Il Calamaio

Fra le righe del Salento e dei Balcani

Intervista a Debora de Fazio e Maria Antonietta Epifani

Mar 232021

LE MUTE INFERNALI. Dante e le donne (Besa, 2021), vede gli albori proprio nel Dantedì, nella giornata dedicata al sommo poeta, istituita in occasione delle celebrazioni per i 700 anni trascorsi dalla sua morte. Secondo i dantisti, il 25 Marzo inizia il viaggio della Divina Commedia ed è proprio di una parte di questo "speciale cammino", che si narra nell'omaggio tutto al femminile a un classico immortale della letteratura italiana. Il Calamaio ha intervistato le due curatrici dell'opera: Debora de Fazio e Maria Antonietta Epifani. Buona lettura.

Come e perché nasce il progetto che dona vita a LE MUTE INFERNALI. Dante e le donne?

Questo progetto – frutto di una lunga gestazione e di lunghi confronti tra le due Curatrici –nasce dalla volontà di realizzare un volume di taglio “divulgativo” (benché di alta divulgazione) sul Padre della nostra lingua, seguendo una strada, forse non troppo battuta, della vastissima letteratura sul grande Trecentista: il rapporto tra Dante e le “sue” donne. È infatti noto quanto la presenza di figure femminili nell’opera magna del Poeta sia piuttosto esigua. In particolare, si contano letteralmente sul palmo di una mano le donne a cui nel Poema sia “concesso” di parlare. Da qui l’idea di (ri)dare voce ad alcune di queste figure (trascelte dalla prima Cantica, l’Inferno), di rendere queste “mute” in grado di (ri)parlare e di (ri)raccontare. Detto in altre parole di “farle rivivere”. Non è un caso, infatti, che la grande esclusa di questo libro sia proprio Francesca da Polenta (che dialoga con Dante nel canto dei lussuriosi). Da semplici comparse, tornano invece da protagoniste sulla scena altre dannate (Didone, Semiramide, Cleopatra, Elena, Taide, Manto, Mirra, la moglie di Putifarre), insieme con altre
figure che leggiamo in filigrana attraverso le parole del narratore o della sua guida Virgilio (Ipsipile, Medea, Ecuba), attraverso i ricordi delle anime trapassate (Penelope, Circe), e le tante figure allegoriche richiamate nella Cantica (le tre Fiere, le Arpie, le Furie, Medusa)

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Un omaggio al grande poeta, all'epoca che fu e comunque, fortemente attuale..."Alle tante donne che non possono avere voce". Una dedica che racchiude l'essenza dell'opera, che sembra fare da specchio ad alcune sfere della condizione femminile odierna. Sbaglio?

No, non sbaglia. Inevitabilmente si viene a creare un “ponte” tra passato e presente. Nel racconto delle storie di tante di queste figure – alcune delle quali hanno molto sofferto, tanto da diventare spesso, per antonomasia (anche vossianica) l’emblema del dolore (pensiamo, pur nella loro diversità, a Didone, Mirra, Ecuba, Penelope, Ipsifile, Medea) – e, soprattutto, nell’assenza di “voce” che le accomuna non si può non vedere un destino che purtroppo è ancora comune a tante, troppe donne. Anche di oggi. Donne colpite dalla misoginia, dall’indifferenza, dalla violenza... Donne che non hanno la forza di difendersi, eppur consapevoli della loro essenza, della loro umanità.
Un omaggio a Dante, quindi, senz’altro. Ma anche un omaggio alle Donne. E da qui anche la scelta di affidare i racconti di queste figure al femminile ad altrettante voci femminili, tutte pugliesi (e della Puglia non mancano note di colore di carattere lessicale, culturale ed antropologico). Donne libere di parlare e di esprimere se stesse senza condizionamenti. Donne orgogliose di essere tali e di poter scrivere e spiegare il vissuto di un’altra donna.

Chi sono Debora de Fazio e Maria Antonietta Epifani?

Sono due donne che si sono conosciute sul posto di lavoro (entrambe docenti) e che si sono ritrovate per “necessità” a lavorare insieme. In seguito si è poi creata una bella sinergia, frutto di studi ed esperienze diverse (musicista e musicologa, Epifani; linguista, de Fazio), ma in tanti punti coincidenti e convergenti. La passione per la ricerca, per lo studio, per Dante. Due donne che si sono già occupate (da punti di vista senz’altro diversi, se non antitetici) di donne, di femminilità, di scritture femminili e al femminile. Da qui la sfida di realizzare un progetto insieme: “le Mute”, come le chiamiamo tra noi, un progetto nato interamente al femminile e come tale sviluppato.

Voi siete le curatrici di un'opera, come abbiamo detto sopra, animata da storie nate dalla creatività e dalla passione di autrici pugliesi. Chi sono? 

Sicuramente il libro contiene un pezzetto dell'Anima di ognuna delle scrittrici e pertanto ci fa onore menzionare ognuna di loro e il loro relativo scritto:

  • Olga Sarcinella, Le tre Fiere. Processo a Dante
  • Lucrezia Argentiero, Semiramide. Specchio servo delle mie brame: chi è la più bella del reame?
  • Wilma Tagliaferri, Didone. Eccomi. Fiera di essere Didone
  • Anna Maria Mazzotta, Cleopatràs. Fu solo il morso di un serpente?
  • Grazia Carrozzo, Elena. Masseria Amarcord
  • DomeNica Convertino, Tre Furie. Un viaggio nel tempo
  • Loredana Legrottaglie, Medusa. Le scoperte più grandi si fanno attraverso lo sguardo
  • Delfina Todisco, Le Arpie. Le tre cagnette a cui aveva sottratto l'osso
  • Fabiana Grassi, Isifile. Un'eroina in tre puntate
  • Santa Fizzarotti Selvaggi, Medea. Tu non mi fai parlare...Tu non mi fai esister
  • Beatrice Stasi, Manto. Parlando e lacrimando
  • Maria Corvino Forleo, Penelope. Tessere le parole
  • Beatrice Perrone, Circe. L'ultimo canto di Circe
  • Sonia Gioia, Mirra. Chiamatemi Mirra
  • Carmen Taurino, Ecuba. Era bello essere una regina
  • Pamela Spinelli, La moglie di Putifarre. Niente è come sembra, niente è come appare

La creatività delle scrittrici è encomiabile, come quella di chi ha dato una veste al libro.

Sicuramente, ringraziamo la creatività e l'ottimo lavoro di Uccio Biondi, autore della copertina.

 

                                                                                                                                                                                   U Calamaru

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