Il Blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Un nemico in casa: L’Alcool (P3/3)

Jul 172018

A volte i genitori, non per colpa loro, si accorgono tardi di questa abitudine all’alcool ormai consolidata, e si ritrovano impotenti ad affondare un problema che tutti conoscono, ma di cui nessuno parla mai. La domanda che sorge spontanea è: possiamo fare qualcosa? Qui da noi, in Italia, non si può fare proprio nulla, per evitare che i teen-agers, ancora nell’età dello sviluppo, inizino a prendere un’abitudine che, presto o tardi, si trasformerà in una malattia invalidante e pericolosa?

La risposta è SI’. Si può.

Se i ragazzi sono vicini ai vent’anni, e hanno alle spalle già qualche anno di feste esagerate, possono partecipare a incontri che aiutano senza essere invasivi, e non richiedono alcuna specifica preparazione. Da noi sono poco, pochissimo conosciuti: si tratta di gruppi di Auto Mutuo Aiuto, gli Alcolisti Anonimi. Sì, sono proprio gli stessi che si intravedono nei film e nei serial americani, dove l’alcolismo è una piaga sociale. Quelli a cui partecipa il signore distinto che alla sera prende la coca cola. In più, cosa che non si vede mai, accanto a un gruppo di Alcolisti lavora il gruppo dei loro Famigliari, gli Al-Anon.

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Non ci sono, psicologi, psichiatri, medici o conduttori agli incontri di Alcolisti Anonimi, si può esprimere il proprio disagio senza timore di essere giudicati, perché chiunque partecipi ha alle spalle una storia simile. E’ importante però che i genitori frequentino il gruppo Al-Anon per ricevere aiuto e sostegno, e capire come si può materialmente aiutare il figlio.

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Con un programma in 12 passi si esaminano i motivi che portano a bere in maniera compulsiva, e si gettano le basi per poter smettere questa pericolosa malattia. Riporto direttamente la dichiarazione costitutiva di A.A. , capace di spiegare al meglio cosa si propone l’associazione:

Alcolisti Anonimi è una Associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall’alcolismo.
L’unico requisito per divenirne membri è desiderare di smettere di bere
Non vi sono quote o tasse per essere membri di A.A. ;
noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi.
A.A. non è affiliata ad alcuna setta, confessione, idea politica, organizzazione o istituzione; non intende impegnarsi in alcuna controversia, né sostenere od opporsi ad alcuna causa.
Il nostro scopo primario è rimanere sobri, ed aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà.

L’associazione, però, può fare poco, se si trova di fronte dei ragazzini, all’inizio di questa pericolosa abitudine, e il percorso è più complicato. Non ci sono gruppi specifici per giovanissimi, e i ragazzi, trovandosi soli tra adulti, possono essere riluttanti a narrare la propria storia: spesso sono troppo giovani per averla, una storia.
Può essere utile, invece, per i genitori frequentare gli Al-Anon, in modo da avere qualche consiglio e qualche informazione, soprattutto sul modo in cui porsi nei confronti dei figli.
Per i ragazzi, assicurandosi che siano effettivamente desiderosi di smettere, ci si può rivolgere prima di tutto allo sportello d’ascolto delle scuole, poi agli ambulatori psicologici o psichiatrici delle ASL o dell’Ospedale di Zona, o al SERT. In casi gravi propongono anche dei ricoveri in comunità, per una disintossicazione completa, tuttavia quest’ultima soluzione molte volte viene accolta male dal giovane: non vuole ammettere il suo problema, vede una imposizione da parte dei genitori, o una specie di prigione. Meglio una terapia psicologica di famiglia, in cui genitori e figli possono riuscire a parlarsi seguendo percorsi guidati dagli operatori, abituati a “leggere” le dinamiche comportamentali.

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Le vie per uscire dall’alcolismo ci sono, e sono molte, l’importante è cercarle avendo la determinazione di uscire dal problema. Non è mai troppo presto per intervenire, non è una “fase”, non passa da sola. Senza aiuto, l’alcolismo non si ferma.

