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Anna Maria Emira Galletto,
Donna Lucrezia. Sposa di Guido Aldobrandino, generale dalla doppia casacca.

di Massimo Rondi

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2012 Edizioni Angolo Manzoni Grandi Caratteri - Alta Leggibilità
ISBN 978-88-6204- 124-9  Euro 10,00  pp. 128 cm 15 x 21

Insolito plot,  per Anna Maria Emira Galletto che ci ha abituato al gioco ironico del gotico con “Tempo favorevole” e ai curiosi misteri indagati dall’investigatore Galvano Rinucci (in ben cinque romanzi).
Solo il sarcasmo è il consueto a cui ci ha abituato.
Questa volta la storia narrata dalla scrittrice è Storia, con la maiuscola.
Ma è anche Storia nella storia, con una invenzione originale: il Priore dell’Abbazia di Pomposa, nel novembre del 1929,  ritrova un diario di carta pergamena, con due iniziali che riportano a Lucrezia Trivulzio... Sarà dunque l’Abate Padre Gabriele a dipanare il filo della narrazione, proprio come un plot  teatrale (appunto), discorrendo con  il chierico Pietro.
“Donna Lucrezia” è la ricostruzione, pur liberamente romanzata, della vita della Principessa Lucrezia Trivulzio, nata a Milano nel 1582, vissuta a Torino e a Casale Monferrato.
Di Torino ci sono gustose notazioni dell’epoca, come la visita alle sontuose chiese e la scoperta della Chiesa dei Santi Martiri (Avventore, Ottavio e Solutore), lungo via Garibaldi, all'angolo con via Botero.

In giovane età Lucrezia va sposa a Guido San Giorgio di Biandrate detto l’Aldobrandino, patrizio monferrino e generale dalla doppia casacca: l’una coi colori del Gonzaga e l’altra con quelli del Duca di Savoia; ciò significava che in parte egli era filospagnolo e in parte filofrancese ma in lui vi era anche un terzo colore per una ipotetica terza casacca: quello di una famiglia filopapale, essendo nipote di Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini...
Tuttavia all’autrice più che la Storia o la storia interessa la concezione della donna, in tempi pervasi di fanatismo e di ignoranza.
Partendo dai sogni di fanciulla della protagonista, dalle aspettative deluse nelle nozze fino alla di lei morte di peste nelle lagune del Delta, accanto all’unico uomo forse mai amato:

Chi sostiene che la luna di miele è un periodo dedicato ai giovani sposi, che hanno fiducia in un lieto avvenire, si sbaglia perché non sa come fu perfetta la luna di miele di queste due persone fuggiasche da una parte, condannate alla stessa morte nera dall’altra. Da Torino Lucrezia era fuggita, secondo le parole inconsapevolmente veritiere di suo marito, per sfuggire le male lingue, ma, all’arrivo nelle appestate paludi Ferraresi del latifondo papale, era attesa da una morte certa assieme al suo oramai unico grande amore: una fine che non la spaventava per nulla.
Per la prima volta nella vita era stata lei a volere qualcosa.

In questa visione umana e alta della donna, la scoperta fondamentale della protagonista è quella della libertà del pensiero.

L’assunto può apparirci ovvio, ma non è così: per migliaia di anni i “maschi” hanno preferito credere all’inferiorità delle proprie compagne (le quali poi in segreto, in cucina o nei “salotti”, a seconda della condizione sociale, si facevano beffe di tale maschile ingenuità). 
Compiuta Donzella, Ildegrada di Bingen, Gaspara Stampa, Artemisia Gentileschi, Isabella Leonarda? Rare eccezioni, ci siamo detti noi uomini, eccezioni che confermano la regola...  Oppure, come chiosa Philippe Daverio, “donne potenzialmente eretiche” (al pari di un’altra Lucrezia: la Borgia).

Figuriamoci, persino San Tommaso scriveva che  “se l’anima intellettiva è creata da Dio al termine della generazione umana” e “il corpo degli uomini viene formato e disposto a ricevere l’anima per gradi”, il concepimento del maschio si compie al quarantesimo giorno, “come dice Aristotele”, mentre quello della femmina al novantesimo.
Per parlare alle signore si usava un linguaggio diverso, ma anche per parlare delle signore si usava un linguaggio diverso.
A questo proposito mi ha molto colpito il titolo di un volume di Maurizio Ferraris (Guanda, 2011): Filosofia per dame.
Filosofia per dame significa in realtà una filosofia per tutti: «alla maniera illuminista, e non per chierici o altri addetti ai lavori»... Poi in realtà Ferraris risolve la questione presumendo che “le donne abbiano un punto di vista diverso sul mondo, una superiore attitudine a farsi domande e ad ascoltare le risposte (non a caso il libro è, anche, una collezione di testi già preparati nel dialogo con le lettrici di Donna Moderna) e perfino una sete di sapere superiore ai loro compagni di viaggio, come testimonia qualunque statistica, torinese e no, sui consumi culturali suddivisa per genere. Le dame, insomma, pensano di più, o ne sono più consapevoli, e raramente lasciano al caso questioni come ‘anima’, ‘coraggio’, ‘corteggiatori’..., per citare soltanto alcune delle voci scelte da Ferraris”(Simona Morini, Il Domenicale del Sole24Ore 30 gennaio 2011).

Questo fa la nostra Lucrezia: pensa.
Deduce e intuisce, e tiene per sè saggiamente le proprie conclusioni.

http://www.angolomanzoni.it/libri/leggi/628/donna-lucrezia-a-grandi-caratteri
                                                    
http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/donna-lucrezia-sposa-guido-aldobrandino-generale-dalla-doppia-casacca

Anna Maria Emira Galletto è nata ma da più di quarant’anni vive in Piemonte e attualmente risiede a Torino in una mansarda, circondata dai libri e dalla vista delle Alpi.  Così dice di sé: “Coltiva la passione dello scrivere e attinge più al reale, allo storico che alla fantasia per la realizzazione dei suoi romanzi. Ama la vita, senza riserve né paure; crede molto nella gioventù e nelle sue idee che condivide cercando di rendersi utile”.
Per i tipi della Edizioni Angolo Manzoni ha pubblicato 5 romanzi del ciclo dell’investigatore Galvano: Il Sigfrido Alato; Il gioco delle stelle; I roghi di Elles; La Falena nera; Notung, ala che uccide.  Nel 2010 è stato editato Tempo favorevole. L’amore che non si riesce a nascondere e nel 2012, sempre ad «alta leggibilità», questo: Donna Lucrezia. Sposa di Guido Aldobrandino, generale dalla doppia casacca.

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