Il blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Storia del Fantasy - Il Tramonto di un'era

Aug 112019

Il tramonto di un'era: Don Chisciotte

Dopo il favoloso poema di Ludovico Ariosto, dopo 500 anni di fantastica tradizione, la letteratura Italiana e Francese subiscono una battuta d'arresto. I governi cambiano, le piccole Signorie vengono sostituite da Regni e Imperi con sovrani dal potere assoluto, si impone un nuovo paese: la Spagna. Dopo la scoperta dell'America (1492) e la battaglia di Lepanto contro i Turchi (1571) , la Spagna si avviava a diventare la nazione più potente d'Europa, e tale sarebbe rimasta per tutto il XVII secolo. Parallelamente, l'invenzione della polvere da sparo e delle conseguenti armi da fuoco (XV secolo) cambiano completamente il modo di combattere in campo, segnando la fine della Cavalleria Antica dalle imponenti armature. Per contro, la diffusione della stampa (dal 1455) consente ai piacevoli libri su dame, cavalieri e magie, di arrivare facilmente ovunque.

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Ed ecco che un vero cavaliere spagnolo, Miguel Cervantes, disgustato dalla differenza tra il mondo reale e quello fittizio, scrive nel 1605 il suo famosissimo Don Chisciotte, le cui avventure, con il fedele scudiero Sancho Panza, sono universalmente note. La battaglia contro i mulini a vento è diventata un modo di dire.
Di fantasia Cervantes ne impiega a profusione, ma di fantastico non c'è nulla, solo le visioni del vecchio Hidalgo (cavaliere) Don Chisciotte, smascherate dalla furbizia contadina di Sancho, a cui peraltro il suo signore non crede. Questa ambiguità crea situazioni comiche fino all'inverosimile, ma il bersaglio di tanta comicità non il vecchio signore ormai folle, bensì la sua fantasia malata, popolata da principesse in pericolo, armi fatate, incantatori, nemici malvagi. Il Don vede tutto al contrario: così una robusta contadinotta diventa il suo amore irraggiungibile, una bacinella da barbiere un elmo magico, i mulini dei giganti.

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Il romanzo doveva fermarsi qui, ma Cervantes fu “costretto” a scrivere un sequel dopo 10 anni perchè un approfittatore ne aveva pubblicato uno suo.
La differenza si vede: Sancho diventa più smaliziato, e asseconda le follie del padrone, il più delle volte per tirarlo fuori dai guai, in altri casi per continuare quella vita errabonda che comincia a piacergli. Ma Cervantes non ha più tanta voglia di ridere: la comicità si trasforma in satira, e nel mirino non ci sono più solo i cavalieri immaginari dei secoli passati, ma anche i suoi contemporanei. Don Chisciotte diventa un personaggio conosciuto, e molti si divertono ad ingannarlo, finchè, dopo una avventura in cui viene gravemente ferito, lo trasportano a casa, dove rinsavisce. Troppo tardi, la morte arriva, ma prima l'Hidalgo si fa promettere da parenti e amici di bruciare tutti i “romanzi cavallereschi” in suo e loro possesso, perchè insani e pericolosi.

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Con questo falò catartico Don Chisciotte muore, e con lui muore tutto il passato, tutto il grandioso Fantasy d'Autore. Il sacro prenderà il posto del magico, la quotidianità quello dell'immaginario, l'uomo comune quello dell'eroe.
Sarà l'inghilterra a raccogliere la fiaccola della letteratura, e la terrà saldamente in pugno, fino a tutto il XIX secolo. E poi... chissà!

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Storia del Fantasy - L'Orlando Furioso

Jun 302019

Il Fantasy con coscienzadi sè : L’Orlando Furioso

 

«Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto.»
Ludovico Ariosto

 

La domanda sorge spontanea: perché passare subito all’Orlando Furioso, ignorando l’Orlando Innamorato? La risposta è altrettanto spontanea: perché l’ “Innamorato” è noioso, mente il “Furioso” è divertente.

