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ARTICOLO

Di Luce e d’Ombra, Chiara Guidarini

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ISBN - 978-88-6247-133-6
pag. 258, € 12,00

Dalla quarta di copertina:

Chiudi gli occhi e sogna. Accendi una luce, nasce un’ombra. E sogna... sogna il punto in cui la luce e l’ombra si intersecano, giocano fra loro, creando sfumature meraviglio¬ se e luoghi, luoghi lontani e mai scoperti, popolati da creature magiche e straordina¬rie che ancora hanno una storia da raccontare. Storie, incise come marchi a fuoco in sette racconti brevi, che passando dal fantasy si incrociano al paranormal e di¬ventano avventura. E due racconti lunghi, uno che si allaccia alla vicenda reale di Francesca nella sua lotta ai kg di troppo e l’altro che si tuffa nel dedalo del romanticismo ottocentesco.
Dall’Autrice di “Io, Virginia”, “Alchemia” e “L’inganno”, nonché della Saga di Ancyria, dieci racconti in grado di abbracciare ogni stato d’animo, immergendo il lettore nel confine sottile che si trova tra luce e ombra.

Parliamo di Chiara Guidarini, intanto, un’autrice già conosciuta nel panorama fantasy italiano.
Ha esordito nel 2006 con il romanzo “l’ultima profezia”, seguito da “il canto proibito” libro unico diviso in due per motivi editoriali. Entrambi i libri sono editi da Traccediverse Edizioni. Poi è stata la volta dell’antologia “Storie di Draghi, demoni e condottieri”, dove l’autrice ci porta a spasso per le leggende del suo paese (Minozzo, che ciclicamente torna nei racconti di Chiara), per entrare poi in Linee Infinite, dove nel 2010 viene pubblicato “Io, Virginia”. Il romanzetto ottiene un notevole successo, tanto poi da cedere il posto ad “Alchemia”, paranormal avvincente e non privo di colpi di scena. Il romanzo seguente ci svela una Chiara molto diversa: pubblicato con lo pseudonimo di Cheryl Gideon, l’autrice ci accompagna in un thriller psicologico veramente intrigante e ben strutturato. Il romanzo viene presentato assieme al volume “Tempesta Celtica”, storia ambientata a Minozzo il cui ricavato viene interamente devoluto alle Scuole e alla Parrocchia di Minozzo. Nel 2015 Chiara collabora alla stesura del libro “la rocca di Minozzo – storia di una riscoperta”, assieme alla dott.ssa Anna Losi e all’Arch. Giuliano Cervi, tecnici che hanno curato i lavori di scavo sulla Rocca di Minozzo.
Ma veniamo all’antologia. L’autrice ha sempre dichiarato di “non essere capace di scrivere racconti brevi”, però poi, a sorpresa, pubblica quelli che aveva nel cassetto, che erano stati scritti tanti anni prima, e che potevano essere apprezzati. Così scopriamo il passato letterario dell’Autrice, il tentativo di partecipazione a qualche concorso letterario, l’approccio insomma col mondo dell’editoria.
Racconti quindi sempre sul filo sottile che divide la luce dall’ombra, o l’ombra dalla luce, dove non c’è mai un vincitore o un perdente, un buono o un cattivo, ma sempre e solo sfumature. Sfumature di bene e di male, di amore e di odio.
Si tratta di un’antologia composta da 9 racconti, 7 brevi adatti a bambini e ragazzi, 2 un po’ più lunghi il cui targhet di età si ampia, soprattutto per il secondo “il letto del poeta” che è un romance che sfiora il thriller psicologico e diventa quindi un po’ più impegnativo.

I racconti:

- Confessione
fantasy-gotico: una storia di vampiri, che non esagera nei fatti ma capace di rendere, in maniera semplice e chiara, come sia la narrativa gotica. Con tocchi leggeri l’autrice accompagna dentro un grande castello dove, in saloni riscaldati da larghi bracieri, si consuma la vicenda di Amalyn, bambina nata albina e perciò creduta maledetta. Il racconto è visto coi suoi pallidi occhi chiari, ed è la sua confessione in punto di morte che viene raccontata.

