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Charles Baudelaire
Spleen

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Analisi testuali

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

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Versione tradotta

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, un giorno nero più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria, che si mettono a gemere ostinatamente.

- E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

(Traduzione rivisitata tratta da: Remo Ceserani, Il materiale e l'immaginario, ed. Loescher)

Analisi testuale

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Titolo:

"Spleen" è una parola inglese che inizialmente significava "milza", quindi "bile"; successivamente il termine assunse il significato di "malinconia", "disgusto", "tedio esistenziale", sulla base delle antiche teorie mediche che situavano proprio nella milza la causa della sindrome depressiva. Già dal semplice titolo si intuisce qual è il tema principale della poesia, espressione, appunto, di un malessere esistenziale, di una incapacità di reagire alla noia paralizzante.

Struttura:

La poesia è composta da 5 strofe di quattro versi ciascuna (quartine). I versi sono alessandrini (verso classico della letteratura francese).

Tutta la poesia si articola in due sole proposizioni (o "frasi"). La prima frase si sviluppa lungo le prime quattro strofe, ed è composta da tre proposizioni subordinate (strofe 1, 2 e 3) più una proposizione principale. Le subordinate sono molto simili tra loro: tutte cominciano con lo stesso avverbio di tempo (Quando...) e si sviluppano attraverso vivide metafore (il coperchio, il pipistrello, la prigione). Questa somiglianza, la ripetitività di una stessa struttura, insieme al fatto che le subordinate sono poste tutte e tre prima della proposizione principale (strofa 4), crea un clima di attesa, una certa suspense per quanto riguarda il seguito del discorso. Questa "attesa" ha un nome ben preciso nel gergo letterario : si tratta di un climax, per cui la disposizione in modo ascendente di certi elementi sintattici crea un "clima" di tensione, di aspettativa. La tensione accumulata lungo le tre prime strofe, volutamente pesanti in struttura e contenuti, esplode nella quarta strofa, nella proposizione principale.

L'ultima strofa, che è anche l'ultima frase della poesia, nonostante abbia una propria indipendenza sintattica (ed anche visiva: c'è uno spazio bianco tra le varie strofe), è legata alle altre dall'uso del segno tipografico " - " e dalla congiunzione con la quale comincia ( - E... ). Essa rappresenta una conseguenza delle strofe precedenti, una specie di "rilassamento" finale dopo l'esplosione del climax.

Campi semantici principali:

  • La claustrofobia: il cielo basso che pesa come un coperchio (strofa 1); l'immagine di una prigione umida ed altrettanto bassa (il pipistrello vi vola sbattendo le ali sulle pareti e picchiando la testa sul soffitto) (str. 2); di nuovo l'immagine di una prigione attraverso le strisce di pioggia (str. 3).
  • L'umidità: la prigione umida e il soffitto marcio (str. 2) ; la pioggia (str. 3) ; ma anche il pianto (str. 5).
  • Il suono, il rumore: le campane, le urla, i gemiti (str. 4) ; ma anche l'assenza di rumore, il silenzio funebre della strofa 5 (senza tamburi né bande).
  • I colori: la luce nera del giorno (str. 1) e il vessillo altrettanto nero dell'Angoscia.

Antitesi:

L'antitesi è presente in maniera interessante in questa poesia, e rappresenta uno dei maggiori tratti caratteristici della poetica di Baudelaire.

  • Il "cielo basso e greve" (v. 1) mette in contrasto il nome cielo, normalmente associato ad una idea di immensità, di infinito, di ascensione, con due aggettivi che, al contrario, indicano finitudine, decadimento, pesantezza, incapacità di muoversi (e qui, ovviamente, si rimanda al campo semantico della claustrofobia).
  • Lo "spirito che geme" (v. 2) mette in contrasto lo spirito, cioè quella parte dell'uomo che è considerata la più elevata, la più "divina", con il gemere, atto che sottolinea invece una miserevole condizione da reietto. Difatti, più avanti, nella strofa 4, di nuovo l'idea del lamento viene assimilato a degli " spiriti vaganti e senza patria".
  • Il "giorno nero" (v. 4) è una chiara antitesi, nel senso che a "giorno" si potrebbe sostituire "luce" senza alterare il senso della poesia, mettendo in rilievo il contrasto assoluto di un'espressione come "luce nera".
  • La "timida ala" (v. 7) è pure, in un certo senso, un'antitesi, nel senso che mentre l'ala è solitamente associata ad una idea di libertà, l'aggettivo timida immediatamente riporta all'idea dell'impossibilità di fuggire, di liberarsi.

Osservazioni conclusive:

  • La struttura della poesia e il suo contenuto tematico si articolano in maniera tale da creare un ritmo, un movimento particolare : lento e pesante all'inizio (str. 1, 2 e 3), poi improvvisamente forte (str. 4), infine lentissimo (str. 5), tanto da ricordare uno schema di sonorità secondo l'alternanza piano-fortissimo-pianissimo*, racconta un'esperienza drammatica vissuta tanto interiormente che esteriormente.
  • C'è un forte senso di costrizione nella poesia: tutto porta a mettere l'accento sull'idea della disperazione dovuta all'incapacità di liberarsi, di respirare. Il poeta esprime così il dramma del proprio tedio, dello "spleen" che gli impedisce di elevarsi, di toccare il lato divino della propria esistenza.
       Questa osservazione ci riconduce alla concezione del poeta propria di Baudelaire. Per lui, esso è un uomo diverso dagli altri, al contempo benedetto e maledetto : benedetto, perché capace di cogliere significati superiori, di elevarsi al cielo con la sua poesia ; maledetto, perché nonostante il suo continuo anelito al divino, rimane pur sempre un uomo, facile preda dello "spleen". Questa contraddizione della condizione del poeta è una costante nell'opera di Baudelaire, e qui la ritroviamo espressa, oltre che dall'intera poesia, anche dalla presenza delle frequenti antinomie.
  • Ma se è vero che il poeta è, per Baudelaire, un eletto (nel bene e nel male), e che perciò la sua poesia esprime la propria intima condizione, non si può negare che lui rende universale la sua esperienza. Nella poesia, non soltanto il malessere personale dell'IO invade l'intero universo (il cielo basso e greve versa una luce nera sull'intero giro dell'orizzonte - v. 3), ma il poeta esprime esplicitamente il suo tentativo di legarsi agli altri uomini attraverso un vincolo di fratellanza quando parla, al v. 12, dei ragni che tendono le loro reti in fondo ai nostri cervelli.
  • Lo stile ed i contenuti della poesia di Baudelaire, che per noi non hanno niente di particolarmente scioccante, sono stati all'epoca del poeta vittime di censure ed incomprensioni (ricordiamo che le Fleurs du mal sono del 1857). Come mai? I motivi sono molteplici, e li vedremo più in dettaglio casomai analizzando altre poesie della raccolta, ma già a partire da Spleen è possibile accorgersi della profonda originalità di Baudelaire rispetto alla letteratura precedente: usando parole basse e crude come coperchio (v. 1), parlando di animali che normalmente sono associati a sentimenti di repulsione, come il pipistrello (v. 6) e il popolo muto d'infami ragni (v. 11), usando, quindi, metafore altamente vivide (le campane che sbattono con furia, ecc. ), Baudelaire è il primo poeta a mescolare al simbolismo della propria lirica un realismo crudo e volutamente scioccante.

* E' Leo Spitzer, un critico eminente, che ha fatto questa interessante similitudine tra la poesia di Baudelaire e lo schema musicale a tre tempi.

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