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D I S C U S S I O N E
eloise E' da tanto che vorrei inserire su Letteratour una pagina dedicata agli incipit più famosi, più belli (ma non per forza), insomma agli inizi delle nostre letture, a quelle primissime righe di un testo che ci danno il primo approccio di un testo.
Chi vuole partecipare?

Io comincio con due incipit che adoro, e mi scuso se saranno scontati:


C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
(Pinocchio, Carlo Collodi)


Longtemps, je me suis couché de bonne heure.
(A la recherche du temps perdu, Marcel Proust)


Eloise
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eloise Continuo da sola ;) :

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
(Cent'anni di solitudine, Gabriel Garcia Marquez)


La storia di Hans Castorp che ci accingiamo a raccontare - non già per amor suo (il lettore troverà in lui un giovane semplice, ma simpatico) bensì per amore della storia che ci sembra altamente degna di essere narrata (e qui dovremmo pure far notare in favore di Hans Castorp che si tratta della storia "sua", ché non a tutti capitano tutte le storie) - questa storia è molto lontana nel tempo, è, diremmo così, già tutta coperta di nobile patina storica e va assolutamente raccontata nel tempo del più remoto passato.
(La montagna incantata, Thomas Mann)


Ca a débuté comme ça. Moi, j'avais jamais rien dit. Rien.
[E' cominciata così. Io, non avevo mai detto nulla. Nulla.]
(Voyage au bout de la nuit, Louis-Ferdinand Céline)


Come si erano incontrati? Per caso, come tutti. Come si chiamavano? Che v'importa? Da dove venivano? Dal luogo più vicino. Dove andavano? Si sa forse dove si va? Che dicevano? Il padrone non diceva nulla; e Jacques diceva che il suo capitano diceva che tutto quello che ci capita di bene e di male quaggiù era scritto lassù.
(Jacques le fataliste et son maitre, Denis Diderot)

Eloise
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alessandro
Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa - non importa quando esattamente - avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po' per mare, e vedere la parte equorea del mondo. E'un modo che ho io di scacciare la tristezza, e regolare la circolazione.
(Moby Dick, Herman Melville)


Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo.
(La metamorfosi[/i, Franz Kafka)]


Tutte le famiglie felici si rassomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
(Anna Karenina, Lev Tolstoj )[i]

Alessandro

alessandro Quando la madre del poeta si domandava dove il poeta era stato concepito, si presentavano solo tre possibilità: o una sera sulla panchina di un giardino pubblico, o un pomeriggio nell'appartamento di un collega del padre, oppure una mattina in un posticino romantico nei dintorni di Praga. Quando il padre del poeta si poneva la stessa domanda, arrivava alla conclusione che il poeta era stato concepito nell'appartamento del collega, perché quel giorno tutto gli era andato storto.
(La vita è altrove, Milan Kundera)


Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora. Ma di ciò non dirò nulla. Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella, e dignitosamente risoluto di tenerle broncio, lascio la politica ov'ella sta, e parlo d'altro.
(Le mie prigioni, Silvio Pellico)

Alessandro

eloise Bravo Alessandro!!!

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.
(Il giovane Holden, J.D.Salinger)


Naturalmente, un manoscritto.
(titolo del 1 cap. de Il nome della Rosa, Umberto Eco)

Eloise
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Tiziano Oh! Alessandro m'ha fregato, cioè preceduto, perché anch'io avrei scelto come incipit quello di "Moby Dick". E ora dovrete perdonarmi l'autoreferenzialità (il mio narcisimo, insomma). Sappiate dunque che, siccome sto invecchiando, ho sentito il bisogno di fare un pò il punto sul mio cammino esistenziale ed intellettuale; allora ho preso il mio zibaldone e ne ho tratto un libretto di aforismi, che ho Intitolato "Minima filosofia". E leggete come comincia:

