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La Rivista - DG Istruzione e Cultura
Gli
istituti di istruzione e formazione di tutta l'UE hanno il loro bel da
fare per non soccombere alla crisi economica. A causa delle difficoltà in
cui versano le finanze pubbliche e del taglio nelle assunzioni da parte
delle aziende, le prospettive non sono rosee per chi esce oggi dal sistema
scolastico né per una futura ripresa economica.
Idee giuste e una politica solida potrebbero però convertire questo
periodo di agitazione economica in un'opportunità.
Chi non sa fare, insegna
Dopo aver colpito le banche e l'industria,
le ripercussioni della crisi dei sub-prime si stanno facendo ora sentire
sui servizi pubblici, tra cui il settore dell'istruzione e della formazione.
Dure condizioni economiche costringono gli studenti meno fortunati ad
abbandonare la propria carriera scolastica per entrare in anticipo nel
mondo del lavoro. Il calo dei profitti sta rendendo difficile per le
imprese pagare per programmi in materia di istruzione e formazione continua.
E con i mercati finanziari in difficoltà, si sta rivelando sempre
più difficile ottenere prestiti per finanziare programmi di istruzione
e formazione.
Il problema non è affatto limitato al settore privato:
la situazione è infatti aggravata dai recenti cali nel gettito
fiscale, che costringono i governi a tagliare la spesa pubblica o ad
aumentare il deficit pubblico. Scuole e università sono sotto
pressione a causa dei budget ridotti e dai comunque elevati tassi di
iscrizione, trovandosi obbligate a scegliere tra compromettere la qualità della
formazione (per classi di aumentate dimensioni, riduzione del personale
e di materiale didattico) e il rincaro delle tasse d'iscrizione. Alcune
spese, come ad esempio gli stipendi del personale docente, possono essere
protette dall'erosione monetaria grazie alla pressione sindacale, ma
per quanto riguarda invece la spesa per nuove infrastrutture nelle scuole
e università non è così. Inoltre, le richieste di
finanziamento pubblico da parte dei settori della sanità e della
protezione sociale non fanno che aumentare le difficoltà
di salvaguardare l'istruzione - un compito, peraltro, fondamentale.
La parte considerevole dei bilanci statali destinate all'istruzione può sembrare
un bersaglio allettante per chi ha necessità di tagliare i costi. Ma
ridurre la spesa per l'istruzione è come innescare una bomba economica
a orologeria. Infatti, tagliare gli investimenti spesi in capitale umano ora
significa provocare un impatto negativo sulla formazione del capitale umano
in futuro, ostacolando la crescita a lungo termine dell'economia. È importante
anche impedire che la recessione mini le prospettive di occupazione e guadagno
di chi cerca lavoro attualmente abbandonando la scuola: uno studio di occupazione
a lungo termine fatto negli Stati Uniti ha dimostrato che diplomarsi nel corso
di una recessione ha persistenti effetti negativi sui salari di un lavoratore.
In paesi con forti leggi a tutela dei lavoratori a tempo indeterminato, ai giovani
in cerca di lavoro possono essere offerti contratti interinali che non prevedono
un grado elevato di formazione. Le imprese con un gran numero di lavoratori
a tempo indeterminato potrebbero anche eliminare del tutto i programmi di formazione
delle nuove reclute e la formazione dei loro attuali dipendenti. Al contrario,
nei paesi con una legislazione meno severa, a farne le spese potrebbe essere
più che altro la manodopera fissa (più dispendiosa), sostituita
da dipendenti più giovani (dunque più economici) che andrebbero
ad occupare posti da apprendista. Ma anche in quest'ultima situazione, i giovani
dal percorso scolastico più scarno rischiano di rimanere intrappolati
in una pletora di occupazioni interinali con paga bassa e ridotte possibilità di
carriera.

Qual è la risposta?
I diversi paesi stanno rispondendo alla crisi in diversi
modi. Una risposta "aggressiva" consiste
nello sfruttare la situazione: se durante una recessione il tempo passato
a lavorare diventa meno redditizio, allora sono minori anche i disincentivi
a studiare o a partecipare a programmi di formazione. Decidendo di proseguire
nella propria carriera scolastica, infatti, i lavoratori potenziali
non stanno in realtà perdendo la possibilità di guadagnare, dato che,
in generale, ricaverebbero molto poco. Dal punto di
vista di un'azienda, i mancati guadagni - le perdite a lungo termine
derivanti dal tempo dedicato dai lavoratori dipendenti in materia di
istruzione o formazione - sono più bassi
in periodi di rallentamento dell'attività economica.
Spetta ai governi di guidare e stimolare questo processo. Germania,
Regno Unito e Stati Uniti hanno già incoraggianto cittadini
e imprese a interessarsi dalla produzione alla
riconversione delle
abilità. Questi paesi hanno stanziato fondi per l'istruzione,
in
particolare per la scuola e l'università, come parte del loro
piano di ricostituzione economica.
Altri approcci promettenti includono la riduzione delle imposte sulle
società
per le imprese che forniscono formazione, l'offerta di prestiti a studenti
in difficoltà finanziarie, e la promozione delle iscrizioni alle
scuole private limitandone o addirittura sopprimendone le rette al fine
di evitare un esodo
degli studenti
a sovraffollate scuole pubbliche.
Tuttavia, un aumento dei finanziamenti non è l'unico modo per
proteggere e
promuovere il capitale umano dell'Europa. Anche le istituzioni educative
possono contribuire elaborando progetti di formazione contenuti e mirati,
che pongano l'accento sugli sbocchi professionali. Programmi di questo
tipo
dovrebbero conferire qualifiche immediatamente apprezzati e riconosciuti
dal mercato. Per incentivare la concorrenza sul mercato dei prodotti
possono essere varate politiche strutturali; politiche del mercato del
lavoro possono invece
contribuire a dinamizzare l'economia, diminuendo il divario
tra precari e lavoratori protetti. Viste dunque l'effettiva disponibilità
di soluzioni e la corretta strada già imboccata da numerosi Stati membri,
è più che lecito prevedere che l'UE riemergerà dalla crisi finanziaria
più forte che mai.