Avrei dovuto abbandonare la sala.
Avrei dovuto chiudermi nella mia stanza.
Non lo feci.
Feci finta di andarmene, ma poi rientrai, nascondendomi dietro le pesanti tende di damasco. Vidi lo straniero ergersi davanti al tavolo. Con mosse lente e studiate portò le mani al cappuccio e lo rimosse, mostrando finalmente il volto. Da dove mi trovavo potevo vedere solo sottili fili d’argento ricadere sulla schiena avvolta dal manto scuro.
Mio padre stava dicendo qualcosa, mentre sul viso di [mia sorella] Delphine e su quello del prete leggevo lo stesso, identico, sgomento. Accadde tutto in un attimo.
L’uomo balzò in avanti, afferrò il collo di mio padre e uno scricchiolio secco attraversò la sala.
Abbandonandolo a terra come un sacco vuoto, si tuffò sul prete che stava scattando verso la porta. Lo afferrò e lo sollevò in aria, senza alcuno sforzo.
“Lasciami, immonda creatura!” strepitò l’uomo terrorizzato, “O ti consegnerò alle fiamme dell’inferno!”
“Le fiamme purificano!” ringhiò lo sconosciuto tra i denti, e lo lanciò tra le braci del camino. Padre Joachim gettò un orribile grido quando il saio prese fuoco. Contorcendosi, cercò invano di trarsi in salvo ma qualcosa, una forza superiore forse, lo tenne paralizzato.
Compiaciuto, lo straniero osservò la scena. I tratti del volto splendettero giovani e austeri nel gioco di luci, e gli occhi brillarono come pietre preziose incastonate nell’ovale pallido del viso.
Poi un lieve gemito distolse la sua attenzione dal prete agonizzante. Delphine.

- Lux in tenebris
fantasy-storico: ambientato nella rocca di Minozzo, all’interno delle prigioni, è la storia di una condannata durante la pestilenza dell’anno 1631. Fatti reali si intersecano a una vicenda immaginaria che specchia la realtà di tempi lontani e mai dimenticati.

Le tenebre avvolsero la cella mentre la luce flebile della candela mi informava che il Podestà era sempre più distante.
Mi raggomitolai a palla stringendo le mani sulla testa.
Lacrime amare traboccarono dagli occhi e quando l'alba arrivò mi sorprese insonne e tremante.
Sapete perché queste prigioni sono così terribili, signore? Non solo perché è impossibile evadere. É perché sono scavate dentro la roccia, e scendono nelle viscere del mondo. Qui, dove tutto è sconosciuto, non si ode nient'altro che il pulsare del cuore della Terra e credetemi, il silenzio di tomba che accompagna questo suono ricorda quello della morte stessa.
É la morte stessa.
Posso dirvi che, quando sono arrivata, eravamo in tre. Tre condannati le innumerevoli celle di questo posto. Pensavo che il Conte mi avesse riservato una gentilezza collocandomi davanti al camminamento dei secondini, poiché quando loro arrivavano per controllarci o darci da mangiare spalancavano la porta e un'esile bagliore rischiarava la cella.
E io, in quei pochi, preziosissimi momenti, m'inebriavo della bellezza trasudata dalla natura che non ero mai stata abbastanza furba da assaporare. Allora, rivolgevo una muta preghiera a Dio, implorandolo di salvarmi, di concedermi di godere ancora della magnificenza di quanto mi aveva dato e di potergliene rendere grazie.
La luce pallida e perfetta mi di essere viva.
Questo lusso non era stato concesso a quei poveracci laggiù.
Abbandonate un momento la pergamena, signore, alzate il capo e osservate le profondità buie delle carceri. Chi resisterebbe? Vinti dall'agonia della Terra e dall'oscurità di questo posto, li ho sentiti imboccare la strada che conduceva alla follia prima, alla morte poi. Uno dopo l'altro hanno sfilato davanti a me.
Uno non era che un ragazzetto, mentre l'altro un ladro scaltro. Morti. Mi chiesi se quella era la fine che sarebbe toccata anche a me.
Ero rimasta sola, sola in quell'inferno silenzioso dove solo la Terra gemeva. Col tempo, imparai ad ascoltarla, a comprendere le sue parole e farmela amica.
Il buio, dapprima insidioso e ostile, divenne un alleato.
Cinque mesi ho vissuto in questo carcere! In questo periodo ho visto arrivare altri prigionieri, condannati al Forno o alle celle, ma quasi nessuno ho udito lamentarsi.
Di tanto in tanto una voce di donna squarciava il silenzio con suppliche vane.
Io non supplicavo mai. Ascoltavo, cercando di associare un nome ai rumori che sentivo, parlavo con la Terra nascondendomi dietro la cortina protettiva del buio.

- Oracolo
fantasy: ancora una volta ritorna Ancyria, terra fantastica patria di grandi eventi. Fantasy ad alto respiro, ambientato in questo mondo altro dove il generale Krotas si sta muovendo alla conquista di Velarium, racconta di una storia d’amore maledetta che sfocia nella tragedia e nella redenzione.

