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ARTICOLO

Arthur Rimbaud, Alba

di Eloise Lonobile

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J'ai embrassé l'aube d'été.
Rien ne bougeait encore au front des palais. L'eau était morte. Les camps d'ombres ne quittaient pas la route du bois. J'ai marché, réveillant les haleines vives et tièdes, et les pierreries regardèrent, et les ailes se levèrent sans bruit.
La première entreprise fut, dans le sentier déjà empli de frais et blêmes éclats, une fleur qui me dit son nom.
Je ris au wasserfall blond qui s'échevela à travers les sapins: à la cime argentée je reconnus la déesse.
Alors je levai un à un les voiles. Dans l'allée, en agitant les bras. Par la plaine, où je l'ai dénoncée au coq. A la grand'ville elle fuyait parmi les clochers et les dômes, et courant comme un mendiant sur les quais de marbre, je la chassais.
En haut de la route, près d'un bois de lauriers, je l'ai entourée avec ses voiles amassés, et j'ai senti un peu son immense corps. L'aube et l'enfant tombèrent au bas du bois.
Au réveil il était midi.

Ho abbracciato l'alba d'estate.
Niente si muoveva ancora nel fronte dei palazzi. L'acqua era morta. I campi d'ombra non lasciavano la strada dei boschi. Ho camminato, risvegliando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.
La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi chiarori, un fiore che mi disse il suo nome.
Risi al wasserfall biondo che si svincolò attraverso gli abeti: dalla cima argentata riconobbi la dea.
Allora alzai uno ad uno i veli. Nel sentiero, agitando le braccia. Per la piana, dove l'ho denunciata al gallo. Nella città fuggiva tra i campanili e i duomi, e correndo come un mendicante sui sagrati di marmo, la cacciavo.
In cima alla strada, vicino a un bosco di alloro, l'ho attorniata coi suoi veli ammassati, e ho sentito un po' il suo immenso corpo. L'alba e il bambino caddero giù dal bosco.
Al risveglio era mezzodì.

Analisi testuale

Titolo

Aube, Alba: è un momento particolare del giorno, quello che segna la venuta del mattino, il risveglio del mondo diurno; ma è anche una dea, nella mitologia classica. È un momento quasi magico, da sempre accompagnato da mistero e incanto da parte dell'uomo; un momento che rappresenta il risveglio della vita dalle tenebre e dal mistero notturno. Soprattutto, è un momento che fugge, immediato, perche è mero passaggio da uno stato all'altro.
Il titolo non ha nessun articolo. Non è una qualsiasi alba, è l'Alba, quasi fosse personificata. Il poeta sembra così rifarsi alla tradizione classica in cui l'alba era personificata in una dea.

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Struttura e genere

Le Illuminations di Rimbaud sono poemi in prosa, non vere e proprie poesie e nemmeno prosa tout court.
Aube si compone di 7 paragrafi di lunghezza disuguale. Il primo e l'ultimo paragrafo sono estremamente corti; rappresentano una specie di prologo e di epilogo. La parte centrale del testo è un racconto che avanza per giustaposizione (le subordinate sono quasi del tutto assenti). Questa assenza di articolazione sintattica e di congiunzioni è dovuta al fatto che la narrazione procede secondo una successione di immagini e di descrizioni.

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Narrazione e personaggi

La narrazione si svolge in prima persona. Il lirismo è quello proprio alla poesia; è l'io poetico che si esprime attraverso le parole: Ho abbracciato, ho camminato, ecc.
Tutto il poema si sviluppa a partire da un rapporto duale IO/LEI, dove l'io è espressione del poeta e del narratore, e il "lei" rappresentazione dell'Alba, questa figura femminile sfuggente, che si tenta di acchiappare. Il racconto è racconto dell'incontro tra i due, del momento magico, "illuminante" in cui i due si incontrano e abbracciano.

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Campi semantici:

L'ambiente: le descrizioni non delineano nessun ambiente preciso, ma rimandano ad elementi naturali nella prima parte, urbani nella seconda (l'acqua, i campi, le strade dei boschi, i fiori, il wasserfall biondo, par. 2-3; la città, i campanili, i duomi, i sagrati, par. 4).

Il movimento: dopo il prologo, il poema comincia in una situazione statica dove niente si muoveva e tutto, anche l'acqua, appare morto. L'unico movimento è dato dal camminare del poeta, che col suo muoversi tra le ombre risveglia e smuove anche il suo ambiente (par. 2). Poi vi è la prima impresa, la prima vera e propria azione, che è una azione linguistica (il fiore che dice il suo nome). Infine il movimento riempie tutto il poema: risa, corse, agitare di braccia, ecc.

Il tempo: l'alba e l'estate, mezzodì: tutto sembra svolgersi nel corso di un'intera mattinata estiva, ben precisa. Ma i tempi verbali, nel loro mescolarsi di passato prossimo e remoto e di imperfetto, rendono molto imprecisa la collocazione temporale dell'evento narrato, relegandolo quasi in un tempo mitico.

La luce: inizialmente tutto è avvolto dall'ombra. Poi, nel momento in cui il fiore parla, il sentiero è pieno di freschi e pallidi chiarori. Infine, nel bosco, la cima degli abeti appare argentata, come vi rilucessero i primi raggi di sole.

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Osservazioni conclusive

Il poema è il racconto, mitico, individuale e insieme universale, dell'io e dell'alba.
Come uomo, l'io esprime il suo incanto verso il mondo che si risveglia e il suo incedere in questo mondo. Assieme al ritorno della vita diurna, è il riscoprire la nascita della vita stessa, come nella genesi. L'uomo cammina in un mondo nuovo, che non conosce, ma in cui sa che può agire (è lui che compie l'azione di risvegliare) e in cui l'uso della parola ha valore di verità: il fiore che dice il proprio nome all'uomo indica proprio la scoperta del mondo attraverso la parola.
Come soggetto linguistico, l'io esprime il suo incidere sulla realtà: l'uomo che camminando risveglia l'universo è anche l'uomo che pensando risveglia la propria coscienza, la rende aperta ad accogliere le impressioni esterne e feconda di impressioni interne. L'alba è insieme alba del giorno e alba della coscienza che dalla notte ritorna in sé, del pensiero che dalle tenebre riprende a funzionare, cartesianamente. L'importanza del sistema linguistico in questo poema è dato da tre elementi: 1. dal fatto che l'intera narrazione si svolge sul sistema deittico, e quindi linguistico, Io/lei; 2. dal fatto che il momento vero del risveglio è sancito dall'atto di nominarsi da parte del fiore; 3. dal fatto che l'io, è bene ricordarlo, è quello di un poeta, quindi di un uomo che proprio attrverso l'uso della lingua, della scrittura instaura un rapporto con il mondo.
Come poeta dunque, l'io racconta una delle sue più intime e feconde esperienze: l'incontro con la dea dell'Alba. Lo sciogliersi con lei rappresenta il momento fuggitivo ma fondamentale dell'ispirazione, una vera e propria illuminazione.

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