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Consentire alle culture di prosperare

La convenzione Unesco sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali

di La Rivista dell'Istruzione e della Cultura

Nella categoria: HOME | Cultura in Europa

 

La convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali è stata adottata dalla Conferenza generale dell’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) il 20 ottobre 2005. Frutto di un negoziato congiunto tra la Commissione europea per conto della Comunità e la presidenza del Consiglio per conto degli Stati membri, la convenzione funge da base per la creazione di un nuovo pilastro nella governance globale nel settore della cultura. Questo momento storico nelle relazioni internazionali dimostra che, se le istituzioni europee e gli Stati membri agiscono uniti per una causa comune, si può auspicare il raggiungimento di grandi risultati. Abbiamo incontrato Valérie Panis, dell’ufficio del consigliere per gli Aspetti internazionali e trasversali della cultura, che ha fatto parte del gruppo responsabile delle trattative, per saperne di più sui retroscena dell’iniziativa.

La convenzione definisce, per la prima volta, una serie di linee guida finalizzate a proteggere e promuovere la diversità culturale. Ma questo dibattito sulla protezione dei beni e dei servizi culturali non risale all’inizio degli anni 90?

Valérie Panis: Esattamente. Il dibattito è iniziato a metà degli anni 90, soprattutto in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Nell’Uruguay Round la Comunità europea, assieme alla stragrande maggioranza dei membri dell’OMC, ha deciso di astenersi dall’assumersi impegni di liberalizzazione nel settore dei servizi audiovisivi, una posizione che viene mantenuta anche nell’attuale giro negoziale.

Questa astensione dagli impegni consente l’esistenza e lo sviluppo di politiche culturali nazionali e comunitarie tra cui i sussidi e le misure regolamentari.

È corretto dire che la diversità culturale, se abbandonata alle forze del mercato, finirebbe per scomparire? Valérie Panis: Se la nostra posizione a livello internazionale è quella che vede, come unico approccio possibile agli scambi culturali, la liberalizzazione degli scambi commerciali attraverso gli impegni espressi dall’OMC, a sopravvivere saranno gli unici prodotti culturali adatti al mercato globale, senza alcuna certezza per la diversità culturale. Così come stanno le cose, non esiste una «eccezione culturale» giuridicamente custodita nell’OMC per i beni e i servizi, bensì una posizione negoziale di lunga data (della Commissione europea e dei suoi Stati membri, ma anche di altri paesi come il Canada) che mira a non liberalizzare tali attività per poter continuare a perseguire gli obiettivi della diversità culturale. Alcuni membri, a fronte delle crescenti pressioni per liberalizzare tali attività nell’OMC, hanno iniziato a nutrire l’idea che fosse necessario sviluppare a livello internazionale uno strumento giuridico per salvaguardare la diversità culturale quale paradigma altro e complementare a quello della liberalizzazione degli scambi commerciali. Il primo passo in questo senso è stato fatto nel novembre 2001, quando l’Unesco ha adottato all’unanimità la dichiarazione universale sulla diversità culturale. Il primo punto all’ordine del giorno del corrispondente piano d’azione era analizzare « l’opportunità di definire uno strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale».

Ciò nonostante, c’è voluto del tempo prima che le acque iniziassero a smuoversi sul fronte giuridico e prima che l’Unione europea contribuisse alla redazione di un documento sulla protezione della diversità culturale. Come si è arrivati all’assegnazione del mandato alla Commissione?

Valérie Panis: Due anni dopo la dichiarazione, la Conferenza generale dell’Unesco del 2003 doveva decidere sull’opportunità di avviare i negoziati su uno strumento giuridico internazionale relativo alla diversità culturale. La Commissione aveva dato il proprio consenso all’avvio di tali negoziati in una comunicazione pubblicata poche settimane prima della Conferenza generale. La Conferenza generale ha deciso quindi di muoversi in questa direzione, proponendo un periodo di due anni per la definizione di un accordo. Dopo l’avvio dei negoziati a livello intergovernativo, il Consiglio ha dato alla Commissione il mandato di negoziare la convenzione per conto della Comunità europea. In questo modo abbiamo potuto partecipare alle trattative in seno all’Unesco come un fronte compatto. Era la prima volta che l’Unesco guardava all’UE come a un gruppo che parlava a una sola voce (quella della Commissione o della presidenza, a seconda dell’argomento) durante l’intero processo negoziale. Il presupposto di tale unità era ovviamente la capacità di garantire un coordinamento costante con la presidenza e gli Stati membri. Ci sono state tre sedute negoziali a livello intergovernativo, l’ultima delle quali si è tenuta nel giugno 2005. Tra una sessione e l’altra si sono tenute periodicamente riunioni a Parigi e nella sede del Consiglio, a Bruxelles.

