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<title>Il blog di Elio Ria</title>
<subtitle>Spighe di poesia</subtitle>
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<updated>2021-04-30T14:20:43+02:00</updated>
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<title type="html">Scoprire l&amp;#039;infinito</title>
<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.letteratour.it/ilblogdielioria/content/public/upload/infinito_0_o.jpg&quot; alt=&quot;undefined&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Mi lego il cappello – ripiego lo scialle –&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;le piccole incombenze della vita svolgo –&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;puntualmente – come se la più insignificante&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;fosse per me – infinita –&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(Emily Dickinson)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il quotidiano è la storia della nostra vita, dove proviamo a ripartire ogni giorno, le stesse cose si annodano ai nostri capelli, si srotolano nelle mani, si perfezionano nel pensiero, memorie che svaniscono nella brevità di un presente. Se provassimo a riflettere sulle piccole cose quotidiane che facciamo, certamente proveremmo quella sensazione di infinito che Dickinson ci descrive in questi pochi versi. L&#039;infinito è il nostro pensiero di allungare il mondo, anche per certi aspetti di allontanare da noi, ci piace immaginarlo esteso, immenso per sottrarci dal senso del &#039;finito&#039;, del già fatto, conosciuto, lavorato. L&#039;infinito è necessario come il pane, l&#039;acqua, senza di esso non avremmo la conoscenza, il sapere, il dubbio, l&#039;incertezza incartata nelle nostre certezze. &lt;/p&gt;</content>
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<updated>2021-04-30T14:20:43+02:00</updated>
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<title type="html">9. Il Padre Nostro di Dante</title>
<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.letteratour.it/ilblogdielioria/content/public/upload/dante-by-dore-180338_0_o.jpg&quot; alt=&quot;undefined&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Papa Francesco ha promulgato il 25 marzo 2021 la lettera apostolica &lt;em&gt;Candor Lucis Aeternae&lt;/em&gt; in memoria di Dante Alighieri.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;L&#039;intento di questa nuova lettera apostolica è accostarsi all&#039;opera del Sommo Poeta manifestandone sia l&#039;attualità sia la perennità, e per cogliere quei moniti e quelle riflessioni che ancora oggi sono essenziali per tutta l&#039;umanità, non solo per i credenti.&lt;br /&gt;Per il Papa, Dante sa leggere in profondità il cuore umano e in tutti, anche nelle figure più abiette e inquietanti, sa scorgere una scintilla di desiderio per raggiungere una qualche felicità, una pienezza di vita. &lt;br /&gt;Nell’enciclica Papa Francesco menziona la preghiera del &lt;strong&gt;Padre Nostro in lingua volgare&lt;/strong&gt; che non era stata mai presa in considerazione dai teologi, probabilmente perché si doveva recitare in latino, e certamente perché Dante più che tradurre fa una parafrasi della preghiera con rimandi francescani.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;O Padre nostro, che ne’ cieli stai,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;non circunscritto, ma per più amore&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ch’ai primi effetti di là sù tu hai,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;laudato sia ’l tuo nome e ’l tuo valore&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;da ogne creatura, com’è degno&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di render grazie al tuo dolce vapore.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ché noi ad essa non potem da noi,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come del suo voler li angeli tuoi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;fan sacrificio a te, cantando osanna,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;così facciano li uomini de’ suoi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dà oggi a noi la cotidiana manna,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;sanza la qual per questo aspro diserto&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a retro va chi più di gir s’affanna.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E come noi lo mal ch’avem sofferto&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;perdoniamo a ciascuno, e tu perdona&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;benigno, e non guardar lo nostro merto.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nostra virtù che di legger s’adona,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;non spermentar con l’antico avversaro,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ma libera da lui che sì la sprona.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;(Purg. XI, 1-21)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</content>