Rosella Rapa
Con la collaborazione di
Un’amica A.A.

 

Un nemico in casa: L’Alcool (P2/3)

Jul 172018

Tutti vediamo le pubblicità che mostrano gli alcolici come piacevoli e rilassanti compagni. Qualche educatore le ritiene troppe e ingannevoli; io ho notato che compaiono nelle ore serali, quando i bambini, almeno quelli più piccoli, già dormono. Gli adolescenti no. La TV ci propone anche molti serial, e qui l’alcool, sia pure in misura moderata, è sempre presente: i protagonisti svolgono la loro storia, e al termine della puntata, si ritrovano al bar. Va detto però che spesso ci sono personaggi che prendono una coca-cola: la loro vicenda è esemplare, e può essere seguita.

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Prima torniamo da noi, in famiglia: mai come in questo caso, vale il detto “prevenire è meglio che curare”.

Innanzitutto, è meglio che i genitori non stra-bevano di fronte ai bambini, di ogni età. Bisogna scegliere: o fare i giovanilisti in compagnia, con tanto di bevute, oppure occuparsi dei figli che stanno crescendo e sono facilmente influenzabili.
Un altro aspetto, che sembrerebbe estraneo al problema, è la guida. Vedere i genitori che si comportano correttamente, senza superare i limiti di velocità, senza eseguire sorpassi azzardati o ignorando precedenze e semafori, fa sì che i ragazzi acquisiscano questo modo di guidare, e in futuro staranno molto attenti… Non è una certezza, ma è una probabilità. Importante è insistere sulla necessità di non guidare in stato di ebbrezza: se ci si accorge di aver bevuto troppo, ci sono gli autobus, oppure i taxi. Meglio spendere qualcosa in più, ma arrivare a casa sani e salvi. Resta sempre valida la chiamata a casa: “venitemi a prendere, ho esagerato” . Qualunque genitore preferirà essere svegliato dalla voce del figlio, anziché da quella di un addetto al pronto soccorso.

Il frenetico mondo di oggi porta tanti ragazzi a disporre di molto denaro e di poco controllo (genitori con troppe ore di lavoro, genitori divorziati, mancanza di luoghi di ritrovo strutturati, scuola spesso senza programmi pomeridiani, carenza di campi estivi…). C’è davvero troppa facilità a procurarsi gli alcolici, che diventano un polo di aggregazione, un punto di riferimento. E’ una riflessione molto triste, ma non possiamo negare di essere in un momento di grave crisi sociale, con la perdita di valori tradizionali (la famiglia, il lavoro), la difficoltà di trovarne di nuovi, e il disagio che ne deriva.

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Un nemico in casa: L’Alcool (P1/3)

Jul 172018

Un tragico evento che ha scosso la sonnolenta comunità di cintura in cui vivo, ha portato all’improvviso all’attenzione di tutti un problema nascosto: l’Alcolismo Giovanile.

Tutto è partito da una tragedia (purtroppo) annunciata. Cinque ragazzi, molto amici, passano una serata trasgressiva in Discoteca. All’uscita, l’unico che si regge in piedi è il più giovane, senza la patente. Non è più notte, non è ancora mattina: nessuno è in strada. Convinti che nulla di grave possa accadere, salgono in auto, non allacciano le cinture, partono ad alta velocità, si buttano in una rotonda pericolosa anche di giorno, e la macchina impazzisce rotolando su se stessa. Un tassista di passaggio chiama i soccorsi, ma non c’è più niente da fare: quattro ragazzi morti sul colpo, e il quinto in coma. Tutto il paese al funerale, tutti pronti a prestare aiuto; se ne parla nelle chiese e negli oratori, ma si trascura il punto fondamentale, per non apparire troppo all’antica:

"Ragazzi, non Bevete !"

