Il Blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Pillole di Fantascienza - IL VAMPIRO

Feb 112020

IL VAMPIRO !!! (di J.W.Polidori)

Eccolo! Finalmente ritrovato, da editori che non pubblicano gli esordienti Italiani, ma si buttano in massa su un racconto obsoleto, per festeggiare i 200 anni della sua nascita. Il Vampiro ritorna, con prefazione, postfazione, frammenti di ispiratori e prosecutori. Di valore letterario scarso, o nullo, l'opera estemporanea dello sconosciuto anglo-italiano John William Polidori, medico personale di Lord Byron, fu pubblicato proprio perchè ritenuto opera del geniale ed esaltato poeta, quindi uno scritto vendibile.

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Allora come oggi, l'esordiente aveva poca fortuna. Ma, cosa ci resta di uno scritto che ai suoi tempi avrebbe dovuto far paura, e oggi fa soltanto sorridere?


Ci rimane un indubbio valore storico, testimonianza di un periodo controverso e di un momento letterario innovativo. Il XIX secolo fun un epoca di grandi mutamenti sociali e tecnologici. All'epoca di Polidori si viaggiava in diligenza o in carrozza, l'unico mezzo di comunicazione a distanza erano le lettere, scritte con la piuma d'oca; le ragazze dovevano cucirsi a mano gli abiti e il corredo, i velieri impiegavano mesi lungo le rotte commerciali, le città greche erano sepolte sotto metri di terra e mattoni, la Stele di Rosetta era ancora da interpretare.
Non si trattò di un periodo “buio”: fu dominato dalle Campagne Napoleoniche, che tuttavia non portavano oscurantismo, ma una grande riscoperta dei valori, soprattutto estetici, dell'antichità classica. Grandi poeti, scultori, musicisti (inizia l'Opera Lirica, con Rossini, Donizetti, Bellini !). Nuove idee politiche e sociali, donne scrittrici.
Insomma, un gran fermento intellettuale, ma ancora poche novità in campo scientifico, e quindi nella vita di tutti i giorni, descritta mirabilmente nei suoi romanzi da una donna che non credeva ai vampiri: Jane Austen. Era un mondo in cui la figura del gelido ed impenetrabile Lord Ruthven, conte di Marsden, poteva avere una sua ragione di essere, e anche di essere un Vampiro, assetato del sangue di una angelica vergine per poter sopravvivere. Nulla poteva fermarlo, tranne un macabro procedimento di morte con distruzione di ogni sua traccia.

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Quando passiamo all'epoca di Bram Stoker, il mondo è profondamente cambiato: treni a vapore, vascelli a vapore, dirigibili; metropolitana a Londra, canale di Suez, musei archeologici a Torino e a Londra, macchine da scrivere, macchine da cucire, luce elettrica o a gas, telefono, telegrafo, e si potrebbe continuare. Una vera e propria rivoluzione, pronta a sconvolgere la vita quotidiana, così come avverrà ancora nel XX secolo. Un nuovo mondo, in cui Lord Ruthven è ormai fuori moda; deve arrivare l' “esotico” Conte Vlad.

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Abbiamo l'intera Storia di un vampiro, “del” Vampiro, dalla nascita alla morte letteraria, per rinascere poi come protagonista della della pellicola, e infine rinascere ancora nel XXI secolo con moglie, figli, genitori e parenti vari; a volte malvagio, a volte buono fino all'esasperazione. L'ideale per le Soap Opera.

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Rosella Rapa

Pillole di Fantascienza - DRACULA !!

Dec 172019

DRACULA, l’ultimo dei Vampiri (di Bram Stoker)

Questa poi! Il Vampiro, il re del Gothic-Horror, il sanguinario mostro-pipistrello, in mezzo alla (poco) scientifica Fantascienza? Ebbene si tratta di un libro STRAORDINARIO. Dracula (1897) è considerato l’ultimo dei Romanzi Gotici, ed anche un capolavoro della Letteratura Britannica in cui Stoker (1847-1912) teorizzò la FINE di tutti i Vampiri... ma allora, chi li fece nascere?

