Il blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Vita

gen 082026

VITA

Ho attraversato la mia vita
Rincorrendo troppe illusioni
Sprecando facili occasioni
E ancor più facili azioni.

Ho avuto 100, 1000 talenti
All’ improviso un male
Incurabile inguaribile
A stento sedabile

La mia giovinezza spezzata
La mia mente tormentata
Ed ora che mi hanno salvata
Sono stanca e vivo alla giornata

Sopravvivo
Sempre stanca
Più stanca
Stanca
S t a ...

 

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Sirene

ago 062025

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Sirene

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Un grido di aiuto
      Si perde nella notte
Una lacrima cade
      Nella oscurità del bosco
Sirene cantano
     Sul fondo dello oceano.

Voglio essere una Sirena
Voglio essere una Sirena
Posso essere una Sirena

Il canto
    sempre più  bello
Il mare
    Sempre più calmo
La luce
     sempre più azzurra

Poi, il Nulla.

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Rosella Rapa, Agosto 2025

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Perline in resina verde acqua montate su filo d'acciaio.

Fatto a mano da Rosella Rapa

 

 

Azzurro (Blue)

mag 202025

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Emily Dickinson – "A Bluebird"

(1830 – 1886) Emily Dickinson, poetessa statunitense, usa il colore azzurro per evocare immagini di libertà, natura e solitudine. In alcune delle sue poesie, l’azzurro è legato al cielo e al suo simbolisundefinedmo di infinito e speranza. Gran parte della sua produzione poetica riflette e coglie non solo i piccoli momenti di vita quotidiana, ma anche i temi e le battaglie più importanti che coinvolgevano il resto della società. Per esempio, più della metà delle sue poesie fu scritta durante gli anni della guerra di secessione americana.

Ecco un estratto da una sua poesia:

A Bluebird

"A Bluebird is no stranger to me,
He sings of fields so free,
Beneath a sky that’s all of blue
The world feels meant for me."

"Un uccellino azzurro non è uno sconosciuto per me,
canta di campi così liberi,
sotto un cielo tutto blu
il mondo sembra fatto apposta per me."

 

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Bigiotteria di Rosella Rapa

La Torre di Babele

apr 232025

La Torre di Babele

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L’informazione pubblica è allo sfascio. Poche notizie, frammentate, bugie plateali diffuse largamente, sciocchezze imperanti e sempre un gioco per dire che tutto va bene. Una Babele di linguaggi, alfabeti, sigle su sigle e social e post e twit e altre diavolerie ancora.

undefinedTutti avranno nell’immaginario la mitica torre, fatta a piramide, con scale che si arrotolavano a mo’ di serpente intorno ad essa, per portare sempre più in alto pietre e mattoni.. Oggi, infine, l’abbiamo costruita, ma con criteri ultramoderni: pareti spessissime e lisce, forma a tubo, e sulla cima tra vetri e specchi, capi di stato, di governo, di industrie,
governatori, dittatori, petrolieri, inquinatori, guerrafondai e pazzi di ogni genere. Vivono alla grande, tra attrici di plastica, stelle dello sport, del cinema, astronauti, premi nobel, coppe campioni e vai così. Nessuno può raggiungerli, se loro non lo vogliono. E quando i più grandi ne sono stanchi, le stelline del momento vengono buttate via.
Sotto, ai piedi della Torre ci sono miliardi di persone di ogni colore, e di ogni etnia, resi tutti uguali dal fango che li ricopre. Urlano e imprecano, e vogliono salire, ma le lisce pareti della torre li respingono, e loro litigano, si attaccano, si uccidono. Nel nome di un vecchio passato, vecchio di secoli e mai del tutto sepolto, si azzuffano per un posto più vicino, senza rendersi conto che, se cominciassero a guardare al futuro, potrebbero ripartire, ricostruire, e allontanarsi dalla malefica torre, per fare qualcosa di nuovo, senza torri possibilmente, e senza battaglie. Ma non ne hanno la minima voglia.

E noi? Esistiamo ancora in questa pazza descrizione distopica?

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Certo, noi siamo dentro la torre. Abbastanza al sicuro, finché non arrivano Tsunami, Terremoti, Valanghe, Inondazioni, Aerei che precipitano, Auto sui mercatini di Natale, colpi di Stato, Guerre ai confini NON dichiarate, Terroristi silenti, Giovinette rapite e Denaro buttato all’aria come se si trattasse noccioline: peccato che non siano per noi.
Appoggiati alle pareti interne, in bilico sui pochi brandelli rimasti dei piani interni, cerchiamo di tenerci in equilibrio per non cadere più in basso, su piani ancora più malconci. Ogni tanto qualcuno precipita, e ci guardiamo bene dal soccorrerlo. Abbiamo così poco, che basta appena per noi. E il malcapitato finisce sul fondo, espulso in compagnia dei reietti.

Eppure, noi avevamo potere. C’è stato un momento in cui abbiamo avuto la possibilità di decidere per conto nostro, di fare il lavoro per cui eravamo portati, di condividere gioia con gli amici e contribuire, un pezzetto per volta, a costruire scale per tutti, in modo che fosse facile salire e scendere, magari viaggiare. Ci hanno bombardati. Ci hanno stancati, Ci hanno distrutti. Con le loro bugie, le canzonette, il terrore di essere cacciati.


Cosa è cambiato dunque? A mio parere, la capacità di pensare ad altri, non solo a noi stessi. Altre persone che hanno i nostri stessi problemi, farci forza insieme e chiedere a gran voce che i nostri diritti e, prima ancora, la nostra stessa esistenza, siano rispettati.

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Abbiamo perso forse il nostro essere Europei, con precisi valori quali la famiglia, l’accoglienza, l’aiuto ai più poveri, l’intima connessione con un messaggio molto molto più grande di noi?
Non e’ mia abitudine addentrarmi in terreni che non conosco, ma mi sembra che la vecchia Europa, malgrado una brutta storia di guerre e divisioni, malgrado un futuro che si prospetta orribile, sia ancora unita dal messaggio di Cristo. Ci spinge ancora, a riprenderci, ad andare avanti, a sventare le bugie, a trovare nuove passioni e soprattutto a condannare la violenza.


Rosella Rapa, 1925

 

Per gentile concessione della OnLUS AMSES

Missioni Italiane per le Isole di Capo Verde

 

 

 

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