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ARTICOLO

La prima di Hernani (1830)

di Eloise Lonobile

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Hernani è la famosa pièce teatrale di Victor Hugo che ha suscitato scandalo nella Parigi perbenista dell'800, rivoluzionando i rigidissimi canoni del teatro classico francese. È simpatico vedere come i più giovani artisti dell'epoca, che noi conosciamo soltanto come autori trovati nei libri e nelle antologie, si siano alleati per portare avanti la "rivoluzione estetica" del Romanticismo...

Questa testimonianza ci è raccontata grazie alla moglie di Hugo, Adèle, che ha collezionato tutta la serie di articoli scritti sul giornale parigino Le constitutionnel a proposito di Hernani.

«Per attuare perfettamente la loro strategia e assicurarsi del piano di battaglia, i giovani chiesero di entrare in sala prima del pubblico. Questo fu loro concesso a condizione che entrassero prima che si facesse la coda. Fu loro dato come tempo fino alle tre. Sarebbe stato meglio se li si fosse lasciati entrare, come per i claqueurs, dalla porticina del vicolo oscuro, ora soppressa. Ma il teatro, che apparentemente non desiderava nasconderli, assegnò loro la porta in via Beaujolais, che era la porta reale; per paura di arrivare troppo tardi, gli eserciti di giovani arrivarono troppo presto, la porta era chiusa, e a partire dall'una gli innumerevoli passanti della via Richelieu videro accumularsi una banda indomita e bizzarra di esseri barbuti, di capelloni vestiti in tutte le maniere eccetto che secondo la moda, in vareuse, col mantello alla spagnola, col gilet alla Robespierre, con la toga alla Enrico III, con tutti i secoli e tutti i paesi sulle spalle e sulla testa, in pieno Parigi, in pieno giorno. I borghesi si fermavano, stupefatti e indignati. Il signor Théophile Gautier soprattutto offendeva la vista con un panciotto di raso scarlatto e con una capigliatura che gli arrivava alla vita. La porta non si apriva; le tribù intralciavano la circolazione, e ciò li lasciava indifferenti, ma una cosa rischiò di far loro perdere la pazienza.

L'arte classica non sopportò tranquillamente di vedere queste orde di barbari che stavano per invadere il suo asilo; raccolse tutte le lordure e le spazzature del teatro e li buttò in una volta sugli assedianti. Il signor Balzac, per parte sua, ricevette un tronco di cavolo. La prima reazione fu di collera; era forse quello che aveva sperato l'arte classica; il tumulto avrebbe richiamato la polizia, che avrebbe arrestato i perturbatori. I giovani sentirono che il minimo pretesto sarebbe stato buono per loro, e non lo dettero.