"Chiamatemi Ismaele.
Come mi sarebbe piaciuto aver pronunciate io queste parole. Chi abbia letto "Moby Dick" avrà immediatamente riconosciuto in esse l’incipit di quello straordinario romanzo che racconta la tragica epopea della lotta tra il bene e il male. Invero questa dicotomia nel racconto è - come dev’essere - piuttosto ambigua, dacché i buoni buoni e i cattivi cattivi non si trovano neanche nei vangeli, forse nemmeno in paradiso e nell’inferno; inoltre oggi nessuno si sognerebbe di incarnare il male in una balena, ancorché albina, poiché è finito il tempo dei balenieri ed iniziato quello degli ecologisti, che piuttosto proprio nei balenieri lo incarnerebbero. Ma non divaghiamo: di "Moby Dick" Ismaele è il narratore, il personaggio a cui è affidato il compito di testimoniare questa storia di dannati argonauti moderni, poiché tra loro è l’unico che scamperà alla furia del mostro e alla morte. Tuttavia non è soltanto una voce, ha un carattere un po’ misterioso e affascinante, a cui appena si allude nella prima pagina del romanzo, ma quanto basta perché desti interesse:

"Ogni qualvolta m’accorgo che mi si va formando intorno alla bocca una piega arcigna; quando sulla mia anima scende un umido, piovigginoso novembre; quando mi sorprendo a sostare involontariamente davanti ai negozi di casse da morto (…) allora giudico che sia il momento di andare per mare il più presto possibile. E’ il mio surrogato della pistola e della pallottola."

Un malinconico che ha per terapia l’avventura. Per questo l’invidio: fa quel che io non faccio, poiché sono un pavido inetto imprigionato nella ragnatela della quotidiana esistenza, che s’accontenta di viaggi virtuali, di elucubrazioni mentali, di alibi morali. Perciò non merito che mi chiamiate Ismaele: non posso ambire alla sua vitalità fisica e morale, che mi piacerebbe dimostrare ma che purtroppo non possiedo perché sono schiavo di una saturnina tendenza all’introversione che mi fa fuggire nell’ombra del pensiero annientando il desiderio di rincuorarmi - come Ismaele – nell’azione, dove la vita è un premio e non un peso.
Ci sono altri personaggi a cui volentieri mi ispirerei: Fedro, ad esempio. Non il grazioso giovane che discorre con Socrate d’amore e di filosofia, in quel dialogo in cui l’estro letterario di Platone ci illumina (o ci inganna) giocando tra argomentazione e seduzione, bensì il Fedro protagonista del romanzo "Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" di Robert Pirsig, un personaggio così intensamente concentrato nelle proprie meditazioni filosofiche da trasformarle in un labirinto in cui follemente si perde, per poi uscirne pronto a vivere con serena leggerezza . Però, benché anch’io come lui sia appassionato dalla conoscenza, non sono così impavido da volerla inseguire fin nelle sue latebre.
A dir la verità non sono così intellettualmente disonesto da illudermi di potermi presentare come un personaggio epico, come Ismaele, o tragico, come Fedro; piuttosto comico (che è un modo speciale d’esser brutto, come si legge nella "Poetica" di Aristotele), di una comicità intrisa di un po’ di intellettualità, meschinità, ingenuità, inettitudine. Uno di quei personaggi che si incontrano nelle pagine di Calvino. Allora perché no? Chiamatemi Palomar.
Insomma: chiamatemi come volete; infine, senza farci intrigare da oziose reminescenze letterarie che intessono aleatorie ragnatele simboliche, un nome vale l’altro; potreste scegliere di chiamarmi X: ontologicamente sarebbe una scelta realistica, seppure con un’enfasi un po’ pirandelliana. Anche per la fisiognomica avete ampia libertà: ho un aspetto anonimo, sono uno dei tanti, senza quei tratti che sembrano manifestare un carattere o un destino (com’è per il ritratto da satiro di Socrate o da invasato di Democrito) ; potreste scegliere di vedermi come un’ombra: benché creda che sarebbe una scelta più metaforica che realistica la giudicherei tuttavia appropriata."

Ammetterete, spero, che quella di Alessandro è stata per me un'involontaria provocazione; perciò non ho saputo resistere al piacere dell'autocitazione. Ma chiedo nuovamente scusa per la digressione e mi scelgo un altro incipit:
"La Nellie, una yawl da crociera, girò sull'ancora senza un fileggiare delle vele, e fu in riposo. La marea s'era alzata, c'era quasi calma di vento e, poiché eravamo diretti giù per il fiume, non rimaneva che stare all'ancora e aspettare il riflusso"
E' l'inizio di Cuore di tenebredi Conrad. Tuttavia credo che la traduzione non gli renda merito, per cui riporto l'originale, ricco di assonanze:
[i]The Nellie, a cruising yawl, swung to her anchor without a flutter of the sails, and was at rest. Thew flood had made, the wind was nearly calm, and bein bound down the river, the only thing for it was to come to and wait for the turn of the tide./i]

ciao

Tiziano

eloise Questo post comincia a piacermi molto.

