Il blog di Elio Ria

Spighe di poesia

Il Natale di Josif Brodskij

Dec 022018

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Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta,
e per sentire freddo ricorri alle fessure del piancito,
bastano le stoviglie per provare la fame,
quanto al deserto, è ovunque, in ogni dove.

Immagina, col fiammifero acceso, la grotta
a mezzanotte, il falò, silhouette di oggetti
e di animali, e, il viso nelle pieghe di un telo stazzonato,
anche Maria, Giuseppe e il Bimbo infagottato.

Immagina tre re, le carovane prossime alla grotta,
anzi tre raggi diretti su una stella,
cigolìo di carriaggi, sonagli tintinnanti
(quel bimbo non si è ancora guadagnato

rintocchi di campane nel turchino addensato).
Immagina che per la prima volta, di là dal buio
di uno spazio infinito, Dio ravvisi se stesso nel Figlio
fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto.

(Josif Brodskij, Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta)


È nato un bambino in una grotta. È Infagottato e stretto al seno di Maria, con Giuseppe che attesta la grandezza dell’evento della nascita. C’è un fiammifero nell’immaginazione del poeta che riproduce in miniatura quella luce di tanti secoli fa. Manca il freddo di quella sera, e per sentirlo invita a ricorrere alle fessure del pavimento. Per provare la fame, invece, basta osservare le pentole. Il deserto c’è, c’è sempre, ovunque, non è necessario immaginarlo.
Brodskij rivede la sacra scena della nascita di Cristo nella sua condizione esistenziale: gli basta un fiammifero per attualizzare il tempo e raffigurarlo in un nuovo inizio estraniante ed evocativo. La ‘ritrattazione’ della scena sta a significare una comparazione per verificare cose simili e dissimili che riguardano entrambi: Gesù e il poeta, in senso lato Gesù e l’uomo.
Scrive: «Quel bimbo non si è ancora guadagnato/ rintocchi di campane nel turchino addensato», vale a dire non si è ancora guadagnato la gloria che Egli stesso si darà con l’esemplarità della sua breve vita. Non una gloria per diritto divino, ma una gloria conquistata con i patimenti e le fatiche.
Il poeta inserisce i due versi citati, nell’ultimo della terza strofa e nel primo della quarta, in una parentesi tonda.
Perché ricorre al segno ortografico della parentesi?
La risposta va ricercata forse nell’intenzione del poeta di evidenziare il concetto della proposizione che dà sostanza al disegno divino: un inciso anche visivo che deve significare l’importanza dell’evento.
Perché disgiunge i due versi?
Forse ad intendere un’interruzione del tempo di narrazione e di contemplazione; una pausa che il lettore deve affrontare per comprendere bene ciò che viene detto, così come ha dovuto fare il poeta, per necessità di cristallizzazione di sacralità. Infine, scrive. «Immagina […] che Dio ravvisi se stesso nel Figlio/fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto». Dio che ravvisa sé stesso nel figlio trascurato, senza un tetto come tanti altri.

Un bambino nel sole

Feb 112018

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Costretto in casa, mentre fuori brilla il sole,
un bimbo di sette anni che dovrebbe poter giocare
in pace su un’altalena una giostra uno scivolo
scivolò su una lastra di metallo gelido, da obitorio.

(Tony Harrison, L’immagine allo specchio)


Fermi tutti: c’è la guerra. Non una, ma nessuna ragione. Un obitorio e un cimitero per concludere la storia di un bambino di sette anni che ha soltanto come giochi avversità e negazioni. Il sole brilla a prescindere poiché non sa o finge di non sapere?
Dentro casa c’è la preghiera (pronunciata sommessamente) di libertà. Fuori c’è la guerra che va dove le pare in costruzioni di inattese sospensioni di soste e di percorsi.
In verità, c’è un pensiero di guerra che non inciampa mai in ciò che vuole e rendere possibile, tranne la vita. Rimane il dire poetico che è la casa ospitale di amore di un poeta, che dà parola all’oscurità che lo circonda e la rimanda alla lastra di metallo gelido che altro non è che questa follia della guerra che abitiamo (anche) con indifferenza.

 

[Nella foto Esraa e Waleed, due fratellini di 4 e 3 anni, siedono fra le macerie di Aleppo, il giorno di Natale. Come 3,7 milioni di altri bambini siriani, non hanno mai vissuto un giorno di pace - ©UNICEF/ UN013172/Al-Issa]

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