Il Blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Buona Pasqua

Apr 172019

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Pasqua di Renzo Pezzani

Ogni nube nel turchino
sembra un angelo in cammino;
primavera è nelle cose;
ogni siepe ha le le sue rose.

Dentro il cor la pace vive.
Squilla intorno il campanile.
Dal sepolcro come un fiore
torna al ciel Nostro Signore;
ogni bimbo guarda in su
e nel ciel vede Gesù.
 

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Buona Pasqua

 

Storia del Fantasy - La Divina Commedia

Apr 062019

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Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ’l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterna duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".

 

Ebbene sì!

Dopo aver vagato tra le nebbie del nord, avanti e indietro nel tempo, atterriamo a casa, lungo le sponde dell'Arno e anche un po' più in là.
La Divina Commedia (1308-1320) è un capolavoro sotto tanti punti di vista; nella Storia del Fantasy non si dovrebbe osare toccarla, ma io sono del tutto irriverente nei confronti dell'Inferno, che di mistico non ha nulla, in compenso riporta alla luce (anzi al buio) tutti i mostri pagani recuperati dall'Iliade, dall'Odissea, dalle leggende Greco-Romane, per costruire un legame con i discendenti medievali d'Europa (pittori, scultori, scrittori) che, francamente, potevano rimanere nascosti, se l'eredità che ci hanno lasciato è questo guazzabuglio di paludi. Non per nulla ci vorrànno ancora decenni per un Rinascimento.

undefinedTuttavia, non trattiamo troppo male l'autore: nell'Inferno colloca, a torto a ragione, una buona quantità di suoi contemporanei costretti a supplizi, da lui inventati con fertile e macabra fantasia, che nemmeno la (poco) santa inquisizione riuscì a costruire, ma solo per mancanza di mezzi. Sì lui viveva in tempi così. E adesso devo pensare a dove sistemare "lui" come punizione per aver causato incubi e urla notturne a generazioni di malcapitati studenti ed insegnanti.
Virgilio lo guida attraverso il peggio del peggio, punizione per averci fatto addormentare sull'Iliade, poi, essendo un'anima dolce, ha il privilegio di attraversare il Purgatorio insieme al suo protetto. Cosa vi succeda non lo so affatto, perchè all'inizio del quarto anno di studi bisognava finire l'Inferno, e subito dopo iniziare il Paradiso, per prepararsi all'esame di "maturità", con l'amata Beatrice. Niente più incubi, ma, ahimè, niente più ricordi, in un anno in cui si partiva dalla "Vergine Cuccia" e si terminava con "Se questo è un uomo". (Ahimè, Horror ma non Fantasy. Brrrr.)

Ma allora che senso ha aver portato tra avventure lancia in resta e stupende regine fin troppo benevole questi 2+1 viaggiatori? Proprio questo: il VIAGGIO. L'eterno viaggio che dopo aver attraversato e superato pericoli d'ogni genere infine s'inerpica verso la Vittoria. Quello di Dante, nonostante gli incubi, è un viaggio psicologico, lui deve vincere le sue paure, i supi propri peccati, e avrà un bellissimo Lieto Fine :"L'amor che move il sole e l'altre stelle ".

Rosella Rapa

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Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Paolo e Francesca leggono di Lancillotto e Ginevra
Rex Quondam Rexque Futurus

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Strade Violente

Apr 022019

Strade Violente

Quando ero giovane, molto molto giovane, le automobili in circolazione erano ancora poche. Torino, con i suoi viali alberati che attraversano la città da un capo all’altro, incrociandosi ad angolo retto, era il paradiso degli automobilisti. Si sfrecciava agli 80 all’ora, si inchiodava ai semafori, si scattava alla luce verde. I pedoni dovevano fare attenzione: mai attraversare fuori dalle strisce, le precedenze e gli stop erano sacri. Ci sarebbero tanti aneddoti da raccontare, ma questo è il passato. L’epoca in cui affrontai per la prima volta la tangenziale da sola la trovai ... deserta. Quattro strisce di asfalto in mezzo a campi verdi e bruni.
Tutto magnifico? Non proprio. Tanti incidenti, mai gravi. Si compilavano i fogli per l'assicurazione, si chiamava il carro attrezzi (se serviva) e via con una stretta di mano. Carabinieri? E perché? Non servivano.

