Il Calamaio

Fra le righe del Salento e dei Balcani

La vedova innamorata di Virgjil Muçi

Mar 082021

«Come mi aveva raccomandato la sera prima, alle sei e mezza la chiamai per svegliarla, ma Diana, la centralinista, disse che in quella stanza non rispondeva nessuno. Le chiesi di non interrompere la chiamata, pensando che la signora potesse avere il sonno pesante, ma dopo due, tre minuti Diana tagliò corto: non c’è nessuno, punto. Lasciai quindi alla reception Kujtim, il manutentore dell’ascensore, nel caso in cui qualche ospite fosse sceso per consegnare la chiave, e salii di corsa verso la stanza 304. Bussai, ma non percepii alcun segnale di vita all’interno. Bussai di nuovo e questa volta più forte, senza tuttavia ricevere risposta. Appoggiai l’orecchio alla porta, ma oltre al mio respiro affannato per la corsa, non sentii nulla. Tutto a un tratto, appoggiando il gomito alla maniglia, a dire il vero senza farlo apposta, la porta si aprì. Restai un attimo in preda all’indecisione: entrare o no? Qualcosa di spaventoso mi attraversò la mente: che vada come deve andare, mi dissi. Trovai la signora stesa sul lato del letto con una gamba penzolante, come se si stesse preparando ad alzarsi, con gli occhi talmente spalancati da non riuscire a capire la direzione, mentre, dalla bocca socchiusa, come in una smorfia, fuoriusciva una goccia di sangue ormai raggrumato. Ero disorientato. Era la prima volta che mi capitava di trovarmi faccia a faccia con un cadavere, anche se tutto sommato mi
ripresi subito. Mi venne in mente all’improvviso che non si poteva toccare nulla…»

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Così si apre La vedova innamorata di Virgjil Muçi (Besa Muci 2021), in libreria dal 25 Marzo. Un delitto? Una morte naturale? Il lettore scoprirà presto di cosa si tratta e cosa ha tolto la vita a Maria Luisa, (in una camera d'albergo a Tirana), l'indiscussa protagonista del romanzo. Quello che il lettore scoprirà più tardi, sarà il filo conduttore del libro, che ruota intorno ai segreti della donna, ai suoi sentimenti, alle sue più intime emozioni e al suo essere legata a una vita che fondamentalmente non le appartiene più. E ancora ai suoi discorsi, ai suoi pensieri, alla sua potente lucidità, al suo essere...Maria Luisa. Insomma, Muçi ha dato i natali a una protagonista unica nel suo genere, che non mi sento di paragonare ad nessun'altra. Il suo profilo è disegnato con dovizia di particolari, il suo dolore e la sua sofferenza si nascondono dietro il suo trucco e le sue unghie laccate, ma i suoi movimenti e il suo porsi, tradiscono un'Anima assorta nei più turpi pensieri. Bellissimi gli excursus della protagonista (non solo suoi: le digressioni sono una caratteristica dello scrittore), carichi di sentimento e pathos. 

Maria Luisa parla con Ilir, la guida turistica, che diverrà il suo più intimo confidente: un giovane attento ed educato, che prende a cuore l'urgenza della forestiera, senza sapere il perché. Ilir che non rispecchia il giovane d'oggi, ma quello di trent'anni fa, con i suoi dubbi e le sue certezze, ma con un'accoglienza senza eguali. Ilir si muove, cerca, trova. Sì, Maria Luisa chiede di una persona persa di vista tanti anni prima. Il ragazzo si arabatta, senza sapere...Senza sapere che quella signora non gli sta raccontando tutto, che quella donna ha il cuore smontato, lacerato, che infondo, ha misteri irrisolti che condizioneranno il suo stesso giudizio.

