Il blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Storia del Fantasy : L'Odissea

Jul 122018

L’Odissea, da sempre a braccetto con l’Iliade, è invece un libro assai diverso. E’ un romanzo d’avventura, avventure in un mondo fantastico: questo è il genere che io definisco Fantasy Classico, ed è anche il mio preferito.

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Qui si fanno più evidenti alcuni aspetti che caratterizzeranno il Fantasy nel suo insieme.
Innanzitutto, il viaggio, un lungo viaggio per ottenere il più ambito dei trofei: il ritorno alla sua patria e la riunione con la donna amata. Il protagonista è sostanzialmente uno solo, Ulisse (Odisseo, se preferite): è lui che deve affrontare pericoli e traversie d’ogni genere (il Male) per riuscire a giungere finalmente a casa (il Bene).

I pericoli sono quelli che s’incontreranno d’ora in poi nel mondo Fantasy: i mostri, come i giganteschi Ciclopi e le terrificanti Sirene; maghe incantatrici, come Circe e Calipso; incantesimi pericolosi, come il frutto del Loto e lo stesso Otre dei Venti, regalato in persona dal dio Eolo.

Come opporsi a tutto questo? L’eroe è un essere umano, anche se di alte origini, che si ritrova a dover affrontare poteri assai superiori alle sue sole forze; talvolta aiutato da poteri altrettanto forti che lo affiancano (Athena, soprattutto), altre volte con mezzi regalati dagli dei (talismani), ma, molto spesso, da solo. Questa è una caratteristica abbastanza rara: Ulisse, pur se prode guerriero, non è invulnerabile, non ha armatura o spada magica; come dote che lo rende superiore, ha invece una caratteristica prettamente intellettiva: l’astuzia, ereditata dal nonno Ermes (Mercurio), protettore dei viandanti, dei mercanti e dei ladri.

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Solo nel finale, quando Ulisse dovrà tendere il proprio arco, si rivela in qualche modo una sua dote sovrannaturale (una forza prodigiosa) e l’arco diventa vera e propria arma magica. Con le sue frecce, infatti, Ulisse uccide i Proci liberando la sua reggia, la donna amata, e il suo popolo dal dominio malvagio (fine classica: l’eroe è vittorioso, il Bene ha trionfato sul Male).

Ma Penelope non è ancora convinta: gli chiede di spostare il talamo nuziale, e Ulisse quasi si arrabbia: il letto era stato da lui stesso scavato sull'enorme tronco di un albero abbattuto. Dubito che Omero, o chi per lui, avesse visto le sequoie giganti della California: questo è uno dei tanti esempi di magie e misteri che renderanno ogni scrittore fantasy capace di intuire eventi che un giorno accadranno davvero, o che esistono in paesi sconosciuti.

Che dire poi nel vedere Ulisse e Penelope ancora belli e attraenti dopo vent’anni di distanza? Un elisir di eterna giovinezza trovato in qualche zona smarrita del testo? Una eredità degli antenati dei? Perchè anche Penelope ha antenati illustri: nientemeno che Perseo. Magnifico: ecco il dono più importante che questi antenati possono lasciare alla loro progenie: la possibibilità di vivere a lungo, certo superando difficoltà d'ogni tipo, ma con un lieto fine nella tranquillità della propria famiglia.

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L’Odissea dimostra di essere un Fantasy capace di approfondire tutti i personaggi anche da un punto di vista personale, scavando a fondo nella loro psicologia; è un libro già capace di assegnare al semplice essere umano una sua propria intrinseca dignità. Ci stiamo allontanando dal mondo totalmente estraneo degli dei, per entare in un altro mondo, pur sempre fantastico, ma incentrato sulle capacità umane.


E’ stato un articolo troppo tranquillo? Con tutte le sue avventure e i suoi prodigi, l’Odissea è un Fantasy relativamente tranquillo. Pone le basi per quella che sarà la versione del Fantasy più seguita fino ai nostri giorni, da autori noti e meno noti: il viaggio attaverso un mondo immaginario e surreale. Con lieto fine obbligatorio: il Male non trionferà.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.


Gwendydd (Rosella Rapa)

Storia del Fantasy - L’Iliade

Jul 022018

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Ora, molti lettori, penseranno che sia un po’ pazza: avete ragione. Ciò non toglie che l’Iliade sia da me considerata il primo libro Fantasy della nostra storia. Ed appartiene anche ad un genere specifico l’Heroic Fantasy.
Infatti, di cosa parla? Di una Guerra. Una guerra combattuta con armi prettamente umane? No. Una guerra “corretta” seguendo regole d’onore? No. Una guerra in cui a fianco di comuni mortali intervengono esseri dotati di straordinari Poteri? Sì. Non solo: oltre a proteggere i mortali, i sovrumani, gli dei, sono in lotta tra loro, si dividono, parteggiano, cercano di ostacolarsi a vicenda. Una guerra senza fine: i dieci anni, ai tempi degli antici greci, intendo quelli che lessero o ascoltarono la narrazione, rappresentavano almeno un terzo della vita di un adulto. Una guerra che termina con inganno, una guerra cruenta e senza pietà.
Personalmente, L’Iliade non mi piace, come non mi piacciono tuttora i libri Fantasy di questo genere: li considero troppo violenti. Tuttavia, a differenza di molti contemporanei, nell’Iliade molto spazio è dato anche ai sentimenti, ed i personaggi sono molto ben definiti, con la loro personalità, il loro passato, le amicizie e gli odi personali.


