Il Blog di Anna Lattanzi

Il calamaio rosa: il ruolo della donna nella letteratura

Dieci giorni in manicomio, il libro denuncia di Nellie Bly

Jul 072019

Elizabeth Jane Cochran, (1864-1922), conosciuta come Nellie Bly, è stata la prima giornalista investigativa e la più grande cronista infiltrata della storia. Statunitense, fu protagonista di coraggiose inchieste a fianco dei più deboli - donne, bambini, carcerati - e di un importante servizio giornalistico sulla I Guerra Mondiale. Una grande donna, in un lavoro all'epoca considerato da uomini.
Celebre il suo viaggio da cronista intorno al mondo — ispirato al libro di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni — con partenza da New York il 14 novembre del 1899 per percorrere 40.000 chilometri in 72 giorni.

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La sua prima inchiesta, se non una tra le più famose, fu quella da infiltrata, che nel 1887 a ventitré anni la portò nel manicomio femminile dell’Isola di Blackwell — oggi isola di Roosevelt — nell’East River di New York. Elizabeth si finse malata di mente e vi fu prontamente portata, cosa per niente difficile per le donne dell'epoca. Qui la reporter rimase chiusa per ben dieci giorni.  

Da questa terribile esperienza nacque un grande e interessante articolo, che in seguito divenne un libro  Ten Days in a Mad-House - Dieci giorni in un manicomio -. Il servizio, fu dato alle stampe, per andare incontro alle richieste dei lettori, a oggi ancora numerose. 

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La sua inchiesta non fu vana: ne scaturì, infatti, un'indagine giudiziaria e furono presi seri provvedimenti affinché la gestione del manicomio garantisse una buona permanenza alle pazienti. La città di New York, viste le condizioni denunciate dalla giornalista, decise di stanziare   un milione di dollari in più all’anno per la cura e l’assistenza alle persone affette da disturbi mentali.

"Così ho avuto almeno la soddisfazione di sapere che i poveri sfortunati saranno curati meglio grazie al mio lavoro."

Non che le condizioni del manicomio di Blackwell non fossero note, per carità, già si sapeva qualcosa, già qualche grido di denuncia c'era stato. Ma era fondamentale essere sul posto, serviva una testimonianza reale: per questo motivo, il direttore del quotidiano di New York World chiese a Elizabeth Cochran di infiltrarsi e documentare fedelmente le sue esperienze. Nellie Brown, così si sarebbe chiamata in manicomio e avrebbe poi firmato l'articolo con lo pseudonimo di Nellie Bly.

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Piacere e rimpianto diceva di provare Elizabeth al suo rilascio: il piacere per la ritrovata libertà e il rimpianto per aver lasciato nella sofferenze donne altrettanto sane. 

Nel ruolo di Nellie Brown, la giornalista riuscì a simulare atti tipici delle persone con problemi mentali: una volta raggiunto l'obiettivo e quindi rinchiusa tra le quattro mura del manicomio, iniziò ad avere atteggiamenti normalissimi, ma più si comportava normalmente e più veniva considerata pazza. 

Certi è che Nellie non improvvisò nulla: tante e davvero tante furono le prove fatte dalla donna davanti allo specchio, dove trasformava il suo volto in quello di una vera pazza. Le prime escandescenze decise di averle nella casa di accoglienza per donne lavoratrici, dove chiese di pernottare. Qui con atteggiamenti sconclusionati, riuscì a turbare la cena e la notte di tutte le altre ospiti, tanto da indurre la responsabile a chiamare la polizia. Così i due poliziotti portarono la donna davanti al giudice, che ordinò per lei una visita medica immediata, che naturalmente la dichiarò malata di mente. Così sotto gli occhi incuriositi dei passanti, Nellie fu trasferita in ospedale. Quella però non fu l'unica visita a cui la donna fu sottoposta, tutt'altro. Appena ricoverata, insieme ad altre pazienti sicuramente sane quanto lei, fu sottoposta a un'altra visita medica, in seguito alla quale fu dichiarata positivamente demente, un caso disperato e bisognoso di assistenza. Questa seconda diagnosi la condusse direttamente al manicomio Blackwell.