La narrativa di Virgjil Muçi è potente, di una potenza che non si avverte subito. Il racconto non parte in quarta, ma è un crescendo di fatti, di colpi di scena, di emozioni. Ecco, queste ultime non mi sono mai mancate durante la lettura. La trama si snoda su due piani temporali differenti; una parte si svolge nel presente e una parte è di flash back. Tutte le volte che ho pensato di essermi fatta un'idea dell'andamento dei fatti, mi sono ritrovato di fronte a una sterzata data dall'autore. Colpi di scena e gradevoli intromissioni.

Il romanzo è stato redatto trent'anni fa in albanese e questo lo si intravede, sia nel linguaggio, che non è certo quello odierno e sia nello stile dello scrittore, decisamente più fresco e più dinamico rispetto a quello conosciuto ne La Piramide degli spiriti (Besa Muci 2019). Personalmente ho molto apprezzato la forma del precedente romanzo, ma apprezzo ancor di più questa, che ci fa conoscere un Muçi che non ha paura di ferire, che crea un personaggio protagonista atto a rompere gli schemi del regime. 

Pensateci. Maria Luisa è una donna innovativa per quei tempi. Viaggia in un paese che pochi conoscono, (si reca in Albania con un gruppo selezionato di turisti), all'epoca del regime, e vuole ritrovare un passato perduto. A un certo punto si ritrova anche a fare la "civetta" con un turista...

Un bel romanzo La vedova innamorata, che fa ancor di più apprezzare Virgjil Muçi e la sua grande capacità narrativa, nella quale si intravede la cultura di fondo che caratterizza lo scrittore, la sua precisione nel non lasciare nulla al caso, la sua dedizione alla scrittura, che rimane semplice e lineare, nella sua eleganza.

Un ottimo lavoro dello scrittore e di chi ha contribuito alla realizzazione di questo romanzo, di chi ha fatto il lavoro di traduzione e l'affetto e la stima professionale, mi spingono ad apprezzare il notevole e valido contributo dato dalla cara collega e amica Anna Lattanzi, a un'opera che merita di essere letta, vissuta, diffusa, premiata. 

                                                                                                                                                                          Mariella Sgarbi

                                                                                                                                                                           U Calamaru

 

La disputa sul raki e altre storie di vendetta di Fabio M. Rocchi

Feb 132021

Fabio Massimo Rocchi nasce a Firenze ma vive e lavora a Tirana. Insegnante presso l'università di Tirana, Rocchi è l'autore de La disputa sul raki e altre storie di vendetta, edito da Besa, in libreria dal 25 Febbraio

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Mi sono approcciata alla lettura con qualche pregiudizio, nato dalla concatenazione di diversi concetti riconducibili all'opera di un esordiente e alla narrazione dell'Albania fatta da un italiano.
In verità, i miei preconcetti sono stati letteralmente spazzati via sin dalle prime pagine, anzi dalle prime parole lette.

La scrittura di Rocchi è matura, lineare, priva di fronzoli e potentemente descrittiva. L'autore racconta, tra punti, virgole e concetti che conoscono sempre la loro giusta collocazione, di un'Albania cangiante. Narra senza timore, in maniera forte ed esaustiva, di un universo a cui guarda con gli occhi curiosi di chi lo vive senza giudizio alcuno.

I racconti dello scrittore toscano dondolano su un'altalena di fatti e di emozioni, di descrizioni dettagliate e di profili appena accennati. Si muove bene Rocchi, quando parla in maniera pulita e chiara di un paese martoriato negli anni, non solo dalla storia sociale e politica, ma dai suoi stessi pregiudizi e dalla sua stessa chiusura. L'autore presenta un'Albania del cambiamento, un paese che lotta per ritrovare la propria dimensione, che anela di uscire dalla morsa del perenne conflitto politico-culturale, che finalmente cerca la propria forma di riscatto.
Un libro scritto bene questo La disputa sul raki e altre storie di vendetta, che consegna al lettore un ottimo scritto e una visione finalmente diversa del Paese delle Aquile.

                                                                                                                                                                      U Calamaru

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