Il Calamaio Bianco

Tra le righe dell'Albania

Le mie mani di Sibilla Aleramo

mar 032019

Le mie mani,

ricordando che tu le trovasti belle,

io accorata le bacio,

mani, tu dicesti,

a scrivere condannate crudelmente,

mani fatte per più dolci opere,

per carezze lunghe,

dicesti, e fra le tue le tenevi

leggere tremanti,

or ricordando te

lontano

che le mani soltanto mi baciasti,

io la mia bocca piano accarezzo.undefined

Le mie mani è una poesia di Sibilla Aleramo, tratta dalla raccolta Poesie pubblicata dall'autrice agli inizi del '900. Le mani della poetessa, in questa delicata lirica, diventano lo strumento attraverso il quale la donna rievoca le emozioni date dall'uomo amato e perduto.Emerge prepotentemente il rimpianto per un amore che non ha conosciuto la vita, forse anche per "colpa" del suo duplice ruolo di amante e scrittrice. Il testo viene presentato come una confessione fatta all'amato, che non viene menzionato, quasi a voler preservare la riservatezza di un sentimento intimo e privato.

Una donna di Sibilla Aleramo: storia di dolore, emancipazione e riscatto

mar 032019

Una donnaundefined è il romanzo autobiografico di Sibilla Aleramo, alias Rina Faccio (scrittrice e poetessa italiana agosto 1876-gennaio 1960), un libro in cui il dolore e la ricerca di riscatto della scrittrice, vengono descritti con dovizia di particolari ed elevati all'ennesima potenza.  Un'esistenza travagliata quella della letterata: a undici anni è vittima di violenza sessuale e in seguito costretta da suo padre a sposare il suo violentatore. La sua infelicità sentimentale la porta a perdersi in svariate e tormentate relazioni, che non la allontanano però dai suoi ideali. Attivista femminista, si è sempre battuta per i diritti delle donne, sino a diventare direttrice del settimanale socialista L'Italia femminista. Quando nel 1902 abbandona il marito e il figlio nato dal suo infelice matrimonio, si lega al progressista Giovanni Cena e proprio dietro suo convincimento, la Faccio scrive e pubblica Una donna, con lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, che diventerà poi il nome con cui siglerà ogni sua pubblicazione.

Una trama semplice caratterizza l'opera di successo mondiale: una donna educata dal padre a essere moglie e madre fedele. In realtà l'autobiografia cela una questione sociale molto profonda, legata alla battaglia per l'emancipazione femminile. Un contenuto aspro quello del libro, ben incastonato in una scrittura elegante e in uno stile essenziale:

“Tutti si accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici: ognuno portava la sua menzogna, rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose: quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole e incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale.”.

Sibilla Aleramo è una donna che porta avanti sino al compimento la propria ribellione, nata come rivoluzione interiore e poi esternata al mondo. Forse lo fa in malo modo la scrittrice, per quelli che sono i canoni dell'epoca, abbandonando il figlio e sacrificando la maternità attraverso la quale ha tentato precedentemente la redenzione non riuscendoci. Parallelamente alla sua lotta per la personale affermazione, indipendentemente dai mezzi usati, si delinea nella vita della Aleramo il ricongiungimento con la controversa figura materna e lo sgretolamento del rapporto con suo padre, tanto amato, ma che non ha potuto convivere con la sua ascesa verso l'emancipazione. Il genitore non è l'unico uomo menzionato nell'opera: ritroviamo il fidanzato della sorella minore, il medico, il professore, alcuni progressisti, quindi con una personalità vicina a quella della scrittrice, altri più in linea con la mentalità borghese, quindi lontani dalle idee di Sibilla. Figure quelle maschili, appena accennate, che fanno da sfondo ad una collettività tutta al femminile. Ben delineate, infatti, sono le donne della sua vita: la direttrice della rivista presso cui la Faccio lavora, la sua domestica, addirittura la sua antipatica quanto perfida cognata. Tutte figure da contrapporre a quelle maschili, pronte a trattare la "femmina" come un oggetto e non con una persona, con emozioni e pensieri propri. La rivoluzione interiore della donna e della scrittrice culmina nel suo impegno come volontaria presso un ospedale pediatrico. La maternità quindi non viene rinnegata, se pur nella vita la donna abbandona il figlio, ma si trasforma da biologica a spirituale.undefined

