importanza della propria opera di pioniere, assieme al contatto profondo con la terra, emergono a fianco del valore assoluto della fratellanza.
Petali
«In quanto a te che ci salvi, Beduino del Libano, ti dimenticherò comunque. Non mi ricorderò più del tuo viso. Sei l'Uomo e mi appari col viso di tutti gli uomini insieme. Tu non ci hai mai visti prima e lo stesso ci hai riconosciuti. Sei il nostro fratello beneamato. E, a mia volta, ti riconoscerò in tutti gli uomini. Ti mostri a me pieno di nobiltà e di bontà, grande signore che ha il potere di dare da bere. Tutti i miei amici, tutti i miei nemici in te camminano verso di me, e non ho più un solo nemico al mondo»

Sapphire
Push, la storia di Precious Jones

Precious ha sedici anni e vive ad Harlem. È nera, povera, obesa e viene quotidianamente presa in giro dai compagni della scuola, dove, nonostante la sua semi-analfabetizzazione, si reca tenacemente. Precious, però, viene espulsa dall'istituto perché incinta per la seconda volta di suo padre. La ragazza entra quindi in una scuola sperimentale dove incontra altre storie simili alla sua che la sollevano dal peso dell'emarginazione e della solitudine e dove stringe una tenera amicizia con la sua insegnante la quale finalmente la tratta da essere umano e la stimola a continuare gli studi.
Petali
«Mi hanno bocciata a dodici anni perche o fatto una bambina con mio papa. E stato nel 1983. Fuori da scuola per un anno. Mia filia cia la sindome di Down. E ritardata...»

Simenon Georges
Tre camere a Manhattan

L'incontro fortuito in un bar di New York fra Kay e Combe si trasforma in un intimo dialogo che si prolunga per le strade, i locali, le camere di Manhattan. Ben presto Combe si scopre irrazionalmente innamorato e geloso delle storie precedenti di Kay, cadendo nella più cupa disperazione quando la donna è costretta ad andare in Messico per la malattia della figlia. Una relazione che brucia tutte le tappe, sovverte le fasi canoniche dell'innamoramento, se esistono, ma non per questo meno intensa e profonda. Di questo libro decisamente moderno per atmosfere scritto in sei giorni nel 1946, Simenon disse: "È uno dei pochi romanzi che abbia scritto a caldo- e questo mi faceva paura". La vicenda, infatti, ricorda l'incontro tra lo scrittore e la sua segretaria, Denyse Ouimet, che diviene sua amante ed in seguito moglie.
Petali
«...ma c'era anche qualcos'altro, nel suo sguardo. Quello che ti ho detto prima e non riesco a spiegare. È come se le persone percepissero confusamente la presenza dell'amore, e questo le mettesse a disagio»


