mar 162019
Per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti a una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta
che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori,
ogni volta che vi accarezza una mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza
e suona l’amore
e quando vi nasconde il dolore
e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano
per aiutarla
quando Lei crolla
sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno
della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate
che il cuore calmi il battito,
che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare
tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi sù
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori,
non la strapperete mai.
mar 112019
Perché anche gli uomini scrivono di donne...La poetica di Prévert è incentrata sul concetto di "amore come unica salvezza del mondo": un amore sofferto, ma sempre e da sempre ricercato. Una gioia di vita, racchiusa nella ribellione contro il conformismo, contro le regole di una società chiusa e obsoleta. In Sono quella che sono emerge prepotentemente il pensiero del poeta, in una versione tutta al femminile: una figura di donna libera, che non deve nulla a nessuno, lontana dagli schemi, oltre ogni convenzione.
Sono quella che sono
Sono fatta così
Se ho voglia di ridere
Rido come una matta
Amo colui che m’ama
Non è colpa mia
Se non è sempre quello
Per cui faccio follie
Sono quella che sono
Sono fatta così
Che volete ancora
Che volete da me
Son fatta per piacere
Non c’è niente da fare
Troppo alti i miei tacchi
Troppo arcuate le reni
Troppo sodi i miei seni
Troppo truccati gli occhi
E poi
Che ve ne importa a voi
Sono fatta così
Chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa
Del mio proprio passato
Certo qualcuno ho amato
E qualcuno ha amato me
Come i giovani che s’amano
Sanno semplicemente amare
Amare amare…
Che vale interrogarmi
Sono qui per piacervi
E niente può cambiarmi
mar 082019 
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
Che l'8 marzo possa essere ogni giorno di ogni anno, adesso e sempre!
mar 072019Penelope alla guerra è il primo romanzo di narrativa nato dalla penna di Oriana Fallaci, pubblicato nel 1962. 
In Penelope alla guerra la Fallaci narra la storia di Giovanna, chiamata Giò, una giovane donna che riesce a realizzare il suo sogno: lasciare l'Italia per trasferirsi negli Stati Uniti. La ragazza è felice in America, dove lavora come creatrice di soggetti cinematografici. Ospitata da Martine, una sua cara amica, si gode tutta la spensieratezza della sua nuova vita. Improvvisamente e inaspettatamente viene a galla un pezzetto di suo passato: un incontro emozionante e inquietante. Richard, un ragazzo ospitato a casa sua ai tempi della guerra, quel ragazzo di cui è sempre stata innamorata e che credeva morto, ricompare, proprio lì, nella sua nuova e perfetta esistenza. La vita di Giò diventa imperfetta: l'incontro con Richard alimenta in lei nuove paure, nuove angosce e tanto sentimento. Trascorre dei bei momenti con l'amore ritrovato, intervallati da potenti silenzi dell'uomo, che la ragazza fatica a comprendere. Giò si sente sola, non ha nessuno con cui confrontarsi e parlare: Martine si rivela una donna arida e senza sentimenti e deve anche tenere a bada Bill, un amico che sembra quasi divertirsi ad attaccare la povera ragazza. Sarà proprio durante una violenta discussione con il giovane, che Giò scoprirà un pezzo di verità a lei sconosciuta.
Giò è una donna diversa dalle altre: vuole ardentemente reagire alla vita, non vuole starsene a casa ad attendere pazientemente come la cara e buona Penelope. Vuole vivere come un uomo, combattendo di fronte alle avversità, tenendo testa alla cattiveria e al destino più amaro, perché un vero uomo non ha paura e non si ferma davanti a nulla.
“L’amore da una parte sola non basta, Giò, le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua.
Chi non fa regali, non apprezza regali. Tu cerchi Dio in Terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Dio non si inventa, e neppure l’amore. L’amore è un dialogo, non un monologo.”
Penelope alla guerra è un'opera maestra della grande Oriana Fallaci, che va al di là della storia narrata, affrontando tematiche molto forti e decisamente attuali: il sogno americano, l'omosessualità, l'amore malato e la lotta per l'emancipazione femminile.
New York è la Terra Promessa, un luogo così diverso dal'Italia, con le sue costruzioni e la sua magnificenza: un posto particolare e Giò si incontrerà e si scontrerà con il suo incanto.