Una donna è quindi l'autobiografia di una figlia, madre, donna e scrittrice che nella sua angoscia e nel suo sconforto riesce a trovare una via di fuga e di riscatto: non un libro di dolore e sofferenza, ma un inno alla vita e alla libertà:

“e credetti di non poter sopportare la sofferenza fisica di un tale spettacolo ripetentesi all’infinito … fu da allora che ho ripreso risolutamente a vivere; dopo aver sentito di nuovo gli altri vivere e soffrire. E da allora ho anche avuto il bisogno di sperare di nuovo: per tutti, se non per me”. La vicenda si chiude circolarmente e, se un tentativo di suicidio era seguito alla nascita del figlio naturale, davanti al “martirio” di tanti “figli dell’anima” l’attaccamento alla vita diventa più tenace: “guardando in faccia la vita e la morte, non le temo, forse le amo entrambe”.

Alda Merini e il suo omaggio A tutte le donne

mar 012019

A tutte le donne

“Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.."

Alda Merini

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Un omaggio alla donna questa meravigliosa poesia di Alda Merini: quella donna creatura pura e fragile, vista sempre con occhio malevolo dagli uomini e dallo stesso Dio, nonostante tutte le lotte per affermarsi ed emanciparsi. Quella stessa donna che soffre per amore e che riesce ancora a piangere per ogni delusione e per ogni sofferenza. Quella donna che quando vede i suoi figli, dimentica ogni dolore e ogni problema, sentendosi come madre Terra che dona la vita.

Alda Merini la poetessa dei Navigli, ma prima di tutto una Donna tra le Donne

 

Doris Lessing e l'incanto della sopravvissuta

feb 262019

"Una cantrice delle esperienze femminili, che con scetticismo, fuoco e potere visionario ha osservato una civiltà divisa".

Così l'Accademia di Svezia definisce Doris Lessing e con questa motivazione le assegna il premio Nobel per la letteratura nel 2007. È la trentaquattresima donna a vedersi assegnato l'autorevole premio e l'undicesima a riceverlo per la letteratura. Una donna che parla di donne Doris Lessing, la scrittrice britannica che nasce in Persia nel 1919 da un ufficiale dell'esercito britannico, che sposa la madre di Doris e si trasferisce in Iran per lavorare in banca. Doris trascorre l'infanzia nella Rhodesia meridionale, l'attuale Zimbawe, dove nel frattempo i genitori si trasferiscono per dedicarsi con scarso successo alla coltivazione di un campo di mais. L'istruzione scolastica che la ragazzina riceve, prima in un istituto cattolico e poi in una scuola femminile, la delude. È questo il motivo per cui decide di proseguire come autodidatta. Nel 1932 iniziano ad esserci i primi dissidi con sua madre: nasce quel logorato e logorante rapporto con la figura materna, che spesso si ritrova nei suoi romanzi. Nel 1933 l'insofferenza la spinge a trovare un posto come bambinaia e a trasferirsi a Salsbury. Grazie alla cultura e all'amore per i libri che Doris trova nella casa dove fa la sua prima esperienza lavorativa, inizia a svilupparsi in lei l'interesse per le questioni sociali e politiche e prende immediata e dura posizione contro le segregazioni e le discriminazioni razziali. In quello stesso periodo inizia quello che Doris Lessing definisce:

"Un ardente desiderio erotico, che aveva preso il posto delle passioni romantiche dell'infanzia"

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Doris cresce e insieme alle sue prime esperienze sessuali riscopre il suo corpo, con cui non avrà mai un buon rapporto: questo aspetto controverso della sua esistenza, spesso si ritrova nei suoi scritti. La Lessing ama descrivere con dovizia di particolari lo sviluppo fisico dei personaggi che animano i suoi romanzi, cercando di donare loro quella spontaneità che nella vita le mancherà sempre. Dopo un'esperienza matrimoniale fallimentare che la porta nel 1943 ad abbandonare marito e due figli, scoppia in Doris il fervore politico che la avvicina al partito comunista di cui diventa tesserata.

"...nel mio caso fu perché per la prima volta nella mia vita incontrai un gruppo di persone (e non individui isolati) che leggevano di tutto, non pensavano che leggere fosse una cosa straordinaria, e per le quali alcune mie riflessioni sulla questione indigena, che a stento avevo osato esprimere ad alta voce, erano semplici luoghi comuni. Diventai comunista a causa dello spirito dei tempi. A causa dello Zeitgeist..."