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Nel 1818, in una stagione piovosa, Mary Shelley, suo marito Percy Bysshe Shelley, Lord Byron, e un quarto componente del gruppo, decisero di intraprendere una gara letteraria per scrivere una storia sul soprannaturale. Vinse Mary, con il suo Frankestein. Ma chi era il quarto? Me lo sono domandata per anni. Era il dott. John William Polidori, che scrisse in quell'occasione Il Vampiro, destinato ad una fortuna insuperabile per tutto il XIX secolo, ma soppiantato, proprio sul finire (1897) dal Dracula di Bram Stoker. Infatti fu Dracula, che per tutto il XX secolo divenne sinonimo di vampiro, sebbene molte opere siamo assai più simili al testo di Polidori, che non a quello di Stoker.

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Come fu possibile un tale capovolgimento di fronte?

Polidori scrisse un opera che attingeva a molte leggende locali, Inglesi per lo più, trasformando un mostro campagnolo in un raffinato gentleman (Lord Ruthven) , dotato un fascino oscuro e perverso, ma intrigante, degno di frequentare la buona società londinese, ed i libri che allora venivano letti. Stoker abbinò invece il Vampiro al famoso Vlad l’Impalatore, e ne trasferì le origini in Transilvania, terra di confine tra Romania, Moldavia, Ungheria e Bucovina. Oggi i confini dei paesi sono cambiati, ma il castello del mostro esiste ancora. Io l’ho visto con i miei occhi, da lontano, perchè salirvi è impossibile: troppo pericolose strada e ruderi. Tornando a Stoker, proprio in quegli anni muoveva i suoi primi passi una novità che avrebbe conquistato il mondo: il CINEMA! Quasi immediatamente si impadronì del romanzo, e Dracula divenne sinonimo di Vampiro, di qualsiasi genere. Le pellicole in cui è citato, comparendo anche per poco, sono più di 150: e il povero Polidori venne dimenticato. Fino a ieri: pubblicato nel 1819 il suo racconto ha compiuto 200 anni, e gli editori festeggiano. Oggi è quasi dimenticato anche Stoker, nonostante i proseguimenti più o meno validi dei suoi lavori. Eppure Dracula è un libro ricco di scoperte sorprendenti.

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Fantasy, Fantascienza, Mistery e Avventura sembrano rincorrersi come i personaggi. A chi spetterà la vittoria? Alla SCIENZA. Già.

Come struttura, il romanzo di Bram Stoker si presenta subito atipico. Rammenta, in parte, il vecchio romanzo epistolare, ma ha una caratteristica profondamente diversa: non è costituito da lettere che che si susseguono, bensì da diari. Diari assai particolari, che ci mostrano caratteristiche innovative: due fidanzati, per comunicare, usano la stenografia, complicata da segni noti solamente a loro due. Un medico registra i suoi diari su di un fonografo, la protagonista, Wilhelmina (Mina), ascolta e batte a macchina. A queste narrazioni sono mescolati gli scritti di un cronista, il diario di bordo del capitano della “nave fantasma”, annunci ritagliati dai giornali, e lettere mai lette dalla destinataria. Ferrovie, autovetture, navi a vapore, telegrafo, biciclette, tramvay, completano uno scenario “moderno” in cui un vampiro è considerato ridicola superstizione: finché Mina non batterà a macchina il diario del suo fidanzato, fornendo ad un anziano professore la chiave dei misteri per loro assurdi e inspiegabili in cui si sono imbattuti.

La prima parte del romanzo è senz’altro Gotica: l’arrivo del giovane avvocato Johnatan al castello del conte Dracula è preannunciato da segni di terrore, contadini che si fanno il segno della croce, oscure leggende, ululati di lupi e voli di pipistrelli. Una volta Entrato, Johnatan si accorge di essere prigioniero in un luogo mostruoso.
Tutto questo, nei più minuti particolari, viene annotato nel suo diario, che si interseca con il diario di Mina. Ecco quindi che la narrazione scorre sempre in prima persona pur raccontandoci fatti che avvengono a centinaia, migliaia di Km di distanza.
Una giovane amica di Mina, Lucy, deve scegliere tra i suoi innamorati, ma il suo comportamento presenta numerose stranezze. Sonnambulismo, incubi, accompagnati da ululati di lupi e morti misteriose. Quando al porto arriva una nave con il solo capitano, legato alla barra del timone, è dal suo diario di bordo che apprendiamo i fatti orrendi di una spaventosa traversata.
Le condizioni di Lucy peggiorano. La parte preponderante della narrazione passa quindi al dottor Sewart, e al suo fonografo. Non riuscendo però a comprendere la crescente anemia della sua paziente, chiama in aiuto il suo vecchio maestro, il Professore Olandese Van Helsing.