- T -

Paolo Teobaldi
Il padre dei nomi

Il Padre dei nomi fa pensare a certe ville signorili che s'incontrano sulle colline toscane o marchigiane, edificate naturalmente sul versante migliore della valle: quello solatio. Eugenio Benedetti è un uomo fuori dal comune: infatti ha quattro genitori (uno meglio dell'altro), una moglie splendida e innamorata, tre-quattro figli; e di conseguenza non sa neanche cosa siano i sensi di colpa. La sua doppia educazione, borghese e proletaria, e una straordinaria sensibilità linguistica lo portano quasi naturalmente a lavorare come copywriter free-lance a Milano, dove si specializza nella nominazione di nuovi prodotti.
Battezzando (per conto terzi) e fatturando (pro domo sua), il protagonista attraversa felicemente il lungo arco di tempo compreso tra la fine della seconda guerra mondiale e le prime avvisaglie della new e della net-economy. Un lungo piacevole sogno, interrotto solo dalla nube di Chernobyl: un incubo da cui lo salverà solo Dante…
Il padre dei nomi ricrea con partecipe ironia l'Italia della ricostruzione, del boom economico, il diffondersi della pubblicità e della televisione, i "favolosi" anni sessanta e gli altri che si sono susseguiti fino alla paradossale invenzione dei "non-luoghi", con un occhio sempre attento alla lingua, scritta e parlata: e con una prosa in cui ogni parola diventa pretesto di nuove invenzioni e divagazioni narrative. Una storia delicata e complessa che segue attentamente, svelandone il funzionamento, alcuni meccanismi della germinazione linguistica nei settori più diversi; e mantenendo in filigrana la continua presenza e l'affettuoso controcanto dei classici: da Dante a Shakespeare, da Leopardi a Melville, da Saba a Volponi…
Scritto esplicitamente "nel nome del padre", Il padre dei nomi è una dichiarazione d'amore per il mondo dell'artigianato e dell'impresa; per i loro uomini e materiali migliori; per la vitalità e la ricchezza del lessico famigliare (proprio ed altrui) e dei distretti produttivi; per i lavori ben fatti: compresa la buona letteratura, intesa come àncora di salvezza. Una favola ambientata in un Paese produttivo e ottimista, di sapore "olivettiano": con alcune città e piazze d'Italia (due in particolare…) descritte con tale amorosa minuzia da diventare metafisiche.
Dopo le pagine asprigne di Finte e della Discarica, e dopo quattro anni di intenso lavoro, Teobaldi ci regala col Padre dei nomi una musica dolce ma tutt'altro che ingenua: un "pianissimo" dissonante con le fanfare di guerra: ma di cui forse, per lo stesso motivo, si avverte oggi un grande bisogno.


- V -

Boris Vian
La schiuma dei giorni

Giovani personaggi per metà adolescenti e per metà adulti sono i protagonisti di questo romanzo permeato da un certo realismo magico, in cui s'inizia con l'amore, l'incoscienza e la gioia facile per arrivare all'esperienza del dolore, della morte, dell'ostilità del mondo. Dal linguaggio sperimentale, all'ambiente poetico, agli oggetti che si trasformano e prendono vita, tutto si piega lungo la narrazione ad accompagnare i sentimenti dei protagonisti e del lettore, sempre più coinvolto dalla carica emotiva della vicenda. La schiuma dei giorni è un romanzo duplice, complesso nonostante l'apparente semplicità, che dopo un incipit fresco e brioso diventa forte e intenso per riflettere empaticamente il destino drammatico dei suoi personaggi.
Petali
«Colin, in piedi all'angolo della strada, aspettava Chloé. La piazza era rotonda e c'era una chiesa, dei piccioni, una aiuola, dei banchi, e, di fronte, delle macchine e dei pulman, sull'asfalto. Anche il sole aspettava Chloé, ma lui poteva divertirsi a fare delle ombre, a far germogliare dei semi di fagioli selvatici negli interstizi adeguati, a spingere le persiane e far vergognare un lampione acceso»
«Non si poteva più entrare nella sala da pranzo. Il tetto raggiungeva quasi il pavimento al quale era legato da proiezioni semi-vegetali, semi-minerali, che si sviluppavano nell'umida oscurità. Solo, rimaneva uno stretto corridoio tra l'ingresso e la stanza di Chloé»