Non solo: L’Orlando Furioso è un vero capolavoro artistico. Fu pubblicato nella sua edizione definitiva nel 1532, e si basa sul Ciclo Carolingio (Carlo Magno e i suoi Paladini), pur non disdegnando alcuni elementi del Ciclo Arturiano. E’ un testo che viene universalmente inserito tra i “Grandi della letteratura”, ed è un Fantasy con F maiuscola, scritto per essere un Fantasy, una follia, un gioco, uno stravolgimento della realtà, vista con lo sguardo sarcastico di un cortigiano che vuol deridere senza farsi giustiziare. Tutti gli elementi di quello che ormai è un vero genere letterario, il “fantastico” compaiono nel poema.

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copertina dell’ Orlando Furioso


Abbiamo i guerrieri, tutti in ricerca di qualcosa, coppie di innamorati che si rincorrono, talvolta con un lieto fine, talvolta con il dramma, e soprattutto … con la pazzia! L’invenzione più divertente e fantastica che si sia mai avuta In questo mondo del Fantasticamente Fantasioso per eccellenza. Astolfo, guerriero e mago, che arriva sulla Luna a cavallo dell’ Ippogrifo, è insuperabile ed insuperato! Quando poi trova, oltre al senno d’ Orlando, anche il suo, rimanere seri è impossibile. L’autore interviene qua è la con apparentemente svagata ironia, autoironia, o vera e propria satira di costume. Non era svagata quindi: era studiata.

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Astolfo sull'Ippogrifo

Per la prima volta nella sua storia il Fantasy diventa un mezzo per parafrasare, con scherno, le ingiustizie del suo tempo. Una funzione sociale? Potremmo dire di sì. Concepito per un pubblico vasto, il poema non si limita ad inventare assurdità, ma riesce con ironia elegante e delicata, a far ridere, ma anche pensare, per esempio sulla introduzione delle armi la fuoco, che porteranno alla fine della vera cavalleria. Ecco cosa accade dopo un violento duello:

Oh gran bontà de' cavallieri antiqui!
Eran rivali, eran di fé diversi,
e si sentian degli aspri colpi iniqui
per tutta la persona anco dolersi;
e pur per selve oscure e calli obliqui
insieme van senza sospetto aversi.

Quasi tutte le vicende si svolgono in una Foresta Incantata, con un complicato intrecciarsi d’incontri tra diversi personaggi , e l’autore riesce sapientemente a tenere in mano ben salda questa complicatissima trama. Troviamo eroine guerriere, maghe, maghi, castelli incantati dove nessuno è quel che sembra, la tomba di Merlino e un anello magico, che passerà di mano in mano! L'anello infatti ha un doppio potere: portandolo al dito dissolve gli incantesimi, mettendolo in bocca rende invisibili o tramortiti. Ricordatevi di quest’anello, gentili lettori! Ricordate bene!
Ma non basta: si arriva anche su un'isola incantata, popolata da piante e rocce parlanti. Sono gli amanti della maga Alcina poi trasformati in piante o pietre. Un altro anello magico sarà la salvezza per i prodi (?) cavalieri.


Ma il culmine della storia si ha con la pazzia di Orlando!


Mentre Orlando vaga per il bosco, legge su un albero delle scritte,in cui insieme al nome di Angelica c'è un altro nome: Medoro, un semplice fante, salvato da Angelica, che lo ha scelto come marito. Quando Orlando vede un anello che egli aveva regalato ad Angelica, lasciato dalla bella ai contadini che l’hanno ospitata con Medoro, impazzisce e si mette a distruggere tutto ciò che trova per il suo cammino.

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Angelica si innamora di Medoro,

Per salvarlo Astolfo sarà costretto ad andare addirittura sulla Luna, dopo aver affrontato una buona serie di avventure: combatte le Arpie, discende nell'Inferno, sale al Paradiso Terrestre. Sulla Luna troverà l'intelletto di Orlando, in una boccetta. Orlando aspirando l'essenza che esce da essa e torna normale e ragionevole.