La sua carriera di scrittrice ha però inizio qualche anno più tardi, dopo una seconda esperienza matrimoniale altrettanto tragica a cui segue il suo trasferimento a Londra nel 1949, accompagnata da suo figlio Peter, nato da questa seconda unione. Iniziano a vedere la luce le opere di quella che sarà una delle più grandi scrittrici del '900: Doris Lessing sarà precursore di tematiche che diventeranno di importanza sociale molto tempo dopo, come per esempio la donna vista in relazione alla società, alla famiglia e alla politica e l'ingiustizia del sistema politico dei bianchi nei confronti degli africani. La prima parte della sua produzione letteraria è incentrata principalmente sulla segregazione razziale in Rhodesia. Tra le opere di questo periodo spicca Il taccuino d'oro del 1962, un'opera a testimonianza della vita intellettuale dell'Inghilterra di metà Novecento.

Negli anni Settanta l'attenzione della Lessing si sposta sulla condizione sociale e mentale delle donne che vivono in una società ormai definita avanzata. Opera di spicco di questo periodo è Memorie di una sopravvissuta, il libro definito dalla stessa Lessing "un'autobiografia immaginaria".

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In Memorie di una sopravvissuta, la protagonista Emily, una ragazzina piuttosto scontrosa e difficile, viene affidata insieme al suo cagnolino Hugo alla protagonista, voce narrante. La città in cui è ambientata la storia non è mai nominata, ma è palesemente Londra: un posto che attraversa un momento decisamente difficile, sferzato da atti di violenza pura da parte di bande di giovani delinquenti. È in questa atmosfera che nasce e si sviluppa il rapporto tra la donna e la ragazza. Apparentemente una storia semplice, ma ben incastonata in un contesto complesso che profuma di fantascienza. Emily sembra quasi una presenza fiabesca, arrivata dal nulla e a sottolineare la sua natura incantata ci pensa la stanza onirica presente oltre una delle pareti della casa: una stanza magica, dove la ragazzina assiste ad alcuni avvenimenti. Anche Hugo ha più le sembianze di un essere soprannaturale che di un animale e la donna quasi magica che compare alla fine, condisce di fantastico il racconto. La narrazione però va ben oltre la fantasia e se analizzata al di là della trama e in base alle tematiche trattate, ci si rende meglio conto del suo risvolto realistico e politico.

  • il rapporto tra Emily e Gerarld il capo di una delle due bande di giovinastri, sta a sottolineare come ormai la donna, anche in una situazione comune, riesca a ritagliarsi il ruolo di compagna del capo e non un ruolo marginale
  • la descrizione di una società in totale decadenza, sembra qualcosa di astratto, ma in realtà non è altro che la raffigurazione della società degli anni '70
  • il rapporto tra la protagonista ed Emily, pur nascendo e crescendo in una ambientazione incantata, è caratterizzato da elementi molto concreti, che sottolineano i cambiamenti e le evoluzioni femminili

"Forse avrei fatto meglio a iniziare tentando una cronaca esauriente dell''indefinibile'. Ma tanto è impossibile prescinderne, perché è un tema che si impone comunque alla scrittura. Forse è davvero il tema segreto che attraversa tutta la storia e la letteratura, come un testo scritto con l'inchiostro simpatico che a un tratto salta fuori, nero su bianco, offuscando i vecchi caratteri che conoscevamo bene, mentre la nostra vita, pubblica o privata, prende una piega inattesa mostrandoci qualcosa di inimmaginabile"

Con questa profonda riflessione, l'autrice spiega come l'uso della fantascienza o fantasia come meglio dir si voglia, ha lo scopo di essere una sorta di "occhio magico", che trasforma la realtà, permettendo di narrarla nel profondo, scavando così nella psicologia dei personaggi che hanno animato l'epoca di cui si parla.

Numerose sono le raccolte di racconti pubblicati negli anni e la scrittrice è stata spesso oggetto di interesse di un pubblico internazionale, grazie alle traduzioni delle sue opere a livello mondiale. Riceve svariati riconoscimenti tra cui una laurea ad Honorem dall'Università di Harvard. Doris Lessing muore nel 2013.

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