Il blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Il diritto di Esistere

ott 292018

Il Diritto di Esistere

 

E’ ormai di mesi fa la triste vicenda di un giovane diventato tetraplegico e cieco, a seguito di un incidente. Non ha sopportato questo peso ed è andato in Svizzera per avere una “dolce morte”. Poco tempo fa avevo visto un film con una situazione simile. In entrambi i casi, a fianco del malato, solo i rispettivi partners. Cosa sarebbe potuto accadere con un po’ di aiuto? Visite, compagnia, TV, film, un programma alla radio… perché nessuno ci ha pensato? Più i malati sono trattati da emarginati di cui si può solo avere sterile pietà, e più loro stessi non vedono altra via d’uscita, se non quella di far cessare la loro solitudine.
Quando ero alle elementari, c’era in classe una bambina che aveva avuto una malattia alle ossa, e le era rimasta una gamba più corta dell’altra. Portava orribili scarpe ortopediche, aveva delle barre metalliche che le immobilizzavano e traevano la gamba, e vestiva come una vecchina, con indosso un tremendo scialletto rosa. Una volta, mentre l’aiutavo ad infilare il cappotto, le dissi: “lo scialle mettilo sotto il paltò, non sopra. Sta meglio e tiene anche più caldo.” Ma lei non mi ascoltò: “No, no, la mamma dice che va bene così”.
I genitori venivano a prenderla fino alla porta dell’aula, perché c’erano troppe scale, che noi invece scendevamo di corsa. Erano genitori anziani, resi ancor più anziani dagli abiti dimessi e dal loro ripiegarsi su quell’unica figlia che, ne erano convinti, avrebbe avuto una vita disgraziata, tra casa e ospedali, e con una fine prematura. Mentre mi preparavo per uscire, accanto a una bellissima bambina con occhi verdi trasparenti, lunghi riccioli neri e indosso una morbida pelliccia, pensavo: “non è giusto, non è giusto. Perché la bambina non può venire a giocare con noi? Non può correre, ma possiamo giocare alle bambole… o forse non le ha le bambole?”
Cosa poi le sia accaduto non lo so, ma lo posso immaginare. Se trattiamo tutti i bambini con problemi di salute come malati terminali, finiranno col crederlo anche loro.

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La settimana scorsa ho visto una pubblicità. Sì, una pubblicità.
Non una di quelle lacrimose e pietistiche che ci mostrano bambini veramente vicini alla morte, da noi per malattie rare, altrove per pura e semplice fame; ci lasciano poi impotenti di fronte a situazioni che certo non basta il denaro per sanare. No, questa era impostata in modo molto positivo, puntando sulla vita, e non sulla morte: erano pubblicizzate protesi meccaniche agli arti. Mostrava bimbi di circa 6 mesi, con le gambe ferme al ginocchio, o il braccino solo fino al gomito. Erano allegri e felici, ben curati e in salute. Poi si vedeva il loro futuro, in cui le protesi, sotto i vestiti, non si distinguevano dagli arti naturali. Certo, le pubblicità tendono a far vedere tutto bello e buono, ma i progressi in questo campo della medicina sono stati tanti, e la società ha imparato ad accettare ogni tipo di differenza; abbiamo anche le olimpiadi per i disabili. Qui c’è però una novità: il fatto che non si abbia paura ad affrontare il problema con un spot ricco di gioia, vuol dire, a mio parere, che la Vita ha tante sfaccettature, e ciò che può essere insopportabile ad alcuni, può essere invece visto da altri come un incidente di percorso. Un incidente che si può superare, visto che un giovane, senza una mano, è arrivato a giocare tra i professionisti del Football Americano, insieme al "normale" fratello gemello. Una grande vittoria.

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Tutti possiamo aiutare questi malati e le loro famiglie, dare loro gioia e occasioni per stare insieme, farli giocare da bambini e farli studiare da grandi. Non basta garantire la loro sterile sopravvivenza, bisogna colorare i loro giorni.

