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ARTICOLO

Molte lingue, una sola voce

Tratto da: La Rivista dell'Istruzione e della Cultura, N. 26/2006

Nella categoria: HOME | Cultura in Europa

Non sarebbe molto più semplice se parlassimo tutti la stessa lingua? La diversità linguistica non è un ostacolo a una comunicazione efficiente a livello internazionale? Perché non ci si vuole sgravare una volta per tutte dell’onere economico del multilinguismo? Queste domande sono emerse in più occasioni, scatenando un acceso dibattito sui vantaggi di una lingua franca europea. Tuttavia, uno sguardo più attento al patrimonio linguistico europeo aiuta a capire che i vantaggi del multilinguismo sono molto più numerosi dei costi.

Accrescere le competenze linguistiche
Parlare in classe
Vivere e imparare
Quali sono le lingue più studiate?
Un nuovo portale web sulle lingue

La varietà linguistica che caratterizza il continente europeo è strettamente correlata al patrimonio culturale e alla diversità religiosa dell’Europa. La politica del multilinguismo alimenta la tolleranza nella moderna Europa multiculturale. La padronanza di almeno una e preferibilmente di due lingue straniere accresce enormemente le opportunità di impiego dei cittadini nel mercato del lavoro e ne incrementa la fiducia in se stessi.
La diversità linguistica dell’Europa si manifesta nelle oltre 60 lingue regionali parlate in comunità regionali o minoritarie spesso estese a cavallo dei confini nazionali. Le tradizioni e gli usi locali possono sopravvivere soltanto grazie, in parte, agli sforzi continui dell’Unione europea di preservare il patrimonio linguistico custodito da tali comunità. Almeno 40 milioni di cittadini europei parlano una lingua regionale, spesso in aggiunta alle lingue ufficiali dei rispettivi paesi.

Accrescere le competenze linguistiche

La Commissione europea promuove attivamente l’apprendimento delle lingue straniere e incoraggia i cittadini a studiare almeno due lingue straniere, oltre alla propria lingua madre. Nei prossimi anni verrà sviluppato un «indicatore della competenza linguistica» che consentirà
di valutare i livelli di padronanza di una lingua straniera. Con l’ausilio di test pilota, esperti provenienti da più paesi determineranno i livelli di padronanza di una lingua straniera in tutti gli Stati membri e ne registreranno i miglioramenti negli anni a venire. Questa valutazione
consentirà anche di effettuare paragoni tra gli Stati membri, stimolandoli a migliorare la didattica delle lingue e la formazione in questo settore, in base ai contesti e alle tradizioni nazionali.
L’indicatore della competenza linguistica consisterà in una serie di esami finalizzati a valutare le competenze degli studenti di tutti gli Stati membri nelle lingue straniere. Questi esami misureranno il grado di padronanza in quattro ambiti: capacità di lettura, capacità di espressione scritta, comprensione della lingua parlata, capacità di espressione orale. Essendoci una marcata differenza negli ordinamenti nazionali sul periodo della scuola dell’obbligo, gli esami non verranno sostenuti al raggiungimento di una certa età bensì in concomitanza con gli esami conclusivi del ciclo scolastico. In tal modo sarà possibile effettuare una corretta valutazione dell’efficacia dei sistemi scolastici nazionali. Misurando le competenze degli studenti in almeno due lingue straniere, l’indicatore della competenza linguistica incoraggerà scuole e istituti di formazione a utilizzare metodi didattici efficaci.

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Parlare in classe

Alcuni progetti rivolti a persone svantaggiate dal punto di vista sociale ed economico dimostrano ancora una volta il valore aggiunto dell’apprendimento delle lingue. Ai disoccupati esposti all’emarginazione sociale è stata data l’opportunità di studiare una lingua straniera sulla base di metodi didattici alternativi. I giochi di ruolo e le simulazioni di situazioni reali stimolano gli studenti a comunicare in una lingua straniera. Una fiaba o una lezione sulle competenze trasversali, come la cucina o la musica, servono non soltanto a far conoscere agli studenti una lingua nuova, ma anche a presentare una cultura diversa.

