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Giovanni Di Iacovo,
Tutti i poveri devono morire

di Anna Picci

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Formato: Brossura
Editore: Castelvecchi
Anno di pubblicazione: 2010
Collana: Le torpedini
Lingua: Italiano
Pagine: 156
Codice EAN: 9788876154836
Generi:Gialli e Fantasy, Gialli e Thriller

Quale potrebbe essere la soluzione migliore per eliminare la povertà dalla terra? Probabilmente quella di sopprimere fisicamente tutti i poveri organizzando un piano internazionale di “pulizia” sociale. Questo è il bizzarro assunto dal quale sembra partire il romanzo dal titolo Tutti i poveri devono morire (Castelvecchi editore, € 14,00, pp. 156) del giovane scrittore pescarese Giovanni Di Iacovo. L’autore, vincitore del premio letterario De Lollis con il suo libro d’esordio, Sushi Bar Sarajevo, utilizza con maestria diversi generi letterari in questa originale opera narrativa, muovendosi con sapienza e un tocco di crudeltà nella narrazione dei fatti e addentrandosi con gran disinvoltura in una materia così delicata come gli omicidi seriali. I delitti sono compiuti da un gruppo di spocchiosi aristocratici mossi dalla profonda convinzione che la povertà sia un fastidioso male da eliminare con qualsiasi mezzo. Essi sono riuniti nel gruppo denominato “Cenacolo degli Assassini”, nato nella notte dei tempi, con legami internazionali e in tutti i livelli della struttura sociale e con una regola fondamentale, creata dopo varie proposte e tentativi, per giustificare l’omicidio: uccidere solo chi possieda un reddito inferiore al proprio. Tutto è concesso agli assassini, purché si rispetti questa regola, tanto che si può arrivare ad ammazzare gli stessi membri del gruppo se caduti in disgrazia finanziaria.

Intrigo internazionale

Il racconto, ambientato tra l’Inghilterra e la Germania, risulta un intrigo la cui struttura s’inerpica in alto come una cattedrale gotica, arzigogolata e assurda all’apparenza, equilibrata e sensata se si entra nell’ottica del suo procedere. Si parte proprio dall’omicidio di uno dei membri del Cenacolo, Uomo Nero, che avviene durante una caccia all’uomo. L’inizio è incalzante e cadenzato dalla ripetizioni di alcune frasi che descrivono l’ambiente esterno. Da subito un particolare inquietante salta agli occhi del lettore: gli assassini utilizzano le figure degli innocui e colorati Teletubbies, compagni televisivi di tanti bambini, come simbolo della loro associazione omicida. All’interno della storia non vi è un vero e proprio protagonista, ma alcuni personaggi sono predominanti rispetto ad altri. È il caso del marchese Dorian, il più freddo e distaccato degli assassini, intento a strani esperimenti per cercare nuove forme di piacere, o la patetica Judy, moglie inconsapevole di uno dei membri del Cenacolo che diviene vedova alla ricerca delle prove di un tradimento del marito e stupida al punto di poter essere tramutata in persona intelligente grazie ad una droga. Presente è anche l’amore, naturalmente sui generis, inserito come interferenza all’interno dello scorrere della narrazione, connesso con il resto della storia in un modo che si svelerà solo alla fine delle pagine.

Un finale aperto

La letteratura contemporanea è sempre molto influenzata dal mezzo televisivo e, così, il nostro autore si aggira sornione tra i tanti riferimenti che cita qua e là dandoci anche indizi su quelli che sono, forse, i propri gusti televisivi e cinematografici: dal cartone animato giapponese “Ken il guerriero” ai recenti telefilm di successo americani come “Dexter” o “Lost”. Il lettore, inoltre, potrà divertirsi a cogliere alcune citazioni tra le righe, come nel caso del capitolo sei il cui titolo fa riferimento, naturalmente con qualche piccolo cambiamento, ad un film di Pupi Avati, “La cena per farli conoscere”. Il risultato di questo variegato mix è un racconto in cui si possono percepire e distinguere un insieme di generi letterari che partono dal giallo, passano attraverso il noir e finiscono, anche inaspettatamente, nel tipo fantascientifico. Si potrebbe ipotizzare un proseguimento del racconto, difatti un finale vero e proprio non è stato dato da Di Iacovo e, per di più, i personaggi sono così tanti e così particolareggiati che la narrazione potrebbe riprendere da qualsiasi altra voce e in qualsiasi altra parte del mondo.

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