Il Blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Pillole di Fantascienza - Un Mondo Nuovo

May 032020

Un Mondo nuovo – Ritorno al mondo nuovo
(Brave New World – B.N.W. Revisited)

Autore Aldous Huxley
Prima pubblicazione 1932

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In un futuro molto lontano da noi, l’umanità ha finalmente trovato pace e sicurezza, grazie alla manipolazione degli embrioni, e all’uso istituzionale di droghe. Poca inventiva? Non direi. A.Huxley scriveva negli anni ’30, quando la manipolazione genetica era ancora del mondo dei sogni, e le droghe non si vendevano certo all’uscita delle scuole.

L’impatto con il Mondo Nuovo, sin dalle prime pagine, è agghiacciante. Con freddezza da laboratorio viene descritta la manipolazione degli embrioni, usando la scoperta che aveva rivoluzionato la fisica all’inizio del XX secolo: la radioattività. Gli embrioni sono sottoposti ad una serie di bombardamenti radioattivi, per creare individui di tipo ben differenziato: dai dominatori, intelligenti, perfetti, sani; ai più miseri, piccoli, ignoranti, schiavetti destinati a svolgere per sempre le mansioni più umili. Eppure, una volta cresciuti, tutti sono perfettamente a loro agio in questa società artificiale, e questo per merito di una superdroga, che inebria e non da mai effetti collaterali (a parte l’assuefazione … o la morte); la droga è distribuita a piene mani, eppure sotto un rigido controllo.

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Improvvisamente interviene un elemento anomalo: in una riserva di “selvaggi”, persone rimaste in condizioni di vita primitive, sono ritrovati due “civilizzati”, o meglio “condizionati”, dispersi da vent’anni.
Due mondi a confronto: ma, se il mondo nuovo terrorizza per la sua impersonalità, l’assenza, o la regressione, della civiltà, non ha portato certo al mito del “buon selvaggio”. Al contrario. Vendicativi, oziosi, carichi di malvagità, senza scrupoli e senza morale, accattoni, malevoli verso i “diversi”: i selvaggi non si dimostrano migliori degli sballati drogati ultramoderni. In bilico tra un mondo e l’altro, il più giovane dei dispersi, nato e cresciuto senza condizionamenti, non riuscirà ad adattarsi al mondo nuovo. La conclusione non potrà essere che tragica.

Nel “Mondo Nuovo” ogni personaggio è molto ben delineato, sia nelle caratteristiche fisiche, sia sotto il profilo psicologico. La narrazione scorre piana, coinvolgente, senza bisogno di grandi colpi di scena, poiché l’inventiva senza sosta dell’autore non ne ha bisogno. Un vero peccato il finale; a sorpresa, sì, ma troppo trascinato e sostanzialmente ambiguo: sostengo che un finale deludente riesca a rendere mediocre un romanzo che poteva essere un capolavoro. Nemmeno la pesante drammaticità di un futuro tanto infame riesce ad imprimersi definitivamente nel lettore.

 

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Ma la storia non finisce qui.


Più di vent’anni dopo l’uscita del romanzo, alla fine degli anni ‘50, A.Huxley presentò una serie di conferenze volte a rivisitare il suo elaborato, alla luce di una guerra appena passata, e di nuove scoperte scientifiche. Il pessimismo non cambia, se vogliamo, peggiora. A.Huxley ritiene che TV, alcool, medicinali e droghe stiano già conducendo l’umanità verso quel futuro che negli anni ’30 aveva solo paventato.
Inutile riportare i dettagli delle sue osservazioni: resta solo da chiedersi cosa potrebbe mai dire oggi.

La biografia dell'autore e un po' di documentazione sono molto utili per comprendere lo scrittore, e i suoi tempi. La fantascienza del passato, riesce spesso a comunicare in modo diretto ed efficace quali erano i sogni, le speranze, le aspettative di un’epoca, ed anche i timori, le delusioni, le ansie. Abbiamo quindi due livelli di lettura: il romanzo avvincente di per sé, e il suo contesto. Alcuni aspetti storico - filosofici si possono cogliere solo con una certa esperienza; soprattutto se si vuole approfondire, con la lettura delle conferenze, il pensiero dell’autore, che fu saggista e filosofo di fama riconosciuta.

