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Un approccio critico alla letteratura:
Il POST-STRUTTURALISMO

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Teorie letterarie

Il Discorso
Roland Barthes: il testo plurale
Jacques Lacan: linguaggio e inconscio
Julia Kristeva: linguaggio e rivoluzione
Jacques Deridda: decostruzione
Discorso e potere: Michel Foucault
Per approfondire...

Il Discorso

I post-strutturalisti introducono il concetto di "soggetto parlante" o "soggetto in processo". Invece di vedere il linguaggio come un sistema impersonale, come gli strutturalisti, essi lo vedono come sempre articolato con altri sistemi e in particolare con processi soggettivi. Questa concezione del linguaggio è riassunta nel concetto di "discorso".

La scuola di Bachtin (vedi il formalismo russo) è probabilmente la prima delle teorie moderne a rifiutare la nozione saussuriana di linguaggio. Essa insiste nel dire che ogni espressione linguistica deve essere considerata nel suo contesto sociale, perché ogni singola parola dialoga col suo contesto (sia linguistico che sociale) e assume, quindi, un significato diverso a seconda di dove si trova.

Il PS spesso prende le vesti di una critica verso l'empirismo, per il quale la mente umana è l'origine di ogni conoscenza, ricevendo le impressioni dal mondo esterno, organizzandole ed esprimendole attraverso il linguaggio. Contro questo modello, il PS elabora la teoria delle "formazioni discorsive", che rifiutano di separare Oggetti e Soggetti in mondi separati. Secondo questa concezione, ogni cosa è sempre "in processo", persino lo stesso soggetto.

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Roland Barthes: il testo plurale

Roland Barthes

Roland Barthes ha definito la letteratura come «un messaggio sul senso delle cose e non il loro significato (per "senso" intendo il processo che produce il significato e non il significato in sé)». Secondo lui, il peggior errore che può commettere uno scrittore è pensare che il linguaggio sia un mezzo naturale e trasparente attraverso il quale il lettore coglie una "verità" o "realtà" solida e unificata. Al contrario, il miglior scrittore è quello che conosce l'artificialità dello scrivere e gioca con essa.

Il momento di maggior "post-strutturalismo" in Barthes si ha quando abbandona le sue pretese scientifiche. Se prima egli credeva che lo strutturalismo fosse capace di spiegare ogni tipo di sistema umano, ad un certo punto si è reso conto conto che ogni cosa, dunque anche ogni linguaggio, dovrebbe essere spiegabile. Ma questa spiegazione è permessa grazie ad un linguaggio che, nel caso sia spiegazione del linguaggio, diventa un metalinguaggio. A sua volta, questo metalinguaggio è spiegabile da un'altro linguaggio, che diventa dunque pure lui metalinguaggio, e così via fino a trovare che nessun linguaggio è stato spiegato. In termini pratici, ciò significa che quando si legge come critici non si può mai uscire fuori dal discorso e adottare una posizione invulnerabile. Ogni tipo di discorso, compresi quelli di investigazione critica, sono allo stesso modo finti, non-veritieri.

Nel suo La morte dell'autore (1968) Barthes sancisce la libertà del lettore di fronte al testo: l'autore è morto, non esiste, è ridotto a mero luogo di incontro di linguaggio, citazioni, ripetizioni, echi e referenze, per cui il lettore è libero di aprire e chiudere processi di significato del testo, senza nessun riguardo per i significanti.

In S/Z (1970) egli denuncia la vanità dell'ambizione strutturalista di interpretare tutte le storie del mondo attraverso una singola struttura. Il tentativo di trovare una struttura è vano, perché ogni testo possiede una differenza. In questo saggio Barthes distingue tra testi realistici, che offrono al lettore significati chiusi e altri tipi di testo, che incoraggiano invece il lettore a produrre significati. Il primo tipo di testo permette al lettore unicamente di essere il consumatore di un significato fisso: è il testo "leggibile"; il secondo tipo rende il lettore un produttore: è il testo "scrivibile".

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Jacques Lacan: linguaggio e inconscio

Jacques Lacan

Il pensiero occidentale ha assunto per molto tempo la necessità di un soggetto "unificato". Conoscere qualcosa presuppone, da questo punto di vista, una coscienza unificata che opera il processo di conoscenza. In realtà, secondo Lacan, il soggetto è "in processo" ed è, soprattutto, capace di diventare altro da ciò che è.

Se le critiche marxiste, formaliste e strutturaliste hanno denunciato le critiche "soggettive" tacciandole di romantiche e reazionarie, Lacan d'altra parte elabora una teoria critica che, pur mettendo in primo piano la soggettività, si basa su una concezione "materialistica" del "soggetto parlante". Partendo dalle assunzioni del linguista Émile Benveniste, egli distingue tra il soggetto dell'enunciazione, l'EGO che si esprime parlando, e il soggetto dell'enunciato, l'IO, che non fa parte dell'ego perché è un mero deittico.

