Il Blog di Anna Lattanzi

Il calamaio rosa: il ruolo della donna nella letteratura

La scrittura medievale femminile e lo stile che la contraddistingue

Mar 282019

Se pensate che leggere e scrivere nel Medioevo fossero due attività riservate esclusivamente agli uomini vi sbagliate. La partecipazione alla crescita e alla diffusione della cultura letteraria, da parte delle donne, è decisamente elevata. Cosa si intende per elevata? La prospettiva dell'elevatezza è in proporzione alla scarsa partecipazione concessa al genere femminile ad attività sociali e politiche: non da meno l'alfabetizzazione, di cui molte donne non hanno potuto usufruire. Secondi alcuni tra i più famosi critici e studiosi, nonostante all'epoca, la presenza femminile in letteratura fosse nutrita, non è mai stata abbastanza, per compensare le mancanze socio-culturali a cui la donna è costretta. Effettivamente se messe a confronto, le percentuali di analfabetismo femminile, con quelle delle copie di scritti autografati da donne, le ultime risultano nettamente inferiori. Un dato che fondamentalmente non stupisce, se si guarda quanto fossero volutamente relegate le donne nei confini dell'ignoranza e alla quantità diritti loro negati, ma non solo. Un conto è saper leggere e scrivere, un conto è sottoscrivere uno scritto di interesse pubblico. Ancora altra cosa, è la quantità di donne, che nel periodo medievale, possedendo libri, cosa alquanto preziosa, affidano i loro scritti a scrittori uomini o alle poche scrittrici esistenti. Abbiamo quindi le scrittrici dichiarate - un esempio su tutte Nina Siciliana - e quelle che si nascondono dietro altro nome. Degna di nota è la produzione letteraria proveniente dai monasteri femminili, dove le monache copiano e illustrano manoscritti preziosi, ricostruendo spesso le vicende storiche e mettendole per iscritto. undefined

Gran parte dei testi medievali è giunta a noi in forma anonima e quasi sempre attribuita ad autori anonimi e mai ad autrici, complice l'usanza della nostra lingua, che attribuisce la declinazione maschile a qualsiasi cosa di non ben chiaro e definito. Agli inizi degli anni Ottanta, Peter Dronke, decide di studiare la letteratura medievale, cercando di rintracciare elementi da utilizzare per identificare le opere anonime nate dalla penna femminile. Uno degli elementi che emerge dagli scritti sicuramente di matrice femminile, è la figura della donna come protagonista della narrazione: un criterio, che di fronte ad uno studio più attento, è venuto subito meno. Basti pensare ad opere di un certo calibro che vedono le donne protagoniste e che sono state scritte da uomini. 

Nasce l'idea, che quando l'opera è creazione di un'autrice, non vede mai come protagonista  l'eroina del momento. Sicuramente si legge madri, di sorelle e dei loro rapporti famigliari. Le donne quando scrivono narrano di episodi privati e mai legati all'economia e alla politica. Tale principio potrebbe essere realistico se si parlasse sempre bene delle donne, ma praticamente non è così. Non vengono solo esaltate le gesta femminili, ma si disquisisce anche sulle cattiverie perpetrate dalle donne, si narra di adultere, di matrigne severe e di assassine. Si è così reso necessario cercare altri parametri per identificare la letteratura anonima femminile. 

Janet Nelson, nota storica britannica, basandosi su uno studio stilistico accurato di due opere storiche sicuramente stilate da donne fra X e XI secolo, Gesta Othonis di Rosvita di Gandersheim e l’Alessiade di Anna Comnena, è venuta a capo di tre elementi che possono essere indicatori di opere tutte al femminile:

  • i riferimenti frequenti a protagoniste, delle quali si indica il nome e se ne descrivono anche le caratteristiche personali, le qualità e l’importanza delle azioni;
  • l'analisi dei fattori stimolanti le azioni dei protagonisti, maschi o femmine che siano;
  • un tratto stilistico unico, capace di romanzare l'opera, che si distacchi totalmente dai generi letterari esistenti: uno stile ricco di  episodi vivaci con riferimenti importanti a soggetti folklorici.