Le targhe, quadrate, avevano la prime due cifre che indicavano la provincia. Per andare all’estero bisognava affiancare un adesivo ben visibile che indicasse il paese di provenienza: "I” = Italia. Ma non era necessario per riconoscersi: appena si cambiava regione, incrociando un'auto della propria città era tutto uno sventolio da finestrini aperti "ciao", "ciao", “ciao, andiamo al mare”. "Anche noi". "In Liguria?” "No, in Toscana". "Buon Viaggio". "Anche a voi".
Non è una favola.
Quando si andava all’estero, trovare la targa Torino era come trovare un parente: “dove siete diretti, a Nord?, noi a Est, ogni anno un viaggio diverso. I prezzi, eh, i prezzi… la lira è messa male molto male, ma questo non ci ferma vero? Noi andiamo in campeggio, è molto economico e si sta all’aria aperta. Ma che bella idea, in hotel ogni tanto trovi certe cose... Arrivederci allora, Buon Viaggio, Arrivederci.”

 

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Un’età dell’oro, in cui i giovani al volante erano angioletti, e di anziani non ce n’erano, perché ai tempi loro la macchina non esisteva? Certo che no. Non esistono età dell'oro. Si viveva tra cortei politicizzati, uccisioni di magistrati, giornalisti, poliziotti, cittadini qualunque e uomini politici. Furono chiamati “gli anni di piombo", il piombo delle pallottole. Eppure, resisteva tra la milioni di persone la buona educazione, il rispetto delle regole e la pazienza. Almeno in auto, si andava tranquilli.
Oggi io non vedo più nulla di tutto questo.

Sei fermo al semaforo, e quando parti arriva un indiavolato che ti supera rischiando un frontale con quello sull’altra carreggiata, e per di più strombazza. Alla rotonda rallenti, e meno male, perché passa uno squinternato che tira dritto come se la rotonda non esistesse. Se stai sul bordo ti vengono addosso, se ti metti in centro ti vengono addosso; sembra che i freni non esistano più. Insulti, parolacce, prepotenze. Anche io non mi tolgo fuori dal coro, perché (purtroppo) più di una volta ho dovuto inveire contro deficienti che si erano messi di traverso sulla strada e discutevano con un linguaggio irripetibile senza lasciar passare gli altri. Si erano scontrati: per due fanalini rotti, otto macchine in coda!

Non sto facendo una chiacchierata da bar: mi sono documentata.

Nel 2017 in Italia sono stati registrati:

174.933 gli incidenti stradali con lesioni a persone,
246.750 feriti.
3.378 vittime (morti entro 30 giorni dall’evento) tra cui
600 pedoni
735 motociclisti

 

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Sono registrati come cause principali degli incidenti: la guida distratta (ascoltare musica a tutto volume, con o senza auricolare, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (circa la metà dei casi); le violazioni al Codice della Strada, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso di telefono cellulare alla guida. Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza non rispettata, manovra irregolare, comportamento scorretto del pedone o del ciclista.

L’automobilista che viaggia tutti i giorni per lavoro, è testimone di ogni genere di infrazione; anche guidando con cautela rischia di essere travolto da chi viaggia pensando che la strada sia soltanto sua; se c’è una coda si procede a passo d’uomo tra pazzi che si infilano da destra e da sinistra continuando a fare lo zig zag per ottenere solo gli insulti dei vicini. Personalmente, trovo che il comportamento più pericoloso di tutti sia quello dell’emulo di Niki Lauda che sorpassa a sinistra per poi tagliarti la strada e uscire a destra dalla tangenziale.

Nel 2015 le vittime per attacchi terroristici nell’UE hanno raggiunto quota 150, dato più alto mai registrato fino ad oggi.
Sulle strade 3.378 vittime, solo in Italia. Una strage, una guerra. Una vergogna.

Rosella Rapa

 

 

 

per gentile concessione di AMSES  Associazione Missionaria Solidarietà e Sviluppo (onlus), Isole Capo Verde

 