“New York è un miracolo che mi sorprende ogni giorno di più: quell’americano non aveva mentito. Non si vedono statue, in quest’isola tagliata in rettangoli perpendicolari ed uguali, né cupole, né giardini. Il bosco di cemento si alza, tragico e grigio, senza una curva, una voluta bizzarra, un filo di verde. Ovunque si perde lo sguardo trovi spigoli duri, geometriche scale di ferro, cubi di sasso. Eppure tutto, in quest’assenza di grazia, ha un sapore di magia: dai grattacieli che si irrigidiscono come giganti pietrificati alla paura che ti mozza il respiro quando ti inoltri per strade che non finiscono mai, ma in fondo a ogni strada c’è uno strappo di azzurro che ti libera dalla paura. Col sole, i vetri brillano più dei diamanti. Col buio, bruciano più delle stelle. Le stelle in paragone appassiscono, la luna si spegne, e il cielo è in terra. Vorrei riuscire a dir questo nella storia che scriverò: che, qui, il cielo è in terra. E la gente come me si sente nascere una seconda volta.”
Oriana Fallaci, ricorda attraverso la figura di Giò, quanta forza ci voglia per sopravvivere in America, pur avendo le capacità necessarie per affrontare l'ambiente e la forza della natura, sottolinenando in questo modo il suo rapporto di amore e odio per questa stramba Terra.
Richard è combattuto: ama Giò, ma ama anche Bill e lo stesso Bill vorrebbe amare la ragazza, ma deve sostenere la presenza di Richard. Si forma quasi una sorta di triangolo, dove l'omosessualità e l'essere "troppo amato", sono ancora fonte di sofferenza e di animo tormentato.
"Sai, Giò. Non credevo che tu lo amassi così. Chissà perché amiamo sempre chi non lo merita: quasi che questo fosse l'unico modo per ristabilire l'equilibrio perduto del mondo. E' la più antica forma di masochismo, quella di amare chi non sa amare: e la più stupida. Eppure tu lo ami, io lo amo, Florence lo ama e...accidenti."
Un triangolo doloroso per Giò, dal quale fuggirà.
“Non potevamo dormire in un letto a tre piazze”, senza tuttavia fuggire dall’amore...aveva davvero cessato d’amarli?
Florence è la madre di Richard, una donna perfida, che spaccia per amore la sua sete di controllo, cercando di gestire la vita di suo figlio, fino a fingere malattie inesistenti per poter ricevere le sue attenzioni. Quello di Florence è l'amore malato di una madre, che comprenderà troppo tardi tutti i suoi errori.
"E poi se dovessimo cercare la perfezione in un uomo, si amerebbero i santi. I santi son morti e io non vo a letto col calendario."
La lotta femminista di cui Oriana Fallaci è icona, è l'argomento cardine di tutto il romanzo: Giò non vuole essere una donna come tante, non vuole vivere ricoprendo il ruolo di madre e moglie, ma vuole essere forte, indipendente, scoprire altri lidi e per questo non esiterà a vestirsi da maschio e a lottare da maschio. Non si arrende mai Giovanna, va avanti e non si ferma nemmeno di fronte alla buche più nere e più profonde.
“E non dar retta a chi dice che il destino ce lo fabbrichiamo da noi o che la Provvidenza ci protegge: non ti protegge nessuno dal momento in cui nasci e piangi perché hai visto il sole. Sei sola, sola, e quando sei ferita è inutile che tu aspetti soccorso poiché non v’è genitore o amante o fratello che possa perdere tempo per te: essi si chinano più o meno a lungo sopra di te, magari ti fasciano e ti danno da bere, ma poi riprendono irrimediabilmente la strada dove saranno a loro volta feriti. La vera guerra non è quella che combatti quando due potenti imbecilli hanno deciso di buttare una bomba. La vera guerra è quella che combatti nell’amore e nell’odio non comandati, soprattutto quando ritorni. Tu ritorni, Giò, col cervello ed il cuore sbranati da una ferita gravissima: ma gli altri lo ignorano perché nelle apparenze tu sei come prima. Lasciali in questa illusione. Non raccontare che sei cambiata, non raccontare la guerra che ti ha fatto cambiare. La tribù dove vivi non sa cosa farsene dei martiri e degli eroi.”
Difficile abbandonare l'idea che Penelope alla guerra sia un romanzo autobiografico: la figura di Giò si avvicina molto a quella della Fallaci, anche se in realtà la scrittrice ha sempre sottolineato che la storia della protagonista non è la sua e che ha attinto ai suoi pensieri e alle persone che conosce solo per creare situazioni e personaggi. Oriana Fallaci è un vero e proprio simbolo del coraggio delle donne e della lotta per il riconoscimento dei diritti femminili e Penelope alla guerra è un romanzo tremendamente attuale. Tante sono le Penelopi che ancora oggi lottano, protagoniste di una dura battaglia, che in qualche modo ha il suo fascino, proprio come l'essere donna.
