Immigrazione e scuole europee Cambiare le sfide in opportunità
Le scuole di tutta Europa hanno un numero
crescente di studenti provenienti da paesi di tutto il mondo. Le medie dimostrano
che su dieci studenti di scuola di circa 15 anni di età, uno è nato all'estero
o ha genitori stranieri. Nella scuola primaria, la proporzione è ancora superiore,
e raggiunge il 15%. Questa crescita sta aumentando rapidamente in alcuni paesi:
in Irlanda, Italia e Spagna, ad esempio, la proporzione di alunni nati all'estero
è triplicata o addirittura quadruplicata dal 2000.
Tutto
ciò rappresenta per certi aspetti una sfida. Ma è anche un'opportunità.
L'immigrazione può contribuire a portare elementi culturali e educativi
nelle scuole europee. Studenti e insegnanti possono arricchirsi venendo
in contatto con punti di vista e prospettive differenti. E in una crescente
economia globale, i cittadini europei possono beneficiare di un contatto
precoce nella loro vita con le sfide internazionali, portando loro naturalmente
una mentalità tollerante e rispettosa verso persone di diversa provenienza.
Le
opportunità da cogliere non sono ancora ben tracciate, e le sfide rimangono
- particolarmente per i sistemi educativi europei. il Green Paper di
Luglio 2008 della Commissione Europea sulla Migrazione e la Mobilità
rivela che i figli dei migranti stanno avendo difficoltà ad integrarsi
nei sistemi educativi. E tendono a riuscire meno bene dei loro coetanei.
Sfide
La letteratura e i dati nazionali e internazionali
confermano quest'andamento. Sempre meno bambini provenienti da famiglie
immigrate si integrano nella scuola dell'infanzia, e coloro che lo fanno
tendono a farlo in età avanzata. I figli di immigrati perlopiù finiscono
la maggior parte nelle scuole professionali, che non presuppongono studi
superiori e piùà avanzati. E secondo la media, la maggior parte lascia
la scuola prima degli altri studenti. Di conseguenza, relativamente pochi
studenti immigrati completano gli studi universitari.
La combinazione di tutti questi fattori mina le possibilità per i giovani
migranti di trovare un lavoro successivamente. Il ponte sociale tra
gruppi diversi che è necessaria per formare una società coesa è anche
minato. Il dato più preoccupante è l'evidenza che la situazione in alcuni
paesi è peggiorata tra la prima e la seconda generazione di immigrati.
È chiaro che l'educazione sta fallendo ad aiutare l'integrazione delle
comunità migranti.
Un aspetto del Green Paper riguarda una investigazione dei problemi affrontati
da questi bambini. È stato riscontrato che un fattore determinante è
il basso livello socio-economico di molte famiglie immigrate in Europa,
una caratteristica che accompagna tristemente il basso livello delle
performance scolastiche in molti paesi europei. Altri fattori includono
la difficoltà a padroneggiare la lingua del paese ospitante, e le basse
aspettative che i familiari e le comunità migranti ripongono nell'educazione.
Il quadro, ovviamente, non è uniforme. Le politiche adottate giocano
comunque un ruolo nella questione, dato che le performance scolastiche
di alunni immigrati della stessa origine variano percettibilmente da
un paese europeo all'altro. La segregazione, ad esempio, può indurre
in una spirale di scarse soddisfazioni in scuole ghettizzate dove il
livello di educazione è destinato ad abbassarsi col tempo.
Prendere il meglio dagli studi
Ciò che il Green Paper evidenzia, anche,
è che le politiche adottate possono aiutare gli alunni immigrati a prendere
il meglio dai loro studi. Per esempio, la ricerca suggerisce che in generale,
i sistemi educativi più equi permettono una migliore integrazione. Le
classi di transizione per i nuovi arrivati aiutano pure gli studenti
a imparare la lingua del paese in cui si trovano, e incoraggiano la frequenza
prescolare nei bambini piccoli. Simili schemi sono stati messi a punto
per immigrati più anziani utilizzando partnership con le comunità, e
offrendo un'educazione per adulti ai genitori. La prevenzione della segregazione
dipende anche da un'equo bilanciamento socio-economico. Esso può essere
promosso garantendo degli standard di qualità nelle scuole. Alcune scuole
hanno anche cominciato a promuovere un'educazione interculturale per
assistere l'integrazione delle varie comunità in classe. E incorporando
le differenti culture nel curriculum, gli insegnanti possono supportare
la fiducia degli alunni migranti e offrire un ventaglio di esperienze
più ampio all'intera classe.
Cooperazione
L'organizzazione per l'educazione e i programmi
rimangono, tuttavia, una materia decisionale nazionale, e non europea.
Ma anche se le strategie per l'integrazione degli immigrati sono definite
e perseguite a livello nazionale e regionale, gli Stati Membri hanno
espresso il loro interesse nella cooperazione. La Commissione Europea
ppuò aiutare questo processo, ed è in quest'ottica che sta già supportando
alcuni programmi, tra cui:
il Fondo Europeo per l'integrazione nazionale di Terzi paesi
il programma Lifelong Learning
i Fondi Strutturali
Regioni per il cambio ecocnomico nel'Urbact Programme
il programma comunitario per l'impiego e la solidarietà sociale,
Progress