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<updated>2021-04-01T16:27:10+02:00</updated>
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<title type="html">8. Gli appelli di Dante al lettore</title>
<content type="html">&lt;p&gt;&lt;img class=&quot;nb-align-center&quot; src=&quot;http://www.letteratour.it/ilblogdielioria/content/public/upload/dante-paradiso_0_o.jpg&quot; alt=&quot;undefined&quot; width=&quot;586&quot; height=&quot;421&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Erich Auerbach in &lt;em&gt;Studi su Dante&lt;/em&gt; (Feltrinelli, 2008) elenca diciotto passi in cui Dante nella &lt;em&gt;Commedia&lt;/em&gt; si rivolge direttamente al lettore, per chiedergli espressamente di partecipare alle sue esperienze, ai suoi sentimenti.&lt;/strong&gt; Molti di questi passi hanno un tono drammatico ed esprimono l’alleanza di Dante con il suo lettore, ma anche consapevolezza della sua superiorità. Qualcosa di simile è difficile trovare nella letteratura pre-dantesca, o negli stessi poeti epici classici, i quali non adoperano mai appelli formali al lettore. &lt;br /&gt;I suoi appelli sono sempre attuali e oggigiorno anche personalità politiche importanti amano citarlo nei loro discorsi pubblici, uno fra tutti: il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping. Se invece andiamo indietro nel tempo, nel Cinquecento, scopriamo che la regina Elisabetta I d’Inghilterra amava l’idioma di Dante e voleva che anche le sue damigelle e i suoi collaboratori più stretti fossero in grado di parlarlo e scriverlo. &lt;br /&gt;Ritorniamo ai giorni nostri, al ritmo del XXI secolo, con la traduzione in francese de &lt;em&gt;La Comédie&lt;/em&gt; di René de Ceccatty, qui il traduttore volge l’endecasillabo dantesco in ottonari; decisamente una scelta coraggiosa in considerazione del fatto che il poema dantesco, già così asciutto, perde così ad ogni terzina un verso. C’è un lavoro di spoglio in cui appunto l’ottonario funge da misura di mera urgenza, adattabile ai nostri tempi, in cui l’autore ha obbedito più al senso L’intento di Ceccatty è quello di consentire una agevole lettura dell’opera dantesca, che oggi è chiamata ad esprimere una ulteriore affermazione di eterna modernità.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;L’appello di Dante al lettore, per il suo livello stilistico e per la sua struttura, richiama quello dell’apostrofe classica.&lt;/strong&gt; Dante adoperò la forma dl tipo «O voi che...» per convincere il lettore a fare di tutto per condividere spontaneamente l’esperienza del poeta e per trarre frutto dal suo insegnamento. «O voi ch’avete li ’ntelletti sani, / Mirate» (Inf., IX, 61-62) ha il carattere delle apostrofi classiche, ma con una funzione più diretta per sensibilizzare il lettore; in «Aguzza qui, / lettor, ben gli occhi al vero» (Purg., VIII, v.19) l’invito è a concentrarsi sulla verità. Gli appelli si susseguono con stile diverso: essi toccano il livello del più profondo orrore, dell’umore tetro «O tu che leggi, udirai nuovo ludo,» (Inf., XXII, 118), dell’invocazione «La mente tua conservi quel ch’udito / hai contra te» (Inf., XVI, 127-128), del consiglio fraterno.&lt;br /&gt;Nonostante il suo viaggio sia in solitudine nell’aldilà, nel passo: «O voi che siete in piccoletta barca, / desiderosi d’ascoltar, seguiti / dietro al mio legno che cantando varca,» (Par., II, 1-3), l’appello è indirizzato a veri compagni di viaggio, non a lettori di un libro. Il lettore immaginato da Dante è un discepolo a cui non si chiede di discutere e di giudicare, bensì di seguire ciò che Dante gli indica come insegnamento, e in ciò il poeta ha le idee chiare: Dio non è soltanto il &lt;em&gt;dominus&lt;/em&gt; dell’universo, ma anche l’arbitro della giustizia; perciò chiunque difenda una causa sulla terra deve presentarla come la volontà di Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ogni scrittore si augura di essere letto, compreso e possibilmente amato, pur non possedendo la grandezza di Dante, il quale però aveva in mente un pubblico colto, ma soprattutto attento al suo messaggio e propenso ad attuarlo. Boccaccio, ammiratore di Dante, commentò la &lt;em&gt;Commedia&lt;/em&gt; in pubblico, ma si fermò al XVII canto dell’&lt;em&gt;Inferno&lt;/em&gt;, poiché gli era stata mossa l’accusa di sprecare energie per un pubblico incapace di recepire l’insegnamento. Tutto ciò era comunque in linea con la concezione di Dante, ma anche di Petrarca e di Boccaccio, che la letteratura dovesse essere di competenza aristocratica, stante la complessità delle tematiche trattate.