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Qui non si tratta di demonizzare un buon bicchiere di vino o di champagne che accompagnano feste e cerimonie: mi sono informata da persone che sono attente al problema. Psichiatri, sacerdoti, ragazzi e infine mi sono confrontata con alcuni membri di un Gruppo di Auto Mutuo Aiuto.

Generalmente, il primo rapporto con l’alcool in quantità esagerata avviene in compagnia: alle feste con persone più grandi, alle ricorrenze con raduni in piazza (tipo Carnevale) e alle sagre di paese, in cui per poco si prendono bicchieri del vino prodotto in luogo. Poi c’è il gioco da fare in casa: i genitori si assentano una sera, tutti i ragazzi accorrono dall’ospite rimasto solo, e raccattano tutte le bottiglie che trovano, per “divertirsi” con una bella sbornia. Qualche anno fa la serata pazza si scatenava fra i neo-maggiorenni, poi l’età ha cominciato ad abbassarsi fino ai 12-13 anni. E il problema diventa gravissimo, anche dal punto di vista strettamente medico.

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Il luogo d’elezione in cui, ormai da decenni, si va per bere e “sballarsi” più che per ballare, è la discoteca. Spesso non vengono controllati i documenti, nessuno sembra accorgersi che chi chiede la consumazione è un ragazzino. Del resto, basta dire che si portano al tavolo “X” due birre e un cocktail, e nessuno guarda chi effettivamente le beve: nella calca è oggettivamente impossibile.

Spesso non è necessario andare molto lontano. Gli alcolici in Italia si vendono in tutti i supermercati, piccoli e grandi. Ora sono comparsi dei cartelli alle casse che ricordano come l’acquisto non sia consentito ai minorenni. Alcuni gestori sono ligi alle regole, altri no, pur di vendere. La voce circola, si sa dove andare. Poi c’è sempre l’amico più grande, o che sembra più grande, che fa rifornimento per tutti. C’è inoltre un altro fenomeno molto recente, che si vede principalmente nelle città : l’apertura di mini-mini-market, stipatissimi, che vendono un po’ di tutto, dalla pasta agli accendini. Vendono due bibite al prezzo di una, anche birre, anche a credito.
Io abito vicino a un giardino e a un parco; la sera arrivano ragazzi in motorino (senza la patente quindi) e il mattino si trovano sacchetti vuoti, bottiglie rotte e lattine sparse tra l’erba. Non sono lattine di coca-cola.

undefined Rosella Rapa

(continua)

 

Storia del Fantasy : L'Odissea

Jul 122018

L’Odissea, da sempre a braccetto con l’Iliade, è invece un libro assai diverso. E’ un romanzo d’avventura, avventure in un mondo fantastico: questo è il genere che io definisco Fantasy Classico, ed è anche il mio preferito.

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Qui si fanno più evidenti alcuni aspetti che caratterizzeranno il Fantasy nel suo insieme.
Innanzitutto, il viaggio, un lungo viaggio per ottenere il più ambito dei trofei: il ritorno alla sua patria e la riunione con la donna amata. Il protagonista è sostanzialmente uno solo, Ulisse (Odisseo, se preferite): è lui che deve affrontare pericoli e traversie d’ogni genere (il Male) per riuscire a giungere finalmente a casa (il Bene).

I pericoli sono quelli che s’incontreranno d’ora in poi nel mondo Fantasy: i mostri, come i giganteschi Ciclopi e le terrificanti Sirene; maghe incantatrici, come Circe e Calipso; incantesimi pericolosi, come il frutto del Loto e lo stesso Otre dei Venti, regalato in persona dal dio Eolo.

Come opporsi a tutto questo? L’eroe è un essere umano, anche se di alte origini, che si ritrova a dover affrontare poteri assai superiori alle sue sole forze; talvolta aiutato da poteri altrettanto forti che lo affiancano (Athena, soprattutto), altre volte con mezzi regalati dagli dei (talismani), ma, molto spesso, da solo. Questa è una caratteristica abbastanza rara: Ulisse, pur se prode guerriero, non è invulnerabile, non ha armatura o spada magica; come dote che lo rende superiore, ha invece una caratteristica prettamente intellettiva: l’astuzia, ereditata dal nonno Ermes (Mercurio), protettore dei viandanti, dei mercanti e dei ladri.