Lacan sostiene che il soggetto umano entra in un sistema di significati preesistente che assume senso per lui solo attraverso il sistema linguistico. Il fatto di entrare nel linguaggio ci rende in grado assumere una posizione come soggetto all'interno di un sistema relazionale (maschio/femmina, padre/madre/figlia, ecc.). Questo processo e gli stadi che lo precedono sono diretti dall'inconscio.
Lacan parte dalla teoria freudiana, secondo la quale, durante le prime fasi della vita, gli impulsi libidici del bambino non hanno nessun oggetto sessuale predefinito ma giocano intorno alle varie zone erogene del corpo. Prima che distinzioni di genere o d'identità siano definite esiste soltanto il "principio del piacere". È la repressione del piacere che permette al bimbo maschio di identificarsi attraverso il padre in un ruolo "maschile". Questa fase, dovuta all'agire della "società" sull'individuo, introduce nozioni come la morale, la legge e la religione, simboleggiate dalla "legge patriarcale", e induce allo sviluppo del "super-io" nel bambino. Tuttavia, il desiderio represso non viene abolito, e rimane nell'inconscio: così, si può dire che la forza di questo desiderio è lo stesso inconscio.
Lacan distingue nella crescita del bambino tra una fase "immaginaria", in cui non c'è una chiara separazione tra soggetto e oggetto, e una fase "simbolica", in cui il bimbo incontra la "legge del padre" e si costituisce come soggetto. La fase prelinguistica "dello specchio", che segna il passaggio da quella immaginaria a quella simbolica, il bambino proietta una certa unità nell'immagine frammentata di sé che gli rimanda lo "specchio sociale", e produce così un "ego", un ideale "finzionale" di sé.

Lacan riformula le teorie freudiane nel linguaggio di Saussure: infatti, egli identifica i processi dell'inconscio con l'instabile significato che sfugge chi lo vuole fermare.
La teoria freudiana dei sogni è reinterpretata da Lacan come una teoria testuale. Secondo Freud, l'inconscio nasconde significati nelle immagini simboliche dei nostri sogni; immagini da decifrare. Le immagini oniriche si formano attraverso un processo di condensazione (più immagini combinate in una sola) e un processo di spostamento (rappresentazione di un'immagine al posto di un'altra, e quindi slittamento di significato). Lacan chiama il primo processo "metafora" e il secondo "metonimia". Similmente, i "meccanismi di difesa" dell'inconscio individuati da Freud sono tradotti da Lacan in termini di figure retoriche, come l'ironia, l'ellissi, ecc.).

Queste posizioni lacaniane hanno incoraggiato la critica moderna ad abbandonare la fiducia nella possibilità del linguaggio di riferirsi al mondo delle cose e di esprimere idee o sensazioni. La letteratura modernista spesso assomiglia al sogno, nel suo tentativo di eliminare la figura del narratore e nel libero gioco di significati in cui si esprime.

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Julia Kristeva: linguaggio e rivoluzione

Julia Kristeva

Il più importante contributo della studiosa Julia Kristeva ai problemi di critica letteraria è La rivoluzione del linguaggio poetico del 1974. Questo saggio rappresenta un tentativo di analisi del processo per cui tutto ciò che è ordinato e razionalmente accettato è continuamente minacciato dall'eterogeneo e l'irrazionale.

Il termine "rivoluzione" per Kristeva non ha un senso solo metaforico. La possibilità di un cambiamento sociale radicale, secondo lei, fuoriesce dalla disgregazione dei discorsi autoritari. Il linguaggio poetico introduce un'apertura sovversiva all'interno dell'ordine simbolico chiuso della società: «Quello che la teoria dell'inconscio vede, il linguaggio poetico lo pratica, all'interno e contro l'ordine sociale». Talvolta ella considera la poesia modernista come l'inizio di una rivoluzione sociale che si compirà non appena la società avrà raggiunto una certa complessità; talaltra teme che l'ideologia borghese semplicemente recuperi questa rivoluzione poetica trattandola come una valvola di sicurezza per quegli impulsi repressi che vieta all'interno del sistema sociale.

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Jacques Deridda: decostruzione

Jacques Deridda

La sua conferenza del 1966 Structure, Sign and Play in the Discourse of the Human Science ha inaugurato un nuovo movimento nella critica americana. Egli assume che la nozione di "struttura", persino nella teoria strutturalista, ha sempre presupposto in qualche maniera l'esistenza di un "centro" di significato. Questo "centro" governa la struttura, ma in sé non può essere l'oggetto di un'analisi strutturale, perché cercare la struttura di un centro significherebbe cercare un altro centro.

