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 Jorge Amado, Teresa Batista stanca di guerra
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eloise
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Posted - 15/03/2014 :  18:56:23  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Eccomi qua!
Inauguro oggi la discussione sul romanzo di Jorge Amado, Teresa Batista stanca di guerra. Romanzo scritto a Bahia nel 1972 e pubblicato nello stesso anno dall'editore Martins di São Paulo.



Ammetto di non averlo del tutto finito perché mi sono incaponita per terminare prima, a tutti i costi, i romanzi della Nemirovsky, e nell'insieme è un bel malloppino... Però ci sono quasi.

Stavolta faccio una piccola introduzione io perché mia è stata l'iniziativa di scegliere questo testo!
Che dire di questo romanzo? L'ho scelto perché avevo già letto di Amado due altri testi, di cui uno che mi era piaciuto molto, perché molto mi era piaciuto il personaggio femminile: Gabriella garofano e cannella. Inoltre so che Amado è un ottimo conoscitore del suo popolo, e ho sempre subìto il fascino esotico della letteratura sudamericana, a partire, ovviamente, dalle numerose avventure della famiglia di Aureliano Buendìa (cui rendo indirettamente omaggio, gran capolavoro) fino ai personaggi femminili pieni di fascino, e di storia, della Allende. Questo romanzo di Amado mi ha un po' spiazzata perché mi aspettavo qualcosa di diverso. Mi ha anche - scusate la franchezza - fatto venire il mal di pancia per le innumerevoli pagine dedicate all'abuso sessuale di cui è vittima la protagonista. Mi incuriosisce il gioco delle parti tra i vari livelli del racconto e della narrazione (o affabulazione, direbbe Tiziano), e mi lascia qualche domanda in testa. Vediamo se assieme a voi ne vengo a capo...

Eloise
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Tiziano
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Posted - 17/03/2014 :  18:39:56  Show Profile
Suggestive coincidenze:
1. Teresa, come Teresa Raquin, personaggio che non mi è piaciuto di un romanzo che m'ha annoiato, soprattutto perché era volutamente una sorta di caso clinico che doveva dimostrare la realtà dell'evoluzionismo sociale, in questo caso alla rovescia: il ritorno alla brutalità degli istinti. Tutti i personaggi sono esemplari di umanità, ma perché lo diventano, invece a mio parere la Tersa di Zola nasce proprio come esemplare, è un personaggio "didattico", quindi insulso. Invece Teresa Batista è ben diversa, anzi si può dire - e su questo punto tornerò - che si forma nel corso della storia, si evolve, perciò la sua storia avvince.
2. E che personaggio: "Il cane abbaia, Teresa ride, anche lei è un animale di campagna sano e innocente". Mi viene proprio una suggestivissima corrispondenza: "Tu sei come una giovane,/bianca pollastra..." E' "A mia moglie" di Saba, una delle più belle poesie dedicate ad una donna, paragonata a molti animali, ma di quelli che "avvicinano a dio", donna angelicata in una versione panica, non cristiana come invece è Beatrice. Insomma, guardate un po' a chi affianco Teresa. D'altronde il divino, sia pure in versione wodoo, è molto presente in questo romanzo, e alla fine intorno a Teresa si muoveranno molti dei. Anche il fatto che sia una prostituta e una danzatrice è significativo, ricorda le sacerdotesse di Cipro della Grecia arcaica.
Infine, l'ultima suggestione: dice il narratore (il narratore? anche su questo punto tornerò) che Teresa "era nata per amare"; accidenti!, sono le stesse parole che pronuncia Antigone nella tragedia omonima: "Io sono nata per amare, non per odiare" (en passant: credo che sia questo che rende straordinarie le donne: che sono fatte per amare, e piccoli, spesso meschini, i maschi, che sembrano fatti per odiare). Teresa come Antigone, donne che amano e soffrono per amore.
Però "Teresa Batista stanca di guerra" non è una tragedia ma una commedia, e qualcos'altro; infatti ha una complessità narrativa non indifferente. Ma di ciò al prossimo post.
E vai!