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Una conclusione su quanto esposto risulterebbe non esaustiva, magari semplicistica oppure banale. Si può azzardare che l’opera di Dante sia un giacimento, non da sfruttare ma da tutelare. Come? Leggendola e divulgandola, riacquisendo la forza di conoscenza per ristabilire un equilibrio tra l’uomo e il tempo.&lt;/strong&gt; Un tempo meno aggressivo, ma soprattutto meno esposto alle intemperanze che il modernismo alimenta in ogni momento per consacrare l’effimero. Ristabilire l’importanza della parola, riconoscendone l’autorità del significato, mediante la pazienza di leggerla o di ascoltarla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Dalla lettura della&lt;em&gt; Divina Commedia&lt;/em&gt; viene alla luce un’esperienza affascinante, irripetibile, non riscontrabile in nessun’altra opera. La relazione fra essere umano e mondo è posta a fondamento della stessa forma di vita, che fa comprendere quanto è dolorosa l’oscillazione dell’infelicità. Il compito dell’uomo non è soltanto la ricerca della risposta alla precarietà dell’esistenza, quanto il senso di una giustificazione che possa sopprimere le lacerazioni che le domande stesse producono. Porsi sulle tracce dei propri passi significa abbracciare una ricerca poetica in grado di dare un assesto giusto alla realtà. Dante interviene in tutti i campi della realtà, strappa il velo delle convenzioni e rivela la verità reale delle cose. Comprendere la realtà vuol dire riconoscere la «necessità» dell’errore, e solo attraverso la consapevolezza dell’errore è possibile intravedere la correttezza delle cose. L’errore che è inganno, deviazione del giusto cammino, ma insieme salvezza, riscatto. &lt;br /&gt;Ripercorrere il cammino di Dante potrebbe consentire a tutti di tornare alle radici comuni della cultura e di riprendere fiato nel presente. &lt;br /&gt; &lt;/p&gt;</content>
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<updated>2021-03-20T15:59:18+01:00</updated>
<category term="Dante Alighieri"/>
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<title type="html">7. Dante politico</title>
<content type="html">&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;http://www.letteratour.it/ilblogdielioria/content/public/upload/dante3_0_o.jpeg&quot; alt=&quot;undefined&quot; /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Oggi Dante sarebbe smarrito di fronte alle incessanti contraddizioni di ogni tipo della società del terzo millennio, a ragion veduta. La sua visione universalistica non cambierebbe, i suoi principi morali e religiosi sarebbero gli stessi, cambierebbe probabilmente la sua idea di città e di stato, ma soprattutto si convincerebbe che aveva visto giusto nel suo mondo caratterizzato da instabilità&lt;/strong&gt;. Anche perché fu un politico (uomo di municipio), e la politica condizionò la sua vita, anche se il suo desiderio fu sempre di vivere da nobile, confacente al suo concetto di nobiltà: distaccata dalle vili preoccupazioni economiche e dedita a tempo pieno allo studio e alla poesia. Ricercò un modello politico non transeunte e non partigiano di soluzione politico-statuale. Lo intravide nell’impero e il suo trattato &lt;em&gt;Monarchia&lt;/em&gt; argomenta la necessità di una monarchia universale, poiché l’imperatore sarebbe esente da cupidigia, in quanto possessore di tutto, quindi garante di giustizia e di equità. Il trattato è una testimonianza importantissima del modo con cui Dante veniva a poco a poco accostandosi a quella visione superiore delle cose del mondo, di cui la Commedia è il frutto. Asor Rosa spiega così il successivo passaggio dalla dottrina alla poesia:&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;em&gt;Dunque, è con quest’uomo, e con quest’intellettuale, che bisogna misurarsi, quando si affronta un’opera gigantesca, e dai molteplici significati, come la Commedia: un uomo ricco di passioni, amorose, politiche, religiose e lacerato in profondità dalla ferita dell’esilio; un intellettuale, che aveva coltivato l’ambizione di porsi come figura di riferimento nei campi più importanti della cultura contemporanea (la politica, la filosofia, la linguistica, ecc.). Non bisogna cioè pensare che la Commedia, in ragione della sua grandezza, non abbia un padre, un autore: un padre, un autore, su cui hanno lasciato un segno profondo le drammatiche esperienze degli anni precedenti e che lascerà un segno profondo, un’indelebile impronta di sé sull’opera maggiore. Essa è, innanzitutto, la risposta che Dante lancia la mondo, che lo ha ingannato e tradito.