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Dino Buzzati, La Boutique del mistero

di Antonella Benvegnù

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"La boutique del mistero" è una raccolta di trentuno racconti pubblicati in diversi volumi e ordinati dallo stesso autore "nella speranza di far conoscere il meglio di quanto ho scritto". Il racconto di Buzzati è un momento di indagine profonda, un'esplorazione emozionante in un'atmosfera magica. Poche volte, nella letteratura italiana, uno scrittore ha indagato così a fondo il mistero che circonda l'uomo contemporaneo, le debolezze e i paradossi che lo caratterizzano, la sua solitudine, le sue esperienze. In quest'ottica, "La boutique del mistero" (con i suoi più famosi racconti: "Il colombre", "I sette messageri", "Sette piani", "Il mantello") offre al lettore la possibilità di sperimentare la finezza di stile di cui uno dei più grandi autori italiani del Novecento, nelle cui pagine coesistono allegorie inquietanti, spunti surreali, invenzioni fantastiche e dati di cronaca, o presunti tali, che sembrano rimandare a possibili realtà metafisiche.

La boutique del mistero (1968) di Dino Buzzati raccoglie trentuno racconti caratterizzati dai temi più cari allo scrittore di origine bellunese.

Nella lettura coinvolgente immediate sono le tematiche trattate: l’inesorabilità e l'imprevedibilità del destino a cui non ci si può sottrarre, l'inesplicabilità di alcune presenze (Il mantello: "...chi fosse il misterioso individuo che passeggiava su e giù per la strada, in attesa, chi fosse quel sinistro personaggio..."), il mistero che avvolge l’esistenza, l’assurdità di certe situazioni "normali" (L’uovo, Questioni ospedaliere), la paura irrazionale del buio e di fenomeni che infrangono le leggi fisiche (La goccia: "Una goccia d'acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo aecano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode a intermittenza... Tic, tic, misteriosamente, di gradino in gadino. E perciò si ha paura."), la meraviglia di un immaginario mondo oltre la morte (L'assalto al Gran Convoglio), il flusso inarrestabile del tempo (I sette messaggeri), la vana attesa del futuro (Sette piani), l’angoscia metafisica, l’assenza di speranza (I topi, La giacca stregata), l’imminenza di una catastrofe (Eppure battono alla porta, Una cosa che comincia per elle), l’ignoto inquietante (Qualcosa era successo), l'assurdità (Il cane che ha visto Dio), la riflessione sul ruolo di intellettuale e poeta (Ricordo di un poeta, Riservatissima al signor direttore), l’incapacità di cogliere la felicità che la vita può offrire (Il colombre: "Stefano la prese fra le dita e guardò...che dà a chi la possiede fortuna potenza, aore e pace dell'animo. Ma ormai era troppo tardi.")...

Le scelte stilistiche sono strettamente correlate ai contenuti espressi: l’indeterminatezza della dimensione spazio-temporale delle vicende; il linguaggio semplice e colloquiale che, paradossalmente, presenta una realtà assurda come quotidiana. Il surreale alimenta, dunque, il mistero della vita venduto in una "boutique", mistero fantastico, ironico se non grottesco, tragico o banale, che rimane insoluto: nella mente del lettore l’assurdo trova fantastica configurazione, libera ed opinabile se si penetra in profondità la superficie apparentemente banale e ovvia dell'esistente.

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