Un risultato concreto importante è stato l’inserimento nella convenzione di una disposizione che garantisse alla Comunità la possibilità di diventare parte della convenzione.

Quanto è importante per la CE la questione della diversità culturale?

Valérie Panis: I fondatori del modello europeo hanno enfatizzato l’importanza di conservare e promuovere la diversità culturale. Tale obiettivo è sancito nel trattato di Roma, all’articolo 151, nonché nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. In termini di politiche interne l’articolo 151, che ha consentito lo sviluppo delle azioni culturali (nello specifico attraverso il programma Cultura 2000), impone, oltre che di tener conto della dimensione culturale nelle altre politiche comunitarie (come nel caso della politica industriale per quanto concerne il programma MEDIA Plus), anche di garantire la libertà di movimento dei servizi nel mercato interno attraverso la direttiva «Televisione senza frontiere».

Tale principio si applica altresì alla dimensione esterna dell’azione comunitaria, e l’articolo 151 prevede che la Comunità e gli Stati membri favoriscano questo modello nelle loro relazioni internazionali, come contributo a un ordine mondiale fondato sullo sviluppo sostenibile, sulla coesistenza pacifica e sul dialogo tra le culture.

Quattro anni dopo l’adozione della dichiarazione universale, la convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali rappresenta un quadro giuridico che integra gli obiettivi e i principi definiti nella dichiarazione.

La convenzione riconosce la duplice natura (economica e culturale) dei prodotti culturali. Non ha come oggetto esclusivamente le industrie audiovisive e culturali, ma anche «la moltitudine delle modalità di espressione utilizzate dalle culture e dai gruppi sociali».

La convenzione ribadisce i diritti delle parti di definire le politiche culturali e consente alle parti di dare sostegno agli artisti e alle industrie culturali, nonché di avviare una collaborazione internazionale con i paesi terzi per perseguire l’obiettivo della diversità culturale a livello globale. Mira inoltre a istituire una piattaforma internazionale per la cooperazione culturale, allo scopo di evidenziare i nessi tra cultura, sviluppo e dialogo, e di creare le «condizioni affinché le culture possano prosperare e interagire liberamente in maniera reciprocamente vantaggiosa». Avete riscontrato un ampio sostegno alla convenzione? Valérie Panis: La convenzione è il frutto di due anni di trattative e incontri tra oltre 500 esperti di 130 paesi diversi. È stata approvata in via definitiva dalla Conferenza generale dell’Unesco il 20 ottobre 2005 con 148 voti favorevoli, 2 contrari (Stati Uniti e Israele) e soltanto 4 astenuti.

Quali sono i passi futuri?

Valérie Panis: La convenzione entrerà in vigore dopo tre mesi dalla trentesima ratifica. Abbiamo avviato la procedura di ratifica per la Comunità europea, e gli Stati membri stanno già preparando la stessa procedura a livello nazionale. La CE e gli Stati membri ratificheranno la convenzione in maniera congiunta. Se tutto andrà bene, le parti della convenzione si incontreranno per la prima volta nel 2007.

Per quanto riguarda l’Unione europea, l’intero processo ha dimostrato quanto possa essere efficace, costruttivo e fruttifero uno stretto coordinamento tra Commissione, presidenza e Stati membri. Sulla base di questa esperienza veramente positiva, il fatto di negoziare con una sola voce e un solo punto di vista all’interno dell’Unesco potrebbe diventare in futuro la regola per l’UE, anziché l’eccezione, come sembra suggerire il dibattito informale degli Stati membri dell’UE a Parigi, sotto la guida della presidenza britannica.

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