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Solo nel finale, quando Ulisse dovrà tendere il proprio arco, si rivela in qualche modo una sua dote sovrannaturale (una forza prodigiosa) e l’arco diventa vera e propria arma magica. Con le sue frecce, infatti, Ulisse uccide i Proci liberando la sua reggia, la donna amata, e il suo popolo dal dominio malvagio (fine classica: l’eroe è vittorioso, il Bene ha trionfato sul Male).

Ma Penelope non è ancora convinta: gli chiede di spostare il talamo nuziale, e Ulisse quasi si arrabbia: il letto era stato da lui stesso scavato sull'enorme tronco di un albero abbattuto. Dubito che Omero, o chi per lui, avesse visto le sequoie giganti della California: questo è uno dei tanti esempi di magie e misteri che renderanno ogni scrittore fantasy capace di intuire eventi che un giorno accadranno davvero, o che esistono in paesi sconosciuti.

Che dire poi nel vedere Ulisse e Penelope ancora belli e attraenti dopo vent’anni di distanza? Un elisir di eterna giovinezza trovato in qualche zona smarrita del testo? Una eredità degli antenati dei? Perchè anche Penelope ha antenati illustri: nientemeno che Perseo. Magnifico: ecco il dono più importante che questi antenati possono lasciare alla loro progenie: la possibibilità di vivere a lungo, certo superando difficoltà d'ogni tipo, ma con un lieto fine nella tranquillità della propria famiglia.

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L’Odissea dimostra di essere un Fantasy capace di approfondire tutti i personaggi anche da un punto di vista personale, scavando a fondo nella loro psicologia; è un libro già capace di assegnare al semplice essere umano una sua propria intrinseca dignità. Ci stiamo allontanando dal mondo totalmente estraneo degli dei, per entare in un altro mondo, pur sempre fantastico, ma incentrato sulle capacità umane.


E’ stato un articolo troppo tranquillo? Con tutte le sue avventure e i suoi prodigi, l’Odissea è un Fantasy relativamente tranquillo. Pone le basi per quella che sarà la versione del Fantasy più seguita fino ai nostri giorni, da autori noti e meno noti: il viaggio attaverso un mondo immaginario e surreale. Con lieto fine obbligatorio: il Male non trionferà.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.


Gwendydd (Rosella Rapa)

Storia del Fantasy - L’Iliade

Jul 022018

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Ora, molti lettori, penseranno che sia un po’ pazza: avete ragione. Ciò non toglie che l’Iliade sia da me considerata il primo libro Fantasy della nostra storia. Ed appartiene anche ad un genere specifico l’Heroic Fantasy.
Infatti, di cosa parla? Di una Guerra. Una guerra combattuta con armi prettamente umane? No. Una guerra “corretta” seguendo regole d’onore? No. Una guerra in cui a fianco di comuni mortali intervengono esseri dotati di straordinari Poteri? Sì. Non solo: oltre a proteggere i mortali, i sovrumani, gli dei, sono in lotta tra loro, si dividono, parteggiano, cercano di ostacolarsi a vicenda. Una guerra senza fine: i dieci anni, ai tempi degli antici greci, intendo quelli che lessero o ascoltarono la narrazione, rappresentavano almeno un terzo della vita di un adulto. Una guerra che termina con inganno, una guerra cruenta e senza pietà.
Personalmente, L’Iliade non mi piace, come non mi piacciono tuttora i libri Fantasy di questo genere: li considero troppo violenti. Tuttavia, a differenza di molti contemporanei, nell’Iliade molto spazio è dato anche ai sentimenti, ed i personaggi sono molto ben definiti, con la loro personalità, il loro passato, le amicizie e gli odi personali.