 

il Bambino che giocava con la Luna

Feb 092019

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Padre Aimè Lucien Duval, prete gesuita, (1918 Vosges -1984 Metz) è stato un cantautore francese che a partire dal 1957 fino al 1968-69 conobbe un travolgente successo, unendo la sua poesia mistica ad una melodia dolce e amabile suonata sulla sua chitarra. Improvvisamente, nel 1970, scomparve, non solo dalle scene, ma letteralmente dal mondo. Le supposizioni furono tante, la realtà angosciante: Lucien era caduto vittima dell’Alcool.
Le biografie francesi attribuiscono questo crollo (come quello di numerose star dell'epoca)
alla tremenda pressione esercitata su di lui dall'accavallarsi degli impegni, dalla fatica provocata dai concerti e dai viaggi estenuanti, sempre solo, sempre in auto, con poco, pochissimo tempo per se stesso.
Lucien, fortunatamente, incontra gli Alcolisti Anonimi, e comincia una lenta ripresa. La verità sul suo mondo interiore viene raccontata nella sua autobiografia “Il bambino che giocava con la luna”. Il bambino che impiegava un'ora per raggiungere la scuola e un'ora per tornare a casa, con la Luna sola compagna nelle notti d’inverno.

Estremamente introspettivo, il suo lungo racconto sulla spirale negativa dell' Alcool e sulla difficile risalita, si legge d'un fiato, per il linguaggio raffinato e potente, che in certi casi passa a frasi di gergo parlato, per enfatizzare un momento particolare. Finita la lettura, si ricomincia dall’inizio, perché questo non è un romanzo su cui si possano far questioni sull’andamento della storia, sui caratteri dei personaggi, sulle descrizioni dei luoghi. Qui c’è un uomo che si confessa, descrivendo le sue paure, i suoi desideri, i suoi ricordi. Il suo racconto non è un piatto sermone sui danni dell’Alcool, una storia monotematica. I fatti si alternano, come normalmente arrivano alla nostra memoria, collegandosi per associazioni inconsce, oppure fermandosi ad un “punto” perché altri prorompono. Il suo desiderio (e le sue azioni, dopo la liberazione dall’alcolismo) è quello di raggiungere molti altri alcolizzati per far capire loro che questa possibilità c'è, c'è una cura alla loro malattia. Perché l'Alcolismo è una malattia, che purtroppo dura tutta la vita, e in casi estremi porta alla morte.

 

Non tutti gli Alcolizzati e gli Alcolisti sono gentili e desiderosi di guarire come Lucien, ma di questo lui non si preoccupa: suo interesse è raccontare come si possa cadere, in compagnia degli alcolici più diffusi, vino e birra, in condizioni peggio che penose, al punto di non riuscire nemmeno a stare in piedi. Succede, è vero, è la sua storia.
La guarigione da questa misconosciuta malattia può avvenire solo unendosi con altri Alcolisti che hanno smesso, o stanno smettendo di bere. Ci si fa forza l’uno con l'altro.

Anche Lucien si riprende. Ma non riprende a cantare, perlomeno non più ossessivamente come prima. E’ più sereno, più disponibile, più aperto. Sembra impossibile, perché, soprattutto dalle sue canzoni, si capisce che è sempre stato di animo buono e gentile. L'alcool lo stava riducendo in pezzi, ma non ne mai modificato il carattere.
Lucien non si descrive mai, descrive poco anche gli altri. Un particolare, una voce, e la persona si fissa nella nostra mente. E’ uno scrittore eccellente, avrebbe potuto dedicarsi al giornalismo dopo la risalita, ma preferisce aiutare chi ha un problema più grave, e lo fa anche scrivendo questa autobiografia tematica. Questo libro può aiutare chi è alle prese con l’alcool e se ne sente schiavo, ma anche chi vive con un alcolista, per comprendere il dolore profondo del compagno/a.
Vi invito a leggerlo e ad ascoltare i suoi concerti. La sua storia è lì, e i capitoli del libro descrivono meglio di ogni altro discorso il programma di recupero.

Rosella

Il Percorso

· La strada
· La discesa
· Il fondo
· Conoscenza della malattia
· Gli A.A. prima riunione
· In punta di piedi con del sangue nuovo
· La risalita: la verità guarisce
· La smania di salvarne altri
· La padronanza dei sentimenti
· Il coraggio di chiedere scusa
· La felicità contagiosa
· La voglia di vederci chiaro
· La forza misteriosa del gruppo
· La libertà per finire


La musica

Dotato di una meravigliosa capacità di espressione lirica, aggiunge ai suoi sermoni canzoni che accompagna personalmente sulla chitarra. Ha successo, e il suo stile è così piacevole che dal 1953 si dedica interamente alla canzone, sempre come chitarrista solista.
Ha tenuto più di 3.000 concerti in 44 paesi, riunendo più di 30.000 persone in un concerto a Berlino. Era apprezzato per il suo talento, la sua naturale gentilezza, la sua grande semplicità e il suo modo gioioso di proclamare il Vangelo - la gioia che poteva condividere. Era molto attento alle persone più umili, alle miserie e alle umiliazioni degli altri.”
(da Wikipedia.fr – I suoi LP si trovano su youtube)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 

Storia del Fantasy - King Arthur - P2°

Jan 162019

Il Ciclo Arturiano 2 : alla corte del re.