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A Blackwell un’ulteriore visita medica avrebbe confermato la malattia mentale e decretato l’internamento a vita di Nellie Brown e di altre quattro compagne di viaggio, tra le quali la signora Schanz, che non ebbe modo di intendere le domande o di fornire spiegazioni dal momento che conosceva solo il tedesco.
Fu all’ora di cena che Nellie Brown si rese conto della situazione. Nell’aria gelida che arrivava dalle finestre aperte, le altre residenti livide per il freddo piangevano, parlavano da sole o sedevano rassegnate sulle panche a cercare di mandar giù una specie di tè rosato, dei pezzi di pane con sopra del burro nauseabondo e delle prugne mezze marce. Naturalmente Nellie Brown non poté mandare giù nemmeno un boccone quella sera.

Arrivò così l'ora del bagno: la stanza riservata al lavatoio era fredda e umida, le donne venivano spogliate con la forza e gettate in una vasca di acqua sporca e fredda. A Nellie Brown sembrò di annegare, rimase senza fiato. Poi, sotto gli sguardi terrorizzati delle altre che attendevano il loro turno, tra i brividi che le scuotevano tutto il corpo scoppiò in una risata tipica di una persona instabile.

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Ancora bagnata le infilarono una camicia  con la scritta “Lunatic Asylum, B. I., H. 6”: manicomio per lunatici, isola di Blackwell, Padiglione 6.

Nella sua cella c’era qualcosa di molto lontano da un letto, sul quale Nellie provò a sdraiarsi per riposare, con i capelli gocciolanti e la camicia completamente bagnata. Naturalmente fu vana la richiesta di avere una camicia asciutta. secondo l'infermiera di turno, era già tanto che avesse addosso qualcosa, visto che si trovava in un istituto pubblico.

“I cittadini pagano per mantenere questi posti”, disse piuttosto stizzita Nellie Brown, “e pagano perché le persone siano gentili con le sfortunate residenti”.
“Non deve aspettarsi alcuna gentilezza qui perché non l’avrà”, fu la risposta fulminante dell'infermiera.

Quella che trascorse fu una notte da incubo: non chiuse occhio ed era terrorizzata all'idea che potesse scoppiare un incendio, perché le 1600 degenti sarebbero tutte morte. Sveglia ore 5.30, furono accompagnate ai bagni per lavarsi ed essere energicamente pettinate. 

Seguì la colazione, che aveva lo stesso tè, lo stesso pane e lo stesso burro della cena. Finita la colazione, alle degenti vennero assegnate diverse mansioni, come pulire, fare il bucato e fare i letti. Quindi non erano le assistenti a tenere in ordine gli ambienti, bensì gli stessi poveri pazienti.

Dopo aver terminato le faccende, le degenti corsero tutte verso il cortile, per la consueta passeggiata, anche se c’era freddo. Nellie Brown poté vedere anche le donne alloggiate in altri padiglioni: c’era chi si muoveva in modo ripetitivo, chi aveva uno sguardo smarrito, alcune facevano smorfie, c’erano giovani e anziane, altre erano legate con cinghie o imprigionate nelle camicie di forza.

“...una massa senza senso. Nessun destino potrebbe essere peggiore”.

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Quello che colpì ancora di più Nellie fu la bellezza dei prati di Blackwell e aveva ingenuamente creduto che potessero dare ristoro alle povere pazienti: in realtà le donne non potevano calpestarli, ma solo guardarli. Se si fossero azzardate a camminarci su, piuttosto che a raccogliere un fiore, sarebbero state punite severamente.
Quando rimanevano per ore nella sala comune, le residenti provavano a muoversi ma se si alzavano veniva loro ordinato di sedersi, se si sedevano di fianco o su una gamba di stare dritte, se parlavano o cantavano di stare zitte. Non erano ammessi libri, né quaderni o matite. Il blocchetto dove Nellie Bly aveva iniziato a scrivere le sue osservazioni fu subito sequestrato. Una serie di atroci trattamenti che avrebbero portato anche lei alla malattia mentale, molto presto.
Cibo che scarseggiava e di pessima qualità, trattamento disumano, percosse, faceva del manicomio un posto da dove uscire solo da morte.