Citiamone qualcuno:
· Ettore: L’eroe Troiano. Umano, lotta contro forze più grandi di lui, senza mai
arrendersi. Eroe tragico, destinato a soccombere.
· Aiace: L’eroe Greco. È l'incarnazione stessa delle virtù della costanza negli
impegni e della perseveranza. Eroe tragico, destinato a soccombere
· Achille: invulnerabile, pronipote di Zeus e figlio della nereide Teti (semi-umano
con poteri specifici)
· Laocoonte: indovino e sacerdote (mago) viene ucciso da
· Serpenti Marini: (mostri) inviati da
· Poeseidone: dio del mare (essere con poteri soprannaturali)
· Cassandra: profetessa (maga) Riceve il dono dalla preveggenza da
· Apollo: dio del sole (essere con poteri soprannaturali)

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Potrei continuare per pagine e pagine, ma diventerebbe una noia; riflettete però: tra questi personaggi, quanti sono quelli che ben figureberro in un moderno libro fantasy? Tutti.
Per questo motivo, dopo aver esaurito l’inventiva, e saccheggiato a piene mani la mitologia nordica, ora alcuni moderni autori di Fantasy cominciano a pescare tra la mitologia greca. Non solo dall’Iliade, ma da tutte le infinite leggende che ci sono state tramandate.

Qualche illustre accademico ha fatto un balzo sulla sedia, nel leggere quest’articolo tanto stravagante? Spero di sì. Ma gli illustri accademici non leggono i miei articoli. Piuttosto, mi rivolgo ai giovani: leggete, o rileggete l’Iliade, come se fosse un romanzo Fantasy, scordate tutto ciò che vi è stato inculcato a scuola, e riflettete. Con il vostro cervello.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.
Gwendydd (Rosella Rapa)

 

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Storia del Fantasy - Introduzione

Jun 052018

 

Da decenni ormai scrivo Fantasy: ora credo giusto iniziare con una mia breve introduzione, per capire perché scrivo DEL Fantasy?

Fin da bambina-ragazzina, io ero, in realtà, un vero talento matematico: probabilmente in altri paesi mi avrebbero presa, inquadrata, specializzata, ed ora starei studiando complicate equazioni rivolte a chissà quale “magico” scopo. Perché la matematica è Magia, Musica, Poesia! Non lo sapevate? Meglio! Vi già detto qualcosa di nuovo.
In questo nostro paese, l’istruzione istituzionalizzata, non apprezzava il mio modo di fare matematica, o fisica: perché io ero eclettica, fantasiosa, intuitiva, poco incline a piegarmi alle regole. Davo soluzioni, anziché studiare diligentemente a memoria. Così la mia adorata matematica finì con l’essere uno strumento per trovare lavoro e guadagnare: nulla di più.

E la fantasia? Fortunatamente, fin da ragazza, avevo cominciato a scrivere, e a disegnare: storie assurde, popolate di principesse, draghi, maghi, fantasmi, straordinari incantesimi e personaggi con poteri invincibili, animali parlanti, fate e folletti. Tutto di nascosto, naturalmente. Finché un giorno… via, allo scoperto, con racconti fiabe, romanzi.
Fantasy, naturalmente.

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Vi accompagnerò, se vorrete, attraverso questo genere carico di mistero e di follia, a volte dalla trama irreale, altre col finale impossibile.
Sarò disaccrante, senza limiti; proporrò la mia opinione su tutto, poco importa se riconosciuta dai testi ufficiali. Voglio ignorarli, ribaltarli, smuoverli, distruggerli: o questi articoli non avrebbero nulla da dirvi. Spazierò per mondi sconosciuti, incontreremo esseri impossibili, vi porterò in luoghi dove ciò che regna è l’assurdità più completa, l’inventiva a briglia sciolta: ma con una verità fondamentale sempre presente.

Perché questo, gentili lettori, è il FANTASY.

Gwendydd (Rosella Rapa)

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