Citiamone qualcuno:
· Ettore: L’eroe Troiano. Umano, lotta contro forze più grandi di lui, senza mai
arrendersi. Eroe tragico, destinato a soccombere.
· Aiace: L’eroe Greco. È l'incarnazione stessa delle virtù della costanza negli
impegni e della perseveranza. Eroe tragico, destinato a soccombere
· Achille: invulnerabile, pronipote di Zeus e figlio della nereide Teti (semi-umano
con poteri specifici)
· Laocoonte: indovino e sacerdote (mago) viene ucciso da
· Serpenti Marini: (mostri) inviati da
· Poeseidone: dio del mare (essere con poteri soprannaturali)
· Cassandra: profetessa (maga) Riceve il dono dalla preveggenza da
· Apollo: dio del sole (essere con poteri soprannaturali)

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Potrei continuare per pagine e pagine, ma diventerebbe una noia; riflettete però: tra questi personaggi, quanti sono quelli che ben figureberro in un moderno libro fantasy? Tutti.
Per questo motivo, dopo aver esaurito l’inventiva, e saccheggiato a piene mani la mitologia nordica, ora alcuni moderni autori di Fantasy cominciano a pescare tra la mitologia greca. Non solo dall’Iliade, ma da tutte le infinite leggende che ci sono state tramandate.

Qualche illustre accademico ha fatto un balzo sulla sedia, nel leggere quest’articolo tanto stravagante? Spero di sì. Ma gli illustri accademici non leggono i miei articoli. Piuttosto, mi rivolgo ai giovani: leggete, o rileggete l’Iliade, come se fosse un romanzo Fantasy, scordate tutto ciò che vi è stato inculcato a scuola, e riflettete. Con il vostro cervello.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.
Gwendydd (Rosella Rapa)

 

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Storia del Fantasy - Introduzione

Jun 052018

 

Da decenni ormai scrivo Fantasy: ora credo giusto iniziare con una mia breve introduzione, per capire perché scrivo DEL Fantasy?

Fin da bambina-ragazzina, io ero, in realtà, un vero talento matematico: probabilmente in altri paesi mi avrebbero presa, inquadrata, specializzata, ed ora starei studiando complicate equazioni rivolte a chissà quale “magico” scopo. Perché la matematica è Magia, Musica, Poesia! Non lo sapevate? Meglio! Vi già detto qualcosa di nuovo.
In questo nostro paese, l’istruzione istituzionalizzata, non apprezzava il mio modo di fare matematica, o fisica: perché io ero eclettica, fantasiosa, intuitiva, poco incline a piegarmi alle regole. Davo soluzioni, anziché studiare diligentemente a memoria. Così la mia adorata matematica finì con l’essere uno strumento per trovare lavoro e guadagnare: nulla di più.

E la fantasia? Fortunatamente, fin da ragazza, avevo cominciato a scrivere, e a disegnare: storie assurde, popolate di principesse, draghi, maghi, fantasmi, straordinari incantesimi e personaggi con poteri invincibili, animali parlanti, fate e folletti. Tutto di nascosto, naturalmente. Finché un giorno… via, allo scoperto, con racconti fiabe, romanzi.
Fantasy, naturalmente.

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Vi accompagnerò, se vorrete, attraverso questo genere carico di mistero e di follia, a volte dalla trama irreale, altre col finale impossibile.
Sarò disaccrante, senza limiti; proporrò la mia opinione su tutto, poco importa se riconosciuta dai testi ufficiali. Voglio ignorarli, ribaltarli, smuoverli, distruggerli: o questi articoli non avrebbero nulla da dirvi. Spazierò per mondi sconosciuti, incontreremo esseri impossibili, vi porterò in luoghi dove ciò che regna è l’assurdità più completa, l’inventiva a briglia sciolta: ma con una verità fondamentale sempre presente.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.

Gwendydd (Rosella Rapa)

L' Araba Fenice

May 142018

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Vento, Pioggia, Neve…

Voglio volare nel vento d’inverno,
Perdermi tra le brezze del Nord,
Ma dovrete portarmi lontano:
Questo paese è troppo vicino al deserto,
al Caldo, all’Arsura. Figli del Sole.

