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Virginia Woolf
La camera di Jacob (1922)

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Analisi testuali

La luna bianca, piumosa, non lasciava che il cielo imbrunisse completamente: per tutta la notte i fiori di castagno biancheggiarono nel verde; scuro era solo il centrisco, nei prati.
I camerieri, al Trinity, dovevano stare a rimescolare come carte da gioco i piatti di porcellana, a giudicare dall'acciottolio che giungeva fino al Gran Cortile. L'alloggio di Jacob era, però, nel cortile Neville, su in cima, ed era con un certo affanno che s'arrivava alla sua porta. Non c'era, comunque. Forse era in sala, a cena. Sarà tutto buio, nel Cortile Neville, molto prima di mezzanotte, ma le colonne di fronte rimarranno bianche, e così anche le fontane. Dà un curioso effetto il cancello, come di un merletto sul verde pallido. Anche dalla finestra si sente l'acciottolio dei piatti, e, per di più, il brusio dei commensali. La sala è illuminata, e le porte a battenti si aprono e si chiudono con un soffice tonfo. C'è chi arriva in ritardo.
[...] La stanza di Jacob conteneva un tavolo rotondo e due sedie basse. Un vaso di iris gialle sul caminetto, con una fotografia di sua madre; cartoncini di compagnie con piccole mezzelune, stemmi e iniziali; fogli d'appunti e pipe. Sul tavolo, fogli con i margini rigati in rosso... un saggio, senza dubbio: «Può la storia consistere nelle biografie dei grandi uomini?». [...] E' così inerte l'aria che c'è in una stanza vuota, fa appena gonfiare le tendine. I fiori del vaso hanno un lieve moto, una fibra della poltrona di vimini scricchiola senza che nessuno vi sia seduto.

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Analisi testuale

Titolo:

Il titolo ci rivela che un certo Jacob è uno dei personaggi basilari della storia, ma, soprattutto, che l'attenzione è rivolta a un luogo appartenente a questo Jacob, la sua camera. Se questo è un luogo reale o simbolico, non lo si può dire a priori, ma comunque quel che è certo è che designa uno spazio, e che a questo spazio è dedicato il romanzo.

Stile narrativo:

Il narratore parla in terza persona ed è esterno alla vicenda. Non è un narratore tradizionale (alla Manzoni), nel senso che non è onnisciente, non spiega tutto dei personaggi e della vicenda. Ciononostante, la sua presenza è avvertibile nel testo, qua e là, dall'uso di certe particolari similitudini («il cancello, come un merletto sul verde pallido»), o dall'espressione di certe sensazioni e di certi pensieri. Questo narratore ha alcune particolarità molto interessanti, di cui ci rendiamo subito conto se ci soffermiamo nell'analisi della tipologia testuale a cui appartiene il passo che abbiamo scelto, essenzialmente descrittiva.

La descrizione:

  • La prima parte è una descrizione esterna (1° e 2° paragrafo). Nel par. 1 il narratore descrive la notte, con accenni brevi ma molto delicati ed una particolare attenzione rivolta ai giochi di luce (la luna bianca, il cielo luminoso, i bianchi fiori di castagno, il centrisco scuro). Nel par. 2 si sofferma a descrivere soprattutto le sensazioni uditive che riceve in quella notte (l'acciottolio dei piatti, il brusio dei commensali) e, senza essere esauriente, il luogo in cui si trova la camera di Jacob. Ciò che risalta maggiormente agli occhi da questa descrizione, per la sua originalità, è il fatto che il narratore risulta spesso ignorante, incapace di dare al lettore la "verità", fissa ed indiscussa, riguardo alla vicenda che racconta: di sicuro egli sente l'acciottolio dei piatti, ma immagina soltanto il daffare dei camerieri, che non vede («I camerieri [...] dovevano stare a rimescolare [...] i piatti di porcellana a giudicare dall'acciottolio che giungeva fino al Gran Cortile»); non sa dove si trova in quel momento Jacob, il suo personaggio, del quale ipotizza soltanto che sia a cena, in sala («Forse era in sala...»). Le uniche asserzioni che è in grado di fare riguardano l'esterno del Trinity: la notte, i cortili, il cancello, e se dà informazioni riguardo all'interno del Trinity, è solo quel che vede dalla finestra («Dalla finestra si sente...»).
  • La seconda parte di questa descrizione riguarda un interno: la camera di Jacob, di cui già sapevamo dal paragrafo precedente che era vuota («[Jacob] non c'era, comunque»). La distanza tra il narratore e il suo personaggio che i paragrafi 1 e 2 ci hanno fatto sentire (l'ignoranza del primo riguardo a ciò che fa il secondo) sembrano essere riconfermati in questa seconda descrizione proprio dal fatto che il narratore dà una libera descrizione della camera di Jacob dal momento che non c'è, quasi a suggerire l'idea che, se Jacob ci fosse stato, il narratore non avrebbe potuto entrarci. L'immagine che sembra più appropriata a cogliere l'atteggiamento di questo narratore è quello di vederlo mentre sbircia furtivamente nella camera del suo personaggio.