Dopo dieci giorni la giornalista fu rilasciata e scrisse un articolo di forte impatto socio-emotivo e legale. Per questo fu invitata a comparire davanti al Gran Giurì e convinse i giurati con il suo racconto, tanto da far partire un'ispezione, durante la quale furono raccolte prove sufficienti a conferma di quanto detto dalla donna. Le prove furono raccolte a dispetto della furberia di chi aveva provveduto ad avvisare per tempo il direttore, che fece allontanare chi aveva ricevuto i peggiori trattamenti e cercò di introdurre una qualche miglioria dell'ultimo minuto.

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Non mi aspettavo che il gran giurì mi credesse,” — scrisse Elizabeth Cochran — “dopo aver trovato condizioni del tutto diverse da quelle nelle quali mi ero trovata io. Eppure è andata così e il rapporto inviato alla corte consiglia di attuare tutti i cambiamenti che avevo proposto. La mia consolazione è che grazie alla mia storia sarà destinato un milione di dollari in più all’anno, a beneficio dei malati di mente”.

Dal libro è stato tratto un film, decisamente fedele al racconto, quindi molto impressionabile, viste le scene particolarmente cruente per richiamare la realtà dei fatti.

Via col vento: un romanzo tra storia e psicologia

Jul 012019

Via col vento il celebre romanzo di Margaret Mitchell, è ormai noto a tutte le generazioni e la speranza è che lo sia anche per quelle a venire. A renderlo ancora più famoso, la grande trasposizione cinematografica, che ha potuto contare su un cast eccellente. Il best-seller della Mitchell è stato più volte catalogato come romanzo rosa, ma è giusto "incastrarlo" nel genere del romanzo d'amore? Non sarebbe più giusto definirlo un libro che offre la descrizione di un grande panorama storico, con una importante impronta psicologica e una particolare attenzione all'evoluzione dei personaggi? La narrazione delle storie d'amore che si susseguono e si intrecciano nel romanzo, non costituiscono il filo conduttore del libro, bensì sono eventi intrinseci alla vita delle figure che animano il racconto. Via col vento, quindi può essere definito un romanzo storico-psicologico: vediamone il perché.

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La Mitchell offre una descrizione dettagliata e fedele della comunità dell'America del Sud, negli anni compresi tra lo scoppio della Guerra Civile (o di Secessione) e la sua conclusione, che sfocia nella costituzione di un unico stato federale. I dati storici riportati dalla scrittrice statunitense sono assolutamente corretti e precisi, esattamente come la ricostruzione che la Mitchell fa dell'epoca e della società. L'autrice ha la grande capacità di catapultare il lettore nel mondo dei grandi latifondi sudisti e di consegnare al lettore un disegno accurato di quello che è il rapporto tra padroni e schiavi neri. Si avverte sin dalle prime righe del romanzo, come quel mondo in cui la Mitchell immerge sin da subito chi legge, sia destinato a scomparire. Nel corso della storia, infatti, tutte quelle persone che circondano Rossella O'Hara, l'indiscussa protagonista femminile, sono destinati a estinguersi. Qualcuno muore in guerra, qualcuno ucciso da una terribile malattia, altri abbandonano le terre e qualcuno preferisce la vita monastica a quella laica. Una società morente, sin dalle prime battute del testo, che lascerà il posto a una nuova collettività e i veri superstiti, come Rossella o Rhett, sono gli “atipici” della vecchia società, gli impudenti rifiutati.