Tiziano
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eloise
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584 Posts

Posted - 18/03/2014 :  18:15:03  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Anche io avevo pensato a Teresa Raquin, ma che differenza!
Finalmente sono riuscita a finire il romanzo, e ora ritorno volentieri indietro a rileggermi i passi principali. Con una narrazione così sfilacciata e frammentata, ricca di flashback anche a volte l'uno nell'altro, con narratori che si susseguono e non sono mai gli stessi, ho bisogno di rivedere tutto l'insieme un'altra volta per districare meglio il tutto.
Certo che questa frammentarietà e sfilacciatura narrativa è forse quello che mi ha avvinto di più, oltre al personaggio di Teresa che in effetti, come dice bene Tiziano, cresce nel romanzo e cresce anche, contemporaneamente, nel cuore di chi legge.
Terzo elemento che mi è piaciuto molto è il ruolo decisamente bello giocato da tutto l'insieme di prostitute che fanno da cornice a molte delle avventure vissute dalla protagonista. E' tutto un popolo del livello più infimo che si muove ma che ribalta ogni borghese concezione della società, e in questo diventa rappresentazione sociale del più puro spirito carnevalesco, ricordiamoci che si parla del Brasile.

Eloise
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Tiziano
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Italy
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Posted - 23/03/2014 :  16:31:05  Show Profile
Ma questo è un romanzo?
Ho l'impressione di una stesura stratificata, nel tempo e nello stile (se avessi tempo e voglia, più voglia che tempo) indagherei sulla sua genesi, che credo sia stata complessa.
E' diviso inn quattro parti, tra loro piuttosto eteregenee.
Nella prima compare la bella Teresa, sensuale e volitiva, contornata da una corte di figure più o meno comiche, come l'invalido avvocato Lulù Santos, pronto a truffare la Giustizia per avere giustizia, il poeta, il pittore, il dentista e infine Januario, l'amante e l'amato, che proviene dal mare e nel mare scompare. Il tempo del racconto è il presente, che però nelle successive parte si sdipana nella complessa analessi della precedente vita di Teresa. Vita tristissima, rovinata dal truce capitano Justo, ripugnante pedofilo che si contende la bambina col gigolò Dan. Questa parte è stilisticamente ondivaga tra tragico e comico, con espressioni magistrali come la definizione del giudice-poeta Neto quale "vate in contumacia" e soprattutto c'è l'esilarante inserto delle sorelle zittelle. Lo stile indulge al barocco, vedi la perifrasi delle parti intime di Teresa: "il nero giardino dove appassisce la rosa d'oro", degna di del Marino (forse mi sbaglio perché non conosco molto la letteratura sudamericana, Borges a parte, ma mi pare che non possa fare a meno del Barocco). Barocco è anche quel piacere dell'enumerazione che ogni tanto si incontra nel racconto, come nella descrizione dei cibi sulla tavola imbandita da Magda, Amalia, Berta e Teò per Dan. Nella terza parte si torna al presente e il tragico prende il sopravvento, con l'epidemia di vaiolo e l'eroismo delle prostitute (bisognerà comprendere il ruolo della prostituzione in questa storia), dopo di che ancora l'analessi e il racconto si trasforma in un romantico romanzo sentimentale, con la fanciulla educata all'amore da Emiliano Guedes, il classico "amore e morte". E' la parte che mi è piaciuta di meno, piuttosto banale. Infine si torna al presente e il racconto assume movenze epiche, da poema eroicomico, con tutti quei personaggi bizzarri come Vava, il prosseneta storpio, e con l'esilarante guerra dei pitali tra puttane e polizia, nonché con la partecipazione dell'olimpo vudu. Infine l'amore: Janu ricompare e Teresa, finalmente, diventerà madre.
Riordinata così la trama, resta da mettere ordine nella sequela dei narratori, che son molti e dovremo un po' catalogarli.