Silvia Vignato
Le ali di Zux

L'incontro con Zux, fin dal suo primo apparire e manifestarsi, per segni e segnali più che per le scarne fulminanti parole, è di quelli capaci di procurare una vertigine, nemmeno tanto lieve. Chi è Zux? Uno che ha caldo alle gambe, caldo al punto da dover indossare dei calzoni corti. Un calore molesto che lo preoccupa: cosa farà quando il calore si estenderà e finirà per inerpicarsi su per la sua interminabile altezza? Girerà in mutande e poi? Per questo, che dei tanti suoi assilli è solo il più urgente ma anche il sintomo affiorante sulla superficie, Zux si presenta nell'ambulatorio di un medico: Makis.
A Makis racconta, nel suo modo sincopato e radicale, ciò che gli accade, e il medico resta come impigliato in quello sguardo non eludibile e nella magnetica bellezza di Zux, e, come ispirato da una oscura intuizione di salvezza, decide di rispondere anzi di inseguire questo strano paziente che più volte lo prega: ascolti, ascolti e basta. Così nel convulso sovrapporsi delle vicende che seguono, e stringono ineluttabilmente i protagonisti di questa storia attorno a un nodo, Makis accetta di entrare in gioco con tutto se stesso.
Al centro del piccolo manipolo sta soprattutto il bambino Hasim protetto e adorato da Zux, l'"orfanello" figlio in realtà di Babette sorella di Pistache. Il bimbo porta sul corpo segni allarmanti di sevizie subite. Per mano di chi? Intorno a questa domanda si agitano la maestra del piccolo Hasim, le assistenti sociali interpellate d'ufficio, i poliziotti, Babette sua madre, Malika amica del cuore ma soprattutto del "resto" di Pistache, Angela la concubina di Makis, e infine lo stesso Zux. Chi è stato a infliggere simili abusi sul bambino che ha solo 5 anni? E se non è stato il marito di Babette, l'orrido e arrogante "celtico", non sarà stato per caso in uno dei suoi momenti di buio, lo stesso Zux? Ciascuno tenta di trovare risposte, ciascuno individualmente o in coppia con un altro accenna tentativi di fuga, diversioni, momentanee complicità, fugaci trabocchetti mentre in una piscina a tratti frequentata da Zux e dal piccolo Hasim, una giovane bagnina Alexandra riporta su un diario di bordo i comportamenti e le varazioni anche infinitesime dei nuotatori, allo stesso modo in cui le riportava il suo predecessore che l'ha iniziata a quella insolita pratica di lettura di umani in stato di immersione.
La domanda centrale non ha infine una risposta chiara e univoca, ma resta sospesa, sospesa nell'aria buia come il volo di Zux , questo strano e turbolento angelo che alla fine spicca il suo tragico volo speronato da un camioncino in corsa. E noi dobbiamo farci forza per staccarci dalla sua immagine: disteso su un lettino, a malapena articolante suoni incerti, Makis il suo medico gli è accanto. Le sue gambe non scottano più.
E' un libro strano ed enigmatico questo di Vignati, incalza con furore e splendore, e nulla nella costellazione breve e pungente di questo mondo di presenze, gesti sospesi, parole decisive angoli di strada che riconosciamo e restano imprecisabili, nulla appartiene alla forma. Il pensiero torna alle creature slogate e disarticolate e incandescenti di Beckett, e pare di riconoscere in questi personaggi lunari i pronipoti di Molloy o di Malone, ma è solo reminiscenza, analogia, perché niente in realtà si collega a questo mondo di Zux se non questo stesso mondo che abita e attraversa come un sogno e, come un potente sogno, si fa nostro e ci abita.


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Winterson Jeanette
Non ci sono solo le arance

Jeannette, figlia adottata di genitori bigotti e stravaganti, è predestinata ad una vita da missionaria e predicatrice; sfiora, infatti, l'eresia quando viene scoperta la sua relazione omosessuale con una coetanea. La protagonista, costretta dalla famiglia e dalla comunità religiosa, rinnega e reprime la sua identità fino all'incontro con un nuovo amore, Kathy. Questa volta Jeanette decide di essere se stessa e, suo malgrado, abbandona la propria casa. Il viaggio alla ricerca tormentata del proprio essere viene descritto dall'autrice in prima persona con ironia, leggerezza e originalità, senza colpevolizzare mai nessuno. Il racconto di Jeannette, infatti, viene spesso integrato con fiabe che narrano in metafora le sue sensazioni profonde e che, forse, come tutte le favole, la aiutano ad affrontare la realtà.
Petali
«Tornare dopo tanto tempo fa impazzire, perché a chi si è lasciato alle spalle dà fastidio che tu sia cambiato, ti trattano come hanno sempre fatto, ti accusano di essere indifferente.»
«Ma la storia è come una stringa piena di nodi, tutto quello che puoi fare è ammirarla e magari aggiungervi un altro nodo. La storia è un'amaca su cui dondolarsi, è un gioco di società per i giorni di pioggia. È la cuccia di un gatto»