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Margaret Mitchell è davvero abile nel ricostruire una società realistica, in cui i personaggi, se pur della fantasia, rispecchiano palesemente chi ha vissuto all'epoca. Impossibile per il lettore, non sentire il profumo della terra di Tara, non sentire il frastuono di Atlanta, città magistralmente descritta. La scrittrice riesce a dare a ogni evento storico la sua giusta collocazione, riesce a narrare in maniera ineccepibile di malattie, carestie e soprattutto riesce a far arrivare tutto il dolore provocato dalla guerra. Si può considerare uno dei pochi libri che mostra storicamente e realisticamente la Guerra di Secessione Americana, dal punto di vista dei sudisti, cioè i perdenti. La connotazione di romanzo storico è pertanto più che appropriata.

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Parliamo adesso del lato psicologico del romanzo, che è decisamente più complesso e allo stesso tempo anche più semplice, visto che la Mitchell ha catalizzato questo aspetto del libro, quasi interamente sulla figura della protagonista, pur non trascurando gli altri personaggi. Attraverso la figura di Rossella, la Mitchell offre un'analisi psicologica a dir poco eccellente.

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 Rossella vive e cresce durante gli anni della guerra, negli Stati del Sud, passando dall'adolescenza all'età adulta. È una ragazza ricca di vitalità: la si ritrova ragazzina, per assistere alla sua evoluzione e alla sua crescita, pagina dopo pagina. Ad oggi, la figura di Rossella è considerata una tra le più straordinarie dell'intero panorama letterario mondiale. Rossella è una donna dalle connotazioni fortemente realistiche, è testarda e piena di orgoglio come il padre, un irlandese forte e deciso. È una donna grintosa Rossella, per niente ingenua, dalla forte personalità, tenuta a bada dalla ferrea educazione materna. Quella Rossella che è seduta, ferma, composta, ma che non sta ferma con gli occhi, quegli occhi verdi, vispi, vivi, che nulla hanno a che vedere con la figura di una ragazza di buona famiglia. Rossella non assomiglia alle ragazze del suo ceto, non assomiglia alle sue sorelle, non assomiglia a Melania, quella donna che, di fatto sposa Ashley Wilkes, l’amore di Rossella. Melania è dolce, virtuosa, dedita alla casa e votata al matrimonio, alla famiglia, si adegua ad ogni richiesta, è paziente e silenziosa. Rossella è di indole travolgente e a tratti aggressiva e nulla a che vedere con la dolce Melania.

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La Mitchell disegna accuratamente l'evoluzione di Rossella, da ragazzina viziata, a donna matura e responsabile. I punti di svolta della vita della protagonista si possono identificare in svariati momenti:

  • Il matrimonio con Carlo Hamilton, voluto per fare dispetto ad Ashley e Melania e sono a dir poco commoventi le pagine che narrano della sua prima notte di nozze con un marito non voluto.
  • La guerra, che la obbliga in qualche modo a prendere decisioni e a fare cose di cui non si pensava capace.
  • L’incontro con Rhett Butler, che la trascina in un tormentato rapporto tra discussioni, amicizia e amore.
  • La perdita della madre prima e la morte del padre dopo.
  • La sua resistenza a un mondo che sta scomparendo e a una società, la sua, destinata a morire.
  • Il matrimonio di interesse col fidanzato della sorella maggiore.
  • La direzione dell'impresa di legname, in una collettività che la critica per questo.
  • L’accogliere in casa sua Melania e Ashley, ridotti in povertà dopo la guerra.
  • Il matrimonio con Rhett.

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Il filo conduttore di tutte le fasi evolutive della vita di Rossella è comunque da ricercare nel suo amore per Ashley, una sorta di dannazione per la protagonista, un sentimento che si trascina per anni interi, sino a quando, dopo la morte di Melania, finalmente Ashley dichiara tutto il suo affetto a Rossella. Solo in quel momento, la donna comprende di aver idealizzato la figura del suo amato e che forse, quanto provato per lui, non è mai stato amore. Il vero Ashley, quello privo della sua idealizzazione, non le interessa. In realtà Rossella comprende di amare   Rhett, un uomo concreto e reale, che però adesso è stanco dei suoi atteggiamenti. È qui che emerge tutto il potere di Rossella, tutta la sua forza: non si abbatte ma progetta di riconquistarlo, perché “domani sarebbe stata più forte. Perché, dopo tutto, domani è un altro giorno”. Un giorno in cui rialzarsi in piedi e combattere.

