Il Calamaio

Fra le righe del Salento e dei Balcani

Le Streghe secondo Virgjil Muçi

Sep 012020

                          Tra incanto e realtà, nel vagabondaggio del non senso

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In una notte illuminata dalla Luna Piena, alla vista del mare di Durazzo, uno scrittore fa scivolare la sua magica penna sul foglio e lasciando una fievole scia di stelle, da vita a un giovane intrepido, gagliardo e talmente sicuro di sé, tanto che nessun nome sembra essere adatto a lui. Il Ragazzo senza Nome non sa cosa sia la Paura e questo suo tormento lo spinge lontano, in un viaggio senza meta, in un vagabondaggio del non senso. Un percorso lungo, con poche soste, in cui il giovane da prova della propria abilità e di una superbia prepotentemente altezzosa. Che delusione per lui! Non riesce proprio a provare la sensazione che dona la Paura: cosa potrà mai dire questa strana emozione? Ed ecco le porte di una città, un posto che sembra abitato da fantasmi, dove aleggiano strani spiriti pronti a far perire sotto la propria scure, chiunque si offra come guardiano della ricca casa dell’uomo passato a miglior vita. Quale occasione ghiotta si presenta al suo cospetto! Finalmente avrà Paura, finalmente saprà cosa vuol dire. Ed eccolo nelle vesti dell’intrepido guardiano, nell’attesa del nulla, con la prontezza di chi ha voglia di accogliere tutto. Inizia così la sua traversata negli Inferi, tra spiriti che narrano, insospettabili streghe e uomini dalla disarmante semplicità e salvifica saggezza. Il Ragazzo non ha Paura quando le anime inquietanti gli parlano di quelle strane donne chiamate Streghe, che vendono la propria anima alla notte, sconfitte dalla purezza di altre anime, che mai si abbandoneranno al male. Allora cos’è la Paura? Quanto è necessaria nella nostra esistenza? Se lo chiede Virgjil Muçi nel suo Streghe, una fiaba adatta a grandi e fanciulli, domandandolo anche al lettore e ponendolo di fronte al quesito di tutti i tempi: quanto è importante la paura? Soprattutto, quanto è necessaria nella nostra vita? Provare tale emozione può metterci al riparo da situazioni di pericolo e aiutarci a reagire nel migliore dei modi in contesti di scarsa sicurezza. Nello specifico, però, il Ragazzo senza Nome conquista una fetta di mondo senza la paura: ci sarebbe riuscito lo stesso se avesse provato questa potente e viva sensazione? Allora qual è il giusto equilibrio? Esiste? undefined

Nella bella fiaba di Muçi non è solo il Ragazzo a non provare paura, ma anche tutti coloro che con la solo ingenua saggezza sconfiggono le Streghe. Lo scrittore disegna magistralmente queste figure di donne della quotidianità, pronte, spesso a loro stessa insaputa, a trasformarsi in anime perdute, che volteggiando nelle buie notti, mietono terrore. Si è parlato tanto di streghe nella storia: basti pensare che nel folclore popolare occidentale, le incantatrici sono sempre state circondate da un alone di negatività. Donne colpevoli e additate come usurpatrici della comunità, in possesso di malefici poteri magici. Figura antichissima quella della strega, i cui albori risalgono a prima del cristianesimo, ma è solo nel Medioevo che si individuano le fattucchiere come donne eretiche e pericolose. Non è un caso che la tristemente nota “caccia alle streghe”, conosca il suo culmine nel 1486. Donne accusate di stregonerie, le cui confessioni molto spesso vengono estorte, con modi che nulla hanno a che vedere con i canoni più elementari di umanità. Ed è proprio partendo da questi concetti, che la letteratura rende protagonista la strega in diverse opere, in diversi secoli. Le Streghe di Virgjil Muçi richiamano in qualche modo quelle della credenza popolare, con l’unica differenza che le sue, sono donne del focolare, ai cui corpi, la notte ruba l’anima. È la loro essenza a circolare tra uomini e donne ignari, travolti da fatti stranamente inspiegabili. Anime le loro, rapite dal male oscuro, quello indecifrabile, che spesso ci è accanto e che non riconosciamo. Muçi, però, ci ricorda che le disoneste magagne possono sempre essere sconfitte e la purezza d’animo può rappresentare un’arma potentissima. Lo scrittore offre il cuore incontaminato da ogni sozzura, come utile lente di ingrandimento contro il male. Quel male che sembra puramente fiabesco, in realtà identificabile con una delle sofferenze che maggiormente affligge la società: la non identificazione dell’altro. Le cronache quotidiane insegnano quanto sia difficile a volte individuare il marcio, quello che potenzialmente potrebbe viverci accanto, invadere la nostra vita, soffocare la nostra libertà. Quella corruzione dell’anima che veste i panni della violenza, che a volte si circoscrive troppo tardi, per colpa di pochi e responsabilità di tanti. Come questa fiaba insegna, l’intuizione e l’azione della genuinità, di chi è pronto a stare accanto, sono delle valide alternative alla “paura” e al “cavarsela da soli”. Questo Streghe, dall’essenza prettamente fiabesca, incastonata in uno stile armonico ed equilibrato, dalla lettura piacevole e divertente, è un libro di poche pagine, che si legge tutto d’un fiato. Una favola che può essere letta come tale, o una breve lettura, capace di offrire insegnamenti e spunti di riflessione molto forti.                                                                                                      Anna Lattanzi

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