Il Blog di Anna Stella Scerbo

Uomini e donne del Mezzogiorno: mito, letteratura, storia

I VALDESI DI CALABRIA- Prima Parte

Jan 252017

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I     VALDESI di CALABRIA

 

Kalenda maya, ni fuelhs de faya
ni chanz d'auzelh, ni flors de glaya
non es quem playa pros domna guaya,
tro qu'un ysnelh messatger aya
del vostre belh cors, quem retraya
plazer novelh qu'Amors m'atraya
e iaya em traya vas vos, domna veraya
e chaya de playa l gelos
ans quem n'estraya.


Calendimaggio, non c'è foglia di faggio
né canto di uccello, né fiore di giglio
che mi piaccia, o donna prode e gaia,
fino a quando io non abbia un messaggero veloce
del vostro bel viso che mi porti
un nuovo piacere, fino a quando Amore mi attragga
e mi conduca a voi, o donna sincera
e muoia di rabbia l'invidioso
prima che io mi allontani da voi.


Questa è una lirica di Raimbout de Vaqueras, poeta della Corte Provenzale di Guglielmo d’Orange intorno al 1150.  La poesia Provenzale  o  Occitanica, si sviluppò in lingua d’oc, nel sud della Francia. L’ispirazione era prevalentemente amorosa ma  le liriche, a volte, espressione di amori per lo più adulterini o vissuti da lontano, prefiguravano lo schema della società feudale dalla quale la stessa poesia traeva alimento. Questa lirica, come gran parte delle altre era accompagnata dal suono del liuto.

L’argomento non è, nonostante si possa pensarlo, la Poesia Provenzale. Con la poesia Provenzale, ha però,  legami certi. Ciò di cui scriveremo,  è stato il veicolo tanto inconsapevole quanto efficace che ha permesso alla Poesia Provenzale di diffondersi in Italia e di costituire la base delle successive forme di poesia.   

                                                           ***

Intorno all’anno mille, a Lione, città alla confluenza del Rodano e della Saona, viveva un ricchissimo mercante, cosa non rara considerati i commerci fiorenti della città. Tale mercante, di nome Pietro Valdez,  appena un soffio prima di un più illustre italiano e ugualmente povero, Francesco Giovanni di Pietro Bernardone, pensò bene di disfarsi delle sue ricchezze, donando tutto, ma proprio tutto ai poveri. Forse fu la morte di un suo amico a fargli prendere  tale drastica decisione. Più probabile è che sia stata la lettura della vita di Sant’Alessio a fargli prendere posizione a favore dei  più deboli. Alessio, infatti era stato un giovane assai ricco di Costantinopoli che era fuggito per l’Oriente il giorno delle sue nozze. Molte le leggende su di lui:  quella Siriaca del secolo IV-V,  quella Bizantina del secolo IX, quella Latina del secolo X. Fatto sta che anche Alessio decise, e per sempre, di sposare Madonna Povertà. Valdez, dunque poteva contare su un buono e illustre esempio, ma di fatto a muovere la sua coscienza furono soprattutto i costumi degradati della Chiesa di Roma dedita allo sperpero e lontanissima dalla predicazione evangelica.

In quei tempi si alzavano, da più parti, lamentazioni e proteste contro  comportamenti divenuti regola tanto immorale quanto non discutibile delle gerarchie ecclesiastiche e finanche del Papa. Sorsero così spontaneamente movimenti di opposizione da parte di cristiani che si organizzavano secondo modalità che erano quelle del primo cristianesimo, la predicazione al di fuori della ritualità codificata, il rifiuto di credenze altrimenti radicate e soprattutto la decisa volontà di considerarsi parte a sé. I Catari, i Patarini, gli Albigesi, gli Umiliati, i Valdesi furono dunque i gruppi di opposizione alla Chiesa di Roma, troppo evidenti per essere ignorati, troppo deboli e privi di legami con parti consistenti della società di allora per poter reggere lo scontro e non finire nelle maglie dell’eresia prima e della persecuzione dopo.

                                                                  ***

Pietro Valdez, organizzò intorno a sé un manipolo di persone. Povera gente, conciatori, sarti, fabbri, tintori. Povera e ignorante. Nessuna istruzione, men che meno in Teologia o in Filosofia. Per la Chiesa erano “idioti”, vale a dire privi di alcun sapere, incapaci di qualsiasi interpretazione dei Testi Sacri, capacissimi di portare scompiglio nelle fila ordinate, seppure moralmente decadute dell’apparato ecclesiastico. Eppure, i Valdesi, così si chiamarono dal loro fondatore, crescevano, ed è il caso di dire, e si moltiplicavano. E conducevano una vita esemplare per onestà ed operosità e la Bibbia la commentavano sulla scorta delle loro esperienze e della loro saggezza. Bisognava fermarli. Il Concilio di Nicea del 325 era stato fin troppo chiaro: tolleranza zero verso qualsiasi forma di eresia. L’arcivescovo Giovanni di Lione li ammonì e proibì loro di predicare; uguale ammonizione da Papa Alessandro III ( Pontefice dal 1159 fino al 1181anno in cui morì) fino alla dichiarazione di eresia da parte di Papa Lucio III Pontefice dal 1181 fino al 1185, anno della morte).

I Valdesi si sparsero per varie contrade d’Europa, quelle più lontane e sconosciute della Germania, dell’Austria, della Boemia e in Italia scelsero il Piemonte, la Lombardia e financo la Calabria.  Non apertamente contro la Chiesa di Roma, fedeli ai precetti di Valdez, del quale non è dato sapere dove sia morto né quando. A raggiungere la Calabria furono dei gruppi di contadini, alcuni dei quali narrarono, ad un signore calabrese, che ebbero la ventura di incontrare nei pressi di Torino, le loro condizioni di disagio e anche la paura di restare in  Francia, in un angolo di terra ostile e povera di risorse per loro che avevano bisogno di spazi da rendere fertili e da coltivare. Fu così che a loro apparve, nel racconto del nobiluomo, una Calabria con pascoli, boschi, terreni buoni da essere dissodati e coltivati. Dunque, dopo vari andirivieni per prendere accordi con i signori locali, i primi gruppi di Valdesi raggiunsero la Calabria nel 1268. Scelsero come patria seconda i paesi di Fuscaldo, Guardia, Montalto, in provincia di Cosenza. Vissero da persone oneste e assai capaci, rispettosi verso tutti. Non esibizionisti del loro credo religioso, che anzi aderivano a qualche pratica esteriore del cattolicesimo e andavano a predicare senza la Bibbia. La lasciavano a casa per non irritare quelli che non condividevano il loro pensiero. Le loro chiese a Vaccarizzo, San Sisto, Faito, villaggi da loro fondati, non avevano immagini, né vi si celebrava messa. Non c’erano matrimoni misti e sebbene destassero qualche antipatia e parecchia diffidenza, furono la loro operosità e i loro integerrimi costumi ad averla vinta. I Valdesi  rimasero sul suolo di Calabria senza che nessuno torcesse loro un capello fino al 1500.

 

 

 

 

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