- La leggenda della caduta
fantasy: il racconto tratta l’iniziazione del giovane Garion, capace di grandi cose con i suoi poteri, forti, selvaggi e totalmente incontrollati. Anche qui, come nel racconto precedente, si possono trovare diverse sfumature di fantasy con ambientazione medievale.

- La gola tra le montagne
Di tutti, questo forse è il racconto più difficile. Non sono certo che abbia proprio un genere suo. La storia è quella di una casta di impuri a difesa della “gola”, cunicolo naturale all’interno di una catena montuosa, e di come questa gola sia perennemente afflitta da visitatori in cerca di fortuna. In questo racconto ci sono elementi dell’horror, ma anche del biblico e del fantasy.

- Voci nel buio
Una storia di fantasmi. Siamo sul fantasy- paranormal, ma la base rimane sempre storica, dove alcuni elementi richiamano fortemente l’ambientazione di Minozzo, o Civago all’Amorotto, o a Bismantova. La storia di Guglielmo, soldato, che rientra nel suo castello e lo trova cambiato, e non comprendendone il motivo, inizia a girare per le stanze imbattendosi finalmente in Clezia, morta anni prima.

- Il castello dove nessuno voleva dormire
Fiaba per bambini, creata assieme alla mia bimba giusto per farla dormire. È una favoletta simpatica dove un gruppo di papà, assieme alle loro bimbe, decidono di avventurarsi in un castello stregato e, una volta all’interno, succedevano cose meravigliose tanto da convincere il proprietario ad aprire il castello a tutti i visitatori. La trama è semplice e lineare, con i canoni di una vera e propria fiaba.

- Ricorda di volerti bene
Racconto lungo, che ricalca la vicenda reale di Francesca nella sua lotta ai Kg di troppo. Narrato in maniera semplice e, oserei dire, quasi comica, il racconto si colloca nella narrativa con una punta di romance.

- Nel letto del poeta
Questo è l’unico racconto che non consiglierei ai bambini, forse un po’ di più ai ragazzi. Si tratta di un thriller psicologico narrato in maniera quasi comica all’inizio, che cambia piano piano fino ad assumere toni più alti e difficili, quando la protagonista comprende che l’uomo che ama (intimamente legato alle poesie di Leopardi tanto da diventarne quasi ossessionato) le concede a pezzi l’amore desiderato solo in cambio di bizzarri favori, tipo indossare vestiti ottocenteschi o parlare, in maniera quasi asfissiante, di poesie e di ambientazioni romantiche. Credo che, di tutti, questo sia il racconto più sublime, perché i personaggi sono resi veramente bene, senza mai diventare pesanti. Le parti, che potrebbero diventare complesse, vengono spezzate bene dall’interferenza degli zii della protagonista, che sono piuttosto simpatici: Otello, che ha la fissa di una cospirazione aliena e la moglie Alba, tutta sigarette e bigodini in testa.

Sono sbalordita.
No, di più. Sono senza parole.
E per una come me che di parole ne ha sempre molte per ogni minima circostanza, essere senza parole significa molto.
La prima cosa che vedo è la grande, meravigliosa, scritta, che torreggia sull’antico muro di pietra. Ataviche parole che il tempo non ha vinto, sopravvivendo nei secoli e imprimendosi come un marchio a fuoco nell’animo di chi sarebbe venuto. Sotto di esse, il colle si estende per ettari di terreno, ma non lo posso vedere tutto perché è nascosto dalla fitta boscaglia.
Incredula, mi giro lungo il lato dove doveva esserci la siepe, quella stessa siepe che da tanto orizzonte il guardo esclude. Cosa c’era oltre quella siepe?
Sento gli occhi riempirsi di lacrime. Mi giro ancora, e trovo Nicholas davanti a me. Non ride più, mi guarda, ma nessuna espressione compare nel suo sguardo celeste.
Dietro di me, palazzo Leopardi è immenso, seminascosto dal buio della notte.
E i miei piedi poggiano sull’ermo colle.
Incredula, incapace di proferire parola, faccio l’unica cosa possibile, l’unica cosa che mi sento di fare. Mi avvicino a Nicholas e lo bacio. Ho immaginato quel bacio mille volte nell’arco di pochi giorni ma mai l’ho pensato così vero. È un bacio di ringraziamento, di meraviglia e di sbalordimento.
Poi, man mano che diventa più appassionato, mi rendo conto che non può essere vero, che dev’essere un sogno, che domani mi sveglierò e tutto questo non sarà mai accaduto perché è troppo bello, troppo perfetto, e troppo dannatamente romantico.
Ci stacchiamo, ma le nostre fronti rimangono vicine.
«Grazie» mormoro.

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