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La letteratura ha uno statuto particolare rispetto ad altre discipline: tutti ne hanno un'idea abbastanza concreta ma nessuno, credo, saprebbe dire esattamente cos'è, senza rischiare di limitarne troppo gli orizzonti. Il fatto è che per natura non è qualcosa di definito. Non solo, ma definito non è nemmeno l'ampio ventaglio di usi diversi che ne vengono fatti. Una delle prime concezioni della letteratura che ognuno
di noi matura ci deriva direttamente dalla scuola. Fin da piccoli, ci
vengono impartite lezioni di "Italiano" attraverso l'approccio
ai testi letterari, e man mano che si cresce l' "Italiano"
si trasforma in "Storia della letteratura", dove leggiamo
passi in prosa e poesie che appartengono al patrimonio culturale comune
degli italiani. Spesso, in questo contesto, gli scrittori appaiono come
dei geni ispirati, che vivono come un dono la propria ispirazione, e
che perciò sembrano stare in un'altra dimensione. Nascono così
capolavori come L'infinito di Leopardi, opere straordinarie
come la Commedia di Dante, ecc. Tutte opere che, però,
vengono attentamente analizzate, sminuzzate dai critici, che studiano
le loro implicazioni storiche come i loro contenuti filologici o retorici.
C'è da chiedersi: ma i poeti sono consapevoli della loro arte
o questa nasce spontaneamente, come un flusso miracoloso? La teoria freudiana dell'inconscio e della letteratura
ci apre un altro aspetto non meno rilevante sul quale riflettere. Secondo
Freud, la letteratura nasce nell'uomo da un'esigenza inconscia, un po'
come i sogni, i lapsus e, nei casi di censura più forti, i sintomi
nevrotici. Banalizzando un po' (anzi un bel po'...), si potrebbe dire
che la letteratura ci viene da un impulso interiore, dal un inconscio
che trapela nell'attività scritturale. In questo senso incontriamo
la cosidetta "scrittura automatica" dei Surrealisti. È dunque così forte il legame tra la letteratura
e il sociale? Che la risposta sia affermativa o negativa, la domanda
solleva una terza questione: la letteratura si definisce per il suo
contenuto fittizio o, al contrario, per il suo valore di verità? Attraverso questa rapida rassegna di alcuni dei problemi
legati al ruolo e alla natura della letteratura non siamo riusciti a
dare una definizione di letteratura. Ma, si spera, la consapevolezza
di tutti questi problemi perlomeno può rendere chiara la complessità
di un sistema che ha un altissimo valore. Leggere libri, studiare classici,
seguire il mutare delle esigenze di scrittori e editori non significa
soltanto dar prova di "cultura" (e cos'è la cultura?),
accrescere la quantità di dati immagazzinata nella memoria. Significa,
più integralmente, dare un valore umano alla letteratura, nel
senso più ampio del termine. La letteratura (come l'arte, in
generale) sembra essere un frutto esclusivo dell'uomo. Lo accompagna
da sempre e in ogni momento, da piccolo e da grande, da solo e in gruppo,
come mezzo o come fine. Bibliografia - Sulla concezione freudiana della letteratura:
S. Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio,
1905; F. Orlando, Per una teoria freudiana della letteratura,
Einaudi, 2000. |
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