Rosella Rapa

 


Tratto da Ritorno a un Mondo Nuovo

Con una TV sempre più invadente, psicofarmaci prescritti anche ai bambini, “purché stiano buoni”, la politica ridotta ad una rissa continua e il progressivo disinteresse del cittadino verso il mondo che lo circonda, ci stiamo già trasformando in automi, e senza bisogno di genetica o radiazioni; i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri ormai sono una realtà anche nei paesi un tempo detti “sviluppati” o “industrializzati”.
A quando la distribuzione di droga per alienare ogni residuo di personalità?

 

 

 

Pillole di Fantascienza - 1984

Apr 242020

1984

Prima pubblicazione: 1948

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Può un titolo azzeccato decretare il successo mondiale ed imperituro, per un libro ed il suo autore?
Osservando 1984 oserei affermare di sì. Il libro, infatti, è aspro, duro, difficile, senza misericordia alcuna per il lettore, senza entusiasmi o rombanti colpi di scena. Molto probabilmente “L’ultimo uomo in Europa” (il titolo che Orwell propose) non avrebbe reso il Grande Fratello altrettanto popolare. Così, invertì la data in cui scriveva e collocò il suo universo distopico in una data a lui non mo lto lontana. Deliberatamente, per spiegare che “Il Grande Fratello” stava già avvolgendo le macerie del dopoguerra con una nube buia.

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Cosa ci resta però oltre al titolo e alla desolazione? TUTTO. Resta la lucida consapevolezza dell’autore, che tenta invano, come una novella Cassandra, di avvertire i suoi contemporanei e le generazioni dell’immediato futuro. Il Pericolo, Il Grande Fratello, il Terrore, ESISTE; esso è “vero”, si tocca con mano. Non arriva in uno scenario apocalittico, accompagnato da catastrofi immani; no, egli s’introduce, palese e riconosciuto, nella grigia, spenta, quotidiana esistenza dell’impiegato qualunque. Chi guarda oggi in TV lo “spettacolo” indegno che da questo libro ha preso il nome, così come tante altre stupidaggini che di “reality” non hanno proprio nulla, o telequiz pieni di strafalcioni, dovrebbe capire quanto siano studiate per ammazzare il cervello, così come viene descritto da Orwell. Per fortuna abbiamo ancora la possibilità di scegliere: non i tutti i paesi è così.

La prima parte del libro è, a mio parere, la migliore, la più coinvolgente. Nel lungo monologo interiore del protagonista, tra le macerie desolate di un mondo amorfo, s’intravede una pallida fiammella di speranza. Finché resta solo con se stesso, l’uomo è vivo. Non c’è azione: solo pensiero. Quando l’azione entra nel narrato, quasi di forza, a turbare la monotonia dell’esistenza, si comprende che ogni libertà è finita, ogni desiderio resterà incompiuto, ogni sogno privo di speranza. La catastrofe, (attesa, prevista, inevitabile), è l’unica possibile conclusione. Ma fino all’ultima pagina il lettore resta con gli occhi incollati alle singole parole, perché non può, non DEVE finire.

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Invece, il libro finisce. Finisce in modo devastante, poi si chiude con una stravagante Appendice: monito, beffa, illusione, speranza …. Ciascuno può trarne la conclusione che preferisce.

Un libro attualissimo, senza tempo; un libro che tutti dovrebbero leggere e che, forse, per intero non sarà capito mai. Molto semplicemente, un Capolavoro.


Rosella Rapa

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Pillole di Fantascienza - Frankenstein Returns

Mar 132020

Frankenstein Returns

Sono fan di una saga di fantascienza che imperversa dagli anni '60.

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Fin dai suoi esordi Furono presenti degli "androidi" computer con fattezze umane e strpitose attività comunicative. Alcuni avevano una intelligenza semplice, molto meccanica, altri erano dotati di sentimenti tipicamente umani, a volte anche più che umani, con spirito di sacrificio e nobili ideali. Tutti, ovviamente, avevano un creatore, e qui il pensiero va subito al nostro mostro rinnegato e rifiutato: il sogno del dr. Victor si realizza, pur se in un ideale futuro. Futuro che, visti gli ultimi progressi scientifici, soprattutto in campo biomedico, non sembra più tanto lontano.

Il mito di Prometeo ritorna, senza cadaveri questa volta, ma con microcircuiti e metalli nobili. Ebbene, che dire? La scienza non fa più paura, è diventata nostra amica. E in questi giorni difficili salva le persone.

 

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Pillole di Fantascienza - Frankenstein

Mar 052020

Frankenstein
o il moderno Prometeo

Eccolo! Non poteva mancare!