Una donna vera Rossella, una donna di una potente semplicità e dal carattere complesso, una figura capace di guerreggiare, di vivere e sopravvivere. Un personaggio che va oltre i pregiudizi sociali ed educativi, capace di evolversi senza badare ai contorni della collettività. 

Eudora Welty, la scrittrice garbata

Jun 222019

Eudora Welty nasce nel 1909 a Jackson nel Mississippi. La città natale sarà la sua fissa dimora per tutti i suoi settant’anni di vita, durante i quali non abbandonerà mai la casa dove è nata. Una buona famiglia e un buon lavoro come agente pubblicitario, hanno fatto sì che la vita di Eudora fosse serena e placida, senza avvenimenti particolari. Complice della sua esistenza tranquilla, il suo stesso carattere propenso alla mitezza, che le ha evitato sofferenze - nessun amore tormentato ha movimentato la sua vita - e le ha permesso un' osservazione del mondo circostante serena e obiettiva, permettendole di scrivere libri pregni di realismo, dove spesso si è ritrovata a descrivere vite famigliari che non le sono mai appartenute, avendo conosciuto solo la sua famiglia d'origine.undefined

La scrittrice ha avuto anche un’altra passione: la macchina fotografica. Uno strumento caro a Eudora, che le permette di ritrarre immagini di forte impatto emotivo. Una persona riservata, quindi, dedita alla solitudine e all’anonimato, tanto che ha lei stessa dichiarato, che mai le sarebbe piaciuto leggere una sua autobiografia. Persona estremamente sincera Eudora, di una schiettezza che riversa tutta nelle sue opere, che si distinguono per delicatezza e sobrietà.

Sia i romanzi che le fotografie, narrano di piccoli momenti dell’esistenza, completamente liberi da ogni giudizio e influenza dell'autrice. La penna della Welty è semplice, di una semplicità che non diventa mai banale, vestita di una eleganza unica e speciale. Eudora non è mai stata ambiziosa e non ha mai scritto per pura ambizione: come lei spesso ha affermato, le "capitava" di scrivere. Una passione, quindi, la sua, esplosa sin da quando era bambina. Non appena ha avuto la sensazione che i suoi racconti potessero essere interessanti, ha iniziato a inviarli alle riviste che pensava potessero pubblicarli e così ha riscosso i suoi primi successi, affiancando l’attività-passione di scrittrice a quella di agente pubblicitario.

I racconti della scrittrice americana, sono stati pubblicati decisamente prima rispetto alla diffusione della sua fama e del suo nome tra i lettori di romanzi. Cosa stranissima questa, che va contro i dettami dell’editoria stessa, visto che il pubblico dei romanzi assicura un volume di vendite decisamente maggiore. Una coltre di verde il suo racconto d’esordio e ad oggi uno dei suoi libri più famosi, viene pubblicato nel 1937, parecchio prima del suo romanzo d’esordio Lo sposo brigante, che vede gli albori nel 1942. Questo è l’emblema del motivo che ha sempre spinto Eudora alla scrittura: il piacere.undefined

Cosa racconta la Welty nei suoi libri? Vicende personali, spesso cariche di sofferenza, narrate in maniera delicata e raffinata, se pur nella totale trasparenza e semplicità. Non manca l'ironia nella sua scrittura, non manca la pace e il dolore, non manca il pathos, ma quello vero, quello umano. Grande la capacità della scrittrice nel delineare i personaggi, abile nel saper disegnare i loro contorni fisici e caratteriali ancor prima di narrare le loro storie. La Welty ha sempre sottolineato l'importanza di esaltare i sentimenti e le emozioni dei suoi personaggi: senza questi elementi sarebbe alquanto improbabile raccontarne le storie.