Il pensiero occidentale ha sviluppato innumerevoli termini che fungono da principi "centrali": essere, sostanza, verità, forma, essenza, inizio, fine, scopo, coscienza, Dio, ecc. Del resto, sarebbe impossibile sostenere di poter pensare all'infuori di questi termini; ogni tentativo di disfare uno di questi concetti finirebbe per creare la necessità di almeno un termine altrettanto "centrale". Tutto ciò che si può fare è rifiutare che in un sistema uno dei due poli (mente/corpo, buono/cattivo, bello/brutto, serio/ironico) diventi un centro e, quindi, il garante di una presenza.

Il desiderio di un centro è chiamato "logocentrismo" da Deridda. È interessante notare che "logos" in greco significa "parola". Deridda inventa la parola "différance" per veicolare la duplice natura del segno. In francese la "a" di différance non si sente, per cui, pronunciandolo, la parola che si associa a questo termine è différence. L'ambiguità è percettibile solo nella scrittura: il verbo différer significa al contempo differire e deferire. Quello che importa è sottolineare come, tra il linguaggio orale e quello scritto, il secondo è considerato come una forma contaminata del primo (sentito come più vicino al pensiero originario).

La coppia scritto/orale è un esempio di quello che Deridda chiama una "gerarchia violenta", che il pensiero occidentale ha supportato per preservare una presenza. Ma la gerarchia può facilmente essere ribaltata: tra la scrittura e l'espressione orale, si può pensare la seconda è una sottospecie della prima. Questa operazione di ribaltamento è ciò che Deridda chiama "decostruzione": si individua la gerarchia, la si ribalta, e finalmente si stabilisce una nuova gerarchia scambiando le posizioni dei due termini.

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Discorso e potere: Michel Foucault

Michel Foucault

Un particolare movimento del post-strutturalimo considera le forze politiche ed economiche, così come i controlli ideologici e sociali, aspetti di processi di significato. Per questo movimento ogni discorso è coinvolto col potere. Quando un Hitler o un Stalin sembrano mantenere sotto una dittatura un'intera nazione attraverso il potere del discorso, è assurdo pensare che questo potere stia occorrendo semplicemente all'interno del discorso: il vero potere è esercitato tramite il discorso, che è un vero e proprio potere dagli effetti reali.Il padre di questa concezione è il filosofo tedesco Nietzsche, quando sostiene che le persone prima decidono cosa vogliono e solo poi traducono questa volontà in fatti.

Come molti altri post-strutturalisti, Foucault ritiene che il discorso sia una delle attività centrali dell'uomo, ma non inteso come un "testo" universale e generale; egli prende invece in considerazione la dimensione storica del cambiamento discorsivo. Ciò che si può esprimere attraverso parole cambia da epoca a epoca.

Il PS spesso prende le vesti di una critica verso l'empirismo, per il quale la mente umana è l'origine di ogni conoscenza, ricevendo le impressioni dal mondo esterno, organizzandole ed esprimendole attraverso il linguaggio. Contro questo modello, il PS elabora la teoria delle "formazioni discorsive", che rifiutano di separare Oggetti e Soggetti in mondi separati. Secondo questa concezione, ogni cosa è sempre "in processo", persino lo stesso soggetto.

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BIBLIOGRAFIA SUL POST-STRUTTURALISMO

R. Barthes, S/Z (ediz. orig. francese del 1970)

R. Barthes, Il piacere del testo

R. Barthes, La morte dell'autore

J. Deridda, Scrittura e Differenza

J. Lacan, Scritti

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Il deittico (dal greco deìknymi, "mostrare") è una parola tipica del linguaggio che cambia referente a seconda del contesto in cui si trova. Tipici deittici sono i pronomi personali (io, tu, ecc.), ma anche locuzioni avverbiali di tempo e luogo come qui, ora, laggiù.
Esempio: in un dialogo immaginario tra due persone (mettiamo due ragazzi, Giacomo e Irene) possiamo avere:
- Giacomo: «Oggi io andrei al cinema. Tu ci vieni?»
- Irene: «Veramente io ci sono andata ieri, restiamo piuttosto qui.»
In questo caso, si vede bene come le parole io e tu si riferiscono a persone diverse a seconda di chi le pronuncia (nel primo caso, rispettivamente, io=Giacomo, tu=Irene; poi io=Irene). Ma anche gli avverbi oggi, ieri e qui cambiano significato: se Giacomo e Irene si trovano a casa loro, in Italia, il 22 gennaio 2001, queste parole si riferiranno alla loro casa e al 21 e 22 gennaio 2001; se si trovano in viaggio in Australia e sono persone vissute 20 anni fa, si riferiranno all'Australia e a due giorni del 1981 [torna al testo].

 


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