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ARTICOLO

Il Dizionaglio
tra letteratura e cultura dell'aglio

di Michele Aglio

Nella categoria: HOME | Curiosità letterarie

 

Sarà per il cognome che porto. Sarà per i miei studi sulla comunicazione...
Ad un certo punto della mia vita, mi sono accorto che molte parole della lingua italiana sanno di aglio. Esempio: abbaglio, bagaglio, ventaglio. Oppure ancora: cagliostro, gaglioffo, scagliolo, ecc.

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Il dizionaglio

Al momento ho censito 119 vocaboli che al loro interno contengono la stringa "aglio" ed ho quindi prodotto un breve dizionario, ribattezzato "dizionaglio", neologismo che mai assurgerà al rango di "parola riconosciuta". Il dizionaglio è infatti fine a se stesso ed ha lo scopo di evidenziare come talvolta la lingua proponga curiose coincidenze e susciti dissertazioni serie.

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Significante e significato

Nella teoria della comunicazione le lezioni di De Saussure sono un must. Prescindere da esse, significa non sapere appieno le dinamiche comunicative. Il significato di una parola è un concetto ed immateriale. Il significante è la parte "fisica, materiale" che porta a tale significato. Nella lingua scritta e parlata non c'è alcun rapporto reciproco basato sulla logica. E' tutta una questione di convenzione. La stinga "albero" è composta da a, l, b, e, r, o. Qual è la loro relazione fisica, di forma o di colore con le foglie, i tronchi e le radici? Nessuna.

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L'aglio c'entra, ma non centra

E' solo una coincidenza il fatto che una serie di cinque lettere che da solo fanno un vocabolo, si ritrovino a partecipare alla costituzione di tanti altri. Il ventaglio non ha nessuna relazione con l'ortaggio. Quindi l'aglio ci entra nella parola, ma non ha nulla a che vedere: non centra. Eccezione può essere "beccalaglio", un gioco tipo mosca cieca. Qui il termine deriva da un'espressione composita, divenuto poi parola a tutti gli effetti.

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Barba + aglio ?!

Dobbiamo innanzitutto distinguere fra "barbàglio" e "barbaglìo". Il primo è sinonimo "bagliore", mentre il secondo significa "accecamento continuo". Si distinguono per la pronuncia e graficamente per un accento, un segno grafico pure superfluo in un contesto preciso, frutto di convezioni e di abitudini linguistiche. Quanti esempi simili: ancòra / àncora o àmbito / ambìto. Altre volte mancano: "sono" (io sono / essi sono) o in inglese "he's" (he is / he has)... E' il contesto che risolve le ambiguità.

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Gioco di parole

La cosa curiosa è che nella parola barbaglio compaiono due termini che significano qualcosa. Un barbaglio non è una barba che profuma d'aglio o un aglio che ha tanta pagliuzza, cioè paglioso. Si tratta di una simpatica coincidenza. Roba da comici e giochi di parole. Non sta a noi indagare l'evoluzione della parola, fare cioè un'analisi diacronica. Sappiamo solo che ad un certo punto della sua vita linguistica una parola appare così come la pronunciamo e la scriviamo.

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Esageriamo

Due termini ("bava" e "aglio") insieme danno "bavaglio": tutta un'altra cosa. Però se vogliamo esagerare il bavaglio si usa per pulire la bava al bambino e per coprirsi la bocca e mascherare gli effetti dell'aglio.
"Bocca" e "aglio" fanno un "boccaglio". Beh, l'aglio si mangia e il boccaglio si mette in bocca. C'è qualcos'altro in comune?

Col dizionaglio si scoprono arnesi più o meno complessi (ecoscandaglio, evaglio...), uccelli e pesci (fravaglio, quagliottino, sparaglione...). E chi sapeva che la varicella era ravaglione? E chi ha mai detto bruciapaglione ad un amico che non ha mantenuto una promessa? E chi ha sentito i politici usare il termine caravanserraglio al posto si disordine? E chi sa che sonAglio?

Per saperne di più consulta www.micheleaglio.it.

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