La porta si aprì alle tre e si richiuse. Soli nella sala, si organizzarono. Una volta regolata l'attribuzione dei posti, non erano che le tre e mezza: che fare fino alle sette? Si parlò, si cantò, ma la conversazione e i canti si consumano. Per fortuna, come erano arrivati troppo presto per avere cenato, allora avevano portato delle salsicce, del prosciutto, del pane, ecc. Cenarono dunque, e le panchine servirono da tavoli e i fazzoletti da tovaglioli. Come non c'era altro da fare, cenarono tanto a lungo che erano sempre a tavola quando il pubblico entrò. Vedendo questo ristorante, i possessori delle logge si chiesero se stessero sognando. Intanto il loro olfatto era offeso dall'odore di aglio delle salsicce. Questo non era niente ancora; ma, su tanti, uomini, ce n'erano necessariamente che avevano sentito altri bisogni oltre a quelli dello stomaco; avevano cercato in quale luogo della casa di Molière si poteva "espellere il superfluo della bevanda"; le operaie, non essendo ancora arrivate, non avevano potuto aprire le porte dei bagni; avevano provato ad andare sul teatro, la porta di comunicazione era chiusa, il tendone abbassato, e c'era un divieto assoluto di passare. Rinchiusi per delle ore, molti non avevano resistito ed erano andati in cima, nel luogo più oscuro. Ma questo luogo oscuro si era improvvisamente illuminato all'arrivo del pubblico; è stato visto, per quanto ne ha scritto Mérimée, che per quel giorno le donne le più eleganti salirono fino ai cappelli dei vescovi; si può giudicare dello scandalo che dovette fare quell'umidità sulla quale passarono abiti di seta e scarpette di raso. Quando il signor Victor Hugo arrivò nel teatro, trovò gli impiegati che sorridevano e il commissario reale sconvolto.
-Che cosa è successo? Chiese.
- E' successo che il suo dramma è morto e che sono stati i vostri amici ad averlo ucciso.
Il signor Victor Hugo, venuto a sapere dell'incidente, disse che non era colpa dei suoi amici, ma di coloro che li avevano rinchiusi per quattro ore. Perlomeno, la signorina Mars non ne sapeva niente; il barone Taylor aveva avuto cura di raccomandarsi che la cosa gli fosse tenuta nascosta. L'autore andò nella sua loggia.
- Beh, gli disse lei per prima cosa, lei ha degli amici graziosi! Sa cosa hanno fatto!
La raccomandazione del signor Taylor non aveva impedito che i nemici di Hernani andassero a raccontargli tutto. Era furiosa.
- Ho recitato davanti a innumerevoli pubblici, disse, ma me la pagherà per avermi fatto recitare davanti a questo qua.
Il signor Victor Hugo le disse quello che aveva già detto al commissario reale, e andò nelle quinte. Attori, comparse, macchinisti, aiuti registi erano passati dalla freddezza all'ostilità. Solo il signor Joanny venne a lui, e, splendido nel suo costume da don Ruy Gomez, gli disse:
- Abbia fiducia! Per parte mia, non mi sono mai sentito meglio.
Il signor Victor Hugo guardò attraverso il buco del tendone. Da cima a fondo, la sala non era che seta, gioielli, fiori, spalle nude. In mezzo a questo splendore, due masse scure, in platea e nella seconda galleria, agitavano abbondanti criniere.»

...Inutile aggiungere che, sorretto da tutti questi giovani "alternativi", Hernani ebbe un successo clamoroso!

 

Nota: può essere interessante, per chi ha conoscenza degli artisti francesi del primo '800, sapere alcuni dei nomi di coloro che si offrirono spontaneamente per aiutare Victor Hugo a sostenere la sua prima rappresentazione di Hernani:

«Tutti gli amici dell'autore e tutti coloro che desideravano il trionfo dell'arte nuova erano venuti ad offrirsi. I signori Louis Boulanger, Théophile Gautier, ancora quasi bambino per l'età ma già uomo per il suo talento, Gérard de Nerval, Vivier, Ernest de Saxe-Cobourg, figlio naturale del duca regnante, Achille e Eugène Devéria, Français, Célestin Nanteuil, Edouard Thierry, Pétrus Borel e i suoi due fratelli, Achille Roche, che sarebbe diventato un pittore famoso se non fosse annegato nel Tigre, accorsero per primi. Richiamarono a sé altri compagni nel campo della letteratura, della musica, nelle botteghe dei pittori, degli scultori e degli architetti. Tornarono con delle liste di nomi che avevano racimolato, e chiesero di condurre ogni tribù al combattimento. Ho ritrovato una lista delle tribù di Gautier, Gérard, Pétrus Borel, ecc. Vi leggo i nomi seguenti: Balzac, Berlioz, Cabat, Augustus Mac-Keat, Préault, Jehan du Seigneur, Joseph Bouchardy, Philadelphe O'Neddy, Gigoux, Laviron, Amédée Pommier, Lemot, Piccini, Ferdinand Langlé, Tolbecque, Tilmant, Kreutzer, ecc., mescolati con appellazioni collettive: la bottega di architettura di Garnaud, 13 posti; la bottega di architettura di Labrouste, 5; la bottega di architettura di Duban, 12; ecc. Il signor Victor Hugo comprò numerosi fogli rossi, li tagliò in quadratini sui quali scrisse la parola spagnola che significa "ferro": hierro. Distribuì i quadratini ai capi-tribù.»

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