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A questo punto, impercettibilmente, il tipo di narrazione cambia.

Siamo a Londra, città moderna, con mezzi pubblici, treni, gente evoluta, che non crede più a leggende e superstizioni come fantasmi o vampiri. Van Helsing fatica non poco per spiegare che ci sono realtà ancora non comprese perfettamente dalla SCIENZA, definite PARA-NORMALI. Il vampirismo è una di queste, ma i giovani NON riescono ad accettarlo razionalmente. Mina, battendo a macchina tutti i diari fornisce a Van Helsing: la chiave. Dracula è a Londra, città indifesa contro di lui, perché nessuno crede alla sua esistenza. Siamo nel 1897, si guarda alla Luna (Verne), a Marte (Wells), alle numerose scoperte tecnologiche: elettricità, magnetismo, radiazioni.

Eppure, per combattere il Vampiro servono i metodi tradizionali: aglio, crocefissi, ostie consacrate… ma per salvare Lucy occorrono TRASFUSIONI! Questa è medicina innovativa: trasfusioni ai primordi, da vena a vena, quando gruppi sanguigni e fattori RH erano ancora da scoprire. Che rischio!

Ora bisogna salvare la città, e l'umanità intera. Fughe, rincorse, piani organizzati, tutto viene predisposto con cura per combattere il nemico non più Occulto: per chi ama spaventarsi, restano colpi di scena a ripetizione, per chi si diverte, è una lettura appassionante, che trascina pagina dopo pagina.
Un finale emozionante che si conclude con la vittoria della Scienza e della Ragione, contro Superstizione e antichi retaggi d'odio. Nelle intenzioni di Stoker, Dracula è VERAMENTE l’ultimo dei vampiri, e la Terra è liberata per sempre dal suo malvagio potere.

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La Fantascienza, in Dracula, va cercata nelle pieghe del romanzo, e nell'atteggiamento dei protagonisti, particolare delle due ragazze.
Mina è una donna moderna, la donna che di lì a poco potrà affrontare il nuovo secolo in tutta la sua forza: indipendente, disinvolta, sicura di sé, conosce le tecnologie più all'avanguardia del momento, sa prendersi cura di se stessa, delle amiche, e del marito malato. Il lavoro non la spaventa: pensa di continuare a lavorare anche dopo il matrimonio, almeno finché il marito non avrà qualche vantaggio nella sua carriera. Una donna del Futuro.
Lucy, al contrario, è la tipica ragazza ottocentesca: dolce, di carattere arrendevole, bisognosa di protezione, in cerca di un uomo per la vita, ma capace di attirarne molti accanto a se. Rappresenta il Passato.
Dracula perseguita Lucy, ma è attratto da Mina. Tuttavia non apprezza le sue doti intellettuali, ma il suo fascino femminile. La vuole tutta per sé, nel suo antico castello, come una regina: vuole trascinarla nel passato più remoto, strapparla al presente e al futuro. Mina, però ha amici sinceri, anche se non cerca di farli innamorare tutti.
Il personaggio di Mina è una rarità nel panorama della Fantascienza ottocentesca, riservata quasi esclusivamente a inventori più o meno pazzi, viaggiatori in luoghi remoti o inesistenti, sognatori solitari.

Ma cosa ne sarà di Dracula? Più di altri romanzi (che pure esistono) lo dirà un nuovo, fantascientifico prodotto: il cinema.