 

Questo è il diritto di ESISTERE

 

Rosella Rapa

 

 

 

Storia del Fantasy - Un Regalo

ott 252018

Una cara amica, che aveva come Tesi di Laurea proprio Beowulf, mi ha dedicato una poesia ispirata a questo nobile e tragico eroe. Eccola.

 

BEOWULF
(dedica a Rosella Rapa, regina del Fantasy)

 

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Fu dischiuso lo scrigno di parole
dall’eroe che giunse con le vele
in aiuto con le sue forze sole
del gran re alle panche d’idromele

In quel regno spento s’era il sole
quando Grendel, troll, assai crudele
portò la morte a distruggere chi suole
di pace e gioia tesser le sue tele

Io sono Beowulf - disse il gran guerriero –
colui che sfida senza alcun timore
i malvagi che incontra sul sentiero

Caddero dunque i mostri al suo furore
e re divenne molto amato e fiero
ricco di gloria con eterno onore.

Giovanna Giordani

Anche questo, Gentili Lettori, è Fantasy

Gwendydd (Rosella Rapa)

 

Storia del Fantasy : un "Signor" Autore

ott 052018

Cosi Termina la Saga

Qualcuno ci racconta come finisce la tragedia di Crimilde: dopo la morte del marito, la dolce compagna si trasforma in una spietata assassina, in ceca solo di vendette, che scatenano altre vendette, finché si cade  nella storia, raccontata da uno dei nostri più grandi poeti:

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LA LEGGENDA DI TEODORICO

Sul castello di Verona
batte il sole a mezzogiorno,
da la Chiusa al pian rintrona
solitario un suon di corno,
mormorando per l’aprico
verde il grande Adige va;
ed il re Teodorico
vecchio e triste al bagno sta.

Pensa il dí che a Tulna ei venne
di Crimilde nel conspetto
e il cozzar di mille antenne
ne la sala del banchetto,
quando il ferro d’Ildebrando
su la donna si calò
e dal funere nefando
egli solo ritornò.

Guarda il sole sfolgorante
e il chiaro Adige che corre,
guarda un falco roteante
sovra i merli de la torre;
guarda i monti da cui scese
la sua forte gioventú,
ed il bel verde paese
che da lui conquiso fu.

Il gridar d’un damigello
risonò fuor della chiostra:
“Sire, un cervo mai sì bello
Non si vide all’età nostra.
Egli ha i pié d’acciaro a smalto,
Ha le corna tutte d’òr”.
Fuor de l’acque diede un salto
il vegliardo cacciator.

“I miei cani, il mio morello,
il mio spiedo” egli chiedea;
e il lenzuol quasi un mantello
alle membra si avvolgea.
I donzelli ivano. In tanto
il bel cervo disparí,
e d’un tratto al re da canto
un corsier nero nitri.

Nero come un corbo vecchio,
e ne gli occhi avea carboni.
era pronto l’apparecchio,
ed il re balzò in arcioni.
Ma i suoi veltri ebber timore
e si misero a guair,
e guardarono il signore
e nol vollero seguir.

In quel mezzo il caval nero
spiccò via come uno strale
e lontan d’ogni sentiero
ora scende e ora sale:
via e via e via e via
valli e monti esso varcò.
Il re scendere vorría,
ma staccar non se ne può.

Il più vecchio ed il più fido
lo seguía de’ suoi scudieri,
emettea d’angoscia un grido
per gl’incogniti sentieri:
“O gentil re de gli Amali,
ti seguii ne’ tuoi bei dí,
ti seguii tra lance e strali,
ma non corsi mai cosí.

Teodorico di Verona,
dove vai tanto di fretta?
Tornerem, sacra corona,
A la casa che ci aspetta?”.
“Mala bestia è questa mia,
mal cavallo mi toccò:
sol la Vergine Maria
sa quand’io ritornerò”.

