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ARTICOLO

Charles Baudelaire
L'uomo e il mare

di Cinzia Poli

Nella categoria: HOME | Analisi testuali

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Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.
8
Tu te plains à plonger au sein de ton image;
Tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton cour
Se distrait quelques fois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.
12
Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes;
O mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!
16
Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remord,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
O lutteurs éternels, o frères implacables!
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Versione tradotta

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!

(Trad. it. a cura di luigi De Nardis in Charles Baudelaire, I fiori del male, Feltrinelli, Milano, 1996)

Analisi testuale

Titolo

L'uomo e il mare: un titolo che enuncia direttamente i poli tematici della poesia, tutta giocata attorno a un parallelismo tra i due soggetti, messi in evidenza lungo la composizione per mezzo di vocativi e, attraverso lo stesso espediente retorico, avvicinati l'uno all'altro nel verso conclusivo:

    O lutteurs éternels, o frères implacables! (v.16)

Se nelle prime due quartine, il poeta stabilisce un rapporto, che potremmo definire di inclusione dell'uomo nell'infinità del mare, a partire dal verso 9, al contrario, egli pone esplicitamente l'uomo e il mare sul medesimo piano gnoseologico:

    vous êtes tous les deux ténébreux et discrets (v.9)

Cerchiamo di seguire lo sviluppo di tale rapporto, soffermandoci sull'analisi strutturale e formale oltre che tematica della poesia.

Metrica

Quartine di alessandrini con il seguente schema metrico: ABBA; CDDC; EFFE; GHHG.

Struttura e figure retoriche:

Prima strofe

La poesia si apre su una frase esclamativa che enfaticamente sintetizza il sentimento che lega l'uomo al mare e da subito è proprio l'uomo a essere posto in primo piano attraverso il vocativo iniziale: Uomo libero. Nel v.2 il rapporto contenuto-contenente tra l'uomo e il mare, si rende manifesto: l'uomo può contemplare la sua anima nell'infinità del mare (vv.2-3) che ne diviene quasi strumento conoscitivo. A questa verticalità relazionale segue invece, nel v.4 la constatazione di una reciprocità tra i due, espresso per mezzo di una litote, un procedimento che sembra attenuare, ma di fatto rafforza la relazione, è come se il poeta volesse dire "il tuo spirito è tanto amaro quanto quello del mare".
È interessante osservare che gli stessi criteri interpretativi si possono assumere per lo schema rimico di questa strofe. Siamo in presenza di due rime ricche precisamente tra mer-amer (v.1 e 4) et âme-lame (v.2 e 3). Genericamente possiamo affermare che i termini semplici vengono fatti corrispondere all'uomo e quelli complessi al mare: mer è oggetto di tu (=homme) chériras, âme indica l'oggetto di contemplazione dell'uomo, allorché lame è apposizione di mare e amer, soltanto grammaticalmente si riferisce a mare, significando infatti: lo spirito del mare non è meno amaro, sottinteso, di quello dell'uomo, contenutisticamente, finisce per comprenderli entrambi.
Non solo questo verso (v.4) mette in evidenza tale parallelismo uomo-mare, ma anche il paragone La mer est ton miroir (v.2) e, a livello fonico, la forte insistenza sulla consonante M nella prima quartina creano un nesso tra i due:

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir ; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.

Seconda strofe

La seconda strofe, dominata interamente dal "TU" designante l'uomo, rappresenta uno sviluppo dell'equivalenza "La mer est ton miroir" che qui il poeta definisce "ton image" . Anche in questa quartina il poeta presta un'attenzione straordinaria ai suoni dove la predominanza della consonante T si accorda al soggetto centrale, ovvero al TU. L'impiego frequente della doppia ripetizione dei suoni evoca l'accostamento delle due entità: l'uomo e il mare.
Fra i numerosi esempi possibili, possiamo prendere in considerazione: l'allitterazione del suono labiale pl (Tu te plais à plonger... v.5), l'iterazione del possessivo ton (ton image... v.5; ton coeur v.6), del pronome tu (tu te plais v.5; tu l'embrasses v.6 ), la ripetizione della sillaba bras (tu l'embrasses...et des bras v.6), del suono costrittivo ru (rumeur v.7; au bruit v.8) e del suono occlusivo te (de cette plainte v.8), così come, la ripetizione del suono R al v.7 (se distrait quelquefois de sa propre rumeur). E del resto la scelta delle rime abbracciate, adottate per tutte le strofe, esprime la stessa volontà.

Terza strofe

Se nelle prime due quartine il rapporto uomo-mare era stato espresso da una relazione di somiglianza del primo rispetto al secondo, nella terza, come già anticipavamo nell'introduzione, il poeta mette in evidenza una reciprocità esplicita che si manifesta con la sostituzione del TU con il VOUS plurale e con il ricorso a una struttura perfettamente speculare, dove il primo verso (v.9), che si apre con il sintagma Vous êtes, si unisce al quarto che ripete la stessa formula, il secondo e il terzo, invece, si aprono su un vocativo, l'uno rivolto all'uomo, l'altro al mare, per poi procedere con la negazione nul n'...e per concludersi, infine, con dei termini che rimandano allo stesso campo semantico: tes abîmes (v.11), tes richesses intimes (v.12). Entrambi richiamano le gouffre amer del v.4, sintagma celebre nel repertorio poetico di Baudelaire ("Voyage") e fortemente evocatore. A questi elementi strutturali che si ripetono in coppia, possiamo affiancare le iterazioni foniche, anch'esse ripetute in coppia, come già osservavamo per la seconda strofe e che in questa quartina, dominata interamente da parallelismi, finiscono per acquistare una particolare risonanza. Ma vediamo qualche esempio: sono ripetuti il suono eux (les deux ténébreux v.9), il suono nasale on (sondé/fond v.10), la vocale chiusa e (garder/secrets v.12).

Quarta strofe

All'affinità e somiglianza uomo-mare delle tre strofe precedenti, nella quarta segue un'affermazione di antagonismo, messa in evidenza dall'avversativa "Et cependant", cui si legano una serie di elementi appartenenti al campo semantico della guerra e della morte: vous vous combattez sans pitié ni remord (v.14), le carnage et la mort (v.15), O lutteurs éternels (v. 16). La somiglianza tra i due, peraltro, non è rinnegata, al contrario, le due entità sono ancora accomunate sotto certi aspetti che non si connotano più positivamente come "le ricchezze intime" (v.11), "i segreti" (v.12), bensì negativamente: entrambe amano "la strage e la morte" (v.15); sono, poi, sinteticamente definiti "fratelli implacabili" (v.16).


Questo cambiamento argomentativo può risultare alquanto ambiguo e ci si può domandare perché fino a un certo punto si celebri la somiglianza uomo-mare e successivamente, si venga a parlare di lotta tra i due e si scelga di chiudere la poesia con l'esclamazione:

    O lutteurs éternels, o frères implacables! (v.16).

Tale interrogativo può trovare risposta nel fatto che tutta la poesia de "I fiori del male" si nutre di un'ambiguità dialettica al cui interno si colloca anche il rapporto di affinità-rivalità dell'uomo e il mare che, in quest'ottica, finisce per superare il suo senso prettamente letterale per rappresentare il ben più emblematico rapporto uomo-natura e la relazione conflittuale poeta-pubblico, elemento dirompente e innovativo della poesia di Baudelaire.

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