Tiziano
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eloise
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Posted - 25/03/2014 :  11:40:04  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Caro Tiziano, a meno che non si faccia vivo Rosario o qualcun altro, temo che questa discussione sarà un dialogo tra noi due. Purtroppo sia Rosella che Marta mi hanno detto che stavolta hanno difficoltà a intervenire, per vari motivi personali. Spero ovviamente che possano "rientrare" al più presto, peccato però che siano persi i loro punti di vista su questo romanzo, mi sarebbe piaciuto avere come al solito più interventi.

Tornando a Amado: tu chiedi "ma è un romanzo"? e io aggiungo: ma Teresa è una protagonista? Sono 4 storie separate, come giustamente hai messo in evidenza. Ma sono anche 4 storie raccontate in modo sfaccettato, come riflesse da specchi a mosaico di cui si vede, a seconda di come si muove il vento o ci si sposta, alcuni bagliori che appaiono e scompaiono, alternandosi e sostituendosi. Anticipazioni, flash-back e voci "fuori campo" si susseguono e si intrecciano alla voce narrante per creare questo mosaico. In tutto questo, brilla la protagonista dagli occhi dal fulgore nero, una Teresa che nel corso della narrazione assume sulle proprie spalle (come ben mostra l'immagine che ho scelto per introduzione a questa discussione) il peso di molte esperienze, vite e morti, e che via via si arricchisce anche di connotati e nomi diversi; per citarne solo alcuni:
- Teresa Miele-di-Canna
- Teresa Favo-di-Miele
- Teresa-Rasoiata
- Teresa-Ancheggiamento
- Teresa-dei-Sette-Sospiri
- Teresa-Passo-Morbido
- Teresa Finita-la-Paura
- Teresa-della-Dolce-Brezza
- Teresa-di-Omolù
- Teresa-del-Vaiolo-Nero
- Teresa-Provvidenza-Divina
- Teresa dell'Ypsilon
- Teresa-Brava-a-Litigare

Questo insieme variegato mi ricorda (spero di non offendere nessuno, non è mia intenzione) la sfilza di Madonne che la tradizione popolare cristiana riserva alla figura della madre di Cristo: Madonna dei bambini, Madonna delle lacrime, Madonna delle catene e tante e tante altre che non ricordo né probabilmente conosco tutte, tanto che da bambina mi sembrava quasi che la Madonna non fosse unica ma avesse una pluralità di essenze tale da battere di gran lunga la Trinità di Dio. In questo parallelismo noto tre cose importanti: 1. la pluralità, appunto, per cui ognuno si "cuce" a proprio uso e consumo la figura femmminile nominata; 2. la tradizione prettamente popolare di questo meccanismo, alla quale sicuramente Amado tiene molto; e 3. l'effetto, di nuovo, di frammentazione in una moltitudine di riflessi a mosaico di una figura, che ha come risultato quello di "divinizzare", di rendere più importante, il soggetto di cui si parla.

Estrapolata dalla sua forma narrativa frammentata, la storia in sé (il plot) effettivamente mostra una crescita del personaggio Teresa fino a renderlo co-protagonista insieme a varie divinità brasiliane e africane spesso citate (e intraviste) specie nell'ultimo capitolo. Teresa assurge a semi-dea, gode della protezione delle divinità, un po' come i nostri eroi greci godevano della protezione dell'Olimpo e potevano avvicinarvisi.

Questa sorta di "divinizzazione" della protagonista va però sempre intesa alla luce di quello che è il motore principale dell'intero romanzo: il RIBALTAMENTO. L'accenno al CARNEVALE, che ho già fatto in precedenza, si rivela qui nuovamente in tutta la sua forza, proprio a partire dal paralleslimo con la Madonna: Teresa è l'eroina tutta positiva di una umanità che si muove accanto al divino (come la Madonna), e tuttavia è pur sempre parte del mondo più ripudiato che ci sia, quello della prostituzione. Prostituta ma vergine perenne, figlia di nessuno ma protetta da tutta la schiera degli dei africani, Teresa è l'emblema di una società popolare genuina che questo romanzo tenta di rappresentare, sia nei contenuti che nel modo di raccontarli: il "cordel", cui vorrei dedicare più avanti una riflessione.