Non dimentichiamoci dell’Ippogrifo, creatura mitologica ! Il suo nome deriva dalle parole greche hippos (cavallo) e grypòs (grifone). L'ippogrifo è infatti una creatura alata, originata dall'incrocio tra un cavallo ed un grifone, con testa e ali di aquila, zampe anteriori e petto da leone ed il resto del corpo da cavallo.
Però .. la prima descrizione letteraria dell'Ippogrifo è nell’ Orlando Furioso ! In tanti secoli, nessuno aveva osato farne un personaggio da romanzo.

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Ruggero cavalcando l'ippogrifo, salva Angelica dal mostro marino
Ingres, 1819, Musée du Louvre, Parigi (particolare)


Avete ancora dei dubbi sul valore del Fantasy ariostesco? Ecco l’opinione di uno dei pochissimi autori Fantasy moderni, che è a sua volta un grande scrittore:

«Il Furioso è un libro unico nel suo genere e può essere letto senza far riferimento a nessun altro libro precedente o seguente; è un universo a sé in cui si può viaggiare in un lungo e in largo, entrare, uscire, perdercisi.»
(Italo Calvino, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino. Questo testo si usa oggi nelle scuole perchè l'originale è troppo corposo, e per spiegare satire tipiche dell'epoca di Ariosto)

Partendo da storie di Dei e di Eroi, con l'Uomo in lotta per la sopravvivenza, siamo arrivati a Uomini e Donne che raggirano la potenza con magia e con valore, ma soprattutto con l'Astuzia. Astolfo, paladino moderno, riassume in sè tutte queste qualità.

 

E questo, gentili lettori, è il TRIONFO del FANTASY !!!

Gwendydd (Rosella Rapa)



Note

1. La bibliografia per questo capolavoro è immensa: rimando quindi i lettori che desiderassero approfondire l’argomento all’enciclopedia on-line Wikipedia.it, che fornisce richiami ipertestuali ed anche informazioni sui testi esistenti

2. Inserisco  l’elenco dei protagonisti, per chi volesse scorrerlo rapidamente, alla ricerca di un ricordo.

Orlando: è il più forte paladino dell'esercito cristiano dei Franchi, è il nipote di Carlo Magno;

Agramante: è re d'Africa, principale nemico di Carlo Magno, guiderà l'assedio di Parigi;

Marsilio: re di al-Andalus;

Rinaldo: cugino d'Orlando, è valoroso come il paladino Franco ed anch'egli è innamorato d'Angelica;

Ferraù: cavaliere moro, mira ad impossessarsi dell'elmo d'Orlando per tener fede ad una promessa da lui fatta ad Argalia;

Angelica: principessa del Catai, esperta di medicina e arti magiche, è contesa da Orlando e Rinaldo. Ariosto la presenta come una donna altera e cinica, è un personaggio estremamente ambiguo.

Sacripante: re di Circassia, come molti altri paladini, è innamorato di Angelica. Egli è convinto che, mentre si trovava momentaneamente in Oriente, Orlando abbia preso la donna da lui amata. Ha sempre servito lealmente la principessa, la quale lo usa secondo le sue voglie o scopi;

Bradamante: valorosa guerriera, cugina di Orlando. È innamorata di Ruggiero, nonostante che questo sia un pagano appartenente all'esercito nemico;

Carlo Magno: imperatore del Sacro Romano Impero e comandante dell'esercito dei Franchi; nel poema, così come in molti altri, è lo zio d'Orlando;

Astolfo: paladino e figlio d'Ottone Re d'Inghilterra, è il migliore amico di Orlando e suo compagno d'armi;

Atlante: anziano mago che funge da tutore di Ruggero fin dall'infanzia di questi. Per salvarlo dal suo tragico destino lo imprigiona in due castelli incantati;

Medoro: è un giovanissimo fante dell'esercito saraceno, Angelica se ne innamora;

Cloridano: guerriero saraceno, amico intimo di Medoro;

Ruggiero: guerriero dell'esercito pagano, è virtuoso e leale. Nel Furioso, così come nell'Innamorato, è assieme a Bradamante capostipite della Casa d'Este;

Alcina, Morgana, Logistilla: sono tre fate sorelle. Alcina e Morgana si dedicano agli inganni della magia nera, Logistilla alla virtù;

