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“Ad Alex sembrava incredibile che in pochi giorni la sua vita fosse cambiata in maniera così radicale; come gli aveva preannunciato la nonna, improvvisamente si trovava in un posto fantastico nel quale gli spiriti andavano a zonzo tra le persone in carne e ossa. La realtà si era deformata e lui non sapeva cosa pensare.”(p. 59) Il ragazzo, timido studente, insicuro delle proprie capacità, innamorato della bella Cecilia Burns che non lo prende nemmeno in considerazione, ama scalare le montagne, come suo padre John, e suonare il flauto, come il nonno paterno Joseph; eppure proprio come il profetico nome, voluto per lui dalla vulcanica Kate, Alexander diventerà un guerriero contro le ingiustizie, un Giaguaro –suo animale totemico- abile e saggio disposto a lottare per salvare gli indifesi dai soprusi dell’egoismo occidentale. Nel corso del romanzo Alex impara a non cedere ingenuamente alle lusinghe altrui, conosce se stesso, affronta prove di difficoltà inimmaginabile acquisendo fiducia in sé: si adatta alla natura apparentemente impenetrabile, ha un contatto rivelatore con un giaguaro, incontra la Bestia, supera un rito iniziatico presso una popolazione indios, viene insignito di una missione determinante, entra nella misteriosa Città delle Bestie e affronta la prova decisiva… il suo viaggio al centro della Natura è simbolo del viaggio che compie nella propria interiorità aggrovigliata di incertezze, senso di inadeguatezza e paura. E’ con il coraggio trasmesso dal Popolo della Nebbia e dall’inseparabile amica Nadia, “ragazzina color di miele chiamata Aquila” (p. 140), “né india né straniera, né donna né spirito”(p. 71) con cui condivide i sogni, che Alex realizzerà il guerriero che gli è dentro. “Prima non credeva nel destino, gli sembrava un concetto fatalista, pensava che ognuno fosse libero di costruirsi la propria vita come meglio credeva e lui era ben determinato a giocarsi bene la sua, voleva avere successo ed essere felice. Adesso tutto ciò gli sembrava assurdo. Non poteva più contare solo sulla ragione, ora era entrato nel territorio incerto dei sogni, dell’intuizione e della magia. Il destino esisteva e a volte era necessario buttarsi nell’avventura ed improvvisare qualcosa per uscirne vincitore, come aveva fatto a quattro anni, quando la nonna lo aveva gettato in acqua e lui aveva dovuto imparare a nuotare. Non restava che immergersi nei misteri che lo circondavano.” (p. 152) Magie, sciamani, millenarie Bestie dai poteri indicibili, flora e fauna rigogliosa e caleidoscopica, pozioni magiche, erbe velenose e medicamentose avvolgono i bianchi occidentali razionali, disadattati alla natura, avidi di terre e preziosi, incapaci di sentirsi parte del meraviglioso, insoddisfatti e infelici: “I nahab sono come morti, l’anima è fuggita dal loro petto… non sanno niente di niente…ovunque vadano si lasciano dietro immondizia e veleno, anche nell’acqua… sono così folli da volersi portare via le pietre della terra, la sabbia dei fiumi e gli alberi della foresta…”(p. 136). Il primo romanzo di una trilogia pensata per le nuove generazioni appassiona comunque i lettori affascinati dalle saghe familiari narrate dalla Allende in un viaggio che conduce nel cuore palpitante della natura alla ricerca di risposte ancestrali. |
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