Altro fattore non trascurabile nella narrativa della Welty è l’ambientazione, quelli che sono i paesaggi che fanno da sfondo alle storie narrate. Prevale su tutti il Sud, presentato come un posto dove i legami sono importanti e molto profondi, dove tutti si conoscono e dove il sorriso è un dono da non negare a nessuno. È altrettanto vero che Eudora Welty ha sempre vissuto nella sua Jackson, un ambiente completamente diverso da quello di New York, a lei totalmente sconosciuto e pertanto ha potuto raccontare solo di questa parte d'America.undefined

Il libro simbolo della Welty, quello più rappresentativo del suo stile e della sua scrittura è La figlia dell’ottimista, un romanzo breve - non più di duecento pagine – che vede come protagonista un dramma famigliare, che però arriva al lettore privato da ogni crudezza e narrato in maniera mite e delicata. Spicca in maniera potente lo stile della scrittrice e la sua capacità di delineare perfettamente i personaggi. Una lettura scorrevole, in cui ironia ed elementi grotteschi non mancano, pur non creando mai confusione e non oscurando mai la capacità empatica della trama. Del resto la garbatezza e la linearità sono due elementi che hanno contraddistinto sempre lo stile narrativo della Welty e non solo. Quello che si ricorda di lei, come persona, è la sua riservatezza e cordialità, che non ha mai perso, né messo in discussione, anche quando la fila di lettori desiderosi di comunicare con lei e continuare a leggerla, si è fatta visibilmente corposa.

Emma di Jane Austen

Jun 032019

"Sto per descrivere un'eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa".

Così diceva di Emma, la protagonista di uno dei suoi più famosi romanzi, la celebre Jane Austen.

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Emma Woodhouse è un personaggio davvero particolare e completamente differente dalle altre protagoniste femminili che animano le opere di Jane Austen. Emma è viziata, è benestante, pecca di intromissione, gelosia e manipolazione. Non si è mai innamorata e non le interessa nemmeno, ma diventa quasi una sensale che si entusiasma per le unioni che vorrebbe combinare, ma contemporaneamente ne ostacola la riuscita. Tutte queste caratteristiche, che possono in qualche modo suscitare il disprezzo del lettore, in realtà sono i suoi punti di forza e il contenitore del suo fascino. Emma è una giovane donna dalla forte personalità, gentile per davvero o per convenienza, un personaggio estremamente complesso, che ha reso questo romanzo uno dei più belli e dei più letti della letteratura mondiale. Emma è il romanzo della Austen che si stacca dalla sua magnifica produzione letteraria. La protagonista è, infatti, benestante e pertanto non ha necessità di sposarsi per avere una stabilità economica, a differenza delle altre figure femminili create dalla scrittrice, che inevitabilmente portano il matrimonio a essere il fulcro di ogni storia. Inoltre Emma, a differenze della altre donne della Austen, non è affatto attratta dall’amore e dai sentimenti. undefined

La lettura è piacevole, anche se a tratti lenta e il filo conduttore non è affatto la comicità, come molti pensano, bensì l’ironia, le incomprensioni, le complicazioni e i pettegolezzi. Una chiave di lettura plausibile è quella che rivela una critica piuttosto sarcastica nei confronti della società di quei tempi, dominata unicamente dall’apparenza. Quello che accomuna Emma a tutte le opere della Austen, è la bellezza con cui la storia viene raccontata. Non è tanto importante quello che accade, quanto come viene narrato e Jane Austen ha sempre creato libri scritti bene. È importante ricordare che la scrittrice britannica, ha l’animo fortemente femminista e attraverso Emma ha voluto creare un mito letterario, sia con la storia, che con il personaggio, un audace tentativo riuscito pienamente. Con questo personaggio, la Austen rompe gli schemi, creando una autentica anti-eroina, a cui la scrittrice concede la possibilità di essere amata o odiata. Per chi avesse voglia di saperne di più segue la trama.