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Sin dai suoi esordi, infatti, il cinema fu irresistibilmente attratto dal protagonista del romanzo di Bram Stoker; purtroppo nessuna delle pellicole comparse in più di un secolo rende giustizia al romanzo che aveva teorizzato la scomparsa di tutti i vampiri, con le armi (stranamente unite) della Scienza e della Religione, da usarsi contro antiche superstizioni, maledizioni, terrori atavici. Dracula divenne invece il vampiro per eccellenza, il simbolo del terrore, il più grande protagonista dei film “noir”, il padre di nuove, numerose saghe, che imperversano ancora oggi, con film, serial TV e anche libri. Uno peggio dell'altro. Fa eccezione il film “Dracula, di Bram Stoker” del 1992, con un cast e un regista davvero eccezionali. Qualche differenza rispetto al libro, come sempre, ma ottime interpretazioni. In più, Mina è l'unica donna che partecipa alla “Lega degli uomini straordinari”; il suo personaggio viene notevolmente stravolto, ma la grinta rimane la stessa.

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Come per tante altre opere, e altri autori, il Tempo non è stato corretto con Bram Stoker: mentre la sua “creatura” diventava una star, il creatore finiva nell'ombra, almeno fuori dalla Britannia; il peggio resta nel fatto di essere stato incompreso, travisato, trasformato. Leggere il SUO Dracula è un’esperienza che non dovrebbe mancare a chi ama cercare nella letteratura quei libri che si possono considerare “pietre miliari” nel corso della storia, libri che, indipendentemente dal valore letterario in senso stretto, segnano un’epoca, una svolta. Soprattutto, rendiamo giustizia all’autore, ingiustamente strapazzato e bistrattato come pochi altri.

 

 

Pillole di Fantascienza - L'Uomo Invisibile

Oct 292019

L'Uomo Invisibile – di Herbert George Wells

 

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Credo che quasi tutti, giovani e meno giovani, conoscano l’uomo invisibile, la donna invisibile, e tutti i loro discendenti, travasati dal cinema ai fumetti e viceversa. Forse, tuttavia, non sanno che la loro origine è qui, in un romanzo del XIX secolo, scritto nel lontano 1881 ma pubblicato nel 1897. Ed è FANTASCIENZA. Fantascienza pura e reale. Eccezionale, infatti, è la pagina in cui l’autore descrive le possibilità della rifrazione, come principio per l’invisibilità; poi, con vera arte d’esperto scrittore, fa in modo di non rivelarci per intero la “formula”. Non magica, ma assolutamente scientifica.

Avventuroso, filosofico, stravagante coinvolgente.

Per H.G.Wells (1866 – 1946), la fantascienza è una metafora, un simbolo per descrivere i problemi e le inquietudini che accompagnano i grandi progressi e i mutamenti di pensiero, che, nel corso della sua vita, iniziarono la loro corsa frenetica e inarrestabile. L’autore esprime chiaramente il proprio punto di vista: il solo progresso scientifico NON è sufficiente a migliorare la condizione umana su questa terra; è necessario che esso sia accompagnato da una consapevolezza cosciente di ciò che la scoperta in sé può significare.
Lo scienziato che scopre la formula dell’invisibilità, e la sperimenta su se stesso, ansioso di mantenerne il segreto, perde, insieme alla connotazione visibile d’essere umano, anche l’appartenenza alla “società” umana. Misantropo fin dal principio, si allontana sempre di più dai suoi simili, fino a desiderarne l’annientamento, la sottomissione. Nulla di buono potrà mai derivare da una scoperta tanto spaventosa, e tanto male usata: perciò la tragedia finale sarà inevitabile.

Come non portare la nostra mente a tutte le scoperte scientifiche e tecnologiche che, tuttora in rincorsa, dal XIX secolo ai nostri giorni, non hanno fatto altro che portare benessere, ricchezza e potere, concentrati nelle mani di pochi, mentre per altri si aprivano sconfinate epoche di devastazione e miseria?

H.G.Wells fu profetico, non tanto per le sue pur emozionanti avventure, quanto per la sua profonda filosofia. Nessuno ha finora scoperto la formula dell’invisibilità: ma il suo monito ci accompagna, sempre.

 

FILM

Da questo libro è stato tratto, nel 1933, un film in bianco e nero, diventato un vero “cult” del genere horror e non di fantascienza. I tempi non erano maturi. Pur con vari cambiamenti, rende perfettamente lo spirito del libro, ed ha effetti speciali che colpiscono ancora oggi.