Riassumendo, in letteratura, il “classico” Re Artù nasce in Galles, con l’opera di uno storico alquanto fantasioso, Geoffrey Arthur of Monmouth (1100 - 1155 circa); terminerà in Inghilterra, nel 1484, con un poema scritto da un vero cavaliere, Sir Thomas Malory, imprigionato nel corso della guerra delle due rose.

Geoffrey, NON E’ il primo storico che ci parla del grande condottiero, ma è il primo a dargli uno spazio approfondito. Nella sua “Historia Regum Britannie”, dedica ad Arthur pagine notevoli: in particolare la descrizione della sua splendida corte, e della sua regina. Introduce alcuni elementi che saranno fondamentali per lo sviluppo del mito: la spada miracolosamente estratta dall’incudine sopra il sasso, la tavola rotonda, la liberazione della Britannia dai Sassoni, e la tragica fine dovuta al tradimento del nipote. Geoffrey ci parla anche di Merlino, in due opere singole; lo chiama profeta, non mago, e in realtà è collocato marginalmente rispetto alla corte di Arthur. La preoccupazione costante del nostro storico, sembra essere quella di adattare le leggende gallesi, che dimostra di conoscere assai bene, alle necessità del suo tempo, in particolare alla legittimazione, da parte di popolo e chiese, di una dinastia di sovrani usurpatori che pretendeva invece di far risalire i propri antenati sino ad Arthur.

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Sir Thomas, centinaia di anni dopo, non ha più di queste preoccupazioni. Inizia il suo lavoro per vincere la noia, cercando di riordinare tutto ciò che poteva conoscere sulle vicende del grande re e dei suoi Cavalieri, eliminando gli svarioni più palesi, e dividendo la sua opera in cinque volumi abbastanza differenti tra loro; l’ultimo “La morte d’Arthur” dà il titolo a tutta l’opera. Per sir Thomas non è affatto un problema parlare di maghi, streghe, fate, folletti, prodigi, senza invocare troppi vescovi e senza porsi alcun problema pseudo-religioso. La scoperta della America (1492) è alle porte. Il mondo cambierà completamente, ma l’opera di Sir Thomas diventerà un capolavoro della letteratura Inglese. Pubblicato postumo alla morte di Malory nel 1485, costituisce la prima opera letteraria in lingua inglese stampata con l'invenzione dei caratteri mobili.

Geoffrey scrive in Latino, e vuol dimostrare la vera esistenza di Arthur, sir Thomas scrive in Inglese antico, ed è già convinto che si tratti di un mito. Nel mezzo 300 anni di poeti e poetesse, dame di corte o cantastorie di strada, nobilissime signore, storie d’amor cortese, e storie di amori maledetti. La Dama vista come signora assoluta, cui il fidanzato si dedica anima e corpo, diventerà la Strega, che porta i Cavalieri a uccidersi tra loro, e infine la ricerca del Graal, che con le ultime connotazioni religiose porta alla dissoluzione della Tavola Rotonda, e alla fine della splendida corte.

 

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Ma, fra tutti, Geoffrey e sir Thomas (il primo e l’ultimo) pongono l'accento della loro opera, sulle imprese del re, che vi trova la sua vera ragione di essere: grande guerriero, stratega, condottiero, leader, diremmo oggi. Un eroe, che combatte non per se stesso, ma per il bene del suo popolo: contro forze non sovrumane, ma soverchianti, senza mai perdersi d’animo. Entrambi inoltre, dimostrano una notevole esperienza in fatto di battaglie, strategie, duelli, scontri, descritti con assoluta vivezza. Un uomo capace di risollevare le sorti di un paese battuto, in preda alla guerra civile, di difenderlo da ogni nemico; un uomo che riceve come aiuto due spade magiche, che non si arrende mai, e che non morirà come i comuni esseri umani: sarà portato morente, ma vivo, in una terra fatata, la mitica Avalon da tre regine (dee antiche), per rinascere quando la Britannia avrà di nuovo bisogno di lui.