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Compì il miracolo della resurrezione di sé stesso. Osservò dall’alto la tragedia del «bene» e del «male» nel diritto di giustizia che si esplica con la pena della vendetta nell’&lt;em&gt;Inferno&lt;/em&gt;, e dell’espiazione nel &lt;em&gt;Purgatorio&lt;/em&gt;. L’innocenza è oltre il «bene» e chi è innocente non sa di esserlo, poiché non vede e non conosce tutto, ma se dovesse conoscere inevitabilmente si contaminerebbe di peccato. L’uomo dunque ha la capacità di scegliere tra il bene e il male nel momento in cui decide di vestire l’anima e abbandonare definitivamente l’innocenza, secondo l’assunto del libero arbitrio. Ma se Dio conosce tutto, conosce quindi tutto anticipatamente. Se Dio sa in anticipo quello che accadrà, allora vuol dire che è Lui stesso a determinare l’accaduto? Dante nega che sia Dio a determinare l’accaduto, e lo fa con una doppia metafora, a testimonianza del fatto che una spiegazione dottrinaria sarebbe stata molto complicata. Nel canto XVII del &lt;em&gt;Paradiso&lt;/em&gt; (37-45) attribuisce a Dio il potere della massima conoscenza e del massimo potere sull’universo, ma al contempo difende il principio della libertà morale e intellettuale del singolo individuo. Dante in tal modo apre la strada a una nova concezione del cosmo ponendo in rilievo il problema della conoscenza, e non vi è dubbio che la &lt;em&gt;Commedi&lt;/em&gt;a sia un poema in cui il principio della conoscenza domina sovrano. &lt;br /&gt;L&lt;strong&gt;a &lt;em&gt;Commedia&lt;/em&gt; non è solo rivolta verso il cielo e la terra, occupa anche un posto di rilievo la riflessione sul «buon governo», cioè su quell’agire dell’uomo verso il bene collettivo.&lt;/strong&gt; E qui traspare la sua passione politica, mai sopita, in linea con la prospettiva generale della decadenza dei costumi, un problema che ancora oggi non è stato risolto. Il mondo secondo Dante volge in caduta libera al peggio, e solo un grande sforzo di fede potrebbe rimetterlo verso la direzione giusta. Non ha dubbi sulle cause di malcostume della sua Firenze:&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;La gente nuova e i sùbiti guadagni&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;orgoglio e dismisura han generata,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Inf. XVI, 73-75)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La ricchezza e i nuovi cittadini sono le due cause principali, sul piano storico, che provocarono a Firenze una crisi morale imperniata sulla superbia, l’invidia e l’avarizia. Nel canto VI del &lt;em&gt;Purgatorio&lt;/em&gt; vi è la famosa invettiva che coinvolge le città dell’Italia a lui contemporanea:&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;Ahi serva Italia, di dolore ostello,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;nave senza nocchiere in gran tempesta,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;non donna di province, ma bordello!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Purg. VI, 76-78)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il giudizio di Dante è severo. Non è la sua invettiva attuale? Oppure il suo parlare in modo aspro più del dovuto lo rende presuntuoso, sprezzante e altero, come lo apostrofò Giovanni Villani (suo conoscente, più giovane di una decina d’anni)? Si intuisce il suo carattere forte, la sua volontà di rovesciare la realtà proiettandosi nel futuro. Durante l’esilio è condannato alla solitudine, ma più è solo e più è chiaro il suo intento di parlare a nome di tutti, tant’è che nella &lt;em&gt;Commedia&lt;/em&gt; più volte si proclama profeta. Profeta non perché riesce a predire il futuro, ma perché può riferire ai vivi gli annunci ascoltati nell’aldilà. &lt;strong&gt;Il disegno politico di Dante è dato da una società ideale che giustifica l’urgenza della legge, senza la quale anche la libertà è vana aspirazione.&lt;/strong&gt; Il suo pensiero parte da Dio per ritornare a Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</content>
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