Le diverse risposte alla crisi
- Il governo finlandese intende aumentare gli
investimenti pubblici al fine di attutire il colpo della crisi economica,
ma i dettagli sono ancora in via di elaborazione. Non è chiaro
se le università trarranno beneficio dal pacchetto.
- Il governo francese sta riformando tutto il sistema
di istruzione superiore, permettendo una maggiore indipendenza e dotandola
di un supplemento di € 5 miliardi di finanziamenti
pubblici. Al
tempo stesso, esso ha deciso in maniera del tutto atipica di ridurre
le assunzioni di dipendenti pubblici.
- Le università in tutta
la Germania riceveranno nuovi
fondi dal governo federale per la costruzione,
manutenzione e ristrutturazione dei loro edifici. Ciò è
stato confermato con l'annuncio di un secondo
pacchetto di incentivi da parte del governo, che
comprende gli investimenti in infrastrutture universitarie.
- La cronica penuria di finanziamento delle
università greche non dovrebbe essere aggravata dalla attuale situazione economica di
crisi. Nonostante gli annunci fatti dal governo
di aumentare i finanziamenti pubblici per le università,
finora non ha dato alcuna indicazione sulle somme da destinare
agli istituti di istruzione superiore.
- Le università italiane si aspettano di sentire
l'impatto della crisi
entro l'anno accademico 2010/2011, per il quale il governo
ha annunciato la riduzione del finanziamento pubblico di circa il 10%.
- Parte dei fondi mobilitati in Norvegia dal pacchetto
di incentivi
andrà a beneficio delle università, in particolare nelle
infrastrutture, per
le spese di manutenzione e ristrutturazione degli edifici.
- Il governo
spagnolo ha adottato un piano d'azione che
contribuirà con € 37 milioni per le borse di studio universitarie.
Uulteriori 85 milioni di € saranno investiti per adeguare le
strutture e i piani di studio delle università spagnole nel
nuovo quadro per l'istruzione superiore europea.
- La Conferenza dei Rettori olandese ha
riferito delle difficoltà
nella negoziazione con il governo per ottenere un aumento del finanziamento
pubblico. Essa ha espresso anche preoccupazione per la
collaborazione con le imprese nell'ambito della ricerca, dato che le
aziende stanno riducendo il loro impegno finanziario in questo senso.
- Le università britanniche sono
stati colpiti dalla crisi finanziaria
in diversi modi. Nonostante alcune scuole private
abbiano chiuso a causa della recessione e le banche islandesi e i
fondi previdenziali abbiano perso fondi universitari, il reclutamento
degli studenti
rimane elevato. È stato istituito un fondo "Economic
Challenge" per gli investimenti di € 71 milioni "per
consentire alle università di
rispondere
rapidamente alle esigenze dei datori di lavoro e gli individui durante
la
crisi.
- Negli Stati Uniti quasi uno su due
sovrintendenti scolastici stanno riducendo le assunzioni di personale
e le forniture di consumo. Oltre un terzo hanno
aumentato la dimensione delle classi e rinviato la manutenzione.
Tuttavia, il pacchetto di incentivi degli Stati Uniti prevede un aumento
nel bilancio dell'istruzione da $ 89 miliardi nel 2008 a 174 $
miliardi nel 2009.

Lezioni dal passato
Guardando indietro agli Stati Uniti negli anni '30,
la grande
la depressione non ha registrato una perdita notevole di scolarizzazione
nella
Comunità afroamericana (la minoranza più vulnerabile
della nazione) mentre per gli altri gruppi la media si assestò sui 20
giorni di scuola perduti.
Le recessioni negli anni '70 e '80 hanno provocato un effetto inverso
sulla domanda di istruzione: ogni aumento di un punto percentuale nel
tasso di disoccupazione veniva infatto seguito da un aumento del 2% nelle
iscrizioni al college.
I sondaggi svolti negli Stati uniti nel corso degli anni dimostrano che
nei periodi di PIL in ribasso gli americani si dedicano alla formazione.
La recessione britannica, invece, mostra una tendenza inversa: invece
che aumentare, durante quel periodo la quota di lavoratori britannici
che si impegnarono in attività di formazione diminuì. Una situazione
analoga si è verificata in germania, Norvegia e Svizzera.

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