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Un filo, il filo del destino, unisce questi due scrittori attraverso i secoli, per iniziare e concludere le vicende del grande Re:

Arthur: rex quondam, rexque futurus.
Re per sempre: il Re del FANTASY.

Gwendydd

 

 

Spoiler
Arthù e Merlino sono personaggi realmente esistiti.
Li ritroveremo. ;-)

Storia del Fantasy - King Arthur - P1°

Jan 102019

Il Ciclo Arturiano :

Dalla invasione dei Normanni alla scoperta dell'America


Lasciamo dunque gli amici che non possono più percorre il cammino con noi, lasciamo andare le storie di Dei e di Eroi che appartengono all'antichità, sorvoliamo i secoli bui e dopo un viaggio di circa 1000 anni ritorniamo in Britannia.
I Celti sono stati conquistati dai Romani, hanno fraternizzato, poi le legioni romane sono state richiamate in Italia, per combattere invasori venuti dal nord. Senza un esercito regolare i Celti subiscono le invasioni degli Angli e dei Sassoni; per finire i Normanni, già stabiliti da secoli nel nord ovest della Francia, varcano il mare e si stabiliscono nella Britannia meridionale, che ora si chiama Angleterre, Inghilterra.

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Come i Romani secoli prima tentarono di giustificare il loro predomino commissionando l'Eneide (una brutta copia di Iliade e Odissea mescolate a caso), i Normanni cercavano una figura che giustificasse i loro latrocini: c’era, bella pronta, e si chiamava Arthur: bisognava soltanto dargli una buona ascendenza e una corretta discendenza. Fu così che intorno al 1135 uno storico Gallese, Geoffrey of Monmouth (in realtà definito dai contemporanei “inventore di fantasie, visionario, buffone, e così via") unendo alle battaglie di Arthur vita e oracoli del profeta Myrrddyn (Merlino), ottenne tiepidi consensi come storiografo, ma un successo straordinario come scrittore letterario: “la Storia divenne Leggenda, e la Leggenda divenne Mito": il Ciclo Arturiano.

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In pochi secoli gli scrittori riusciranno non solo ad espandere il mito in maniera assoluta, totale; ma anche a dettare le vere e proprie regole dell’ambiente Fantasy Classico: cavalieri erranti, duelli, viaggi, castelli favolosi o perigliosi, damigelle affascinanti, amore, dovere, lealtà, pericoli estremi, mostri, incantesimi, fate, streghe, maghi, veggenti, creature dei boschi… il tutto, sempre “alla corte di Artù”, il Grande Re. Qualsiasi leggenda, intrigo, fatto inspiegabile, tutto veniva riportato alla sua corte.
La storia continuò in Francia, principalmente per opera del grande Crétien de Troyes, in Germania, con Parsifal, ed in seguito dilagò per tutta Europa, dalla Italia alla Penisola Scandinava, con così tanti autori, che diventa quasi impossibile citarli tutti. Persino le Crociate daranno il loro contributo con la storia del Sacro Graal. Ogni leggenda che nel corso del medioevo fu narrata e trascritta venne letteralmente “assorbita” dal ciclo arturiano, trasformandolo in un vero e proprio pandemonio di avventure, svolte in tempi incongruenti tra di loro, e da personaggi che non potevano mai essersi visti, perché nati in luoghi lontanissimi, nel tempo, come nello spazio. Il ciclo arturiano subì anche l’influenza del periodo storico, (parliamo di 300 anni molto turbolenti) tanto che alcuni personaggi, e anche alcuni elementi originari, ne risultarono stravolti, spesso per motivi politici o religiosi.

 

 

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Nel complesso, per generazioni e generazioni, la figura del Grande Re Artù fece da centro per la costruzione Fantasy più ricca e variegata che si sia mai vista, capace di rivaleggiare con le più antiche e complesse mitologie nordiche e mediterranee; ma con una profonda differenza: la cognizione dello scrittore. Chiunque aggiunse una parte alla costruzione principale, sapeva perfettamente che stava entrando in un regno fantastico, dove poteva raccontare una storia, una leggenda, esprimendo al massimo la propria inventiva e la propria capacità letteraria.

Per il momento salutiamo il Grande:

Arthur: rex quondam, rexque futurus.
Re per sempre, il Re del FANTASY.


Gwendydd

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