Marfisa: una valorosa combattente pagana, avversaria di Bradamante, è sorella gemella di Ruggiero; passerà dalla parte dei cristiani dopo aver scoperto le sue vere origini;

Rodomonte: è il più forte dei cavalieri saraceni, ha coraggio e potenza smisurati ma è anche il prototipo della violenza e della tracotanza;

Brunello: piccolo e astuto ladro;

Olimpia: figlia del Conte d'Olanda, è una sfortunata fanciulla oggetto degli amorosi appetiti di diversi pretendenti alla sua mano, che nel caso di Bireno non sono sempre leali verso di lei;

Mandricardo: valoroso cavaliere, libera Lucina dall'Orco assieme a Gradasso e rapisce Doralice, promessa sposa di Rodomonte;

Doralice

Brandimarte

Gabrina

Isabella: nobile saracena, rappresenta la donna votata ad un amore puro e fedele anche oltre la morte.

Zerbino: cavaliere cristiano amato da Isabella; muore tra le braccia di lei dopo essere stato colpito in duello da Mandricardo.

 

Storia del Fantasy - La Divina Commedia

Apr 062019

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Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ’l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterna duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".

 

Ebbene sì!

Dopo aver vagato tra le nebbie del nord, avanti e indietro nel tempo, atterriamo a casa, lungo le sponde dell'Arno e anche un po' più in là.
La Divina Commedia (1308-1320) è un capolavoro sotto tanti punti di vista; nella Storia del Fantasy non si dovrebbe osare toccarla, ma io sono del tutto irriverente nei confronti dell'Inferno, che di mistico non ha nulla, in compenso riporta alla luce (anzi al buio) tutti i mostri pagani recuperati dall'Iliade, dall'Odissea, dalle leggende Greco-Romane, per costruire un legame con i discendenti medievali d'Europa (pittori, scultori, scrittori) che, francamente, potevano rimanere nascosti, se l'eredità che ci hanno lasciato è questo guazzabuglio di paludi. Non per nulla ci vorrànno ancora decenni per un Rinascimento.

undefinedTuttavia, non trattiamo troppo male l'autore: nell'Inferno colloca, a torto a ragione, una buona quantità di suoi contemporanei costretti a supplizi, da lui inventati con fertile e macabra fantasia, che nemmeno la (poco) santa inquisizione riuscì a costruire, ma solo per mancanza di mezzi. Sì lui viveva in tempi così. E adesso devo pensare a dove sistemare "lui" come punizione per aver causato incubi e urla notturne a generazioni di malcapitati studenti ed insegnanti.
Virgilio lo guida attraverso il peggio del peggio, punizione per averci fatto addormentare sull'Iliade, poi, essendo un'anima dolce, ha il privilegio di attraversare il Purgatorio insieme al suo protetto. Cosa vi succeda non lo so affatto, perchè all'inizio del quarto anno di studi bisognava finire l'Inferno, e subito dopo iniziare il Paradiso, per prepararsi all'esame di "maturità", con l'amata Beatrice. Niente più incubi, ma, ahimè, niente più ricordi, in un anno in cui si partiva dalla "Vergine Cuccia" e si terminava con "Se questo è un uomo". (Ahimè, Horror ma non Fantasy. Brrrr.)

Ma allora che senso ha aver portato tra avventure lancia in resta e stupende regine fin troppo benevole questi 2+1 viaggiatori? Proprio questo: il VIAGGIO. L'eterno viaggio che dopo aver attraversato e superato pericoli d'ogni genere infine s'inerpica verso la Vittoria. Quello di Dante, nonostante gli incubi, è un viaggio psicologico, lui deve vincere le sue paure, i supi propri peccati, e avrà un bellissimo Lieto Fine :"L'amor che move il sole e l'altre stelle ".

Rosella Rapa

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Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Paolo e Francesca leggono di Lancillotto e Ginevra
Rex Quondam Rexque Futurus

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Storia del Fantasy - King Arthur - P2°

Jan 162019

Il Ciclo Arturiano 2 : alla corte del re.