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                                                     La Trama

Inghilterra della reggenza. Emma è una ragazza, che vive con suo padre, Mr. Woodhouse, un uomo ansioso e ipocondriaco, preoccupato prevalentemente della propria salute e di quella delle persone che ama. Mr Knightley è un amico di Emma, suo vicino e fratello maggiore del marito di sua sorella sorella Isabella. La prima scena del romanzo, narra del matrimonio della signorina Taylor, governante di Emma, ma anche sua cara amica e confidente. Emma, ha fatto incontrare i due sposi e per questo si prende tutti i meriti di questa fortunata unione, con l'idea di combinare quanto prima un altro matrimonio. Convinta della sua naturale propensione a combinare unioni, la giovane donna, nonostante il parere contrario di suo padre, tenta di far maritare la sua nuova amica, Harriet Smith - una ragazza dolce e carina di diciassette anni - con Mr Elton, il vicario del villaggio. Harriet, in realtà, ha già ricevuto una proposta di matrimonio da Mr Martin, un agricoltore giovane e onorabile, pertanto per poter sposare il vicario, dovrebbe rifiutare l'offerta di Martin. Il piano della giovane Emma salta, quando si rende conto che Mr Elton, essendo un arrampicatore sociale, vuole sposare Ema e non Harriet, di ben più umili origini. Emma però non ha alcuna intenzione di accettare e di fronte al suo rifiuto, il vicario parte per Bath. Harriet ci rimane molto male, ma la sua amica cerca di consolarla, dicendole che Mr Elton non merita nessuna delle due, in quanto presuntuoso e arrogante. Arriva a Highbury Frank Churchill, il figliastro della signora Weston, che Emma non ha mai conosciuto e per il quale inizia a provare interesse, in qualche modo sollecitato da genitori del ragazzo che sperano nella loro unione. Nel frattempo torna al villaggio anche Mr Elton, che si presenta in compagnia della moglie, una donna di immensa presunzione, che desidera a tutti i costi entrare a far parte della cerchia sociale di Emma.undefined

Fa ritorno al villaggio anche anche Jane Fairfax, la nipote di Miss Bates, una ragazza bella e riservata. Jane, ha un grande talento musicale, che Emma le invidia e per questo prova quasi risentimento nei confronti di questa giovane donna, scambiando la sua innata riservatezza per profonda superbia. Jane, dopo aver vissuto i primi nove anni di vita con la zia Miss Bates e con la nonna, viene accolta in casa dal colonnello Campbell, dove riceve una buona educazione, cosa che sua zia non avrebbe potuto permettersi di offrirle e diventa molto amica della figlia del colonnello. In seguito al matrimonio della ragazza con cui è cresciuta, Jane torna temporaneamente a casa di sua zia, per riposare, prima di cercare lavoro come istitutrice. Emma deve assolutamente trovare qualcosa che non va nella perfetta Jane e decide così di dare credito alla voce che mette in giro Frank Churchill, secondo il quale la giovane musicista sarebbe innamorata del marito della figlia del colonnello, Mr Dixon, e che questa sia la vera ragione per cui la donna è tornata da sua zia, anziché andare a trovare la coppia in Irlanda. Un sospetto amplificato, quando Jane riceve in regalo un pianoforte da un anonimo benefattore.undefined

Emma inizialmente prova simpatia per Frank Churchill e crede anche di essersene innamorata, ma subito dopo capisce che la sua è solo un’idea influenzata da chi dice che insieme sono proprio una bella coppia. Pertanto la ragazza si impegna a far sì che Frank si fidanzi con Harriet, che lui stesso ha provveduto a salvare da una compagnia di zingari. Contemporaneamente Mrs Weston confida ad Emma di avere la sensazione che Mr Knightley sia innamorato di Jane. Emma non ci crede e dichiara immediatamente che non vuole che Mr Knightley si sposi, perché così sarebbe il nipotino Henry ad ereditare beni della famiglia Knightley. Quando Mr Knightley, durante la gita a Box Hill rimprovera Emma per un insulto sconveniente a Miss Bates, Emma inizia a rendersi conto di alcuni errori commessi finora e cerca di porre rimedio a quanto fatto. Emma scopre che Jane e Frank sono segretamente fidanzati da almeno un anno, cosa che la sconvolge, pensando a quanto Harriet potrebbe soffrire di fronte a questa verità. Quello che ha più dell’incredibile per Emma è la confidenza che le fa Harriet, in merito ai suoi sentimenti ed è qui che la giovane protagonista decide di ascoltarsi e si scopre innamorata di Mr Knightley. Poco dopo questi accadimenti e dopo aver almeno temporaneamente allontanato Harriet, Emma riceve la proposta di matrimonio da parte di Mr Knightley, Harriet, invece, allontanatasi da Emma e dai progetti matrimoniali che ha per lei, si riconcilia con Mr Martin e ne accetta la proposta di matrimonio. Il romanzo si conclude col matrimonio di Emma, che segue a quello di Harriet e precede quello di Jane e Frank.

