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Fenomenologia di Manuel Agnelli, di Cristiana Boido

Perché ci piace ciò che ci piace? Come nascono i miti contemporanei? Cristiana Boido ricostruisce un contemporaneo Viaggio dell’Eroe nella sua “Fenomenologia di Manuel Agnelli. Social e narrazione mitica ai tempi di X Factor”, Dissensi Editore.

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Ecco un libro, anzi nello specifico un saggio, interessante. Ma perché una fenomenologia di Manuel Agnelli? Partendo dalla Fenomenologia di Mike Bongiorno scritta da Umberto Eco nel lontano 1961, che per la prima volta affrontò in termini critici le nuove (all'epoca) figure televisive di successo, Cristiana Boido si interroga sulla moderna fenomenologia della televisione del secondo millennio, e le derivazioni e contaminazioni social che con essa interagiscono.

La fenomenologia, come ci insegna Husserl, è la «descrizione di un determinato oggetto o evento per come si manifesta alla coscienza di chi lo osserva». Da ciò si capisce che il centro di questo studio non è tanto la figura di Manuel Agnelli, ma il personaggio di Manuel Agnelli così come viene visto dal pubblico: una immagine, dunque, che viene catturata e rimandata indietro ingigantita, distorta, comunque sia cambiata, arricchita di valenze percepite da telespettatori, pubblico in studio e followers.

Un saggio acuto e intelligente, che ci ricorda come ogni trasmissione televisiva, anche la più apparentemente "diretta", non è niente meno che una narrazione dove personaggi e autori si mescolano creando nuove finzioni, nuove storie da raccontare:

La narrazione ha un forte potere sociale e simbolico, infatti persone e comunità utilizzano le storie per comprendere il mondo e le relazioni. Le narrazioni non solo rendono testimonianza di un fatto, un sentimento, un movimento, un’idea, ma detengono il potere di spiegare il rapporto fra individui, cittadini e amministrazioni, consumatori e oggetti di consumo, culture marginali e cultura dominante. Di fatto, una vera democratizzazione delle risorse offerte da Internet, ha necessità di storie, di narrazioni: la narrazione dal basso di sentimenti, aspirazioni e progetti contribuisce a trasformare cultura e modelli di riferimento culturale dominanti.

Se la televisione, fin dagli albori, è sempre stata una social TV, perché di fatto ha sempre avuto una funzione aggregatrice, quindi una capacità di creare comunità, Cristiana Boido evidenzia come le produzioni moderne sfruttano anche i fandom per creare prodotti di successo:

Permettendo al pubblico di partecipare alla creazione e alla definizione dei significati, il prodotto televisivo diventa più attraente, creando maggior interesse e attenzione. Basta pensare, a tal proposito, alle narrazioni prodotte dagli utenti precedentemente, contemporaneamente e successivamente alla fruizione televisiva. Il pubblico fan, i fandom, spesso reputati pericolosi perché legati alla cultura della celebrità, si rivelano formidabili produttori di contenuti, moltiplicando l’evento/personaggio televisivo all’infinito.

Nel comprendere questa potenzialità e, ovviamente, sfruttandola al meglio, il mondo della produzione si adopera per dare maggiore attenzione a questi gruppi, per controllarne le attività volte a esercitare eventuali pressioni sulle scelte produttive. Fondamentale è l’engagement che il prodotto riesce a creare con i propri fan.

Cristiana Boido, in modo lucido e puntuale, e attraverso un metodo ha scoperto che la narrazione dei fan nelle communities virtuali non è differente dalle narrazioni epiche che hanno dato origine alla mitologia classica: una somma di narrazioni, ripetuta più volte, della quale si salvano i tratti distintivi, cioè quelli più significativi per una data epoca, così perfettamente rappresentativi e condivisi da entrare nella memoria collettiva come modelli, come archetipi. La mitologia classica e gran parte del cinema e della fiction seguono infatti il Viaggio dell'eroe di Campbell.  Nel libro, l’Eroe dai mille volti, nel 1949, l’autore riversò i risultati dei lunghi studi sulle mitologie di tutto il mondo e di ogni epoca, dai quali aveva dedotto che molte leggende, di ogni tempo e di ogni paese, raccontano sempre lo stesso viaggio, quello dell’eroe, che si ripete, sempre, con gli stessi punti fermi, indipendentemente dal luogo e dal tempo, e che lui aveva chiamato Monomito.

Lo stesso successo di X-Factor è dovuto alla riconoscibilità di questo schema e Manuel Agnelli viene ricostruito come mito classico attraverso le figure dello Straniero, dell'Eroe, del Cercatore e del Trickster, del Signore Oscuro e dello Sciamano, che spiazza i concorrenti con la sua irriverenza e il cui giudizio, proprio come quello di uno sciamano, risulta inappellabile.

 

Cristiana Boido
Fenomenologia di Manuel Agnelli.
Social e narrazione mitica ai tempi di X-Factor 
Dissensi (febbraio 2018).

Finalista sezione saggistica inedita premio Elison 2017.
Finalista sezione saggistica inedita premio Nabokov 2017.

 


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