Uno, perché rileggendo gli incipit che ho scelto mi accorgo ancora meglio dei perché ho scelto proprio quelli e non altri, e in un certo senso questo mi dimostra ancora una volta cos'è che io vado cercando in un testo letterario più di ogni altra cosa. Anche la digressione di Tiziano mi fa riflettere sui perché e sui come, e dai confronti vedere quante cose ognuno può tirare fuori qualcosa di assolutamente personale da un testo.

Due, perché leggendo i vostri incipit mi è venuta una bella curiosità per quei testi che citate e che non ho mai letto: funzionano anche come bei consigli di lettura

Eloise
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alessandro E' un peccato che lo spettacolo della levata del sole si svolga la mattina presto. Perché non ci va nessuno. D'altronde come si fa ad alzarsi a quell'ora? Se si svolgesse nel pomeriggio o, meglio, di sera sarebbe tutt'altro. Ma così come stanno le cose, va completamente deserto ed è sprecato. Soltanto se un geniale impresario lo facesse diventare alla moda, vedremmo la folla elegante avviarsi di buon'ora in campagna per occupare i posti migliori; in questo caso, pagheremmo persino il biglietto, per assistere alla levata del sole, e prenderemmo in affitto i binocoli. Ma per ora allo spettacolo si trova presente qualche raro zotico che non lo degna nemmeno d'una occhiata e preferisce occuparsi di patate, o di pomodori.
(Se la luna mi porta fortuna, Achille Campanile)

Devo aspettarmi dei rimproveri. Ma che cosa posso farci? È forse colpa mia se compii dodici anni qualche mede prima che la guerra fosse dichiarata? Probabilmente i turbamenti provocati da quel periodo straordinario furono d’un genere che non si prova mai a quell’età; ma dato che non esiste nulla di abbastanza forte da invecchiarci malgrado le apparenze, era destino che mi comportassi come un bambino in un’avventura che avrebbe messo in difficoltà perfino un adulto. Non sono il solo. I miei coetanei serberanno di quell’epoca un ricordo diverso rispetto a chi è più grande di loro. E chi mi vuole male immagini pure che cosa fu la guerra per tanti ragazzi: quattro anni di grandi vacanze.
(Il diavolo in corpo, Raymond Radiguet)

Se gli uomini mi osteggiassero, scacciassero e respingessero, benché innocente,ma almeno con loro vantaggio, dovrei deplorare soltanto l’ingiustizia di cui sono vittima e la loro iniquità, ma poiché nello sbandirmi cacciano lontano da sé la fonte di tutte le umane felicità e sì attirano un oceano di sventure d’ogni sorta, sono costretta a deplorare maggiormente la loro infelicità che l’ingiuria recata a me: mentre avrei preferito sdegnarmi soltanto,non posso che dolermi della loro sorte ed averne pietà. In effetti, è pur sempre disumano respingere chi ci ama, è da ingrato osteggiare chi ci ha fatto del bene, è da empio tormentare la madre e la salvatrice comune.
(Lamento della pace, Erasmo da Rotterdam)


elena Eloisa, i tuoi incipit sono splendidi. che ne dici di questo, che è uno dei miei preferiti?

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell'una o dell'altra delle loro figlie.

[Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Garzanti, traduzione di Isa Maranesi]


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[/quote]

eloise
quote:

Eloisa, i tuoi incipit sono splendidi. che ne dici di questo, che è uno dei miei preferiti?

Eloise, non Eloisa
Elena.. che dire se non che effettivamente ci mancava questo incipit, e chi meglio di te poteva inserirlo?
Ma sai che non me lo ricordavo che iniziava così? Devo dire che mi convinco sempre più che ogni incipit dà proprio il "LA" a ogni testo...

Eloise
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eloise Questo ancora mi mancava di metterlo. E' un libro che amo tantissimo, proprio già nel suo incipit. E mi scuseranno quelli che mi conoscono di più se mi ripeto un po' nella scelta dei testi che preferisco...

Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene) che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.
(L'isola di Arturo, Elsa Morante)

Eloise
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ombra Uno dei libri che preferisco con l'incipit, a mio avviso, più bello e magico che Fëdor Michailovich Dostoevskij abbia mai scritto:

"Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell’anima! … Parlando d’ogni sorta di signori capricciosi e collerici, non ho potuto fare a meno di rammentare anche la mia saggia condotta in tutta quella giornata."
(Le notti Bianche - Fëdor Michailovich Dostoevskij)

Queste righe già ti catapultano nella dimensione del racconto... il sogno...

ombra Ecco altri due incipit di un autore che mi piace molto:

La signora avrà avuto sessanta, sessantacinque anni. La guardavo, steso su una sdraio di fronte alla piscina di un circolo sportivo all'ultimo piano di un moderno edificio da dove, attraverso grandi finestre, si vede tutta Parigi. Aspettavo il professor Avenarius, con il quale mi incontro lì di tanto in tanto per fare due chiacchiere. Ma il professor Avenarius non arrivava e io osservavo la signora. Era sola nella piscina, immersa nell'acqua fino alla vita, lo sguardo rivolto in su verso il giovane maestro di nuoto in tuta che le stava insegnando a nuotare. Ora lei ascoltava le sue istruzioni: doveva aggrapparsi con le mani al bordo della piscina e inspirare ed espirare profondamente. Lo faceva con serietà, con impegno, ed era come se dal fondo delle acque risuonasse la voce di una vecchia locomotiva a vapore (quel suono idillico, oggi ormai dimenticato, che per coloro che non l'hanno conosciuto può essere descritto soltanto come il respiro di un'anziana signora che inspira ed espira forte vicino al bordo di una piscina)
(L'immortalià - Milan Kundera)

L'idea dell'eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell'imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all'infinito! Che significato ha questo folle mito?
Il mito dell'eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Non occorre tenerne conto, come di una guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benché trecentomila negri vi abbiano trovato la morte fra torture indicibili.
(L'insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera)

eloise Ciao Ombra!
Già ti avevo risposto sull'incipit di Dostoevskij che credo proprio sarà una delle mie prossime letture (poi in genere ho sempre avuto un debole per i romanzieri russi..) e che dal tuo incipit sembra proprio dare quel che promette!
Di Kundera conoscevo solo L'insostenibile leggerezza.. e mi ero dimenticata che iniziasse così! Grazie anche per questi suggerimenti!

Eloise
www.letteratour.it

ombra Ciao Eloise,
anche io ho un debole per la letteratura russa (Dostoevskij in particolare è uno dei miei autori preferiti), se ti incuriosisce ti segnalo un altro incipit che mi ha colpito per come la confusione di quei momenti è tristemente e magistralmente esposta:

… D’accordo, fintanto che lei è ancora qui va tutto bene: vado lì e la guardo in ogni momento; ma domani la porteranno via, e io come farò a restare solo? Per il momento lei è lì nella sala, sulla tavola - due tavoli da gioco fatti combaciare; la bara è per domani, una bara tutta bianca con gros de Naples bianco; ma no, ma cosa sto…? Cammino e cammino cercando di chiarirmi la cosa. Sono già sei ore che cerco di chiarirmi, ma non riesco a riordinare i pensieri in un punto.
(La mite - Fëdor Michailovich Dostoevskij)

ciao


ombra Altri incipit memorabili:

Il sole splendeva, senza possibilità di alternativa, sul niente di nuovo.
(Murphy - Beckett)

"Natale non è Natale senza regali", si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
"È così spiacevole essere poveri!" sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
"Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente", aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
"Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell'altra", disse Beth compiaciuta dal suo angolo.
A queste parole la luce del caminetto sembrò come ravvivare i quattro giovani visi, che però si rabbuiarono subito quando Jo disse tristemente: "Ma papà non c'è, e non lo vedremo ancora per molto." Non disse "forse mai", ma ciascuna di loro aggiunse in silenzio queste parole, pensando al padre lontano, sul campo di battaglia.
(Piccole Donne-Louise May Alcott)

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato , vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C'era scritto:«I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede».
(Il piccolo principe - Antoine de Saint-Exupéry)

Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, - la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano i nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole.
(Resurrezione - Tolstoj)

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che ormai il vecchio era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.
(Il vecchio e il mare - Hemingway)