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La leggenda degli uomini straordinari (The League of Extraordinary Gentlemen) è un film del 2003, tratto da un fumetto, in cui l'Uomo Invisibile compare a fianco del Capitano Nemo, Jeckyll/Hyde, Dorian Gray ed altri famosissimi personaggi creati dalla fantasia di grandi scrittori. Non è uno "spaccatutto", ma un film di Fantascienza all'antica, col il solito mitomane che vuole diventare padrone del mondo. Ed è anche una parafrasi della I Guerra Mondiale, che Wells anticipò, e che purtroppo vide realizzarsi.

Pillole di Fantascienza – Introduzione

Oct 212019

Nel XIX secolo il Fantasy viene abbattuto dal Positivismo, dalle scoperte scientifiche e dal progresso tecnologico, che trasformerà ogni cosa, iniziando quella "civiltà industriale" che all'inizio sarà ben poco civile, ma indurrà molte speranze in un futuro migliore per tutti.

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Ecco che nasce, quindi, la Fanta – Scienza, una proiezione delle aspettative scientifiche più avanzate. Nell'arco del secolo il suo alfiere sarà l'universalmente famoso Jules Verne, che inizierà la sua opera con fervente entusiasmo, ma soccomberà a un dilagante pessimismo verso la fine della sua vita, e del secolo stesso, quando l'entusiasmo per il "progresso" verrà meno. Le due guerre mondiali abbatteranno definitivamente il mito della nuova civiltà meccanica, portando la Fantascienza a rinnegare se stessa, con gli scrittori impegnati a descrivere i possibili e probabili danni dovuti alla spersonalizzazione dell'umanità.

Più avanti ritornerà un cauto ottimismo, proiettato questa volta in futuri "stellari", tra galassie lontane ed improbabili alieni, con una patina di "scientificità" molto spesso errata o ridicola. Infine, in questo nostro nuovo secolo, la letteratura cede il passo alla filmografia, ormai in 3D, per mostrarci un futuro "distopico", il contrario dell'utopia, ma anche della speranza e dell'oggettività. La speranza arriva solo con la creazione di super-eroi, uomini e donne dotati di poteri sovrannaturali che ricordano tanto quelli degli antichi semi-dei: gli eroi, incontrati all'inizio della nostra Storia del Fantasy. Il semplice essere umano non può niente, contro malvagità e poteri niente affatto occculti. Siamo alla Fine di ogni aspettativa umana, al pessimismo veramente "cosmico".

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Quanddo iniziai a scrivere seriamente mi chiesero "Perchè scrivi Fantasy, e non Fantascienza? Ne hai le competenze!". E' proprio per questa ragione che ho evitato di scrivere stupidaggini galattiche, meglio avere la libertà di inventare di tutto e di più. La Fantascienza molto spesso si sposa con Fantasy, tanto che, soprattutto per gli ultimi anni, è difficile fare una distinzione netta. Anche per questo non è possibile definire una "storia" vera e propria, perchè gli autori li conosciamo, e sappiamo che ognuno ha dato la sua visione del mondo in base a determinati parametri culturali. Esploriamoli quindi, uno per uno, andando a cercare quanto c'è di più intrigante e curioso in ognuno.

A presto, quindi, con le


 Pillole di Fantascienza


Rosella Rapa

 

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Storia del Fantasy - Conclusioni

Sep 242019

Conclusione

Sono giunta al termine della mia storia, ed ora, che questa bella (spero) cavalcata tra i secoli si conclude, è d’obbligo farci una domanda: cosa è Fantasy, e cosa non lo è? Il surreale, il mistico, le storie di streghe e demoni malvagi, cos’hanno, per non essere definiti Fantasy?
Ebbene, Il Fantasy è un mondo a parte. Un mondo in cui ogni assurdità diventa ragionevole, ovvia, scontata. Nessuno si stupisce per l’apparizione di un Drago, o di un folletto: siamo in un mondo Fantasy. Sarò più chiara con qualche esempio.

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Il XIX secolo: Il Declino

Il secolo del positivismo, della nuova industria, delle miniere di carbone e di grandiose scoperte scientifiche, non è un buon momento per l'immaginario a 360 gradi, soprattutto non è un momento in cui gli adulti prendano le "fantasie" in seria considerazione. Cose per bambini, fanciulle, ragazzi. Idee perniciose che vanno estirpate una volta cresciuti, per passare alla realtà concreta. L'immaginario sopravvive, naturalmente, ma non avremo più quelle grandiose creazioni con personaggi mitici: il fantastico viene confinato nella "stanza dei bambini", e il Fantasy vero e proprio ci si strova stretto.

