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La concezione dei "modi letterari" è stata elaborata in maniera sistematica per la prima volta dal critico canadese Northrop Frye, nel 1957. Secondo Frye, che in questo è stato influenzato da Yung, il "modo letterario" consiste in una specie di codice profondo, interiorizzato nell'inconscio collettivo come una forma archetipica. Al di là delle implicazioni religiose e psicologiche di questa concezione, lo studio di Frye rimane uno strumento utile per la critica letteraria. Seguendo una definizione di Remo Ceserani, possiamo dire che un modo letterario è "un insieme di procedimenti retorico-formali, atteggiamenti conoscitivi e aggregazioni tematiche, forme elementari dell'immaginario storicamente concrete e utilizzabili da vari codici, generi e forme nella realizzazione dei testi letterari e artistici: ogni testo viene infatti concretamente realizzato sulla base non solo di un preciso codice linguistico e modello di genere, ma anche secondo una 'modalità' o la combinazione di varie 'modalità', fra quelle storicamente disponibili nei serbatoi dell'immaginario" [R. Ceserani, Guida allo studio della letteratura]. Ci rifacciamo a questo testo per evidenziare i modi letterari illustrati qui di seguito. È un modo che si definisce per antitesi, come un
rovesciamento di un altro modo, come un "anti-modo". Deriva
dall'antichissima pratica di sovvertire l'ordine dominante da parte degli
strati sociali subalterni e oppressi (strati popolari, masse contadine,
strati infantili e adolescenziali). Caratteristiche di questo modo sono la presenza di una
ambientazione remota e indefinita (simile al mito), in cui si muove un
eroe, dotato di qualità sovrumane e di spirito leale, fondamentalmente
solitario e simbolicamente capace di concentrare e assumere le passioni
e aspirazioni dell'intera collettività che rappresenta. Il fantastico come modo letterario nasce alla fine del
Settecento, a partire dalla crisi di alcune antiche fedi e certezze a
base religiosa, di fronte alle complicazioni interiori ed esteriori della
vita moderna, da nuovi interessi e nuove concezioni psicologiche, epistemologiche,
scientifiche, e da una nuova sensibilità diffusasi in Europa. 4. Modo fiabesco e meraviglioso La fiaba è
un genere che deriva da un modo letterario presente in tutte le tradizioni
culturali, trasmesse oralmente e di generazione in generazione. L'eroe
o l'eroina si muove in un ambiente in cui domina il meraviglioso, e subisce
una sventura, correndo gravi pericoli. Per potersi districare ha bisogno
di un intervento esterno, magico, da parte di un aiutante o donatore (un
vecchio, una strega, un animale,…). Superati gli ostacoli, esso
torna a casa, godendo spesso di una situazione migliore rispetto a quella
di partenza. Il modo parodico e umoristico ha tratti simili a quello
comico, ma se ne differenzia per la consapevolezza critica, la riflessione
filosofica, la manipolazione linguistica esplicita di cui è pregno,
nonché per il pubblico, complice e intendente, a cui si rivolge. Il modo pastorale-allegorico trova fondamento in due testi
classici: gli Idilli di Teocrito e le Bucoliche di Virgilio.
Esso si basa su una realtà rurale, semplice e idilliaca, contrapposta
da un lato all'inautenticità e artificiosità della città,
dall'altro agli aspetti selvaggi e catastrofici della natura. In questa
realtà, spesso ambientata nella simbolica regione dell'Arcadia
(luogo ameno per eccellenza), si muovono e dialogano tra loro i pastori,
personaggi poetici che vivono felici, senza paure né angosce, che
si accontentano di poco e misurano con un perfetto equilibrio il confine
tra ozio e lavoro, tra dovere e piacere, tra semplicità e poesia
artistica, tra sé e la natura. Con questa, in particolare, instaurano
un rapporto sereno di scambio, di cui l'eco rappresenta simbolicamente
un'unità quasi religiosa. 7. Modo patetico-sentimentale, o melodrammatico Il modo patetico-sentimentale si definisce in maniera più
sistematica attraverso la definizione, fatta da parte di studiosi di letteratura
francesi, inglesi e tedeschi, del "melodramma": "è
una forma di composizione drammatica che ha elementi in comune con la
tragedia, la commedia, la pantomima e il grande spettacolo e si rivolge
a un pubblico popolare. Interessato soprattutto alle situazioni e alla
trama, il melodramma ricorre largamente ad azioni mimate e impiega una
serie più o meno fissa di personaggi, fra i quali i più
importanti sono un protagonista o una protagonista sofferenti, un cattivo
persecutore e un personaggio comico e benevolo. Il melodramma assume il
punto di vista della morale convenzionale e umanitaria e prende un tono
generale sentimentale e ottimistico e conclude felicemente la vicenda
con la virtù premiata dopo tante prove e il vizio punito. È
sua caratteristica quella di offrire apparati scenici macchinosi ed elaborati,
attrazioni di vario tipo e anche di introdurre liberamente la musica,
soprattutto per sottolineare gli effetti drammatici" [Rahill, The
World of Melodramma]. Il modo picaresco nasce nella letteratura spagnola tra
metà Cinquecento e metà Seicento principalmente come contrapposizione
al modo romanzesco, e si trova spesso in opere letterarie che utilizzano
altri tipi di modi. Frutto anch'esso di una precisa scelta retorica e stilistica,
il modo realistico-mimetico punta a creare un "effetto di reale"
(Barthes) o un' "opera-mondo" (Moretti). Il modo romanzesco (da non considerare forzatamente legato
al romanzo, termine col quale condivide la radice etimologica) si caratterizza
per una narrazione ad intreccio, ricca di colpi di scena e avventure,
dove il protagonista incontra una serie di pericoli dai quali esce, generalmente,
migliorato spiritualmente, che lo costringono a muoversi in un'ambientazione
indefinita, irta di sorprese e incontri inattesi. Temi frequenti sono
l'avventura, la fantasticheria, l'amore. Le sue origine storiche vanno
rintracciate in epoca medievale, nella romance appunto, con il "romanzo
cortese" alla Chrétien de Troyes e il "romanzo cavalleresco",
dai romanzi sulla corte di re Artù all'Orlando furioso
di Ariosto. |
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