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Fratello gemello del Vampiro, nato nella stessa notte dalla stessa scommessa, e come lui destinato a gloria imperitura.
Creatura sgraziata, mostruosa, terrificante, protagonista di decine di film Horror, è in realtà "Il trionfo della scienza sulla natura". Insomma, il primo figlio, universalmente riconosciuto, della vera Fanta-Scienza, con un esplicito richiamo a tempi molto antichi: Prometeo, secondo Platone, è il creatore del genere umano, cui donerà anche il fuoco, venendo per questo punito da Giove. All'alba del XIX secolo l'Uomo tenta di superare i limiti che la sua stessa esistenza gli ha imposto, e si avvia verso un cammino ignoto e pericoloso: la via delle scoperte scientifiche, che muteranno per sempre il mondo circostante. Mary Wollstronecraft-Godwin (con un cognome così, anch'io avrei preso quello di mio marito) non solo guarda ciò che accade ai suoi tempi, ma dà corpo ai desideri di una umanità che si affaccia verso nuovi modi di vivere, e al tempo stesso ne ha paura.

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Esteticamente al lettore moderno il romanzo appare obsoleto, farraginoso, tutto in prima persona, con personaggi piatti e improbabili. Però, a differenza del racconto di Polidori, tutto rivolto al passato, Frankenstein affronta un tema del tutto nuovo, ponendo la scienza al centro della scena, e affrontando subito le sue problematiche intrenseche: religiose, morali, sociali.
Un'idea certamente fantastica, creare la vita, ma, che si tratti di scienza, non c'è dubbio: il dr. Victor resta affascinato dall'elettricità (galvanismo) e, sconvolto dalla fine prematura della adorata madre, si getta sullo stodio della "filosofia naturale": un insieme di discipline che comprende anatomia, chimica, biologia, cercando disperatamente un rimedio contro la morte. Non mancano le incursioni nei cimiteri, per recuperare cadaveri e parti di essi.
La creatura, infine, nasce; né buona né cattiva, soltanto deforme e del tutto ignara dei comportamenti umani. Viene subito etichettata come "diversa", ripudiata dal suo creatore e da chiunque abbia la sventura di incontrarla. Diventa violenta, uccide. Non si ferma, ormai è in lotta aperta con il mondo, con la cosiddetta "umanità", che di "umano" mostra ben poco, non solo nei suoi confronti. Per questo chiede al suo creatore di esaudire un suo desiderio: dargli una moglie. Il dr. Victor accetta, ma, all'ultimo istante, distrugge la sua seconda opera, scatenando una furia omicida senza controllo.

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La scienza ha doppiamente fallito: cosa resterà?
Il dubbio, serpeggiante per 200 anni, a tutt'oggi non è stato sciolto.

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Il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1818, anonimo, ma la versione definitiva è del 1831. 100 anni dopo, il mostro arriva nelle sale cinematografiche, in un film in bianco e nero, con un sonoro approssimativo, e con la magistrale interpretazione di Boris Karloff, che sarà da modello per tutte le versioni successive: terrificanti, orribili, satiriche e comiche. Arriverà presto anche in TV, con "La Famiglia Addams" e "I Mostri", serie di grande successo, tanto che avranno più di una rivisitazione. Pian piano la creatura, spogliata della sua immatura malvagità, prende il suo posto acquisendo il nome del suo creatore: Frankenstein. Mi sembra più che giusto: nella nostra società chi nasce prende il cognome del padre, ma credo che i lettori amanti del fantastico saranno d'accordo me, nel tributare un omaggio tutto al femminile per:

Mary Shelley, la donna che inventò la FantaScienza !!!

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Pillole di Fantascienza - IL VAMPIRO

Feb 112020

IL VAMPIRO !!! (di J.W.Polidori)

Eccolo! Finalmente ritrovato, da editori che non pubblicano gli esordienti Italiani, ma si buttano in massa su un racconto obsoleto, per festeggiare i 200 anni della sua nascita. Il Vampiro ritorna, con prefazione, postfazione, frammenti di ispiratori e prosecutori. Di valore letterario scarso, o nullo, l'opera estemporanea dello sconosciuto anglo-italiano John William Polidori, medico personale di Lord Byron, fu pubblicato proprio perchè ritenuto opera del geniale ed esaltato poeta, quindi uno scritto vendibile.