Riassumendo, in letteratura, il “classico” Re Artù nasce in Galles, con l’opera di uno storico alquanto fantasioso, Geoffrey Arthur of Monmouth (1100 - 1155 circa); terminerà in Inghilterra, nel 1484, con un poema scritto da un vero cavaliere, Sir Thomas Malory, imprigionato nel corso della guerra delle due rose.

Geoffrey, NON E’ il primo storico che ci parla del grande condottiero, ma è il primo a dargli uno spazio approfondito. Nella sua “Historia Regum Britannie”, dedica ad Arthur pagine notevoli: in particolare la descrizione della sua splendida corte, e della sua regina. Introduce alcuni elementi che saranno fondamentali per lo sviluppo del mito: la spada miracolosamente estratta dall’incudine sopra il sasso, la tavola rotonda, la liberazione della Britannia dai Sassoni, e la tragica fine dovuta al tradimento del nipote. Geoffrey ci parla anche di Merlino, in due opere singole; lo chiama profeta, non mago, e in realtà è collocato marginalmente rispetto alla corte di Arthur. La preoccupazione costante del nostro storico, sembra essere quella di adattare le leggende gallesi, che dimostra di conoscere assai bene, alle necessità del suo tempo, in particolare alla legittimazione, da parte di popolo e chiese, di una dinastia di sovrani usurpatori che pretendeva invece di far risalire i propri antenati sino ad Arthur.

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Sir Thomas, centinaia di anni dopo, non ha più di queste preoccupazioni. Inizia il suo lavoro per vincere la noia, cercando di riordinare tutto ciò che poteva conoscere sulle vicende del grande re e dei suoi Cavalieri, eliminando gli svarioni più palesi, e dividendo la sua opera in cinque volumi abbastanza differenti tra loro; l’ultimo “La morte d’Arthur” dà il titolo a tutta l’opera. Per sir Thomas non è affatto un problema parlare di maghi, streghe, fate, folletti, prodigi, senza invocare troppi vescovi e senza porsi alcun problema pseudo-religioso. La scoperta della America (1492) è alle porte. Il mondo cambierà completamente, ma l’opera di Sir Thomas diventerà un capolavoro della letteratura Inglese. Pubblicato postumo alla morte di Malory nel 1485, costituisce la prima opera letteraria in lingua inglese stampata con l'invenzione dei caratteri mobili.

Geoffrey scrive in Latino, e vuol dimostrare la vera esistenza di Arthur, sir Thomas scrive in Inglese antico, ed è già convinto che si tratti di un mito. Nel mezzo 300 anni di poeti e poetesse, dame di corte o cantastorie di strada, nobilissime signore, storie d’amor cortese, e storie di amori maledetti. La Dama vista come signora assoluta, cui il fidanzato si dedica anima e corpo, diventerà la Strega, che porta i Cavalieri a uccidersi tra loro, e infine la ricerca del Graal, che con le ultime connotazioni religiose porta alla dissoluzione della Tavola Rotonda, e alla fine della splendida corte.

 

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Ma, fra tutti, Geoffrey e sir Thomas (il primo e l’ultimo) pongono l'accento della loro opera, sulle imprese del re, che vi trova la sua vera ragione di essere: grande guerriero, stratega, condottiero, leader, diremmo oggi. Un eroe, che combatte non per se stesso, ma per il bene del suo popolo: contro forze non sovrumane, ma soverchianti, senza mai perdersi d’animo. Entrambi inoltre, dimostrano una notevole esperienza in fatto di battaglie, strategie, duelli, scontri, descritti con assoluta vivezza. Un uomo capace di risollevare le sorti di un paese battuto, in preda alla guerra civile, di difenderlo da ogni nemico; un uomo che riceve come aiuto due spade magiche, che non si arrende mai, e che non morirà come i comuni esseri umani: sarà portato morente, ma vivo, in una terra fatata, la mitica Avalon da tre regine (dee antiche), per rinascere quando la Britannia avrà di nuovo bisogno di lui.

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Un filo, il filo del destino, unisce questi due scrittori attraverso i secoli, per iniziare e concludere le vicende del grande Re:

Arthur: rex quondam, rexque futurus.
Re per sempre: il Re del FANTASY.