Eloise
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eloise
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Posted - 26/03/2014 :  11:12:49  Show Profile  Visit eloise's Homepage
La letteratura di Cordél

Traggo dal sito http://www.ablc.com.br/ e http://www.casaruibarbosa.gov.br/ alcune importanti informazioni sulla letteratura di Cordel, cui si fa cenno e cui ci si rifà nel romanzo di Teresa Batista.



Pare che le basi per la letteratura Cordel esistessero già ai tempi di romani, fenici e cartaginesi, e che abbia raggiunto la Penisola Iberica a partire dal XVI secolo. In Portogallo era chiamata anche letteratura dai "fogli volanti". Infatti si caratterizza per essere divulgata in brevi forme cartacee (simili a quelle che da noi in Italia circa 10-20 anni fa era rappresentata dalla collana "1000 Lire Stampa Alternativa"), in vendita appese a una cordicella.

In Brasile è una forma letteraria di gran successo popolare, che si diffonde soprattutto nella zona che va da Bahia a Maranhao, quindi proprio la zona dov'è ambientato il romanzo di Amado, a partire da Salvador, naturale punto di convergenza e di approdo di tutte le culture, e capitale culturale del Brasile fino al 1763, quando si trasferì a Rio de Janeiro.
Prima di diventare un fenomeno letterario riconosciuto, a seguito dell'invenzione della stampa, il Cordel ha avuto una genesi e una distribuzione lunga, in mano a bardi e cantastorie spesso improvvisati tipici della tradizione orale.

Gli opuscoli di questa tradizione, che negli anni si è accresciuta, sono venduti in occasione di fiere. La letteratura Cordel è diventata la principale fonte di intrattenimento e di informazione per la popolazione, che attraverso tali opuscoli aveva la possibilità di essere aggiornata su attualità o di arricchirsi di informazioni enciclopediche.
I temi sono diversi come le avventure di cavalleria, le narrazioni di amore e di sofferenza, storie di animali, le avventure e le buffonate di eroi, le storie meravigliose e una miriade di altri, derivati dalla letteratura orale della penisola iberica e che la memoria popolare è impegnata a conservare e trasmettere.

Fin dalle sue origini spagnole, la letteratura Cordel si è quindi sempre configurata come una stampa di tipo prettamente popolare, destinata alla lettura individuale ed alla recitazione collettiva, alternativa e parallela alla stampa liberale.

Uno degli elementi principali di questo genere è la SATIRA. Ho trovato on line un interessante articolo sulla satira nel cordel spagnolo da cui traggo altri spunti interessanti per la nostra lettura ("La satira come prodotto culturale: la letteratura di cordel nella Spagna della prima metà dell’Ottocento" di Francescomaria EVANGELISTI e Maria Eugenia GUTIÉRREZ JIMÉNEZ, disponibile su http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2012/10/07_EVANGELISTI-JIMENEZ.pdf).

In questo articolo gli autori ricordano che «I moderni teorici della satira concordano unanimemente nell’intendere la satira come una modalità per la moltitudine di forme in cui si manifesta e per il suo carattere moralizzatore, per esempio Edward e Lillian Bloom parlano di satira come modalità: "Satire suggests modality, a state of mind or feeling, a critical outlook on some detail or quality of existence" (BLOOM, Edward A., BLOOM, Lillian D., Satire’s Persuasive Voice, Ithaca-London, Cornell University Press, 1979, p. 36.)» e che perciò «quando si parla della satira, si fa riferimento a una modalità di esercitare la critica da parte di un soggetto storico in un contesto sociale, tenendo presente che la socializzazione della satira, come quella del riso e dell’umorismo, non è sempre uguale in differenti società storiche. Essa cerca di svelare aspetti taciuti dal discorso ufficiale attraverso l’uso dell’umorismo, dell’ironia e di molteplici figure retoriche; si può quindi intendere come un atto d’opposizione, di dissenso, tipico delle classi subalterne, che si scaglia contro la classe egemonica e la sua costruzione della realtà, indipendentemente dal fatto che la sua intenzione sia quella di difendere i valori tradizionali o promuovere un cambiamento».