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Allora come oggi, l'esordiente aveva poca fortuna. Ma, cosa ci resta di uno scritto che ai suoi tempi avrebbe dovuto far paura, e oggi fa soltanto sorridere?


Ci rimane un indubbio valore storico, testimonianza di un periodo controverso e di un momento letterario innovativo. Il XIX secolo fun un epoca di grandi mutamenti sociali e tecnologici. All'epoca di Polidori si viaggiava in diligenza o in carrozza, l'unico mezzo di comunicazione a distanza erano le lettere, scritte con la piuma d'oca; le ragazze dovevano cucirsi a mano gli abiti e il corredo, i velieri impiegavano mesi lungo le rotte commerciali, le città greche erano sepolte sotto metri di terra e mattoni, la Stele di Rosetta era ancora da interpretare.
Non si trattò di un periodo “buio”: fu dominato dalle Campagne Napoleoniche, che tuttavia non portavano oscurantismo, ma una grande riscoperta dei valori, soprattutto estetici, dell'antichità classica. Grandi poeti, scultori, musicisti (inizia l'Opera Lirica, con Rossini, Donizetti, Bellini !). Nuove idee politiche e sociali, donne scrittrici.
Insomma, un gran fermento intellettuale, ma ancora poche novità in campo scientifico, e quindi nella vita di tutti i giorni, descritta mirabilmente nei suoi romanzi da una donna che non credeva ai vampiri: Jane Austen. Era un mondo in cui la figura del gelido ed impenetrabile Lord Ruthven, conte di Marsden, poteva avere una sua ragione di essere, e anche di essere un Vampiro, assetato del sangue di una angelica vergine per poter sopravvivere. Nulla poteva fermarlo, tranne un macabro procedimento di morte con distruzione di ogni sua traccia.

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Quando passiamo all'epoca di Bram Stoker, il mondo è profondamente cambiato: treni a vapore, vascelli a vapore, dirigibili; metropolitana a Londra, canale di Suez, musei archeologici a Torino e a Londra, macchine da scrivere, macchine da cucire, luce elettrica o a gas, telefono, telegrafo, e si potrebbe continuare. Una vera e propria rivoluzione, pronta a sconvolgere la vita quotidiana, così come avverrà ancora nel XX secolo. Un nuovo mondo, in cui Lord Ruthven è ormai fuori moda; deve arrivare l' “esotico” Conte Vlad.

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Abbiamo l'intera Storia di un vampiro, “del” Vampiro, dalla nascita alla morte letteraria, per rinascere poi come protagonista della della pellicola, e infine rinascere ancora nel XXI secolo con moglie, figli, genitori e parenti vari; a volte malvagio, a volte buono fino all'esasperazione. L'ideale per le Soap Opera.

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Rosella Rapa

Pillole di Fantascienza - DRACULA !!

Dec 172019

DRACULA, l’ultimo dei Vampiri (di Bram Stoker)

Questa poi! Il Vampiro, il re del Gothic-Horror, il sanguinario mostro-pipistrello, in mezzo alla (poco) scientifica Fantascienza? Ebbene si tratta di un libro STRAORDINARIO. Dracula (1897) è considerato l’ultimo dei Romanzi Gotici, ed anche un capolavoro della Letteratura Britannica in cui Stoker (1847-1912) teorizzò la FINE di tutti i Vampiri... ma allora, chi li fece nascere?

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Nel 1818, in una stagione piovosa, Mary Shelley, suo marito Percy Bysshe Shelley, Lord Byron, e un quarto componente del gruppo, decisero di intraprendere una gara letteraria per scrivere una storia sul soprannaturale. Vinse Mary, con il suo Frankestein. Ma chi era il quarto? Me lo sono domandata per anni. Era il dott. John William Polidori, che scrisse in quell'occasione Il Vampiro, destinato ad una fortuna insuperabile per tutto il XIX secolo, ma soppiantato, proprio sul finire (1897) dal Dracula di Bram Stoker. Infatti fu Dracula, che per tutto il XX secolo divenne sinonimo di vampiro, sebbene molte opere siamo assai più simili al testo di Polidori, che non a quello di Stoker.

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Come fu possibile un tale capovolgimento di fronte?