Le favole, non sono Fantasy: sono racconti moralistici, in cui gli animali interpretano particolari tipi d’esseri umani. Nel mio dialetto, favola, “fola”, vuol dire essenzialmente bugia, stupidaggine, invenzione campata per aria. Oppure donna pazza.
Le fiabe popolari, come quelle raccolte dai Fratelli Grimm, potrebbero essere Fantasy, se non fosse per l’inizio “c’era una volta” e la classica fine “vissero tutti felici e contenti”. Questo le colloca al di fuori della realtà, mette paletti precisi tra il Reale e il Fantastico.
Le fiabe di Hans Crhistian Andersen, invece, sue personali creazioni, sono Fantasy: soprattutto la Sirenetta, o la Regina delle Nevi, ne hanno tutte le caratteristiche.

Peter Pan, è un Fantasy: sia nelle storie originali, sia nella versione, forse la più conosciuta, che ne diede Walt Disney, fino al recente Hook, e alla filmografia moderna. Non esiste distacco tra realtà e sogno, tutto collima alla perfezione.
Alice nel Paese delle Meraviglie potrebbe essere un eccellente Fantasy, ma la bambina si sveglia: ha sognato. La realtà l’aspetta, appena fuori della sua camera.

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In tempi più recenti, e proprio in Italia, il paese negletto, “Il Visconte dimezzato”, e il Cavaliere Inesistente”, di Italo Calvino, sono Fantasy: non lo è il “Barone rampante”, e nessuna delle sue altre opere. Surreali, sì, ma non Fantasy.

 

Il XX secolo: La Rinascita

L’impatto della opera di Tolkien, in Italia, fu enorme: Il Fantasy tornò ad essere un genere di prima grandezza, i suoi autori arrivarono fino alle nostre librerie.

Dall’America arrivò anche un impressionante contenitore di libri, giochi di ruolo, personaggi, scacchiere, e gadget. In tanto proliferare si distinsero due trilogie, "Le Cronache" (I Draghi del crepuscolo d'autunno, I Draghi della notte d'inverno, I Draghi dell'alba di primavera) e "Le Leggende" (Il destino dei Gemelli, La guerra dei Gemelli, La sfida dei Gemelli). Soprattutto nella seconda trilogia, l’approfondimento psicologico dei personaggi è portato a livelli d’alta letteratura, mentre nella prima si presentano tutti i elementi di un vero romanzo fantasy, dal Drago al Folletto, con elementi caratteriali di simpatica ironia; ma soprattutto, viene creato un “mondo a parte”, con i suoi continenti, le mappe, le città persone diverse che abitano luoghi diversi.
Molto più semplice, il ciclo di Shannara, che, almeno all’inizio, si distingueva per la buona scrittura e l’originalità dei temi.

E c'erano tanti altri, tantissimi: con nuove storie, nuove idee, nuovo fervore d’immagini.
Non è mia intenzione riportare qui un elenco di scrittori, più o meno famosi, che diedero impulso al Fantasy, portandolo a superare i best sellers, seguendo la via tracciata da Tolkien in maniera NON pedissequa, ma nuova, frizzante, fantasiosa.

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Disegno di Rosella colorato da Becky


Non solo: pittori, disegnatori, creatori di fumetti, cartoni animati, tornarono finalmente a proporre agli adulti ciò che per troppi anni era stato relegato nelle stanze dei bambini.
Così deve essere il Fantasy: ogni autore, ogni storia, deve regalarci un mondo nuovo, inverosimile, eppur credibile, compiuto al suo interno, vivo, immaginario, eppure reale, non appena entriamo tra le pagine e lo facciamo nostro.

Fu davvero un momento “Fantastico” .

 

Il XXI secolo: l’Arte è scomparsa?