"Con la libertà dell’epica, il racconto storico procede per momenti esemplari, soffermandosi sui ritratti dei personaggi della famiglia ottoniana, sul loro carattere e sulle reazioni emotive agli avvenimenti"undefined

Così che la traduttrice italiana del poema di Rosvita di Gandersheim, descrive lo stile dell’opera: un vistoso esempio della catalogazione stilistica attribuita al genere femminile. Un esempio emblematico, a tale proposito, è la narrazione della fuga di Adelaide vedova del re italico Lotario e imprigionata in una cupa fortezza da Berengario II che temeva la forza politica della donna che sarebbe presto diventata moglie del suo rivale, Ottone I. A dispetto del titolo del suo lungo poema, che dovrebbe vedere come unico protagonista Ottone I, re di Germania e poi anche del regno italico e imperatore (961), Rosvita dedica ben 120 esametri, su un totale di 1125 versi conservatisi – una cospicua lacuna del manoscritto ci nega circa 300 versi secondo l’editrice – per raccontare la prigionia e la fuga della regina Adelaide. Impariamo così che ella "nella sua prigione non aveva nessuna persona al suo servizio che eseguisse obbediente i suoi ordini, se non soltanto un’ancella e un sacerdote di irreprensibile condotta di vita", nota che fuga immediatamente ogni malizioso sospetto sulla forzata e isolata convivenza della regina con un uomo. E poi Rosvita racconta i preparativi per la fuga: l’unica possibilità di uscire incolumi dalla fortezza era che i tre "lavorando in segreto, avessero scavato una galleria sotterranea nascosta". Nel corso di una notte propizia, approfittando del sonno delle guardie, la regina e i suoi due compagni percorsero la galleria e fuggirono per le campagne, fino alle prime luci dell’alba quando "la regina tenendosi nascosta attentamente in riparati rifugi, ora errava nei boschi, ora si celava fra i solchi, fra le spighe mature del grano che cresceva", per riprendere poi il cammino al riparo dell’oscurità.

In mezzo alle spighe mature la cerca Berengario in persona "provando a separare con la lancia protesa gli steli", ma grazie alla protezione divina, la regina giungerà sana e salva nella città di Reggio Emilia dove il vescovo Adelardo la proteggerà e la restituirà agli onori che le erano dovuti.

Questo specifico episodio può essere definito l'emblema narrativo del racconto di Rosvita. Un passo dell'opera che nei secoli successivi è stato riproposto, da diversi autori, con molte varianti. Nessuno però, è riuscito a narrare la vicenda con lo stesso spirito e lo stesso ardore. È importante ricordare che Rosvita e la protagonista dell'opera, si sono realmente conosciute alla corte ottoniana e che il racconto, riporta fedelmente, se pur in maniera criptata, parte dell'avventura conoscitiva.

Sulla base dei suoi studi, Janet Nelson, ha attribuito o quanto meno proposto l'attribuzione ad un’autrice femminile, l'opera Vita Mathildis reginae antiquior, un libro alquanto bizzarro, nato nella seconda metà del secolo X in un monastero sassone, a Quedlimburg o a Nordhausen (sulla località ancora non si è certi). La sua stravaganza risiede nel fatto che si distacca dai generi letterari esistenti: ci troviamo di fronte  ad una sorta di agiografia, non riguardante però la vita della donna dopo la santità, bensì di quando è stata regina. Si parla di Matilde, la madre di Ottone I. La scrittura è anonima e chi redige l'opera dichiara di voler parlare delle magnificenze di questa donna, ma anche della vicende storiche della famiglia, della quale la regina entra a far parte, grazie al matrimonio contratto. Perché il libro è scritto sicuramente da una donna? Leggete attentamente il proemio:undefined

"Per quanto noi sappiamo di non avere familiarità alcuna con questa cosa, ossia di scrivere ciò che si racconta, tuttavia, cercando di provocare grandi onde in un arido ruscello per rendere onore alla dignità imperiale, abbiamo occupato imprudentemente una materia che, a giusto titolo, dovrebbe essere riservata alla facondia degli scrittori, non con l’audacia dei maschi ma con prona devozione, e questo perché abbiamo ritenuto fosse un delitto tenere nascoste in un silenzio sconsiderato le virtù di persone così importanti"