Temi principali:

  • Benché non sia affatto facile (ma neanche impossibile) dedurlo da questo estratto, per la comprensione del testo è indispensabile sapere che il Trinity è un college. Dunque Jacob è un giovanotto che frequenta il college, e i commensali nella sala della cena sono tutti i suoi coetanei altrettanto pensionati. Da ciò si capisce anche perché, nel descrivere la sua camera, il narratore dica del libro sul tavolo che, «senza dubbio», si tratta di un saggio. Il tema della cultura è dunque importantissimo in questo passo, anche perché chiarisce meglio la natura dello spazio che dà il titolo al romanzo: la camera di Jacob è la camera di un college, dove un giovanotto studia i grandi autori e le vite dei grandi uomini (vedi il titolo del saggio: «Può la storia consistere nelle biografie dei grandi uomini?»); essendo un luogo chiuso e riservato a pochi intimi, la camera designa dunque, oltre che una vera e propria stanza, uno spazio ristretto e non aperto a tutti.
  • Un altro tema significativo è quello dell'assenza. Il fatto che il narratore non sappia niente di quel che fa Jacob, che se lo immagini soltanto, accentua l'idea di trovarsi di fronte ad un personaggio poco consistente, quasi fantomatico. Ma è soprattutto la descrizione della camera a dare risalto al tema dell'assenza: non soltanto la camera è vuota, ma essa sembra avere una vita autonoma proprio quando Jacob non c'è (le tendine che si gonfiano, il lieve moto dei fiori, la poltrona che scricchiola).

Osservazioni conclusive:

  • Virginia Woolf non deve la sua fama mondiale come scrittrice unicamente al suo talento, ma anche al fatto che la sua scrittura si lega al primo movimento femminista (la si può considerare a buon diritto la madre del femminismo). Dal passo che abbiamo analizzato possiamo tirare molti elementi che ci riportano al problema del maschilismo nella nostra società, ed in particolare il fatto che: 1) il protagonista è un giovane uomo che appartiene alla ristretta cerchia di persone che possono accedere alla cultura (ricordiamo che Jacob's room è del 1922, e che le donne dovranno aspettare ancora a lungo prima di potere entrare nelle università); 2) il narratore è un estraneo rispetto al mondo di Jacob, cioè a quello del college, e narra la vicenda da un punto di vista marginale; 3) la stessa cultura, chiusa nel college maschile e fatta dagli uomini, vive di se stessa auto-generandosi (il titolo del saggio denuncia in proposito una realtà preoccupante).
  • La particolare struttura del libro, il ruolo più dubitativo che assertivo del narratore, il fatto che il personaggio principale sia delineato più dalla sua assenza che dalla sua presenza sono elementi che si riallacciano alle inquietudini della società europea tra le due guerre, e, nel mondo degli artisti in particolare, al movimento passato alla storia col nome di modernismo. Virginia Woolf si ricollega dunque, per il suo sperimentalismo, a questo movimento sostanzialmente inglese, caratterizzato da autori quali Joyce e Eliot, ma dandogli un'impronta tutta personale a partire dalla propria femminilità: il che non significa solo trasmettere una certa dolcezza e sensibilità nella scrittura, ma anche affrontare, come scrittrice, una tradizione letteraria tipicamente maschile, e di dominio fino ad allora (quasi) completamente indiscusso.

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