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Eloise: Il libro contiene quattro delle tue più applaudite opere teatrali. Puoi raccontarci quando e come sono nate? Rocco: "IL SEME DEL MALE", l'ho scritto nel 1984; "LA JETTATURA", nel 1992; "ULTIMO ATTO", nel 1994, mentre "SOGNO DI UNA NOTTE DI LUNA PIENA", nel 2000. Sono nate perché ispiratomi a fatti accaduti, sai nel nostro meridione. anche se devo dire con dispiacere che questi fatti vanno diventando di dominio nazionale; e poi sai la mancanza di lavoro, il bisogno di mandare avanti la famiglia, sono cose qui da noi che portano ad una non facile crescita culturale, e di conseguenza alla stesura, nel mio caso, di opere teatrali, del resto questo è il teatro come io lo intendo, momenti di quotidianità. E: Hai mai scritto in un genere diverso da quello teatrale o poetico? R: Se per diverso intendi racconti o scrivere per un giornale, devo dirti che per qualche giornale avevo iniziato a scrivere, ma, dopo, quando mi sono accorto che il redattore voleva scrivessi senza tirare da me le conclusioni o capito che era arrivata l'ora di smettere. In quanto ai racconti invece devo dirti che ne scrivo tanti e presto ne pubblicherò un volume, anzi, nell'occasione vi regalo l'ultimo che ho finito di scrivere: "IL SORRISO DELLA FELICITÀ". E: Il teatro è spesso legato ad una poetica molto precisa, quella della letteratura impegnata. Molti autori infatti vedono nel suo "mettere in scena" la realtà un modo diretto per lanciare un messaggio ideologico e/o sociale. È una scelta che ha motivato anche te? R: Credo che l'ispirazione altro non è che un volere raccontare, nel bene o nel male, un fatto accaduto, e quindi le varie motivazione di quanto la gente vive; lo si può raccontare in versi, a favole o meglio a racconti, romanzare e così via, l'importante è sforzarsi di scrivere con parole povere, semplici per entrare nei cuori della gente, ed io preferisco. per quel poco che posso, farli "vivere" i miei personaggi che incontro lungo quella strada che è la vita. Non so se questo è volere lanciare un messaggio ideologico, ma credo sia qualcosa li vicino. E: Le quattro opere che presenti nel libro traggono tutte spunto dalla vita del tuo paese d'origine, Belmonte Mezzagno, in Sicilia. Non a caso i temi che sviluppi sono quelli della famiglia, della lotta contro la mafia e contro una mentalità superstiziosa e chiusa. Ma nello stesso tempo si trova in alcuni testi un ribaltamento tra Finzione e Realtà, e sembra che, paradossalmente, il teatro diventi il luogo privilegiato della denuncia della falsità del reale. Alla luce di questo, cosa puoi dirci del tuo modo d'interpretare in scena? R: Come dicevo prima, Belmonte rappresenta una delle tante realtà meridionali, dove ancora il tema della famiglia sembra essere integro; la mafia, più che di mafia io parlerei di cultura o meglio stimolare nei giovani quella qualcosa che li avvicini al mestiere della cultura, perché la cultura come tutti i mestieri è un'arte. Il teatro è verità, non è come la vita una finzione dove tutti pensiamo di vivere la nostra realtà mentre non ci accorgiamo, o facciamo finta, di vivere quella degli altri. La vita di tutti i giorni è piena di ipocrisie, mentre il teatro. sembra finzione, invece è pura verità, ciò che è stato scritto viene rappresentato integralmente; è questa la bellezza, la genuinità del teatro. Nel teatro si vive fingendo; nella vita di tutti i giorni, fingendo si vive. E: Cosa significa per te fare teatro oggi? E quanto, a tuo avviso, il teatro interessa e coinvolge il pubblico? R: Fare teatro per me significa continuare a divertirmi dicendo la verità, cosa che difficilmente si può fare nella vita di tutti i giorni. Il pubblico credo che sia coinvolto per la stessa ragione, sente il gusto di sentir dire quello che più gli viene difficile dire nella vita di sempre. E: Hai lavorato per molti anni al fianco del maestro Accursio Di Leo. Cosa ha significato per te? R: Non so se hai conosciuto Accursio, era una persona stupendamente squisita, oltre alla bravura della regia che poi era un suo mestiere e che sapeva svolgere abbastanza bene, pensa che essendo stato compagno della scuola d'arte drammatica di Vittorio Gasman, ogni qualvolta chiedevano al "grande" Gasman notizie dei suoi compagni egli diceva che il migliore in senso assoluto era Accursio, non solo per le doti teatrali di cui ti dicevo, ma per gli spiccati valori umani che riusciva a trasmettere agli altri, ed io credimi non riesco a spiegarti, pur con parole mie, quanto importante è stato Accursio per me; anzi devo dirti che è stato così determinante in me la sua presenza che non riesco a dimenticarlo un attimo. Cosa dire di più. è stato un vero Maestro. E: Sappiamo che sei il direttore di un'associazione culturale a sfondo teatrale "La Bottega dei Sogni". Ci piacerebbe tu ci parlassi delle attività che svolgi in questo ambito. R: Lo è stato Accursio Direttore artistico e continuo adesso a farlo io, certo per quello che ho avuto insegnato, anche se il teatro me lo scrivo. Come dicevo all'inizio continuo a lavorare a scuola con i ragazzi e con l'associazione dei disabili del mio paese; è bello essere impegnato con queste persone, i piccoli perché ti aiutano ad avere sempre la loro semplicità; mentre i disabili ti aiutano a vivere e a capire che la vita è una cosa meravigliosa e che a volte noi che ci sentiamo di essere arrivati al capolinea del sapere non ci accorgiamo invece che dalla vita non abbiamo appreso quasi nulla. E: Bene. Ti facciamo mille auguri per la tua attività e per il libro in prosa che stai per pubblicare. Lasciamo ora scoprire ai navigatori il piccolo racconto che ci hai regalato, "IL SORRISO DELLA FELICITÀ", ringraziandoti ancora per tutto.
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