Che la fine del “periodo d’oro” si stesse avvicinando, lo compresi già negli ultimi anni del secolo scorso: saghe troppo lunghe, (sette libri sono una paranoia, non sono distrazione!) esagerato riciclo dei personaggi Arturiani, storie scritte da persone diverse in tempi diversi, e tutto per continuare un’idea originale all’inizio, ma spesso trascinata fino alla consunzione.

Io non accetto da un Fantasy, tutto, purché sia fantastico, o fantasioso. Dopo aver scagliato per la terza o quarta volta, un libro contro la parete, decisi di chiudere con la pseudo - letteratura moderna, e con il fantasi (con la f minuscola, e senza y) in particolare. Quando poi arrivarono i romanzi storici, che si proponevano di reinterpretare il passato cancellando il fantastico, per presentare una verità più assurda d’ogni possibile invenzione… ecco, pensai, abbiamo toccato il fondo.

Chiusi il capitolo, e ne aprii un altro: la ricerca delle fonti. Quelle che vi ho proposto, sin qui, partendo dall’inizio del tempi, e non dalla fine, come invece toccò a me. La mia ricerca, vi assicuro, è tutt’altro che finita: alcuni libri si trovano solo in Inglese, altri, solo in Inghilterra! Altri in biblioteche molto serie.

Eppure oggi escono molti film, e molti libri nuovi …
Ebbene, il fatto che PRIMA si guardi il film, poi si vadano a cercare i libri, non è un buon segno. Soprattutto se si vanno a ripescare le Cronache di Narnia: eccellenti, ma… scritte da un amico di Tolkien, pubblicate negli anni ’50, e rivolte ai ragazzi. Quasi tutto il Fantasy moderno è rivolto a ragazzi, o ragazzini. Nulla di male, ho letto buone cose, ma siamo tornati al XIX secolo, al declino, alla stanza dei ragazzi.

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E’ giunto il momento di salutarci, Gentili Lettori. Mi auguro che la mia Storia vi sia piaciuta, ed abbia destato qualche nuovo interesse.
Arrivederci a presto, con nuovi articoli, e nuovi temi.


Addio, Storia del Fantasy!

Gwendydd (Rosella Rapa)

Storia del Fantasy - L'Araba Fenice

Sep 202019

L'Araba Fenice : J.R.R. Tolkien

Mentre L’Europa, e L’Italia, erano occupate a ripararsi da bombe d’ogni genere, nella prima metà del XX secolo, un professore di Anglosassone, John Ronald Reuel Tolkien, (1892 - 1973),cominciava ad abbozzare, tra una trincea e l’altra, il suo Sogno Fantastico: creare una Mitologia Inglese, per gli Inglesi. Non andava bene Beowulf, troppo Norreno, e nemmeno Arthur, troppo Celtico di origine, e troppo contaminato poi. No, doveva essere qualcosa di nuovo, e unico.

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firma di J.R.R. Tolkien


Negli anni ‘50, insieme ad alcuni amici, tra cui C. S. Lewis, autore de “Le cronache di Narnia”, formò un gruppo di scrittori appassionati di “letteratura Fantastica"; il risultato fu la pubblicazione del tre volumi che costituiscono, il suo libro più famoso.

Il Signore degli Anelli, almeno qui in Italia, ebbe gloria postuma, come il suo autore, grazie ad un film d’animazione ormai dimenticato, che mostrava tre buffi ometti, senza scarpe, costretti a partire per una avventura più grande di loro: poi il cartone si mutava in una specie di sperimentazione tridimensionale, che doveva rappresentare la prima battaglia contro i cavalieri della Notte. Gli appassionati di Cartoon attesero; ma il seguito non arrivava, così comprarono il libro.

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copertina dei DVD

Io sono un’appassionata di Tolkien e dei suoi scritti, ma cerco di restare obbiettiva.