Io sono una Strega, e come tale voglio morire.

Consumata dal calore, sì, ma del Fuoco
Ed affidata alla mutevole Aria
Perché mi porti in una fertile Terra,
Bagnata da fresca Acqua,
Dove il mio seme possa germogliare ancora.

Perché da ogni Strega nasce un rosso fiore .

Ma i fiori non sono tutti uguali:
Veleno per chi mi credeva uccisa,
Profumo per chi ardentemente ha amato.
Attenta, Bambina, quella bellezza
È intrisa di veleno, è un pericolo per te.

Io sono una Strega, e come tale voglio morire.

Riposare tra le fresche acque di un Lago,
Ombreggiato da alte Montagne,
Vedere una notte piena di Stelle,
Cercarvi le mie antiche sorelle,
Ma non ascoltare il loro richiamo.

Così, rinascerò ancora.

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Rosella

 

Il diritto di esistere

May 022018

E’ ormai di almeno un mese fa la triste vicenda di un giovane diventato tetraplegico e cieco, a seguito di un incidente. Non ha sopportato questo peso ed è andato in Svizzera per avere una “dolce morte”. Poco tempo fa avevo visto un film con una situazione simile. In entrambi i casi, a fianco del malato, solo i rispettivi partners. Cosa sarebbe potuto accadere con un po’ di aiuto? Visite, compagnia, TV, film, un programma alla radio… perché nessuno ci ha pensato? Più i malati sono trattati da emarginati di cui si può solo avere sterile pietà, e più loro stessi non vedono altra via d’uscita, se non quella di far cessare la loro solitudine.

Quando ero alle elementari, c’era in classe una bambina che aveva avuto una malattia alle ossa, e le era rimasta una gamba più corta dell’altra. Portava orribili scarpe ortopediche, aveva delle barre metalliche che le immobilizzavano e traevano la gamba, e vestiva come una vecchina, con indosso un tremendo scialletto rosa. Una volta, mentre l’aiutavo ad infilare il cappotto, le dissi: “lo scialle mettilo sotto il paltò, non sopra. Sta meglio e tiene anche più caldo.” Ma lei non mi ascoltò: “No, no, la mamma dice che va bene così”.
I genitori venivano a prenderla fino alla porta dell’aula, perché c’erano troppe scale, che noi invece scendevamo di corsa. Erano genitori anziani, resi ancor più anziani dagli abiti dimessi e dal loro ripiegarsi su quell’unica figlia che, ne erano convinti, avrebbe avuto una vita disgraziata, tra casa e ospedali, e con una fine prematura. Mentre mi preparavo per uscire, accanto a una bellissima bambina con occhi verdi trasparenti, lunghi riccioli neri e indosso una morbida pelliccia, pensavo: “non è giusto, non è giusto. Perché la bambina non può venire a giocare con noi? Non può correre, ma possiamo giocare alle bambole… o forse non le ha le bambole?”
Cosa poi le sia accaduto non lo so, ma lo posso immaginare. Se trattiamo tutti i bambini con problemi di salute come malati terminali, finiranno col crederlo anche loro.

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La settimana scorsa ho visto una pubblicità. Sì, una pubblicità.
Non una di quelle lacrimose e pietistiche che ci mostrano bambini veramente vicini alla morte, da noi per malattie rare, altrove per pura e semplice fame; ci lasciano poi impotenti di fronte a situazioni che certo non basta il denaro per sanare. No, questa era impostata in modo molto positivo, puntando sulla vita, e non sulla morte: erano pubblicizzate protesi meccaniche agli arti. Mostrava bimbi di circa 6 mesi, con le gambe ferme al ginocchio, o il braccino solo fino al gomito. Erano allegri e felici, ben curati e in salute. Poi si vedeva il loro futuro, in cui le protesi, sotto i vestiti, non si distinguevano dagli arti naturali. Certo, le pubblicità tendono a far vedere tutto bello e buono, ma i progressi in questo campo della medicina sono stati tanti, e la società ha imparato ad accettare ogni tipo di differenza; abbiamo anche le olimpiadi per i disabili. Qui c’è però una novità: il fatto che non si abbia paura ad affrontare il problema dei disabili con un spot ricco di gioia, vuol dire, a mio parere, che la Vita ha tante sfaccettature, e ciò che può essere insopportabile ad alcuni, può essere invece visto da altri come un incidente di percorso. Un incidente che si può superare, visto che un iovane, senza una mano, è arrivato a giocare tra i professionisti del Football Americano, insieme al "normale" fratello gemello. Una grande vittoria.

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Tutti possiamo aiutare questi malati e le loro famiglie, dare loro gioia e occasioni per stare insieme, farli giocare da bambini e farli studiare da grandi. Non basta garantire la loro sterile sopravvivenza, bisogna colorare i loro giorni.

Questo è il diritto di ESISTERE

 

Rosella Rapa

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