Altre cure, su nel cielo,
ha la Vergine Maria:
sotto il grande azzurro velo
ella i martiri covría,
ella i martiri accoglieva
della patria e della fé
e terribile scendeva
Dio sul capo al goto re.

Via e via su balzi e grotte
va il cavallo al fren ribelle:
ei s’immerge nella notte,
ei s’aderge in vèr’ le stelle.
Ecco, il dorso d’Appennino
fra le tenebre scompar,
e nel pallido mattino
mugghia a basso il tosco mar.

Ecco Lipari, la reggia
di Vulcano ardua che fuma
e tra i bòmbiti lampeggia
dell’ardor che la consuma:
quivi giunto il caval nero
contro il ciel forte springò
annitrendo; e il cavaliero
nel cratere inabissò.

Ma dal calabro confine
che mai sorge in vetta al monte?
Non è il sole, è un bianco crine;
non è il sole, è un’ampia fronte
sanguinosa, in un sorriso
di martirio e di splendor:
di Boezio è il santo viso,
del romano senator.

Giosuè Carducci

 

Sì, gentili lettori, anche questo è Fantasy

Gwendydd

 

Un nemico in casa: L’Alcool (P3/3)

lug 172018

A volte i genitori, non per colpa loro, si accorgono tardi di questa abitudine all’alcool ormai consolidata, e si ritrovano impotenti ad affondare un problema che tutti conoscono, ma di cui nessuno parla mai. La domanda che sorge spontanea è: possiamo fare qualcosa? Qui da noi, in Italia, non si può fare proprio nulla, per evitare che i teen-agers, ancora nell’età dello sviluppo, inizino a prendere un’abitudine che, presto o tardi, si trasformerà in una malattia invalidante e pericolosa?

La risposta è SI’. Si può.

Se i ragazzi sono vicini ai vent’anni, e hanno alle spalle già qualche anno di feste esagerate, possono partecipare a incontri che aiutano senza essere invasivi, e non richiedono alcuna specifica preparazione. Da noi sono poco, pochissimo conosciuti: si tratta di gruppi di Auto Mutuo Aiuto, gli Alcolisti Anonimi. Sì, sono proprio gli stessi che si intravedono nei film e nei serial americani, dove l’alcolismo è una piaga sociale. Quelli a cui partecipa il signore distinto che alla sera prende la coca cola. In più, cosa che non si vede mai, accanto a un gruppo di Alcolisti lavora il gruppo dei loro Famigliari, gli Al-Anon.

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Non ci sono, psicologi, psichiatri, medici o conduttori agli incontri di Alcolisti Anonimi, si può esprimere il proprio disagio senza timore di essere giudicati, perché chiunque partecipi ha alle spalle una storia simile. E’ importante però che i genitori frequentino il gruppo Al-Anon per ricevere aiuto e sostegno, e capire come si può materialmente aiutare il figlio.

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Con un programma in 12 passi si esaminano i motivi che portano a bere in maniera compulsiva, e si gettano le basi per poter smettere questa pericolosa malattia. Riporto direttamente la dichiarazione costitutiva di A.A. , capace di spiegare al meglio cosa si propone l’associazione:

Alcolisti Anonimi è una Associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall’alcolismo.
L’unico requisito per divenirne membri è desiderare di smettere di bere
Non vi sono quote o tasse per essere membri di A.A. ;
noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi.
A.A. non è affiliata ad alcuna setta, confessione, idea politica, organizzazione o istituzione; non intende impegnarsi in alcuna controversia, né sostenere od opporsi ad alcuna causa.
Il nostro scopo primario è rimanere sobri, ed aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà.