Gwendydd

 

 

Spoiler
Arthù e Merlino sono personaggi realmente esistiti.
Li ritroveremo. ;-)

Storia del Fantasy - King Arthur - P1°

Jan 102019

Il Ciclo Arturiano :

Dalla invasione dei Normanni alla scoperta dell'America


Lasciamo dunque gli amici che non possono più percorre il cammino con noi, lasciamo andare le storie di Dei e di Eroi che appartengono all'antichità, sorvoliamo i secoli bui e dopo un viaggio di circa 1000 anni ritorniamo in Britannia.
I Celti sono stati conquistati dai Romani, hanno fraternizzato, poi le legioni romane sono state richiamate in Italia, per combattere invasori venuti dal nord. Senza un esercito regolare i Celti subiscono le invasioni degli Angli e dei Sassoni; per finire i Normanni, già stabiliti da secoli nel nord ovest della Francia, varcano il mare e si stabiliscono nella Britannia meridionale, che ora si chiama Angleterre, Inghilterra.

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Come i Romani secoli prima tentarono di giustificare il loro predomino commissionando l'Eneide (una brutta copia di Iliade e Odissea mescolate a caso), i Normanni cercavano una figura che giustificasse i loro latrocini: c’era, bella pronta, e si chiamava Arthur: bisognava soltanto dargli una buona ascendenza e una corretta discendenza. Fu così che intorno al 1135 uno storico Gallese, Geoffrey of Monmouth (in realtà definito dai contemporanei “inventore di fantasie, visionario, buffone, e così via") unendo alle battaglie di Arthur vita e oracoli del profeta Myrrddyn (Merlino), ottenne tiepidi consensi come storiografo, ma un successo straordinario come scrittore letterario: “la Storia divenne Leggenda, e la Leggenda divenne Mito": il Ciclo Arturiano.

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In pochi secoli gli scrittori riusciranno non solo ad espandere il mito in maniera assoluta, totale; ma anche a dettare le vere e proprie regole dell’ambiente Fantasy Classico: cavalieri erranti, duelli, viaggi, castelli favolosi o perigliosi, damigelle affascinanti, amore, dovere, lealtà, pericoli estremi, mostri, incantesimi, fate, streghe, maghi, veggenti, creature dei boschi… il tutto, sempre “alla corte di Artù”, il Grande Re. Qualsiasi leggenda, intrigo, fatto inspiegabile, tutto veniva riportato alla sua corte.
La storia continuò in Francia, principalmente per opera del grande Crétien de Troyes, in Germania, con Parsifal, ed in seguito dilagò per tutta Europa, dalla Italia alla Penisola Scandinava, con così tanti autori, che diventa quasi impossibile citarli tutti. Persino le Crociate daranno il loro contributo con la storia del Sacro Graal. Ogni leggenda che nel corso del medioevo fu narrata e trascritta venne letteralmente “assorbita” dal ciclo arturiano, trasformandolo in un vero e proprio pandemonio di avventure, svolte in tempi incongruenti tra di loro, e da personaggi che non potevano mai essersi visti, perché nati in luoghi lontanissimi, nel tempo, come nello spazio. Il ciclo arturiano subì anche l’influenza del periodo storico, (parliamo di 300 anni molto turbolenti) tanto che alcuni personaggi, e anche alcuni elementi originari, ne risultarono stravolti, spesso per motivi politici o religiosi.

 

 

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Nel complesso, per generazioni e generazioni, la figura del Grande Re Artù fece da centro per la costruzione Fantasy più ricca e variegata che si sia mai vista, capace di rivaleggiare con le più antiche e complesse mitologie nordiche e mediterranee; ma con una profonda differenza: la cognizione dello scrittore. Chiunque aggiunse una parte alla costruzione principale, sapeva perfettamente che stava entrando in un regno fantastico, dove poteva raccontare una storia, una leggenda, esprimendo al massimo la propria inventiva e la propria capacità letteraria.

Per il momento salutiamo il Grande:

Arthur: rex quondam, rexque futurus.
Re per sempre, il Re del FANTASY.


Gwendydd

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