“Essere Donna è così affascinante, è un’avventura che richiede un tale coraggio una sfida che non finisce mai“ cit. Oriana Fallaci
mar 042019"Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia. Non c'è destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è conseguenza della storia della civiltà e per ogni donna la storia della sua vita" Simone de Beauvoir
mar 042019Il secondo sesso è un saggio scritto nel 1949 da Simone de Beauvoir, una delle più grandi figure intellettuali del Novecento. Scrittrice, filosofa, attivista femminista, ma non solo. La scrittrice oggi viene purtroppo ricordata solo come femminista: quello che molti non sanno è che Simone de Beauvoir ha lasciato in eredità ai posteri una produzione letteraria notevole, fatta di romanzi, saggi filosofici, testi teatrali e una quantità innumerevole di saggi brevi. La sua è stata un'esistenza piena: ha frequentato prestigiose personalità, è stata acclamata, amata e odiata e si è distinta anche nella vita privata, con svariate relazioni sentimentali, anche omosessuali, che hanno fatto di lei una donna libera e scandalosamente famosa. Quello che oggi, più di ogni cosa, viene ricordato e stimato come bene prezioso, è il suo pensiero. La Beauvoir ha sempre abbracciato la corrente esistenzialista: il punto cardine di tale pensiero fa perno sull'esistenza, quella fatta di vicende improrogabili, alle quali nessun veto può essere posto, che si pone davanti all'essenza, a tutto quello che può essere modificato attraverso il libero arbitrio.
Quello che concerne l'esistenza, secondo la filosofa, può essere affrontato con due modalità: o attraverso l'accettazione, oppure attraverso la trascendenza, che si rifà alla volontà di poter progettare e di poter modificare. Solo così si può affermare, che la nostra esistenza sia conseguenza del nostro modo di porci di fronte a quello che ci viene dato una sola volta ed è valido per tutte. È questo il principio che si ritrova alla base de Il secondo sesso, saggio decisamente rivoluzionario, tanto da essere inserito nell'Indice dei libri proibiti dal Tribunale del Sant'Uffizio. 
Ne Il secondo sesso Simone de Beauvoir analizza la condizione della donna, partendo dal presupposto che quello femminile sia il secondo sesso, rispetto al primo, quello maschile. Il primo sesso corrisponde al Soggetto, il secondo non è che l'Altro rispetto al primo.
“Il dramma della donna consiste nel conflitto tra la rivendicazione fondamentale di ogni soggetto che si pone sempre come essenziale e le esigenze di una situazione che fa di lei un inessenziale.”
Per interi secoli si è pensato che la condizione di inferiorità della donna fosse dovuta a situazioni predestinate di natura biologica, psicanalitica o addirittura economica. Elementi legati all'esistenza, quindi, fatti imposti dalla vita, contro i quali nulla può essere fatto. Simone de Beauvoir risponde a questa radicata convinzione con delle parole, ormai famose, che si ritrovano spesso sotto forma di citazione
"Donne non si nasce, lo si diventa"
Con il suo verbo, la scrittrice sottolinea come non esista, contrariamente a quanto fatto credere dalla psicanalisi, un destino comune a tutte le donne. Non esiste il "comune femminino", marchiato dal fatto di essere femmine. In qualche modo, la donna ha scelto la seconda posizione, ha scelto la sua subordinazione. Come è potuto accadere? Questo la filosofa non lo sa spiegare.
Oggi il pensiero della Beauvoir, può risultare banale: sappiamo che le donne non sono sottomesse per scelta. Quella che però è l'importanza delle idee della scrittrice, tremendamente attuali, sta nell'aver saputo fermamente spostare l'attenzione dagli elementi delle uguaglianze a quelli delle differenze. Si supera il concetto di sesso biologico e di quello di genere e per la prima volta nella storia, si guarda l'essenza della donna.
Simone de Beauvoir decanta l'essenzialità della trascendenza nella vita delle donne, affermando così che nulla è scontato, che nulla vive in eterno, che nessun principio è immutabile, anche per il femminino. Negli anni a venire, grazie alla sua politica filosofica, il pensiero che richiama al principio di natura, quel principio per cui le cose così sono e non possono essere modificate, andrà lentamente scemando. Trascendere i fatti dell'esistenza, significa non piegarsi, reclamare la propria libertà e partecipare ai cambiamenti del mondo.
"La donna non è una realtà fissa, ma un divenire". Così spiega la Beauvoir, la necessità che il femminino abbracci la trascendenza, proprio come hanno sempre potuto fare gli uomini. Se la donna vuole emanciparsi deve abbandonare l'immobilità: solo questo importante passo può permettere la riconciliazione con l'uomo, altrimenti impossibile.
“L’oppresso non può realizzare la sua libertà di uomo se non nella rivolta, giacché la peculiarità della situazione contro la quale si ribella consiste proprio nell’impossibilità di ogni sviluppo positivo; la sua trascendenza si supera all’infinito solo nella lotta sociale e politica.”
Simone de Beauvoir ci insegna che tutto è modificabile, che tutto si può cambiare o quanto meno tentare di cambiare: stare a guardare non aiuta, anzi blocca il flusso della normale esistenza.