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Giacomo Leopardi
Il Sabato del villaggio

 


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di Irene Tarantino

Generalità:
Il sabato del villaggio
, scritto da Giacomo Leopardi nel 1829 a Recanati, fa parte dei "grandi idilli" e, come tale, si evidenziano da subito in tutto il componimento i temi della rimembranza e dell'evanescenza della giovinezza. La poesia è un canto, tipico componimento utilizzato di sovente dal Petrarca, al contrario del quale, però, il Leopardi impiega uno schema metrico libero, alternando endecasillabi a settenari.

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La più completa raccolta delle opere leopardiane (comprendente, fra l'altro, tutti gli scritti della precoce fanciullezza, le "Dissertazioni filosofiche" e alcune lettere finora sparse in riviste specialistiche) è qui disponibile in una edizione curata e annotata da Lucio Felici per la sezione poetica e da Emanuele Trevi per la sezione della prosa. Autentico "monumento letterario", questa vastissima e varia produzione - i "Canti" e le "Operette morali", ma anche i "Paralipomeni", i "Pensieri", le "Traduzioni poetiche", i "Saggi" e "Discorsi" - dimostra come Leopardi sia, dopo Dante, l'unico grande autore, nella storia della letteratura italiana, che riunisce in sé la fantasia vertiginosa del poeta e la profondità speculativa del filosofo.

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Schema:
Gli elementi soprasegmentali ci permettono di suddividere la poesia in quattro blocchi: i versi 1-30, in cui regna l'allegria per i giorni di festa e dove si contrappongono la freschezza della donzelletta ed i ricordi, ormai lontani, della vecchiarella; i versi 31-37: nel villaggio regna il silenzio rotto dagli strumenti del falegname; versi 38-42: il poeta guarda al domani quando la quotidianità infonderà il tedio; versi 43-52: riflessione sulla fugacità della giovinezza. Per tematiche la poesia può, invece, essere suddivisa in due blocchi: versi 1-37 e dal 37 fino alla fine del componimento. I primi versi, infatti, oppongono la gioia ed il giorno alla serenità del sonno, mentre dal verso 37 in poi, l'oggi spensierato, metafora della giovinezza, viene contrapposto al domani, simbolo della noia e della vecchiaia. In consonanza con le tematiche, anche il ritmo si fa nei primi versi più incalzante, scorrevole e spensierato, mentre in chiusura, esso risulta più pacato ed incline alla meditazione.

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Fonetica:
In tutta la prima parte della poesia si nota una fonetica basata sull'allitterazione di suoni ampi ed allegri come la "l", molto spesso gemellata (donzelletta, vecchiarella, novellando, sulla, bella, colli...) e l'impiego di equivalenze di suoni come l'assonanza (dalla- campagna- calar- ornava- sana- danzar- aria- parca...;siede- parole- recente- sette- speme, icontro- giorno- riposo- scherzoso ecc...), la consonanza (face- seco- reca, affretta- tutta- tetti- frotta- tutto- sette, fanciullo- bella- garzoncello, azzurro- precorre, onde- quando ecc...) e le rime che non presentano un'alternanza regolare (sole- viole- suole, appresta- festa, crine- vicine, snella- bella, imbruna- luna, gridando- saltando, rumore- zappatore, face- tace ecc...).
Gli ultimi versi, caratterizzati da un ritmo più pacato, giocano sull'allitterazione di dittonghi che ampliano notevolmente il suono (giorno- gioia- travaglio- stagion, chiaro- ciascuno, pien- pensier- lieta) e sul ricorrere di consonanti quali la "s", la "v"e la "z", che conferiscono a questa parte del componimento un tono di amarezza (tristezza, Garzoncello, venir, greve...).

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Figure retoriche:
Metafore: la giovinezza viene chiamata dal poeta "età fiorita", "età bella", "stagion lieta";
Similitudini: sempre la giovinizza è oggetto di un paragone: "cotesta età fiorita è come un giorno d'allegrezza pieno";
Metonimie: al 17° verso con il termine "il sereno" viene inteso "il cielo";
Litote: "altro dirti non vo' " prelude all'intenzione da parte del poeta di non narrare altro, mentre poco dopo il Leopardi si contraddice, continuando imperterrito il discorso;
Climax: I personaggi stessi del componimento possono in un certo senso costituire un climax crescente e poi decrescente: la donzelletta (gioventù)- la vecchiarella (vecchiaia)- lo zappatore (età matura)- il garzoncello (gioventù).

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Scelte stilistiche:
Nel componimento possiamo individuare un "notturno", quando il poeta si dilunga sulla descrizione crepuscolare del paesaggio ("Giù tutta l'aria imbruna, torna azzurro il sereno e tornan l'ombre giù dai colli e dà tetti, al biancheggiar della recente luna") e frequenti arcaismi: "donzelletta, il, riede, parca, seco...".
Presente ai versi 33-34 un enjambement che spezza il ritmo (la sega/ del legnaiuol), mentre l'insistenza degli aggettivi riferiti al vocabolo "giorno" ai versi 45-46 (d'allegrezza, pieno, chiaro, sereno) testimonia il particolare rilievo che il poeta vuole dare a questa parola.
Tutta la poesia, inoltre, è caratterizzata dall'utilizzo di termini consueti vicino a vocaboli tipici del linguaggio formale (donzelletta/campagna; il/zappator, riede/ fischiando...) e il Leopardi riesce a conferire una nuova energia al componimento, riesumando termini obsoleti, ma senza rischio di cadere nel retorico, nell'impersonale e nel ripetuto. L'opposizione di arcaismi a termini modesti, inoltre, localizza il quadretto descritto dalla poesia in una dimensione che sta fra il reale (grazie ai vocaboli realistici) e il sogno (grazie agli arcaismi). L'utilizzo frequente di diminutivi (donzelletta- vecchiarella- garzoncello) testimonia la delicatezza e tenerezza con cui il poeta guarda ai suoi personaggi. In particolare, si nota una spiccata attenzione per gli adolescenti come il garzoncello, nei confronti del quale il poeta sembra rivolgersi con toni paternalistici.

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Temi:
Il tema predominante del componimento è rievocare "l'età fiorita", tema che peraltro si ritrova in altri idilli come in A Silvia, dove la ragazza è personificazione stessa della gioventù che sfiorisce. Al contrario di A Silvia, però, che presenta toni sarcastici e polemici, Il sabato del villaggio ha un tono molto più pacato e triste. L'autore, infatti, invita a non aspettarsi felicità dal futuro, perché come la domenica deluderà l'attesa del sabato, così la vita deluderà i sogni della giovinezza. Il Leopardi, quindi, ritiene di non doversi aspettare niente, in modo da non essere mai delusi. Da qui, ecco l'invito a cogliere l'attimo (carpe diem) e a vivere intensamente ogni occasione.

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