Polidori scrisse un opera che attingeva a molte leggende locali, Inglesi per lo più, trasformando un mostro campagnolo in un raffinato gentleman (Lord Ruthven) , dotato un fascino oscuro e perverso, ma intrigante, degno di frequentare la buona società londinese, ed i libri che allora venivano letti. Stoker abbinò invece il Vampiro al famoso Vlad l’Impalatore, e ne trasferì le origini in Transilvania, terra di confine tra Romania, Moldavia, Ungheria e Bucovina. Oggi i confini dei paesi sono cambiati, ma il castello del mostro esiste ancora. Io l’ho visto con i miei occhi, da lontano, perchè salirvi è impossibile: troppo pericolose strada e ruderi. Tornando a Stoker, proprio in quegli anni muoveva i suoi primi passi una novità che avrebbe conquistato il mondo: il CINEMA! Quasi immediatamente si impadronì del romanzo, e Dracula divenne sinonimo di Vampiro, di qualsiasi genere. Le pellicole in cui è citato, comparendo anche per poco, sono più di 150: e il povero Polidori venne dimenticato. Fino a ieri: pubblicato nel 1819 il suo racconto ha compiuto 200 anni, e gli editori festeggiano. Oggi è quasi dimenticato anche Stoker, nonostante i proseguimenti più o meno validi dei suoi lavori. Eppure Dracula è un libro ricco di scoperte sorprendenti.

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Fantasy, Fantascienza, Mistery e Avventura sembrano rincorrersi come i personaggi. A chi spetterà la vittoria? Alla SCIENZA. Già.

Come struttura, il romanzo di Bram Stoker si presenta subito atipico. Rammenta, in parte, il vecchio romanzo epistolare, ma ha una caratteristica profondamente diversa: non è costituito da lettere che che si susseguono, bensì da diari. Diari assai particolari, che ci mostrano caratteristiche innovative: due fidanzati, per comunicare, usano la stenografia, complicata da segni noti solamente a loro due. Un medico registra i suoi diari su di un fonografo, la protagonista, Wilhelmina (Mina), ascolta e batte a macchina. A queste narrazioni sono mescolati gli scritti di un cronista, il diario di bordo del capitano della “nave fantasma”, annunci ritagliati dai giornali, e lettere mai lette dalla destinataria. Ferrovie, autovetture, navi a vapore, telegrafo, biciclette, tramvay, completano uno scenario “moderno” in cui un vampiro è considerato ridicola superstizione: finché Mina non batterà a macchina il diario del suo fidanzato, fornendo ad un anziano professore la chiave dei misteri per loro assurdi e inspiegabili in cui si sono imbattuti.

La prima parte del romanzo è senz’altro Gotica: l’arrivo del giovane avvocato Johnatan al castello del conte Dracula è preannunciato da segni di terrore, contadini che si fanno il segno della croce, oscure leggende, ululati di lupi e voli di pipistrelli. Una volta Entrato, Johnatan si accorge di essere prigioniero in un luogo mostruoso.
Tutto questo, nei più minuti particolari, viene annotato nel suo diario, che si interseca con il diario di Mina. Ecco quindi che la narrazione scorre sempre in prima persona pur raccontandoci fatti che avvengono a centinaia, migliaia di Km di distanza.
Una giovane amica di Mina, Lucy, deve scegliere tra i suoi innamorati, ma il suo comportamento presenta numerose stranezze. Sonnambulismo, incubi, accompagnati da ululati di lupi e morti misteriose. Quando al porto arriva una nave con il solo capitano, legato alla barra del timone, è dal suo diario di bordo che apprendiamo i fatti orrendi di una spaventosa traversata.
Le condizioni di Lucy peggiorano. La parte preponderante della narrazione passa quindi al dottor Sewart, e al suo fonografo. Non riuscendo però a comprendere la crescente anemia della sua paziente, chiama in aiuto il suo vecchio maestro, il Professore Olandese Van Helsing.

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A questo punto, impercettibilmente, il tipo di narrazione cambia.

Siamo a Londra, città moderna, con mezzi pubblici, treni, gente evoluta, che non crede più a leggende e superstizioni come fantasmi o vampiri. Van Helsing fatica non poco per spiegare che ci sono realtà ancora non comprese perfettamente dalla SCIENZA, definite PARA-NORMALI. Il vampirismo è una di queste, ma i giovani NON riescono ad accettarlo razionalmente. Mina, battendo a macchina tutti i diari fornisce a Van Helsing: la chiave. Dracula è a Londra, città indifesa contro di lui, perché nessuno crede alla sua esistenza. Siamo nel 1897, si guarda alla Luna (Verne), a Marte (Wells), alle numerose scoperte tecnologiche: elettricità, magnetismo, radiazioni.