La prefazione del libro narra di "silenzio sconsiderato", una caratteristica delle opere maschili, dove è importante la capacità di parlare di politica e di gesta militari, ma solo la " prona devozione" femminile è capace di descrivere in maniera articolata gli episodi personali e la vita dietro le quinte dei personaggi. In base a questa convinzione, l'anonima autrice, svela il retroscena inquietante della vita reale: litigi, intrecci amorosi, conflitti personali. Solo per alcuni di questi fatti vengono svelate le motivazioni per cui sono accaduti, per altri no, rimangono ad oggi ancora nascoste. Alcuni racconti, di fronte ad una verifica storica, sono risultati pregni di falsità: queste bugie volute, creano uno stile romanzato dell'opera. Va bene la trasposizione della realtà, ma fatta in maniera più interessante e intrigante. 

Le protagoniste delle narrazioni femminili di quell'epoca non sono solo giovani fanciulle indifese, rapite dal gigante cattivo, ma anche donne perfide, matrigne, meretrici e adultere. Un esempio su tutti sono gli Annales Mettenses priores una narrazione storica che non riporta firma alcuna e che è sempre e da sempre stata attribuita a un uomo. In realtà, alla luce degli studi fatti, anche per quest'opera è stata proposta l'attribuzione ad un'autrice anonima, in riferimento alla natura stilistica del racconto. 

Quello che più colpisce e che fa pensare ad un penna tutta al femminile, è la modalità di raccontare le vicende storiche, strettamente legate e intrecciate a quelle private. Esemplare la successione di Pipino che alla sua morte, nel 714, aveva lasciato un solo erede Carlo che però "sopportava con difficoltà le insidie della matrigna". La vedova di Pipino si chiamava Plectrude ed era «"infiammata da un odio incomparabile nei confronti di Carlo" al punto che "ordinò di incarcerarlo pubblicamente". Aveva infatti deciso di "governare con un’astuzia femminile più crudele di quanto fosse necessario", per conto del nipote minorenne e del defunto marito. Sulla donna malvagia e sul piccolo nipote si scatenarono allora i Franchi di Neustria che «nella Silva Cozia, compirono un’immensa strage» e poi "entrati in Austrasia con grande impeto, saccheggiarono tutta quanta quella regione fino al fiume Mosa". Carlo fu messo in salvo dall'intervento divino, unico capace di sconfiggere le cattiverie della matrigna.

"Allora, così come i luminosi raggi del sole fanno uscire la terra a piccoli passi dall’ombra dell’eclissi, così Carlo degnissimo erede di Pipino, risplendette come robustissimo difensore della salvezza del popolo davanti a coloro che soffrivano e ormai disperavano e dunque, due anni dopo la morte di suo padre Pipino, Carlo riuscì a diventare re degli Austrasiani..."undefined

Altra donna perfida, degna di nota è la regina Fredegonda, una delle famose protagoniste del Liber historiae Francorum: testo anonimo anche questo, scritto nei primi decenni del secolo VIII nella regione di Soisson dove si trovano due centri monastici importanti, il monastero maschile di San Medardo e quello femminile di Notre-Dame. Janet Nelson, a differenza di chi precedentemente attribuiva lo scritto a un monaco, facendo affidamento sugli studi fatti, conferisce allo scritto un’autorità femminile, rilevandone i tratti epici, le tracce di tradizione orale, il forte protagonismo femminile descritto.

Viene quindi naturale chiedersi se le donne scrittrici medievali ci abbiano tramandato opere pregne di fatti storici o puri romanzi. In realtà questi scritti sono per lo più vivaci, spesso fanno sorridere e i fatti storici vengono raccontati nel modo che oggi sarebbe definito "romanzato". Esattamente come gli uomini, queste signore altolocate, hanno voluto dedicarsi alla scrittura di fatti storici, ma a differenze del genere maschile, hanno fatto emergere anche i fatti personali, le diatribe famigliari, gli amori nascosti. Donne coraggiose quindi, che attraverso i racconti riescono a dare un volto e un carattere a quei personaggi, di cui narrano gesta e malefatte.

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