Questo mi sembra un punto chiave nell'interpretazione del romanzo, e si collega all'elemento di carnevalizzazione presente nel testo, che ho già evidenziato.

Eloise
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eloise
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Posted - 26/03/2014 :  17:31:18  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Un altro aspetto interessante del cordel messo in luce nell'articolo sopra citato è il successo riscosso dal genere nelle classi medio-alte; molte opere mostrano
quote:
come molti degli appartenenti alla classe intermedia e alcuni aristocratici “imborghesiti”, avessero scelto di identificarsi con le tradizioni del volgo. Caro Baroja aggiunge che in questo periodo si verificò «un gioco di relazioni nell’ordine estetico che fa sì che le classi sociali, rigidamente stabilite nell’antico regime, solidarizzino per quelle inferiori: per il “popolare” e per quello che è quasi più in basso del popolare, ossia la gitanesca, la jacarandina y el hampa».



E' tramite il giornalismo, il pamphletismo e anche il cordel che la nuova borghesia intellettuale tenta di sovvertire l'ordine "ancien régime", e per farlo si allea spontaneamente alle classi popolari, che soprattutto nei periodi di maggior instabilità sociale appaiono sempre come più genuine.

Del resto la stessa società rappresentata nel romanzo è proprio una commistione tra queste due categorie: l'infimo popolino e la borghesia artistico-intellettuale, comunque contrapposta all'alta società aristocratico-feudale, di cui le istituzioni politiche e i suoi eserciti (forze dell'ordine, ecc) sono i servi corrotti.

A questo punto credo ci sia un quadro abbastanza chiaro degli elementi sociali rappresentati nel romanzo, e possiamo quindi entrare nel merito della loro analisi più nel dettaglio.

Eloise
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Tiziano
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Posted - 27/03/2014 :  17:09:44  Show Profile
quello che hai scritto sul cordel è molto interessante (poiché non ne sapevo nulla è anche un apprendimento di cui ti ringrazio), tuttavia ho l'impressione che la sua relazione col romanzo di Amado, di cui lo stile talvolta satireggiante potrebbe esser prova, non credo sia molto stretta. Ovviamente mi è difficile giudicare, perché sto presuntuosamnte facendo un paragone con qualcosa che non conosco; però può darsi che sia la solita storia, già vista all'opera nel Rinascimento, ad esempio con Ruzante, e nel Basso Medie Evo con i poeti satirici, della letteratura "alta" che si impossessa di quella popolare.
Quel che aggiungo sui narratori è da leggere come una comferma, comunque, sia della tua che della mia idea. Perché quei narratori che si presentano all'inizio di ogni parte, come narratori di secondo grado rispetto al primo, che dovrebbe essere "il signore bianco di Bahia, che talvolta sono anche personaggi (come Maximiano, che incontriamo di nuovo come l'infermiere alle prese col vaiolo, o Edgard, che è il tassista che vede involarsi la statua) e talvolta testimoni della dimensione divina di Teresa (come la mae-de santo, sono quanto meno il tentativo mimetico della voce popolare e insieme - questa è la mia ipotesi - la scelta narrativa di rappresentare un coro, nel senso del teatro tragico, come una voce che accompagna e commenta le avventure e disavventure del protagonista.

