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ARTICOLO

E Riaprirò gli occhi, di Antonella Maia

di Rosella Rapa

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Recensione
Biografia

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In questo terzo millennio, quando si è già scritto di tutto e letto di tutto, è difficile creare qualcosa di veramente originale: Antonella Maia ci riesce, e con grande eleganza e raffinatezza.

Il testo non scorre come la placida corrente di un fiume, ma si scompone e si frammenta attraverso una serie di prospettive diverse: passato, presente, persone. Non abbiamo un solo io narrante, ma tre distinti, che raccontano la storia dal proprio punto di vista, intervallandosi come a continuare un discorso di frasi non dette; inoltre la protagonista ricorda, e ci porta indietro nel tempo in due diversi periodi della sua vita: la giovinezza e la maturità. I paragoni che si potrebbero fare sono molti, ma viene spontaneo pensare alle immagini di un film, con la telecamera che si sposta per poter far meglio ammirare i particolari da diverse angolazioni. Questa inusuale tecnica narrativa permette all'autrice un profondo sviluppo psicologico dei personaggi principali, che si raccontano semplicemente attraverso i propri pensieri, senza orpelli né fronzoli. Tutti gli altri ruotano attorno a loro, visti come riflessi in uno specchio: hanno importanza solo nei momenti in cui interagiscono con il narratore, poi proseguono per la propria strada, che si intuisce, ma non è parte importante nello svolgersi della vicenda.

La storia potrebbe apparire semplice: lui, lei, l'altro. In realtà si tratta di una vicenda personalissima, molto umana, di una complessità tutta interiore, che a un certo punto verrà anche analizzata da una psicologa. La protagonista, Beatrice, si racconta, si mette in discussione, si tormenta, torna sui suoi passi, riflette, rimpiange. In poche parole, è una donna "vera", non una finzione letteraria. Anche la vicenda è molto realistica, e di estrema attualità. Un punto mi ha particolarmente colpita: fino a dove ci si può perdonare, pur di salvare un matrimonio? I temi toccati tuttavia sono tantissimi; a mio parere il principale è "la donna". Questa donna che sbaglia, sa di sbagliare, lo ammette e cerca di rimediare al dolore causato, rappresenta molte donne. La sua storia non dura un mese o un anno, ci viene raccontata una vita intera, a partire dalla Torino degli anni '70 fino ai giorni nostri. Questo lungo arco temporale permette di fare confronti tra i diversi stili di vita che si susseguono decennio dopo decennio; per chi è quasi coetaneo della protagonista è un modo per ricordare, per i più giovani una lezione da imparare. Interessante soprattutto per "le" più giovani: le ragazze di oggi, libere e disinvolte, spesso non pensano che le loro libertà sono state ottenute per merito di donne coraggiose, capaci di rischiare strade nuove, di uscire dal vecchio stereotipo di "moglie-madre-perfetta" mettendo in gioco i propri sentimenti e parallelamente sfidando gli uomini in lavori che non troppi anni or sono erano ancora quasi di loro esclusiva pertinenza. Libro femminista dunque? Sarebbe riduttivo classificarlo in questo modo, meglio "libro al femminile". Questo non deve però far pensare che i due protagonisti maschili siano meno definiti, al contrario, la capacità di Antonella di scavare a fondo nella psiche maschile è notevole, e i due uomini di Beatrice spiccano vividi nella narrazione, alternando il proprio ego ai sentimenti che suscitano nella donna che amano.

Il linguaggio è molto curato e al tempo stesso scorrevole, con la capacità di adattarsi senza sforzo a diverse situazioni: troviamo lo sfogo con parole grosse, il momento della scrittura più elaborata, e l'amplesso erotico. Senza farsi fermare da falsi pudori, Antonella non scade mai nella volgarità: riscopre l'eros nella sua forma primigenia, non usa il sesso per attirare scabrose attenzioni; anche questa è una vera rarità.

Il romanzo si legge con piacere, cattura con il susseguirsi degli eventi, con la sua prosa dinamica e con il continuo cambiamento del punto di vista, che fa riflettere. La realtà non è mai una sola, ciascuno la percepisce in modo diverso; perciò per Beatrice è unica, per noi che leggiamo restano aperte tante possibili interpretazioni: cosa avremmo fatto, cosa avremmo detto? Quando un libro ci lascia con qualcosa su cui pensare, è un libro che merita di essere letto. Anche più di una volta.

Madri, mogli sorelle, colleghe, riescono a renderci la vita più agevole, capaci di inibire la loro personalità sacrificandola al nostro egocentrismo. L'egoismo di cui siamo impregnati ci spinge sempre a sottovalutarle, considerandole un corollario gradevole della nostra vita (Pietro, "l'altro").

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Biografia

Antonella Maia, sin da giovanissima, appena terminato il Liceo Artistico Accademia Albertina di Belle Arti, inizia a lavorare nel settore dell'informazione; dapprima come redattrice nella sede torinese del quotidiano nazionale Avvenire. Nel 1978 entra come redattrice e conduttrice del telegiornale di TeleStudioTorino, dove si occupa anche di una rubrica sull'arte. Dopo alcuni anni inizia la collaborazione come freelance per vari centri di produzione, come sceneggiatrice, aiuto regista, addetta stampa. In questo contesto contribuisce alla realizzazione di importanti documentari e fiction: da Epatite Delta a The Gift, prima fiction sull'AIDS; da Vivaladanza, finalista al Torino Film Festival ad Amami Acqua, sul nuoto sincronizzato, presentato al Festival del Cinema Sportivo di Torino. Per conto della commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte, ha realizzato un reportage sulla condizione delle donne immigrate. Nel 1990 idea e conduce Quattro Stagioni e Sport In Video, trasmissioni televisive diffuse in Piemonte e Valle d'Aosta. Nel cinema ha lavorato e lavora tuttora in qualità di sceneggiatrice.
"E riaprirò gli occhi" è il suo primo romanzo.

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