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Vivere e imparare

La politica del multilinguismo della Commissione europea è una visione a lungo termine che culmina in una società europea squisitamente plurilingue. C’è un bisogno sempre maggiore di migliorare le competenze linguistiche in tutta Europa e di incoraggiare l’apprendimento delle lingue nelle scuole nonché per tutto l’arco della vita. Iniziative come i programmi Socrate e Leonardo da Vinci o i gemellaggi tra scuole in Europa nell’ambito dell’azione eTwinning sono
strumenti di incalcolabile valore per l’apprendimento delle lingue e la promozione del multilinguismo in Europa. La Commissione europea, oltre all’impegno profuso nel settore dell’insegnamento formale delle lingue, sottolinea che lo studio delle lingue andrebbe promosso «in ogni casa e in ogni strada».
Con l’aiuto di iniziative come il nuovo portale delle lingue, i cittadini europei possono sfruttare pienamente tutte le numerose opportunità disponibili per studiare le lingue. In definitiva la politica del multilinguismo promuove il rispetto e la comprensione reciproci tra i cittadini di diversi Stati membri e non solo. Ján Figel’, commissario all’Istruzione, alla cultura e al multilinguismo, ha più volte ricordato lo stretto legame tra competenze linguistiche e consapevolezza culturale. I cittadini dell’Europa, dove si parlano 20 lingue ufficiali e più di 60 lingue regionali, hanno l’opportunità unica di diventare veramente multilingue.

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Quali sono le lingue più studiate?

Da un sondaggio Eurobarometro pubblicato nel 2005 e condotto in tutti e 25 gli Stati membri dell’Unione europea, nonché nei paesi in fase di adesione e nei paesi candidati, risulta che la metà dei cittadini degli Stati membri riferisce di conoscere almeno una lingua straniera oltre alla propria lingua madre. La lingua straniera più conosciuta è l’inglese (34 %), seguita da tedesco (12 %) e francese (11 %). Il 5 % dei cittadini europei studia lo spagnolo o il russo come prima lingua straniera. Con l’ingresso di dieci nuovi Stati membri nell’Unione europea, il 1° maggio 2004, il panorama linguistico all’interno dell’Unione si è radicalmente trasformato. Il
tedesco è diffuso come seconda lingua nei nuovi Stati membri, al punto da superare il francese nelle statistiche riferite all’intera Unione europea. Il 21 % circa dei cittadini dei nuovi Stati membri dichiara di conoscere il tedesco, il 12 % il francese. Dall’indagine è emerso inoltre che negli Stati baltici un numero non indifferente di cittadini non indica una delle lingue nazionali del proprio paese come sua lingua madre. Il 29 % degli intervistati in Lettonia e il 19 % degli intervistati in Estonia si dichiarano madrelingua russi.

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Un nuovo portale web sulle lingue

Dal novembre 2005 un nuovo portale web sulle lingue, disponibile in tutte e 20 le lingue ufficiali dell’Unione europea, fornisce risposte alle domande dei cittadini europei pertinenti al settore linguistico. Il portale web sottolinea l’importanza del multilinguismo sia nelle istituzioni europee sia al di fuori di esse. Incoraggia lo studio delle lingue e fornisce informazioni sui programmi di istruzione per gli insegnanti destinati agli insegnanti di lingua europei. I visitatori possono accedere a informazioni sulla traduzione e sull’interpretazione nelle istituzioni europee. Il portale contiene inoltre link utili alle opportunità di occupazione e di finanziamento per chi è interessato a intraprendere la carriera di interprete o traduttore. Oltre a informazioni pratiche e suggerimenti sullo studio delle lingue europee, i visitatori troveranno notizie e dati interessanti sulla diversità linguistica europea.
>> http://europa.eu/languages/it/home

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