Tiziano
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Rosella
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Posted - 28/03/2014 :  12:18:22  Show Profile
Ciao.
Un breve post per farvi sapere che vi sto leggendo e che state dando interpretazioni molto interessanti di questo romanzo - non romanzo.
Io mi sono arenata davanti alla crudezza di alcune parti: non ero nello stato d'animo giusto per reggerle; spero di poterlo fare in altro momento, perchè ne state mostrando una visione che va al di là del semplice scritto.
Rosella

Rosella - Gwendydd

"di uno storico parziale, prevenuto e ignorante"
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eloise
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Posted - 28/03/2014 :  12:40:59  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Cara Rosella, ti scrivo giusto per dirti che ti capisco: lo stesso sgomento e difficoltà a proseguire la lettura ha preso anche me, all'inizio, soprattutto per quanto riguarda la parte dei rapporti di Teresa col Capitano Justo (che nome!...). Ma effettivamente devo dire che continuando la lettura il romanzo ha stemperato quello che per certi versi sembra mera crudezza e coltello che gira in una piaga, e si arricchisce di significati e livelli interpretativi più interessanti, e diventa meno pesante. Questa discussione sta servendo anche a me a scoprirne le virtù.

Anzi colgo l'occasione per trascrivere una domanda che mi sono posta mentre leggevo quelle parti: ma perché? Perché scrivere tutto ciò e farlo così e, da parte di Amado di cui ho letto altre cose (non erano così), perché ha sentito di scrivere tutto ciò?

Una risposta potrebbe essere quella che si profila sempre più nel romanzo: Teresa diventa, Teresa è l'emblema del popolo brasiliano. Lo dice a un certo punto anche Amado - attraverso uno di quei narratori secondari - nel testo, verso la fine, in un passo rivelatore:



Forse era necessario far vedere fino in fondo il baratro in cui cade e vive il popolo brasiliano per capire da dove nasce la sua sofferenza, la sua forza talvolta omicida, il suo disinteresse per la vita quando si tratta di affrontare malattie mortali come il vaiolo, e viceversa il suo attaccamento all'amore, alla gioia, alla dolcezza, alla danza, in breve alla vita, alla speranza.

Eloise
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Rosella
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Posted - 28/03/2014 :  14:37:32  Show Profile
Sì Eloise, concordo. Libri come questo servono per far conoscere a fondo realtà a volte dimenticate o nascoste. Io queste cose già le sapevo... raccontate da persone che hanno vissuto in Brasile per lavoro. Poi c'è anche chi le nega a tutti i costi, e chi (mi fa rabbrividire) sceglie di andare a vivere in Brasile perchè là chi ha da noi un reddito medio vive da ricco, infischiandosene della sofferenza di chi gli consente quella bella vita. Scelte e impressioni diverse.

Rosella - Gwendydd

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Tiziano
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Posted - 30/03/2014 :  18:39:45  Show Profile
Sai cosa pensavo, Eloise?
Che la sintesi della tua e della mia analisi potrebbe essere questa: Amado ha voluto rappresentare una Marianne brasiliana, ma con un poco di ironia, non dunque come la donna che salta sulle barricate come nel quadro di Delacroix, guidando i rivoltosi parigini, bensì la prostituta che guida la battglia dei pitali per l'indipendenza dei bordelli.

Tiziano
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eloise
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Posted - 01/04/2014 :  10:37:27  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Sono d'accordo. Sicuramente Teresa, anche grazie al suo percorso esistenziale che la "carica" di tante esperienze, è la (ma)donna-emblema del popolino che rivendica la propria dignità. Ma essendo una rivolta "letteraria" (non storica, effettiva) l'autore la racconta con i mezzi prìncipi della destabilizzazione narrativa: ironia, frammentazione, ribaltamento. Il ribaltamento soprattutto è la modalità principe di questo romanzo. Ed ecco che le mogli educate e distinte del mondo "bene" si mostrano in tutta la loro "furia uterina" delle discinte e perverse adultere, mentre le prostitute sfilano pacificamente in processione recitando tanto di Ave Maria dietro Sant'Onofrio; ecco che le coppie borghesi sbirciano nelle stanze dei bordelli con oscena curiosità e un pizzico di invidia, mentre - finalmente libere dal "lavoro" grazie allo sciopero dei "canestri" - le prostitute popolano la città, le spiagge e i parchi ridendo e passeggiando come fanciulle illibate, o dedicandosi all'amore spassionato per i propri figli. Oppure, facendo invece riferimento all'altrettanto interessante capitolo sul vaiolo: ecco che "in quei giorni tutti i maschioni si erano trasformati in froci, erano scomparsi; così la virilità passò a loro, le puttane, la vecchia e la ragazzina", a loro che alla fine della vicenda, "oltre a continuare a essere puttane, erano diventate intoccabili. Vagano ancora in giro per il mondo" (splendida frasettina di sole 7 parole - in traduzione - che però apre un intero mondo nella mente: vagano ANCORA in giro per il mondo? sorta di ebree erranti non della colpa ma del vaiolo, personaggi quasi divini, quasi mitologici, rappresentanti di tutte le prostitute del mondo, passate presenti e future, nel cui esercizio il mondo purifica i propri vizi e trova conforto, aiuto divino, donna-vecchia o donna-bambina o donna-tout court ma comunque sempre donna trasfigurata dal proprio mestiere in una santa schiera di madonne).
E così, attraverso la lente narrativa distorcente del ribaltamento, che spazza via ipocrisie e smaschera menzogne, il mondo appare - paradossalmente - com'è realmente.