Non sosterrò mai che Il Signore degli Anelli sia “il più bel libro di tutti di tempi”,né che Tolkien abbia inventato il Fantasy, gli Alberi Parlanti, gli Anelli Magici, i Maghi, gli Elfi, le Foreste Incantate, i castelli imprendibili, i cavalieri fantasma, i nani e mille altre cose. I miei articoli sono tutti tesi a dimostrare il contrario. Tolkien inventò gli Hobbit, La Terra di Mezzo, e nuovi, inconsueti linguaggi. Era un linguista: conosceva il greco, il latino, il gallese, l’anglosassone e persino il finnico. L’ impresa non fu poi così difficile: provate a leggere il testo di uno studioso (lui) che vi spieghi come tutte le lingue indo-europee siano in fondo la stessa lingua, e capirete il perché. Fu molto più complesso creare il linguaggio della nostra moderna matematica: occorsero secoli, e decine di geniali studiosi da Galileo in poi. So che Tolkien può anche non piacere. L’ho sentito definire schizofrenico, anormale, estremista, fanatico, e fuori del suo tempo.
Non ho remore nell’affermare che “Il Signore degli Anelli” è un libro a tratti noioso, ridondante, ripetitivo, e con un finale strascicato capace di far addormentare anche il lettore più convinto. Una bella sforbiciata sarebbe stata utile. Confrontatevi con il finale dell’Odissea: non c’è proprio paragone. E le donne? Tre in tutto il libro. Sembrerebbe persino antifemminista.

Allora… perché l’ho chiamato “L’Araba Fenice”?

Perché Tolkien, proprio grazie alla sua straordinaria e vastissima cultura, al suo genio inventivo, alla conoscenza dei Classici, riuscì ad elaborare non uno, ma una vasta serie di capolavori letterari, che fecero riscoprire l’antica immaginazione che aveva ispirato Omero, Dante, Ariosto, rielaborandoli in un universo del tutto nuovo, completamente avulso dal mondo in cui viviamo, eppure con i suoi problemi sempre presenti e simbolicamente rappresentati.

undefined       Galadriel e Frodo

Credo che per comprendere Tolkien, e la sua opera, si debba approfondire un poco quella che fu la sua vita. Fu professore universitario, partecipò alla prima guerra mondiale, subì la seconda: e intanto scriveva appunti. Le battaglie cruente dei suoi libri non sono inserite per particolari o personali propensioni all’horror: esse rappresentano gli orrori della prima guerra mondiale, da lui combattuta in trincea, e della seconda, che sconvolse l’intera Europa. Orrori abnormi, dei quali bisognava mantenere il ricordo, perché il sacrificio di tanti giovani non fosse stato vano.

undefined J. R. R. Tolkien nel 1916


Purtroppo questi appunti furono pubblicati solo dopo la sua morte: il suo vero capolavoro, Il Silmarillion, uscì nel 1977. Sebbene incompiuto, e quindi proposto come una serie di racconti, con molti argomenti lasciati in sospeso, è questo il libro che rivela il vero, sublime, affascinante mondo Tolkeniano.
Un filo sottile unisce tutte queste vicende che partono dall’inizio del mondo, dalla nascita degli Dei, per arrivare alla creazione delle figure che dovevano abitarlo: primi gli immortali, gli Elfi, poi i mortali, gli Uomini. Si tratta di una personalissima rielaborazione di tutte le mitologie da lui conosciute: non posso enumerarle, forse sono più di quante io possa immaginare. I suoi appunti sono talmente tanti, che continuano ad essere rielaborati e pubblicati.
Il Silmarillion, ed i suoi fratelli incompiuti, non sono affatto antifemministi, al contrario: le donne hanno un ruolo importantissimo nello svolgersi degli avvenimenti, ed anche i ragazzi: a mio parere, questo è segno di una mentalità molto aperta.

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Potrei continuare per pagine e pagine, articolo dopo articolo, ma non è mia intenzione scrivere un trattato, né, una biografia. Aggiungo solo che, in ogni libro, la prosa di Tolkien è sempre affascinante: pur così erudito, sa scrivere in modo semplice, a volte per bambini (Lo Hobbit) a volte per colleghi (Albero e Foglia) riuscendo sempre a farsi capire.

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Tomba di Tolkien e di sua moglie Edith.
Sulla lapide si possono leggere i nomi Beren e Lúthien.  

Ho smontato e rimontato un Grande Autore: non per mio personale divertimento, ma per dimostrare quanto sia degno di figurare tra i Grandi della Letteratura di cui vi ho sin qui raccontato.

Perché con Tolkien,

Finisce, gentili lettori la STORIA del GRANDE FANTASY d'autore.

 Gwendydd (Rosella Rapa)

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