L’associazione, però, può fare poco, se si trova di fronte dei ragazzini, all’inizio di questa pericolosa abitudine, e il percorso è più complicato. Non ci sono gruppi specifici per giovanissimi, e i ragazzi, trovandosi soli tra adulti, possono essere riluttanti a narrare la propria storia: spesso sono troppo giovani per averla, una storia.
Può essere utile, invece, per i genitori frequentare gli Al-Anon, in modo da avere qualche consiglio e qualche informazione, soprattutto sul modo in cui porsi nei confronti dei figli.
Per i ragazzi, assicurandosi che siano effettivamente desiderosi di smettere, ci si può rivolgere prima di tutto allo sportello d’ascolto delle scuole, poi agli ambulatori psicologici o psichiatrici delle ASL o dell’Ospedale di Zona, o al SERT. In casi gravi propongono anche dei ricoveri in comunità, per una disintossicazione completa, tuttavia quest’ultima soluzione molte volte viene accolta male dal giovane: non vuole ammettere il suo problema, vede una imposizione da parte dei genitori, o una specie di prigione. Meglio una terapia psicologica di famiglia, in cui genitori e figli possono riuscire a parlarsi seguendo percorsi guidati dagli operatori, abituati a “leggere” le dinamiche comportamentali.

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Le vie per uscire dall’alcolismo ci sono, e sono molte, l’importante è cercarle avendo la determinazione di uscire dal problema. Non è mai troppo presto per intervenire, non è una “fase”, non passa da sola. Senza aiuto, l’alcolismo non si ferma.

Rosella Rapa
Con la collaborazione di
Un’amica A.A.

 

Un nemico in casa: L’Alcool (P2/3)

lug 172018

Tutti vediamo le pubblicità che mostrano gli alcolici come piacevoli e rilassanti compagni. Qualche educatore le ritiene troppe e ingannevoli; io ho notato che compaiono nelle ore serali, quando i bambini, almeno quelli più piccoli, già dormono. Gli adolescenti no. La TV ci propone anche molti serial, e qui l’alcool, sia pure in misura moderata, è sempre presente: i protagonisti svolgono la loro storia, e al termine della puntata, si ritrovano al bar. Va detto però che spesso ci sono personaggi che prendono una coca-cola: la loro vicenda è esemplare, e può essere seguita.

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Prima torniamo da noi, in famiglia: mai come in questo caso, vale il detto “prevenire è meglio che curare”.

Innanzitutto, è meglio che i genitori non stra-bevano di fronte ai bambini, di ogni età. Bisogna scegliere: o fare i giovanilisti in compagnia, con tanto di bevute, oppure occuparsi dei figli che stanno crescendo e sono facilmente influenzabili.
Un altro aspetto, che sembrerebbe estraneo al problema, è la guida. Vedere i genitori che si comportano correttamente, senza superare i limiti di velocità, senza eseguire sorpassi azzardati o ignorando precedenze e semafori, fa sì che i ragazzi acquisiscano questo modo di guidare, e in futuro staranno molto attenti… Non è una certezza, ma è una probabilità. Importante è insistere sulla necessità di non guidare in stato di ebbrezza: se ci si accorge di aver bevuto troppo, ci sono gli autobus, oppure i taxi. Meglio spendere qualcosa in più, ma arrivare a casa sani e salvi. Resta sempre valida la chiamata a casa: “venitemi a prendere, ho esagerato” . Qualunque genitore preferirà essere svegliato dalla voce del figlio, anziché da quella di un addetto al pronto soccorso.

Il frenetico mondo di oggi porta tanti ragazzi a disporre di molto denaro e di poco controllo (genitori con troppe ore di lavoro, genitori divorziati, mancanza di luoghi di ritrovo strutturati, scuola spesso senza programmi pomeridiani, carenza di campi estivi…). C’è davvero troppa facilità a procurarsi gli alcolici, che diventano un polo di aggregazione, un punto di riferimento. E’ una riflessione molto triste, ma non possiamo negare di essere in un momento di grave crisi sociale, con la perdita di valori tradizionali (la famiglia, il lavoro), la difficoltà di trovarne di nuovi, e il disagio che ne deriva.

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