Questa è una mia fotografia di Margaret Atwood

May 242019

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È stata scattata qualche tempo fa.
A prima vista sembra
una copia
sciupata: contorni sfocati e chiazze grigie
fuse nella carta:

poi se la esamini,
vedi nell’angolo a sinistra
qualcosa come un ramo: parte di un albero
(balsamina o abete) che affiora
e a destra, a metà di
quello che appare un dolce
declivio, una piccola casa di legno.

Sullo sfondo vi è un lago,
e oltre questo, basse colline.

(la foto è stata scattata
il giorno dopo che annegai.

Io sono nel lago, al centro
dell’immagine, appena sotto la superficie.

E’ difficile dire dove
con precisione, o dire
quanto grande o piccola io sia:
l’effetto dell’acqua
sulla luce inganna

ma se guardi abbastanza a lungo,
alla fine riuscirai a vedermi).

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La strana vita di Pamela Moore

May 122019

Nel precedente articolo, abbiamo parlato di Cioccolata a colazione e di come il romanzo d’esordio, catapulta una Pamela Moore adolescente nel mondo del successo e della fama. Un successo inaspettato, di un clamore eccentrico, che parte dall’America, decisamente puritana per arrivare in Europa, mentre il continente si lecca ancora le ferite inflitte dalla guerra. Successo e scandalo hanno accompagnato il romanzo, tanto da far finire sotto processo la casa editrice che lo pubblica, nello specifico la Mondadori. Chi è davvero Pamela Moore?

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Da sempre paragonata a Françoise Sagan e il suo libro al celebre Bonjour tristesse, Pamela Moore, a poco più di diciotto anni si trova a fare i conti con la notorietà. La scrittrice riesce a trovare pace e in qualche modo a far perdere le sue tracce, in Europa o quanto meno si illude di esserci riuscita: agli occhi del mondo rimane una giovane donna della buona società newyorkese, che ha avuto la capacità di scioccare tanti, scrivendo di ragazzi infelici, di omosessualità e del terribili vuoto affettivo.

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Durante il lungo viaggio, che dall’America la conduce in Europa, la Moore incontra Edouard de Laurot, un personaggio singolare, di origine polacche, dotato di gran fascino e maestro della seduzione. La donna ne rimane colpita e affascinata, al punto che in cinque giorni il loro diventa un grande amore. Girano e a viaggiano insieme, tanto da visitare città come Parigi, Stoccolma, Utrecht. Sembrano essere la coppia perfetta. Pensano, insieme, di pubblicare una nuova edizione di Cioccolata a colazione per Julliard, l’editore francese: rivedono il testo, aggiungendo qualche dialogo e togliendone altri. Il libro, intanto, continua a riscuotere un grandissimo successo e a far parlare di sé, raccogliendo consensi eccellenti e critiche altrettanto pesanti. Un clamore enorme, un vortice che trascina: come gestire tutto questo?undefined

Pamela Mooore torna in America, il suo grande amore non c’è più e la scrittrice si ritrova così a vivere una realtà inaspettata e diversa. Si sposa con un giovane avvocato e dalla loro unione nasce un figlio. La nuova vita la allontana sempre di più dalla scrittura, dai suoi sogni. Qualcosa non va bene, forse Pamela non si sente nella sua giusta collocazione, forse quell’inquietudine di cui ha tanto parlato nel suo libro riaffiora prepotentemente. Decide così di togliersi la vita mettendo a tacere il suo tormento per sempre.

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