Eppure, per combattere il Vampiro servono i metodi tradizionali: aglio, crocefissi, ostie consacrate… ma per salvare Lucy occorrono TRASFUSIONI! Questa è medicina innovativa: trasfusioni ai primordi, da vena a vena, quando gruppi sanguigni e fattori RH erano ancora da scoprire. Che rischio!

Ora bisogna salvare la città, e l'umanità intera. Fughe, rincorse, piani organizzati, tutto viene predisposto con cura per combattere il nemico non più Occulto: per chi ama spaventarsi, restano colpi di scena a ripetizione, per chi si diverte, è una lettura appassionante, che trascina pagina dopo pagina.
Un finale emozionante che si conclude con la vittoria della Scienza e della Ragione, contro Superstizione e antichi retaggi d'odio. Nelle intenzioni di Stoker, Dracula è VERAMENTE l’ultimo dei vampiri, e la Terra è liberata per sempre dal suo malvagio potere.

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La Fantascienza, in Dracula, va cercata nelle pieghe del romanzo, e nell'atteggiamento dei protagonisti, particolare delle due ragazze.
Mina è una donna moderna, la donna che di lì a poco potrà affrontare il nuovo secolo in tutta la sua forza: indipendente, disinvolta, sicura di sé, conosce le tecnologie più all'avanguardia del momento, sa prendersi cura di se stessa, delle amiche, e del marito malato. Il lavoro non la spaventa: pensa di continuare a lavorare anche dopo il matrimonio, almeno finché il marito non avrà qualche vantaggio nella sua carriera. Una donna del Futuro.
Lucy, al contrario, è la tipica ragazza ottocentesca: dolce, di carattere arrendevole, bisognosa di protezione, in cerca di un uomo per la vita, ma capace di attirarne molti accanto a se. Rappresenta il Passato.
Dracula perseguita Lucy, ma è attratto da Mina. Tuttavia non apprezza le sue doti intellettuali, ma il suo fascino femminile. La vuole tutta per sé, nel suo antico castello, come una regina: vuole trascinarla nel passato più remoto, strapparla al presente e al futuro. Mina, però ha amici sinceri, anche se non cerca di farli innamorare tutti.
Il personaggio di Mina è una rarità nel panorama della Fantascienza ottocentesca, riservata quasi esclusivamente a inventori più o meno pazzi, viaggiatori in luoghi remoti o inesistenti, sognatori solitari.

Ma cosa ne sarà di Dracula? Più di altri romanzi (che pure esistono) lo dirà un nuovo, fantascientifico prodotto: il cinema.

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Sin dai suoi esordi, infatti, il cinema fu irresistibilmente attratto dal protagonista del romanzo di Bram Stoker; purtroppo nessuna delle pellicole comparse in più di un secolo rende giustizia al romanzo che aveva teorizzato la scomparsa di tutti i vampiri, con le armi (stranamente unite) della Scienza e della Religione, da usarsi contro antiche superstizioni, maledizioni, terrori atavici. Dracula divenne invece il vampiro per eccellenza, il simbolo del terrore, il più grande protagonista dei film “noir”, il padre di nuove, numerose saghe, che imperversano ancora oggi, con film, serial TV e anche libri. Uno peggio dell'altro. Fa eccezione il film “Dracula, di Bram Stoker” del 1992, con un cast e un regista davvero eccezionali. Qualche differenza rispetto al libro, come sempre, ma ottime interpretazioni. In più, Mina è l'unica donna che partecipa alla “Lega degli uomini straordinari”; il suo personaggio viene notevolmente stravolto, ma la grinta rimane la stessa.

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Come per tante altre opere, e altri autori, il Tempo non è stato corretto con Bram Stoker: mentre la sua “creatura” diventava una star, il creatore finiva nell'ombra, almeno fuori dalla Britannia; il peggio resta nel fatto di essere stato incompreso, travisato, trasformato. Leggere il SUO Dracula è un’esperienza che non dovrebbe mancare a chi ama cercare nella letteratura quei libri che si possono considerare “pietre miliari” nel corso della storia, libri che, indipendentemente dal valore letterario in senso stretto, segnano un’epoca, una svolta. Soprattutto, rendiamo giustizia all’autore, ingiustamente strapazzato e bistrattato come pochi altri.

 

 

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