Un romanzo ironico che ribalta la società mostrandone i veri volti, dunque; un romanzo che nel raccontare questo ribaltamento tenta di avvicinarsi anche ai MODI tipici della narrativa popolare (il racconto orale dei narratori secondari, i numerosi riferimenti al cordel, ecc); un romanzo che però nel finale ricade in quello che si potrebbe chiamare il melodramma amoroso (lei ritrova lui, amore eterno, ecc), un finale un po' banale alla "Walt Disney", che però mostra anche in questo la sua coerenza stilistica nelle scelte dell'autore: il lieto fine, per l'eroina di questo poema epico al contrario, tipicamente c'è sempre e rappresenta l'aspettativa dello stesso popolo che vede così confermare, anche nell'epilogo, la propria vittoria sul "male".

E anche il capitolo un po' smelenso sull'amore tra Teresa e Emiliano Guedes, effettivamente meno interessante rispetto agli altri, ha comunque un senso, espresso dall'ennesimo narratore secondario: ricorda che "Lei (Teresa), che dal Dottore tante cose ha imparato, insegnò qualcosa pure a lui, dimostrandogli giorno per giorno che è falsa e vana qualsiasi differenza che si voglia stabilire tra gli uomini basandosi sul peso del denaro e della posizione sociale. Le differenze si rivelano in tutto il loro peso e nel loro esatto valore soltanto quando si tratta di battersi con la morte, quando si combatte in campo aperto: e allora l'unica norma è l'integrità della persona. Tutto il resto sono soltanto sciocchezze". E in quanto a battersi con la morte, Teresa-popolo-brasiliano non è seconda a nessuna, anzi a nessuno.

Eloise
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eloise
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Posted - 01/04/2014 :  15:10:38  Show Profile  Visit eloise's Homepage
A proposito della figura dell'ebreo errante che cito sopra, leggo sull'enciclopedia Treccani on line:
quote:
Nel periodo romantico questo personaggio assunse diversi significati simbolici: rappresentante del suo popolo, tenace e perseguitato; negatore di Dio, con cui si riconcilia dopo una lunga espiazione; ma su tutti prevalse il simbolo del faticoso e interminabile cammino dell’umanità, anelante a una pace e a una giustizia lontana.

Mi sembra che perlomeno due di queste definizioni si possano accordare in parte con la figura svolta da queste prostitute.

Eloise
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eloise
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Posted - 16/04/2014 :  09:04:23  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Ero malata, mi sono un po' assentata da questa discussione. Ma vedo che non c'è stato altro seguito: per me, possiamo chiuderla. Le cose principali che questa lettura mi ha dato le ho già espresse. Sono stata molto contenta di aver letto questo testo, mi ha riconfermato che la letteratura sudamericana mi piace molto, e Amado me ne ha messo in luce un aspetto popolare interessante e nuovo.
Un saluto a tutti, e spero a presto!

Eloise
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