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di Anna Picci
Da Edizioni Associate una delicata storia di
crescita per far riflettere bambini e non
La
diversità, in qualunque forma si presenti, è percepita
dai più come un limite al normale sviluppo della personalità e
delle capacità umane. In realtà chi vive una situazione
di handicap sa benissimo che le cose non stanno così e che un'esistenza
normale è davvero possibile e, anzi, è proprio la varietà a
rendere speciale e interessante il mondo. Questo, in buona sostanza, è ciò che
Paola Ventre dimostra dalle pagine del suo racconto I sette colori
dell'arcobaleno (Edizioni Associate, € 10,00, pp. 70). L'autrice,
laureata in Logopedia e specializzata in comunicazione per non udenti,
attualmente lavora nelle scuole a supporto di ragazzi sordi. Da questa
sua esperienza personale e lavorativa, dunque, la Ventre è arrivata
alla maturazione della storia narrata, quella del piccolo Arturo, un "topolino" all'apparenza
come tanti, ma con un grave problema di sordità che renderà la
sua vita più speciale di quella dei suoi simili. Una storia
semplice e lineare, ma col potere di cogliere il punto di vista di
chi vive una problematica senza cadere in facili luoghi comuni e commiserazioni
inutili. Da segnalare il fatto che l'autrice ha realizzato anche le
colorate illustrazioni che arricchiscono il testo.

Storia del "topolino" Arturo
Il mondo in cui vive Arturo, quello dei topolini, è parallelo
a quello umano, ma del tutto simile a esso. Ci sono le famigliole che
si riuniscono a tavola per la cena, i papà che tornano stanchi
dal lavoro e non hanno voglia di parlare, le mamme che fanno la spesa
al mercato, inoltre esistono gli studi medici, le scuole, le strade affollate.
La mamma di Arturo un giorno, del tutto casualmente, si accorge che qualcosa
non va nel suo piccolo e perciò comincia un giro consultivo da
medici e specialisti al quale il "topolino" partecipa mal volentieri
per i disagi e il fastidio che ogni nuova visita gli procura. Il verdetto è semplice:
Arturo è sordo dalla nascita e l'unico modo che ha per mettersi
in contatto con il mondo esterno è quello di usare un apparecchio
acustico ed essere educato all'ascolto da una terapista. Così il
piccolino farà la conoscenza di Sofia, un medico molto diverso
da quelli conosciuti fino ad allora, tanto da apparire ai suoi occhi
come una fatina in grado di svelargli i «segreti delle parole» e
che cambierà la sua vita, portandolo dal silenzio profondo e spaventoso
all'universo dei suoni.
Arturo può cominciare finalmente la scuola,
riesce a sentire, a leggere le labbra, in caso di difficoltà,
e a parlare, anche se spesso fa una gran confusione con le lettere. Purtroppo
a scuola, dal confronto con topolini diversi da lui, nasceranno i suoi
primi problemi d'inserimento.

Il mondo fuori, il mondo "normale"?
Affrontare una situazione di diversità è difficile
per un bambino e, naturalmente, anche per la sua famiglia. Bisogna tener
conto degli sberleffi, delle battute dei bulletti di turno, delle risatine
di scherno, ma questo non deve far abbattere chi, in una condizione di
svantaggio, si confronta col mondo cosiddetto "normale". La normalità,
però, è un concetto oltremodo controverso, solitamente
definiamo tale ciò che una maggioranza ha ritenuto dovrebbe essere,
non la situazione o il fenomeno migliore o più logico, ma semplicemente
quello che si è adattato meglio all'esigenza collettiva. Se non
rientri in una statistica, allora sei tagliato fuori perché anormale,
diverso. Il piccolo Arturo riesce a integrarsi col resto dei suoi compagni
soltanto quando difende un amico, Bullo, che si trova, in seguito ad
un fenomeno passeggero come un'otite, con problemi all'udito. Da allora
i due topolini diventeranno amici inseparabili e il piccolo protagonista,
non cedendo alla violenza e alla presa in giro del compagno a cui avrebbe
potuto portarlo un certo senso di ripicca, ha l'occasione per dimostrare
la sua forza d'animo e la sua acuta sensibilità. Volendo trovare
una morale a questo racconto, come di norma accade nelle favole di esopiana
memoria, che hanno per protagonisti gli animali, si può concludere
affermando che l'incontro tra singole diversità crea la meraviglia
del mondo. Per indicare quanto ricchi siano gli incontri tra alterità diverse
che, insieme, danno vita a qualcosa di nuovo e speciale, l'autrice utilizza
la metafora dell'unione tra colori differenti che generano infinite sfumature.
Il libro della Ventre è sicuramente da consigliare
a grandi e piccini, difatti a questi ultimi piaceranno la storia, la
fluidità della
lettura e le illustrazioni, ai grandi potrà fornire qualche piccolo
insegnamento e suggerimento utile nel caso ci si trovi ad affrontare situazioni
analoghe a quelle del "topolino" Arturo.

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